di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.37 - Art. 15 Giugno 2025]
Cari lettori,
potrebbe sembrare insolito che un parroco si soffermi sulla storia della politica o sull'amministrazione comunale. Ma la verità è che il mio interesse, e quello di questo giornale, per la politica è profondamente radicato nella vita e nella dignità di ogni persona. L'uomo, come diceva Aristotele, è un "animale politico" proprio perché è un essere sociale, chiamato a vivere e prosperare nella comunità.
Questi due articoli che vi proponiamo sono un invito a riflettere. Il primo, un viaggio rapido attraverso la storia, ci mostra come l'umanità, fin dai suoi albori, abbia cercato di organizzarsi, di darsi regole, di costruire convivenza. È la dimostrazione di una vocazione innata a "mettersi insieme", a cercare il bene comune attraverso strutture e decisioni condivise.
Il secondo, invece, ci riporta al presente, alla nostra Italia e finanche al nostro piccolo comune di Botricello. È una riflessione critica e propositiva sul valore dell'amministrazione e sull'importanza della partecipazione. Perché la politica, quella vera, non è solo una questione di poteri lontani, ma si manifesta nel quotidiano, nelle scelte che influenzano la nostra vita e il futuro della nostra comunità. Essa ci chiede di essere cittadini attivi, consapevoli che il bene comune è una costruzione costante che richiede il contributo di tutti.
Spero che queste pagine possano stimolarvi a guardare alla politica non come qualcosa di estraneo o distante, ma come espressione fondamentale della nostra comune umanità.
don Rosario
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Premessa: Cercare di sintetizzare in un breve articolo l'intera storia della politica, dall'alba dell'umanità fino alle complesse realtà contemporanee, è un'impresa ardua, quasi temeraria. Ogni epoca, ogni civiltà, ha sviluppato forme di organizzazione così intricate e peculiari che ciascuna meriterebbe volumi interi. Ciò che segue è un tentativo di tracciare, per sommi capi, un percorso che illumini le tappe fondamentali di questa evoluzione, consapevole che ogni sintesi, per sua natura, implica delle scelte e lascia inevitabilmente qualcosa in ombra. L'obiettivo è offrire una panoramica snella e al contempo scientifica, che stimoli la riflessione sulla costante ricerca umana di convivenza e governo.
L'uomo è, per sua stessa natura, un "animale politico", come già Aristotele intuiva. Questa espressione, così concisa, racchiude una verità profonda: la necessità di organizzarsi, di darsi regole, di prendere decisioni collettive non è un'invenzione moderna, ma un bisogno innato che ha spinto l'umanità a darsi strutture sin dai suoi primi passi sulla Terra. La politica, in fondo, non è altro che l'arte e la scienza di governare la "cosa pubblica", di gestire la convivenza. Non è una creazione astratta, ma una necessità concreta, nata quando due o più individui hanno iniziato a condividere uno spazio, un bene, un'idea.
Agli albori della civiltà, nelle società tribali e di cacciatori-raccoglitori, l'organizzazione era semplice, quasi intuitiva. Le decisioni erano spesso prese dal capo tribù, dall'anziano più saggio o dai guerrieri, figure che emergeva naturalmente per le loro capacità. Non c'erano leggi scritte, ma consuetudini tramandate, un senso comune di giustizia e appartenenza che teneva insieme il tessuto sociale. La sopravvivenza stessa dipendeva da questa elementare ma efficace organizzazione.
Con la nascita delle prime civiltà agricole e urbane, attorno ai grandi fiumi, si assiste all'emergere dei grandi imperi antichi. Qui vediamo le prime forme di monarchie assolute e teocrazie. Figure come i faraoni egizi, i re-sacerdoti sumeri (che diedero vita a civiltà come quella babilonese e assira), e successivamente i sovrani dei Medi e Persiani, detenevano un potere spesso assoluto, legittimato da un'autorità divina o militare. La politica si centralizzava, con la creazione di burocrazie complesse, sistemi di tassazione e codici di leggi scritte (come il Codice di Hammurabi), essenziali per governare popolazioni più vaste e gestire opere complesse.
In un'altra fase cruciale, nell'antica Grecia, fiorirono le città-stato (polis), che sperimentarono forme politiche diverse. Accanto alle monarchie, si svilupparono le aristocrazie e le oligarchie (come la ferrea Sparta), ma soprattutto la democrazia (simbolo di Atene), dove i cittadini partecipavano direttamente alle decisioni. Questo periodo ha visto nascere il pensiero politico sistematico, con filosofi come Platone e Aristotele che interrogavano la natura del potere, della giustizia e del "buon governo", influenzando profondamente il pensiero occidentale.
Successivamente, il grande Impero Romano dimostrò una straordinaria capacità di organizzazione e adattamento politico, passando da una monarchia a una repubblica (con i suoi complessi equilibri tra Senato, magistrati e popolo) fino all'immenso Impero, dominato da un unico imperatore. Un punto di svolta fu l'editto di Costantino, che nel IV secolo d.C. sancì la libertà di culto per i cristiani, aprendo una nuova era per l'interazione tra potere politico e religione, con la cristianità che iniziava a permeare le strutture statali. L'eredità romana, fatta di diritto codificato, amministrazione capillare e infrastrutture, ha influenzato per secoli il pensiero politico occidentale.
Il Medioevo vide il frammentarsi del potere politico in un sistema feudale, con una miriade di signori e una straordinaria influenza della Chiesa. In quest'epoca, la Chiesa non fu solo un potere spirituale, ma anche temporale, con propri territori (lo Stato Pontificio) e una capacità di influenzare profondamente le decisioni dei sovrani e la vita sociale. Fu in questo contesto che figure come Carlo Magno, con la rifondazione del Sacro Romano Impero nell'800 d.C., tentarono di ricreare un'unità politica e culturale su larga scala, sebbene con esiti diversi rispetto all'Impero Romano. Altri grandi imperi si susseguirono o coesistettero, come l'Impero Bizantino a Oriente o i califfati islamici, ognuno con proprie forme di governo e organizzazione.
Con l'inizio dell'età moderna, il pensiero politico cominciò a evolvere, gettando le basi per nuove forme di governo. L'Illuminismo, in particolare, con pensatori come Locke, Rousseau e Montesquieu, pose l'accento sui diritti naturali dell'uomo, sulla sovranità popolare e sulla separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), idee che avrebbero profondamente influenzato le costituzioni moderne. Contestualmente, si affermarono le monarchie assolute, dove il potere si ricentralizzò nelle mani del sovrano, concepito come espressione della volontà divina. Esemplare fu la figura di Luigi XIV, il "Re Sole", che incarnò l'apice di questo modello politico. Poi, le grandi rivoluzioni (americana, francese) segnarono il passaggio all'età contemporanea, portando all'affermazione dei principi di sovranità popolare, diritti individuali e alla nascita delle democrazie rappresentative e delle repubbliche. Personaggi come Napoleone Bonaparte sconvolsero gli equilibri consolidati, ridisegnando la mappa politica d'Europa e diffondendo nuove idee di Stato e organizzazione militare.
Il XX secolo ha rappresentato un'ulteriore, drammatica, evoluzione. Le due Guerre Mondiali non hanno solo stravolto vite e confini, ma hanno ridefinito completamente le dinamiche politiche globali. Dalla fine della Prima Guerra Mondiale, con il crollo degli imperi e l'emergere di nuove nazioni, alla Seconda Guerra Mondiale che ha visto la nascita di superpotenze e la creazione di organismi internazionali come le Nazioni Unite. L'immediato dopoguerra fu segnato dalla Guerra Fredda, un periodo di bipolarismo che ha plasmato la politica internazionale per quasi mezzo secolo, influenzando alleanze, politiche interne e lo sviluppo di armamenti nucleari. Parallelamente, si verificò la decolonizzazione di vaste aree dell'Africa e dell'Asia, portando alla nascita di numerosi Stati sovrani e all'emergere del cosiddetto "Terzo Mondo", con le proprie sfide politiche e la ricerca di un ruolo nel contesto internazionale.
Oggi, il panorama politico è un crogiolo di sistemi complessi, dalla democrazia liberale ai regimi autoritari. L'accelerazione della globalizzazione (non solo tecnologica ma anche economica), spesso guidata da principi neoliberali, ha ridefinito il ruolo dello Stato e la mobilità dei capitali, influenzando profondamente le disuguaglianze e le politiche nazionali. Le sfide contemporanee sono immense: i cambiamenti climatici, le migrazioni di massa, l'impatto dell'intelligenza artificiale e la necessità di una convivenza pacifica. In questo scenario, acquista sempre più rilevanza il ruolo delle organizzazioni sovranazionali (come l'Unione Europea, un esperimento unico di integrazione) e delle Organizzazioni Non Governative (ONG), che pur non essendo Stati, esercitano una notevole influenza sulle politiche globali e sui dibattiti pubblici.
In questo vasto affresco, anche la nostra Italia ha il suo percorso distintivo. Nata come Stato unitario nel 1861, dopo secoli di frammentazione e domini stranieri, ha sperimentato diverse forme politiche: dalla monarchia costituzionale alla dittatura, per giungere, dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla sua attuale forma di Repubblica Parlamentare. Il suo cammino è stato un continuo adattamento alle sfide interne ed esterne, una ricerca di equilibrio tra l'unità nazionale e le autonomie locali, tra la rappresentanza e la governabilità. Oggi, la politica italiana si confronta con le complessità di un mondo globalizzato, ma conserva le radici di una storia millenaria che ha visto nascere e evolversi infinite forme di organizzazione umana.
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L'Italia, con la sua ricca storia millenaria e la sua complessa evoluzione politica, si presenta oggi come una Repubblica Parlamentare, frutto di un percorso democratico maturato dopo il dramma della Seconda Guerra Mondiale. Ma è questo il sistema migliore in assoluto? La domanda non è retorica, bensì un invito a una riflessione sapienziale, che vada oltre le facili celebrazioni o le sterili denunce, per indagare la realtà con spirito critico e costruttivo.
Il nostro ordinamento amministrativo, pur basandosi su principi solidi come la separazione dei poteri e la tutela delle autonomie locali, mostra talvolta delle complessità che possono rallentare l'efficienza e la trasparenza. La burocrazia, spesso percepita come un labirinto di procedure e cavilli, può diventare un ostacolo per il cittadino e per l'impresa, generando sfiducia e disaffezione. Le tempistiche della giustizia e le lungaggini decisionali in alcuni settori pubblici sono questioni aperte che richiedono risposte coraggiose. È legittimo chiedersi se una maggiore snellezza, una digitalizzazione più spinta e una responsabilizzazione più diretta degli attori non possano migliorare la "macchina" statale a beneficio di tutti.
Tuttavia, è anche vero che la democrazia, per sua natura, è un sistema che si alimenta del confronto e della mediazione, e che richiede tempi. Le critiche non devono però offuscare i suoi innegabili meriti: la garanzia delle libertà individuali, il diritto di partecipazione, la possibilità di esprimere il dissenso. Sono valori irrinunciabili che vanno difesi e promossi, anche di fronte alle difficoltà.
Ora, zoomiamo dal quadro nazionale al livello più prossimo alla vita di ogni giorno: il Comune. Prendiamo un esempio a noi familiare, come il nostro Comune di Botricello, con i suoi circa 5.000 abitanti. Qui, la politica si fa tangibile, si respira nelle piazze, si vive nelle decisioni che toccano direttamente la quotidianità. L'amministrazione di un piccolo comune è una vera e propria sfida. Non si tratta solo di applicare leggi e regolamenti provenienti da Roma o dalla Regione, ma di interpretare i bisogni reali della comunità, di gestire le risorse limitate, di mediare tra interessi diversi.
In un contesto come quello di Botricello, l'amministratore locale non è una figura distante, ma un volto conosciuto, spesso un vicino di casa. Le criticità si manifestano nella gestione dei servizi essenziali – la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade, l'illuminazione pubblica, il supporto alle associazioni locali. Le risorse economiche sono spesso esigue, e la capacità di attrarre finanziamenti esterni o di creare sinergie con il territorio diventa fondamentale. Le "aperture" in questo contesto significano ascolto, dialogo costante con i cittadini, capacità di visione per il futuro del paese, e la promozione di una partecipazione attiva che non si limiti al solo voto elettorale.
In fondo, il "migliore" sistema politico non è quello teoricamente perfetto, o quello che si impone con la forza delle ideologie. È, piuttosto, quello che riesce a tradurre i principi di giustizia, dignità umana e bene comune in azioni concrete e quotidiane, percepibili nella vita di ciascuno. La sua vera forza risiede nella capacità di essere un cantiere aperto, una costruzione continua che necessita della partecipazione attiva e consapevole di ogni cittadino. Non basta delegare e poi criticare; è fondamentale sentire la politica come "cosa propria", da curare, da alimentare con idee, proposte e un senso di responsabilità civica. Questo significa contribuire al dialogo, informarsi, e impegnarsi, anche nei piccoli gesti, per il miglioramento del proprio ambiente e della propria comunità. Sia a livello nazionale, sia nell'amministrazione di un piccolo comune come Botricello, la politica si rivela allora non solo un esercizio di potere, ma un servizio costante e illuminato al bene comune, una ricerca incessante di armonia e progresso condiviso, dove la crescita non è solo economica, ma anche umana e sociale per tutti.