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di Angelins
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.36 - Art. 16 Maggio 2025]
 

La Superstizione: Un'analisi tra storia, cultura e credenze popolari


La superstizione, un insieme di credenze e pratiche rituali irrazionali, persiste ancora oggi nonostante il progresso scientifico e la diffusione dell'istruzione. 

Radicata nell'antichità, con le prime tracce risalenti all'uomo di Neanderthal e alla sua credenza nella sopravvivenza nell'aldilà, la superstizione si è spesso intrecciata con la spiritualità e la religione nel corso della storia. 

Ciò che per alcuni era fede, per altri appariva come superstizione, come nel caso del paganesimo per l'imperatore Costantino o del cristianesimo per lo statista Tacito.

Come sono nate le superstizioni?

Le superstizioni nascono dal tentativo dell'uomo primitivo di dare un senso a fenomeni naturali allora inspiegabili come fulmini, tuoni, eclissi, nascita e morte. In assenza di conoscenze scientifiche, si iniziò a credere nell'esistenza di spiriti invisibili che influenzavano la vita quotidiana.

 Osservando il comportamento animale e i cicli della natura, l'uomo antico immaginò un mondo popolato da spiriti, per lo più vendicativi, dai quali era necessario proteggersi attraverso amuleti, gesti e formule magiche. 

Oggetti comuni come la zampa di coniglio, il lancio di una moneta o un quadrifoglio divennero tentativi di imporre la volontà umana sul caos.

Ne consideriamo alcune tratte da una ricerca di Bruno Silvestrini, abbastanza completa ed interessante perché indica le origini di ogni superstizione.


Zampa di Coniglio (600 a.C. - Europa Occidentale): La sua fortuna deriva da antiche credenze totemiche che vedevano gli esseri umani discendenti dagli animali. I conigli, vivendo in tane e nascendo (erroneamente si credeva per tutte le specie) con gli occhi aperti, erano associati al mondo sotterraneo e a una saggezza prenatale.


Ferro di Cavallo (IV secolo - Grecia): Considerato un potente amuleto universale, la sua fortuna era legata al ferro, che si credeva tenesse lontano il male, e alla sua forma a mezzaluna, simbolo di fertilità. Una leggenda cristiana attribuisce poteri speciali al ferro di cavallo contro il male a San Dunstan.


Osso del Desiderio (400 a.C. - Etruria): Gli Etruschi credevano che galline e galli fossero animali divinatori. La clavicola essiccata di un volatile veniva sfregata per esprimere un desiderio, basandosi sulla credenza che l'osso conservasse i poteri oracolari dell'animale. 

Toccare Legno (2000 a.C. - America Settentrionale): In origine, si toccava legno di quercia, venerata per la sua robustezza e considerata dimora di divinità celesti. Il gesto serviva a chiedere perdono agli dei in caso di vanto eccessivo.

 

Quadrifoglio (200 a.C. - Gran Bretagna): La sua rarità lo rendeva sacro ai Druidi, che credevano potesse aiutare a individuare e contrastare i demoni.

Dita Incrociate (Epoca pre-cristiana - Europa Occidentale): Deriva dalla credenza pagana che la croce fosse un simbolo di perfetta unità e che il suo punto d'intersezione fosse la dimora di spiriti benefici, dove un desiderio poteva rimanere "ancorato" fino alla sua realizzazione.

Pollice Alto – Pollice Verso (500 a.C. - Etruria): Il gesto del pollice alto come approvazione e quello verso come disapprovazione ha radici nel linguaggio gestuale egiziano e nelle osservazioni romane sul ciclo vita-morte, dove il pollice alzato simboleggiava la vita e quello verso il basso la morte.

 

"Salute!" dopo uno starnuto (VI secolo - Italia): Anticamente si credeva che l'anima risiedesse nella testa e potesse essere espulsa con uno starnuto. L'espressione "Dio ti benedica" fu introdotta da Papa Gregorio Magno durante una pestilenza in Italia, poiché lo starnuto era uno dei sintomi della malattia mortale.

 

Specchio Rotto (I Secolo - Roma): I primi specchi d'acqua o metallo lucidato erano usati per la divinazione. La rottura di uno "specchio d'acqua" significava che la persona non aveva futuro o che gli dei volevano risparmiarle una visione angosciosa. I Romani aggiunsero la credenza dei sette anni di sfortuna, legata ai cicli settennali della salute.

Numero Tredici (Epoca pre-cristiana - Scandinavia): La paura del numero tredici potrebbe risalire a un mito norvegese in cui Loki, spirito del male, fu il tredicesimo invitato a un banchetto divino, causando la morte del dio Balder. Questa credenza fu rafforzata dall'Ultima Cena, con tredici commensali.

 

Venerdì Tredici: L'origine sembra legata anch'essa alla mitologia norvegese. Frigga, dea dell'amore e della fertilità (da cui deriva "venerdì"), dopo la conversione al cristianesimo delle tribù germaniche e norvegesi, fu considerata una strega che si riuniva ogni venerdì con altre undici streghe e il diavolo (tredici partecipanti) per pianificare malefatte.

 

Gatto Nero (Medioevo - Inghilterra): Nonostante nell'antico Egitto tutti i gatti fossero venerati, durante il Medioevo in Europa, soprattutto i gatti neri, vennero associati alla stregoneria. Si credeva che le streghe potessero trasformarsi in gatti neri.

Lancio della Monetina (I secolo a.C. - Roma): Giulio Cesare istituì questa pratica; la sua testa impressa sulle monete romane indicava la risposta affermativa degli dei o la vittoria in una disputa.

 

Rovesciare il Sale (3500 a.C. - Vicino Oriente): Il sale era un bene prezioso per condire e conservare i cibi. Rovesciarlo divenne sinonimo di sfortuna. Gettarne un pizzico dietro la spalla sinistra era un gesto per annullarne l'effetto negativo.

Aprire l'Ombrello in Casa (XVIII secolo - Inghilterra): I primi ombrelli impermeabili con meccanismi a molla rigidi e scomodi potevano essere pericolosi se aperti in spazi chiusi, causando incidenti o liti.

La superstizione nacque quindi come deterrente.

 

Passare Sotto una Scala (3000 a.C. - Egitto): Una scala appoggiata a un muro forma un triangolo, simbolo sacro in molte civiltà. Attraversarlo significava profanare uno spazio sacro.

Per gli Egizi la scala era simbolo di fortuna, ma con il Cristianesimo, poiché una scala fu appoggiata alla croce di Cristo, divenne simbolo di tradimento e morte.

 

Malocchio (Antichità - Vicino Oriente e Europa): La paura del malocchio, ovvero di uno sguardo capace di infliggere danno, è universale.

Potrebbe derivare dal fenomeno della riflessione della propria immagine nella pupilla altrui, interpretato dall'uomo primitivo come un possibile furto della propria essenza.

 

Mano Davanti alla Bocca Quando si Sbadiglia (Antichità - Medio Oriente): Originariamente non era un gesto di cortesia, ma di timore che l'anima potesse abbandonare il corpo con uno sbadiglio. Coprirsi la bocca serviva a trattenere la forza vitale.

La superstizione soprattutto nel Meridione

Malocchio e le "Defixiones"

In Sicilia ed in Calabria, la credenza nel malocchio ("ucchiatùra" o adocchijatu)) è profondamente radicata.

Si ritiene che l'invidia possa manifestarsi attraverso uno sguardo capace di arrecare danno.
Antiche testimonianze di questa credenza sono le "defixiones", piccole lamine metalliche maledicenti usate per condizionare l'esito di giudizi, contese amorose o commerciali.

La Sicilia greca fu un importante centro di produzione di tali manufatti, spesso nascosti sottoterra per comunicare con gli Inferi. Queste pratiche caddero in disuso con l'avvento del Cristianesimo.

Le magarie erano molto diffuse in Calabria: ci si rivolgeva a fattucchiere che preparavano bambole o altri oggetti per trasmettere maledizioni soprattutto in campo amoroso.

Ancora oggi nel sud Italia, esistono rituali per "togliere il malocchio", come il rito dell'olio, in cui si versano gocce d'olio in un piatto d'acqua per diagnosticare e neutralizzare l'influsso negativo.

Il guaritore riempiva di acqua un piatto fondo, si segnava tre volte e ripeteva a bassa voce delle frasi che non potevano essere tramandate ma solo “rubate” da coloro che, ascoltandole, le avrebbero capite e sapute ripetere a memoria.


Dopo, sparso del sale grosso sul piatto, lo si appoggiava sulla testa del soggetto colpito dal malocchio e vi si versavano sopra alcune gocce di olio d’oliva.

 Se l’olio si allargava o accennava a scomparire, significava che si era sotto iettatura: si buttava via l’acqua del piatto in un luogo poco frequentato, quindi, per evitare di trasmettere la jattura e si ripeteva il rito fino a quando le macchie d’olio non smettevano di allargarsi e ci si poteva definire guariti.


Nel caso in cui il dubbio di avere comunque preso il malocchio, nonostante gli scongiuri, gli amuleti o altri oggetti utilizzati secondo tradizione, ci si sbarazzava di foto e regali legati a persone con cui i rapporti erano finiti male, per poi lavare casa, macchina e posto di lavoro con acqua e sale, piazzando dei sacchetti rossi con del sale grosso in più punti.

Nonostante la scienza abbia spiegato molti fenomeni un tempo misteriosi, la superstizione continua a sopravvivere, offrendo spiegazioni per l'inspiegabile e un senso di controllo sugli eventi.


Lo jettatore

Gli antichi ritenevano che dagli occhi potessero uscire dei raggi luminosi invisibili dannosi.
Il pessimista, l’iracondo, l’astioso, l’invidioso, erano considerati  tutti soggetti da evitare poiché potenziali iettatori e «facitori di malocchio».
Queste persone sono esse stesse sventurate poiché con il loro atteggiamento attraggono (spesso inconsciamente) su se stessi e sul prossimo energie negative.

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