Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.37 - Art. 15 Giugno 2025]
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(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.37 - Art. 15 Giugno 2025]
Il fatto:
la disperazione nel cuore della nostra comunità
(una sintesi giornalistica)
Nelle scorse settimane, un episodio di cronaca ha scosso la quiete della nostra Botricello, lasciando un segno doloroso nel cuore della comunità. Tra il 28 e il 31 marzo 2025, una donna di 46 anni è precipitata dal balcone della sua abitazione. Le indagini successive hanno tristemente rivelato che questo gesto estremo non è stato un incidente, ma il culmine di una violenta discussione con il marito. L'uomo è stato fermato con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi, delineando un quadro di gelosia ossessiva che, degenerando, aveva portato a minacce e inseguimenti. La donna, pur avendo riportato gravi traumi e fratture e avendo subito diversi interventi chirurgici, non è, per grazia di Dio, in pericolo di vita.
[Questo resoconto è una sintesi fedele delle notizie riportate dai giornali, senza alcun commento o aggiunta].
✒️
Il commento del parroco:
un Maestro per un'umanità che sbaglia e soffre
Cari parrocchiani,
di fronte a un fatto così lacerante, e dopo alcuni mesi di riflessione in cui molti di voi hanno desiderato conoscere la posizione del vostro parroco su quanto accaduto, il mio rimango dispiaciuto oltremisura.
Proprio in questi momenti, però, siamo chiamati a guardare con occhi diversi, andando oltre la superficie della cronaca per cogliere le radici profonde del male e, al contempo, le infinite possibilità di redenzione e guarigione.
Personalmente, e questo voglio che sia chiaro, non condanno nessuno.
Il giudizio, a mio parere, è per gli sciocchi. Chi riflette e chi si impegna a comprendere, sa che l'accaduto, anche il più drammatico, viene da lontano.
Spesso, è l'esito di un "imprinting" sbagliato, un "copione" appreso inconsapevolmente nelle pieghe della propria storia familiare.
La violenza maschile, purtroppo, è una delle ipotesi considerate da chi, con sguardo scientifico, cerca di comprendere le radici della violenza domestica.
Non è l'unica causa, ma può derivare da un padre aggressivo o assente, che insegna al figlio, implicitamente, la prevaricazione, il prevaricare l'altro.
Allo stesso modo, la remissività di una donna può avere origine da un modello materno che ha mostrato passività di fronte al sopruso.
Sono dinamismi psicologici complessi, veri e propri grovigli, talvolta per nulla dipanabili senza un aiuto esterno e un profondo lavoro interiore.
La violenza domestica, dunque, non è un evento improvviso, ma piuttosto un punto d'arrivo di un percorso distorto.
Quando si manifesta, purtroppo, l'irreparabile è in parte già compiuto, e l'unica cosa che possiamo fare è tentare di "riparare il riparabile", pur consapevoli che una parte della frattura non potrà mai essere del tutto risanata.
Ed è proprio per questo che la mia attenzione si sposta all'agire prima.
La vera sfida è intervenire nell'età formativa, specialmente nell'adolescenza, quando questi "copioni" familiari possono essere interrotti.
È in questa fase cruciale che dobbiamo aiutare i nostri ragazzi e le nostre ragazze a costruire un "controcopione" per la loro vita.
Se un giovane ha vissuto con un padre violento, il nostro compito è aiutarlo, facendo leva sulla sua psiche e sulla sua volontà, a scegliere un percorso diverso, a trattare la donna con "molta morbidezza", con rispetto e sensibilità.
Allo stesso modo, le ragazze devono essere aiutate a riconoscere il proprio valore, a non accettare la sottomissione, e a costruire relazioni basate sull'uguaglianza.
Questo impegno si concretizza in modo decisivo nei corsi di preparazione al matrimonio. Dobbiamo insistere sulla reciprocità, sull'uguale dignità tra uomo e donna, affrontando di petto quella resistenza culturale che ancora oggi concepisce la donna come subalterna o inferiore, nonostante sia questa l'epoca del progresso e del riconoscimento della sua dignità.
L'amore, quello vero, è la via risolutrice di rapporti conflittuali e di diversità che devono essere accettate e valorizzate.
La reciprocità e la dignità nella diversità, sia fisica sia psichica, devono essere la grande insistenza della parrocchia, preparando la coppia nelle sue realtà costitutive: la corporeità, la razionalità, lo spirito dell'uomo come divenire e continuo progredire, l'affettività e le emozioni (un mondo tutto da scoprire), e la sessualità, che troppe volte viene appresa in modo distorto dalla pornografia, anziché come un linguaggio di dono reciproco e di intimità profonda.
E poi c'è il "respiro di infinito".
L'uomo è fatto per trascendere il limite. Pensiamo alla capacità umana di dare una definizione di retta – e questo, caro lettore, è un esempio tratto dalla matematica che ci spiega come nell'uomo nasca la capacità di pensare l'infinito, al di là della religione o della fede – pur essendo il nostro vissuto fatto solo di segmenti; o di concepire i numeri infinitesimali.
Tutto questo ci dice che dentro di noi c'è questo respiro all'infinito, una dimensione che va educata, perché è lì che troviamo la capacità di un amore incondizionato, che perdona, che ricostruisce, che guarda oltre la contingenza del momento e delle ferite.
Quando accade un errore, come l'esempio della penna che cade e si rompe, possiamo dire che l'azione è stata sbagliata, "da stupido", ma non possiamo definire la persona "stupida" nella sua interezza.
Lo stesso vale per chi sbaglia gravemente: ha commesso un'azione sbagliata, ma la persona in sé non è interamente sbagliata.
Ed è per questo che la giustizia umana, così come concepita dal nostro ordinamento italiano, deve essere rieducativa, non meramente punitiva.
Il carcere non deve essere un luogo di vendetta sociale, bensì un ambiente dove l'individuo, che porta in sé una storia complicata e dinamismi interiori che non sempre lo portano alla bellezza, possa essere aiutato a rieducarsi alla vita e alla bellezza dei rapporti umani.
E in tutto questo, non possiamo non riconoscere l'insegnamento dell'Uomo di Nazareth. Egli è il nostro Maestro (con la M maiuscola) che ci ha insegnato a non giudicare, a non condannare, ma a vedere l'umanità nella sua interezza, nelle sue fragilità e nel suo potenziale di redenzione.
Il perdono che il Maestro insegna non è mai un "colpo di spugna" che autorizza a ripetere l'errore o esime dalla giustizia umana.
Anzi, se un marito picchia la moglie, o la moglie picchia il marito, il cambiamento può avvenire solo dopo un percorso personale: la conversione non è una magia.
Non c'è mai un motivo valido per alzare le mani a una persona, nemmeno nel caso in cui ci fosse un flagrante adulterio; in quel caso, l'unica possibilità è duplice: o nella cordialità si affronta un percorso di perdono, oppure, se si è incapaci di tanto amore, si procede a una separazione tra persone civili.
Il perdono, quindi, non è condonare il male (il male è già stato compiuto, ormai), ma prendersi cura dell'altro affinché guarisca da quella tendenza a picchiare la moglie o le donne in generale.
Il perdono è per il bene e per la bellezza della persona, non un'autorizzazione a reiterare l'azione sbagliata senza essere aiutato a guarire.
Va poi sottolineato con forza che nessuna delle donne che subisce violenza deve rimanere con il marito violento, anche se è sposata in chiesa.
Il diritto canonico della Chiesa Cattolica prevede al Canone 1153 §1 che, nel caso in cui uno dei coniugi procuri "grave pericolo all'anima o al corpo dell'altro o della prole, o renda altrimenti troppo dura la vita comune, dà all'altro una giusta causa per separarsi".
Questo significa che, nel caso in cui il marito sia violento e usi maltrattamenti, c'è la possibilità di una separazione, e la donna può tranquillamente continuare a ricevere la Santa Comunione, perché la Chiesa non concepisce mai minimamente alcun maltrattamento ed è contro la violenza di ogni genere, anche quella perpetrata da presunti mariti che dicono di amare le mogli.
Anche se qualcuno non dovesse credere in lui come il Figlio di Dio, lo prego di credere almeno che l'Uomo di Nazareth è pienamente umano: un uomo solidale con l'umanità che sbaglia.
La sua solidarietà con chi sbaglia non è un incoraggiamento a persistere nell'errore; al contrario, Egli ha sempre esortato alla conversione ("convertiti!").
La solidarietà del Maestro è il punto di partenza affinché quella persona possa cambiare, possa soprattutto imparare, avendo accanto un esempio di amore autentico, come ci si relaziona con gli altri, come si è capaci di portare solo bellezza e non violenza.
È solidale anche con l'umanità che soffre.
La sua vita, il suo messaggio di perdono e di amore incondizionato, sono la via per superare il male, per ricostruire ciò che è stato ferito e per credere sempre nella possibilità di una vita più piena, più giusta, più umana, per tutti.
don Rosario