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di Giuseppe Morrone
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.36 - Art. 16 Maggio 2025] 


STORIA DI UNA TERRA MILLENARIA:
La Calabria tra miti, popoli e culture 


Il libro di Francesco Lopez è pubblicato in Open Acces


È stato da poco pubblicato per l'editore accademico internazionale Brill (Leiden-Boston), in inglese, nella collana Ancient Languages and Civilizations (ALAC, 10), il volume di Francesco Lopez "The Historical Landscape of Ancient Kalabría. Balkan and Aegean Linguistic Influences". Il libro, finanziato dalla Beijing Normal University (Cina), e sponsorizzato dalla Jao Tsung-I Academy of Sinology di Hong Kong, è dedicato allo studio interdisciplinare del nome "Calabria/Kalabría" dalle origini all'Alto Medioevo. Il testo (205 pagine illustrato) è pubblicato in Open Access, scaricabile gratuitamente in formato Pdf dal sito Brill.com, oltre che acquistabile in edizione cartacea (copertina rigida, euro 78,44). La ricerca si è svolta a partire dal 2015 ed ha trovato terreno fertile presso l'Università di Pisa.

 

Lo sviluppo degli argomenti è organizzato per capitoli, corrispondenti ad altrettante sezioni tematiche (I-VI). La prima sezione prende in esame le testimonianze del coronimo Kalabría in ordine cronologico, dall'età ellenistica alla prima età bizantina (III sec. a.C./VIII sec. d.C.). Il punto di avvio è l'identificazione della Kalabría con la Messapia. Il territorio corrisponde all'odierno Salento, compreso, come già in Erodoto (4, 99), tra la linea Taranto-Brindisi e Capo Santa Maria di Leuca, concepito come una sub-penisola rispetto alla più ampia terra degli Iapigi (cap. 1). Alla distinzione proposta da Strabone tra Kalabroi e Salentinoi, etnonimi giudicati dal geografo di origine epicoria (cap. 2), segue la discussione circa il prevalere in epoca romana di Calabria come nome unico per identificare l'intera penisola salentina (cap. 3). Dopo la tradizione in merito alle possibili frequentazioni iapigie della Crotoniatide pre-ellenica (cap. 4), viene considerata la riforma amministrativa, avviata da Ottaviano Augusto, che portò alla creazione della "Regio II Hirpinos, Calabriam, Apuliam, Sallentinos", poi ristretta a provincia "Apulia et Calabria" sotto gli imperatori Diocleziano, Costantino e Giustiniano (cap. 5). Il paragrafo finale è dedicato alla migrazione o estensione del nome Kalabria, nel corso dell'VII sec. d.C. in età bizantina, dal Salento, conquistato dai Longobardi, alla terra dei Bruttii, l'attuale regione Calabria (cap. 6).

 

La seconda sezione, muovendo dalla considerazione della forma Kala-, con ampliamento tematico da un originario *kal-, del termine Kala-br-ia o Kala-ur-ia, passa in rassegna, di là dal Salento antico e dalla terra dei Bruttii medievale, le attestazioni nelle fonti greco-latine ed epigrafiche di diversi altri toponimi, idronimi ed onomastici. Dal fiume Kalabros (Paus. 6, 6, 11), raffigurato su un dipinto ad Olimpia, e rientrante in un'area tra Temesa, Crotone, Metaponto e Sibari (cap. 1), alle tabelle pilie in Lineare B con il nome di persona ka-ra-u-ro (An. 192 l. 8; Jn. 750 l. 7), ed all'isola di Kalauria nel golfo Saronico, consacrata al dio Poseidon (cap. 2); dai riferimenti in area balcanica tra Dardania, Illiria e Tracia (cap. 3) all'iscrizione etrusca CIE 4940 di età arcaica da Volsinii, Orvieto (cap. 4); dalla Ninfa Kalauria, madre del fiume Gange, in India (cap. 5) alla località di Kalauria presso Siracusa in Sicilia (cap. 6), fino all’epigrafe spuria Kaibel 46 dei Lokroi Kalabroi (cap. 7).

 

La terza sezione è dedicata alla testimonianza di Giovanni Zonara, cronista e scrittore bizantino vissuto tra la fine dell’XI e la prima metà del XII sec. d.C., interprete del toponimo Kalabrye (Ep. Hist. 18, 9, 6), fortezza della Tracia nel territorio dell'antica Selimbria, oggi Silivri (cap. 1). Della località denominata in origine Kalauria o Kalabria (Chr. Pasch. 18, 662) viene offerta la descrizione geografica (cap. 2). Il suo territorio è caratterizzato come alluvionale, ricco di sorgenti d'acqua, anche saline, in un contesto ambientale, come sappiamo da altre fonti, di gole, alture e valli incassate. Da qui il significato, ricostruito in forma paretimologica da Zonara, di “kalai bryseis”, "buone sorgenti" o "buone fontane" (cap. 3). Segue l'individuazione di alcune analogie coeve secondo la conformazione del territorio, con toponimi a tema Kala-br/ur- ben documentati tra XI e XIII sec. d.C., come per il monastero di Kalauro o Calabro Maria (Altilia di S. Severina-Kr) ed il Casale Kalabron o Calabrò (Mileto-Vv) nell'attuale regione Calabria; il territorio di Kalauras o Kalabras presso Càlvera (Pz) in Lucania-Basilicata; il villaggio di Kalabrita o Kalavrita nel Peloponneso settentrionale (cap. 4).

 

La quarta sezione ricostruisce il punto di vista degli storici moderni. Il coronimo Kalabria, associato al Salento antico, è stato inteso in vario modo. Innanzitutto come un nome indigeno o greco sovrapposto a Messapia, con possibili corrispondenze originarie in ambito illirico-balcanico rispetto alla regione dei Galabrioi (Strab. 7, 5, 7), ovvero in ambito egeo con l'isola di Kalauria presso Trezene, oggi Poros (cap. 1); poi come un appellativo coniato dai coloni di Taranto e rivolto in senso dispregiativo, in un contesto bellico, nei confronti dei Messapi, dal lemma "kolabros", "porcellino" (cap. 2); infine come l'esito dell'interpretazione ellenica di un termine messapico pre-esistente, in sé autonomo ed identitario per le stesse popolazioni indigene, mai sottomesse dai Tarentini (cap. 3).

 

La quinta sezione è riservata agli studi di carattere propriamente linguistico, riferiti alla base Indouropea o Pre-Indoeuropea *kar-/*kal- nel valore di "pietra", ed al morfema bria/uria, impiegato per lo più in composizione come secondo elemento, nel significato di "città, paese, regione". Alla tesi tradizionale (cap.1) che vede nei Kalabroi gli "abitanti delle rocce" tra Murge e Serre Salentine, segue la discussione circa la complessità della forma toponimica *kala, con ampliamento tematico (cap. 2), ed il valore  (cap. 3) della radice *kar-/*kal- come "pietra scavata dall’acqua". Il paragrafo finale (cap. 4) è dedicato all'analisi dell'appellativo bria/uria attraverso la riconsiderazione delle diverse tesi formulate dalla critica moderna, compresi gli studi più recenti e settoriali.

 

La sesta sezione si presenta come sintesi dei diversi livelli interpretativi – storici, linguistici, archeologici – esaminati. Il discorso si concentra sul rapporto tra il coronimo Kalabria e la natura carsica del Salento (cap. 1), specie lungo le coste, alte e frastagliate, frequentate già in età pre-ellenica da popolazioni indigene, balcaniche e minoico-micenee. E questo in un più ampio quadro di addensamento toponimico a base *kar-/*kal-  nel valore di "pietra" e di "pietra scavata dall'acqua", che si sviluppa dal Gargano al Carso (cap. 2), dall'ambito traco-illirico (cap. 3) a quello egeo (cap. 4). Un paragrafo a sé è dedicato alla città di Kallipolis (Gallipoli), situata all'imbocco settentrionale del golfo di Taranto (cap. 5), così come alle specularità ed alle analogie territoriali esistenti tra Messapia e Crotoniatide, soprattutto in ordine alla conformazione della sub-penisola tra la foce del fiume Esaro e Le Castella (cap. 6). In merito a quest'ultima area, viene, quindi, presa in esame la possibilità di individuare specifici toponimi a base *kar-/*kal-, connessi alla natura carsico-calanchiva dei luoghi (cap. 7), ed identitari, insieme ad altri per significato consimili, del suolo aperto e scavato (cap. 8). E questo nel quadro di una più ampia prospettiva ionica' delle insenature, dei promontori e degli approdi naturali, dal Gargano al Salento, da Corcira al Capo Lacinio, lungo le rotte nautiche che dalla Grecia conducevano, navigando a vista, in Occidente ed in Sicilia (cap. 9), seguendo l'itinerario mediterraneo delle "bianche rocce splendenti" (cap. 10).

 

In sede di conclusioni, il confronto ragionato tra studi storici e studi linguistici riguardo all'antica Kalabria permette di pervenire ad alcuni elementi di novità significativi secondo una nuova prospettiva metodologica che coniuga organicamente toponomastica e storia del paesaggio. Le diverse stratificazioni individuate, ancorché non consentano di definire con certezza l'origine storica del nome Kalabria quale corrispettivo epicorio ed anellenico di Messapia – se di matrice indigena, illirico-balcanica o minoico-micenea – danno modo tuttavia di cogliere un legame profondo con la natura carsica dei luoghi ai quali nelle fonti il coronimo viene associato, soprattutto per quanto concerne il sistema delle insenature naturali e dei promontori. Un posto di rilievo, occupa, al riguardo Crotone come "città dei calanchi", scalo privilegiato nell'antichità, bocca meridionale del Golfo di Taranto.


A cura di F. Lopez


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