di don Rosario
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.35 - Art. 19 Aprile 2025]
Lo Spazio Inviolabile:
L'Hobby come Esercizio di Libertà e Costruzione del Sé
Al di là della definizione corrente che lo confina allo svago o al diversivo, quale statuto filosofico possiede l'hobby?
Se il lavoro (negótium) e il dovere rappresentano il regno della necessità – economica, sociale, biologica –, quale dimensione apre la scelta deliberata di dedicare il proprio tempo a un'attività priva di un fine estrinseco immediato?
Già i Greci distinguevano nettamente tra il tempo occupato dalle necessità della vita e la scholè, quel tempo libero non inteso come vuota inerzia, ma come opportunità per le attività più elevate e disinteressate, quelle che definiscono propriamente l'umano.
È forse qui, in questo iato rispetto all'utile, che l'uomo contemporaneo può ancora ritrovare uno spazio peculiare per manifestarsi.
L'essenza prima dell'hobby, da questa prospettiva, risiede nell'atto della scelta radicalmente incondizionata.
A differenza di molte sfere dell'esistenza, qui l'individuo non deve, ma autenticamente vuole.
È un distacco volontario dalla catena delle cause esterne, un'affermazione di sovranità sul proprio tempo e inclinazioni. In un'epoca che tende a eterodirigere le energie, l'hobby si configura come un bastione di autodeterminazione.
Qui si esperimenta il sapore della libertà, quella libertà interiore che gli Stoici, come Lucio Anneo Seneca (morto nel 65 d.C.), consideravano fondamentale persino nell'isolamento, trovando nel giusto uso del tempo libero – tema trattato nel suo dialogo De Otio (Sull'ozio) – un'occasione per la saggezza e la cura di sé.
Questa libertà, tuttavia, non è vuota; diviene fertile terreno per la conoscenza e la costruzione del Sé, riecheggiando l'antico imperativo delfico "Conosci te stesso".
Scegliendo cosa coltivare nel proprio tempo 'liberato', l'individuo traccia i contorni della propria unicità.
L'hobby diventa uno specchio in cui riconoscersi al di là dei ruoli imposti.
Nella dedizione paziente, nell'errore accolto, nella gioia della piccola conquista, emerge un'immagine di sé più autentica.
Non siamo definiti solo da ciò che produciamo per altri, ma anche da ciò che scegliamo di perseguire per amore della conoscenza o della bellezza stessa, avvicinandoci a quell'ideale di coltivazione dell'anima così centrale nel pensiero greco.
Si potrebbe obiettare che si tratta, in fondo, di 'gioco'.
Ma il gioco dell'adulto, quale l'hobby spesso incarna, possiede una sua peculiare e profonda serietà.
È l'impegno volontario, la disciplina scelta, la ricerca appassionata.
L'hobby crea un "mondo a parte" governato da un interesse intrinseco, dove l'azione trova significato in sé stessa.
E proprio questo fare significativo si lega profondamente a ciò che Aristotele (384 – 322 a.C.), il grande Stagìrita, analizzò come eudaimonia nella sua opera fondamentale, l'Etica Nicomachea: la 'vita buona' o 'fioritura', intesa come attiva e virtuosa realizzazione delle più alte potenzialità umane, possibile proprio in quel tempo di scholè liberato dalla necessità.
Per alcuni, questa fioritura può manifestarsi anche nella ricerca della tranquillità d'animo, quell'ataraxia che Epicuro (341 – 270 a.C.), le cui dottrine sono esposte mirabilmente nella Lettera a Meneceo e nelle Massime Capitali, indicava come sommo bene, trovata in attività che pacificano la mente.
Filosofi più vicini a noi, come il tedesco Josef Pieper (1904 – 1997), hanno ribadito con forza questa visione classica nel loro lavoro. Pieper, in particolare nel suo celebre saggio Muße und Kult (tradotto come Leisure, the Basis of Culture o Otium e culto), ha argomentato che la capacità di contemplazione e l'attività disinteressata – l'essenza del vero 'ozio' – sono il fondamento stesso della cultura e della dignità umana, in radicale opposizione alla mentalità del 'lavoro totale' che domina la modernità.
Lungi dall'essere dunque un fenomeno marginale, l'hobby si rivela un campo fecondo per l'indagine filosofica sull'umano.
È il laboratorio della libertà, il cantiere dell'autenticità, il terreno dove l'azione trova senso intrinseco, riecheggiando la ricerca dell'eudaimonia aristotelica o dell'ataraxia epicurea.
In un'epoca che rischia di appiattire l'esistenza sulla dimensione dell'utile, custodire e coltivare questo spazio inviolabile, questa scholè personale, non è un atto di fuga, ma una profonda affermazione di ciò che significa essere pienamente umani, come i grandi pensatori del passato – da Aristotele a Seneca, da Epicuro a Pieper – ci hanno, ciascuno a suo modo, insegnato: creature capaci di scegliere, di creare, e di trovare significato anche là dove il mondo non vede che 'tempo perso'.