di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.37 - Art. 15 Giugno 2025]
Madre Terra: il cuore pulsante della nostra esistenza
Il tema di questo mese – la Madre Terra – ci porta a considerare in una prospettiva marcatamente spirituale la grande questione ambientale, che domina, insieme con gli scenari aperti da una travolgente innovazione tecnologica e dalla definizione di nuovi assetti geopolitici, il dibattito del nostro tempo. Un dibattito che non è solo disputa tra tesi più o meno scientifiche su argomenti determinati, ma confronto tra sguardi sull’orizzonte umano, tra visioni sul nostro stesso futuro.
Madre Terra è un nome che evoca rispetto, gratitudine e un senso profondo di appartenenza. È la nostra casa, il grembo che ci ha generato e che continua a sostenerci con infinita generosità. Madre Terra non è solo un pianeta, un insieme di rocce, acqua e aria: è un organismo vivente, un’entità che respira, si evolve e interagisce con ogni forma di vita che la abita.
Per l’uomo moderno, prendere coscienza delle ferite che le stiamo infliggendo appare esercizio difficile, trasformato com’è in disputa ideologica, quasi astratta. Eppure, da sempre, culture di ogni angolo del mondo hanno venerato la Terra proprio come una madre.
Un legame antico e sacro
Nelle mitologie greche, era Gaia, la dea primordiale da cui tutto ha origine. Per i nativi americani, è la Grande Madre, fonte di vita e saggezza. In molte tradizioni africane e asiatiche, la Terra è vista come un’entità sacra, un ponte tra il divino e l’umano. Questi antichi popoli avevano compreso una verità semplice ma profonda: non siamo separati dalla Terra, siamo parte di lei. Ogni albero, ogni fiume, ogni montagna è un’estensione di noi stessi.
Nell’era del consumismo sfrenato, questo legame ancestrale ci ripropone con sempre maggior forza l’eterno interrogativo: siamo padroni o custodi della Natura? Possiamo davvero ignorare il fatto che la nostra sopravvivenza dipende dalla sua salute?
I doni di Madre Terra
Eppure, noi respiriamo la sua aria, ci dissetiamo con la sua acqua, ci nutriamo con il cibo che ci offre. Le sue foreste sono i polmoni del pianeta; i suoi oceani il sangue che scorre nelle sue vene. Ogni stagione ci insegna il ciclo della vita: la primavera è rinascita, l’estate abbondanza, l’autunno trasformazione e l’inverno riposo. Madre Terra ci parla attraverso i suoi ritmi, invitandoci a vivere in armonia con essi e a riconnetterci con il nostro io più profondo.
Le ferite di Madre Terra
E noi come ripaghiamo questa generosità? L’inquinamento, la deforestazione, il cambiamento climatico e l’esaurimento delle risorse naturali sono solo alcune delle ferite che le stiamo infliggendo. Gli scienziati ci avvertono che siamo vicini al punto di non ritorno: il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacciai, gli oceani sono pieni di plastica, e intere specie animali scompaiono a un ritmo allarmante. Ogni giorno, perdiamo un pezzo di questa straordinaria biodiversità che è il tessuto stesso della vita. Non possiamo più permetterci di ignorare questi segnali.
Un futuro in armonia
È tempo di rinnovare il nostro patto con Madre Terra. Questo significa adottare uno stile di vita più sostenibile, ridurre i nostri consumi e sostenere iniziative che proteggano l’ambiente. Significa anche educare le nuove generazioni al rispetto per la natura, insegnando loro che ogni piccola azione conta. Piantare un albero, usare meno plastica, preferire energie rinnovabili sono gesti che, se compiuti da milioni di persone, possono fare la differenza.
Madre Terra ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e prosperare. Ora tocca a noi ricambiare il favore, prendendoci cura di lei con la stessa dedizione con cui una madre si occupa dei suoi figli. Se impareremo ad ascoltare i suoi sussurri e a rispettare i suoi limiti, potremo costruire un futuro in cui vivere in armonia.
Sta a noi decidere se sarà un futuro di distruzione o di rinascita. Scegliamo la vita, facciamo in modo che il cuore della Terra continui a battere, per noi e per le generazioni a venire.
Mi piace concludere questo breve articolo con un brano tratto dalla lettera che il grande capo indiano Seattle (Capriolo Zoppo) scrisse nel 1854 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce, il quale voleva acquistare a tutti i costi le terre della sua tribù offrendo in cambio la concessione di una riserva.
“Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
...... L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello”.