di Francesco Viscomi
(https://t.me/francesco_vis) [Botros n.36 - Art. 16 Maggio 2025]
La superstizione
La superstizione, anche se può sembrare qualcosa di appartenente al passato o al mondo degli adulti, è ancora molto presente nella vita dei ragazzi. Che si tratti di indossare sempre la stessa maglietta per un’interrogazione, evitare di passare sotto una scala, toccare ferro o incrociare le dita prima di una gara, i giovani mantengono e reinventano continuamente piccoli riti scaramantici. Spesso lo fanno con leggerezza, quasi per gioco, ma questi gesti rivelano molto di più: un modo per affrontare ansie, insicurezze e desideri di controllo in un mondo che a volte sembra imprevedibile.
Durante l’adolescenza, infatti, ci si trova spesso in balia di cambiamenti fisici, emotivi e sociali. La superstizione, in questo contesto, può offrire una sorta di ancora. Anche se non ha basi scientifiche, un gesto ripetuto prima di un evento importante può dare sicurezza, quasi come se fosse un portafortuna personale. E quando le emozioni sono forti — come prima di un esame, una competizione sportiva o un incontro importante — ogni piccolo rito può sembrare un alleato silenzioso.
In molti casi, queste credenze nascono dall’ambiente familiare o culturale. Alcuni ragazzi imparano certe usanze dai genitori, dai nonni o persino dai compagni di classe. Altri le assorbono da internet, da film, da video o da personaggi famosi che raccontano le proprie “scaramanzie”. Così la superstizione diventa un linguaggio condiviso, a metà tra tradizione e modernità, tra realtà e immaginazione.
Naturalmente, è importante che questi comportamenti restino nella sfera del simbolico e non diventino una dipendenza o un limite. Quando una credenza diventa un’ossessione o impedisce di vivere con serenità, allora è bene fermarsi a riflettere. È compito degli adulti, in questi casi, aiutare i ragazzi a distinguere tra un gesto che rassicura e una paura che condiziona. Educare alla razionalità, senza però ridicolizzare le emozioni, è il modo migliore per accompagnarli nella crescita.
In fondo, la superstizione, come ogni altra espressione dell’essere umano, è una forma di narrazione. Serve a dare un senso agli eventi, a sentirsi più forti di fronte all’incertezza. E per i ragazzi, che stanno ancora imparando a conoscere sé stessi e il mondo, anche un piccolo rito scaramantico può diventare un modo per sentirsi più sicuri, più pronti, più “protetti”. L’importante è ricordare che la vera forza non sta in un gesto magico, ma nella fiducia che ognuno costruisce dentro di sé, giorno dopo giorno.