di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.39 - Art. 15 Agosto 2025]
di don Rosario
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C'è una parola che, più di altre, sembra spesso distante, quasi aliena. È la parola "politica". Per molti, evoca immagini di palazzi lontani, di dibattiti televisivi urlati, di decisioni prese "da loro" sopra le nostre teste. La politica, in questa visione, è qualcosa che si subisce, come il brutto tempo. Ci si può lamentare, si può sperare che cambi, ma alla fine si esce di casa con l'ombrello, rassegnati.
E se questa fosse la menzogna più grande che ci siamo mai raccontati? Se la politica, quella vera, non abitasse nei palazzi del potere, ma nelle nostre strade, nelle nostre piazze, nelle nostre conversazioni?
Partecipazione attiva è l'esatto contrario della rassegnazione. È la consapevolezza che la democrazia non è uno spettacolo da guardare in televisione, ma uno sport da praticare ogni giorno. Non si esaurisce nel gesto, pur fondamentale, di inserire una scheda in un'urna ogni qualche anno. È un'attitudine, un modo di essere cittadini.
Partecipare attivamente significa, prima di tutto, informarsi. Non accontentarsi dei titoli, ma cercare le fonti, ascoltare opinioni diverse, sforzarsi di capire la complessità dei problemi che ci circondano. Significa poi formarsi un'opinione critica, una propria idea del mondo che non sia il semplice riflesso del pensiero altrui.
Ma l'informazione e l'opinione, da sole, non bastano. La partecipazione diventa "attiva" nel momento in cui si trasforma in azione. E l'azione può avere mille volti: firmare una petizione, partecipare a una riunione di quartiere, fare volontariato in un'associazione, organizzare un gruppo per pulire un'area verde, scrivere al proprio sindaco, o semplicemente avviare una discussione costruttiva con i propri vicini.
Questa non è un'utopia moderna. La storia è piena di momenti in cui i cittadini, smettendo di essere spettatori, hanno preso in mano il proprio destino.
Pensiamo all'antica Atene. Nell'Agorà, la piazza pubblica, i cittadini si riunivano per discutere e votare le leggi che avrebbero governato la loro vita. Per i Greci, l'opposto del cittadino attivo (polites) non era il "privato cittadino", ma l'idiotes: colui che si occupava solo dei propri affari privati, ignorando il bene della comunità. Un monito che risuona potente ancora oggi.
Pensiamo ai Comuni medievali italiani. Mentre l'Europa era dominata da re e imperatori, in molte città del nostro Paese i cittadini—mercanti, artigiani, notai—si univano in assemblee e corporazioni per autogovernarsi, scrivere i propri statuti e difendere la propria libertà. Hanno costruito cattedrali e palazzi pubblici che ancora oggi ammiriamo, simbolo di un orgoglio civico nato dalla partecipazione.
E come non pensare al movimento per i diritti civili negli Stati Uniti? Non furono i politici di Washington a decidere di porre fine alla segregazione razziale. Fu la determinazione di persone comuni: una sarta di nome Rosa Parks che si rifiutò di cedere il posto su un autobus; migliaia di cittadini che, guidati da Martin Luther King Jr., boicottarono i mezzi pubblici e marciarono pacificamente per reclamare la propria dignità. Hanno dimostrato al mondo che l'azione collettiva, persistente e nonviolenta, può piegare la storia.
Questi esempi possono sembrare lontani, ma il principio che li anima è universale e si applica perfettamente alla nostra realtà locale, qui a Botricello. Essere cittadini attivi oggi non significa necessariamente organizzare marce oceaniche. Significa, piuttosto, prendersi cura del pezzo di mondo che ci è stato affidato.
Significa monitorare l'operato dell'amministrazione comunale con spirito critico ma costruttivo. Significa proporre idee per migliorare la vivibilità di una piazza o la gestione di un servizio. Significa creare un'associazione culturale per i giovani o un comitato per proteggere il nostro patrimonio storico e naturale. Significa usare gli strumenti digitali non solo per lamentarsi, ma per organizzarsi, informare e creare reti.
La democrazia, in fondo, è come un organismo vivente: o la si nutre con la partecipazione, o si atrofizza nell'indifferenza e nella delega in bianco.
Non siamo condannati a essere spettatori. Possiamo scegliere, in ogni momento, di salire sul palco e diventare protagonisti.
La politica non è un'eredità da custodire, ma un cantiere sempre aperto. E ogni cittadino ha il diritto e il dovere di portare il proprio mattone.