di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.35 - Art. 19 Aprile 2025]
Il Tempo 'Perduto' che ci Definisce:
Il Valore Esistenziale dell'Hobby
Incombe il tempo della fretta, un gorgo che risucchia le ore e le intenzioni. Ogni minuto appare dovuto, finalizzato, produttivo. In questo affanno quasi universale, dove si colloca quella zona franca dello spirito che chiamiamo hobby?
Spesso relegata ai margini del giorno e della considerazione, etichettata come 'svago', 'passatempo', quasi un vezzo obsoleto o un lusso per chi può permettersi l'improduttività di 'perdere tempo'.
La tirannia dell'utile sembra non concedere tregua, né spazio a ciò che non reca un profitto immediato, tangibile, misurabile.
Eppure, è proprio in questo presunto 'tempo perduto', in questa apparente 'inutilità', che si cela un valore non accessorio, ma profondamente esistenziale.
L'hobby non è la semplice negazione del lavoro, il suo contraltare vuoto o una mera fuga dalla realtà.
È, piuttosto, uno spazio necessario di riappropriazione di sé, un atto di resistenza silenziosa – e forse per questo tanto più potente – contro la riduzione dell'umano a mera funzione, a ingranaggio di un meccanismo che spesso ci sovrasta.
Nell'attività liberamente scelta, che sia essa manuale, intellettuale o contemplativa, risiede un esercizio di libertà pura.
È la scelta non coartata di dedicarsi a ciò che nutre l'interesse profondo, che risuona con corde intime, al di là di ogni logica utilitaristica.
È un dialogo con la parte più autentica di noi, quella che emerge quando le maschere sociali e professionali vengono temporaneamente deposte, permettendo all'essenza di respirare.
Qui non si tratta di 'fare per avere', ma di 'fare per essere'.
Non è solo evasione momentanea, ma spesso è costruzione paziente.
Apprendere un'arte dimenticata, affinare un'abilità manuale, addentrarsi nella complessità di un sapere specifico, coltivare la terra o il pensiero critico: in queste dedizioni l'individuo ritrova il piacere antico e fondante del fare significativo, del creare valore intrinseco, del comprendere per il semplice gusto di comprendere.
Un antidoto potente alla passività indotta, alla bulimia del consumo che svuota anziché riempire.
Questo 'ózium', nel suo significato classico – tempo dedicato non alla pigrizia inerte, ma alla cura feconda dello spirito, all'attività intellettuale e creativa libera da vincoli esterni – è il contrappeso indispensabile al 'negótium' incessante degli affari e dei doveri.
Senza questo spazio di decompressione, riflessione e ricarica interiore, l'arco dell'esistenza rimane costantemente teso, vibrante di una tensione che, alla lunga, logora e spezza la corda.
Forse, dunque, in questo nostro tempo che esige efficienza e risultati quantificabili, la vera saggezza consiste nel proteggere strenuamente questi angoli di 'inutilità' fertile.
Si tratta di riconoscere nel proprio passatempo prediletto non un lusso marginale o un vizio privato, ma un nutrimento essenziale dell'anima, una pratica filosofica incarnata.
Un modo irrinunciabile per rimanere umani, integri, definiti non solo da ciò che dobbiamo fare per sopravvivere o per essere accettati, ma anche e soprattutto da ciò che liberamente scegliamo di essere e di coltivare nel nostro tempo finalmente ritrovato, nel nostro spazio interiore inviolabile.