di Francesco Caliò
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.34 - Art. 18 Marzo 2025]
Tra maschilismo e femminismo, una questione di classe sociale
Premessa
Non passa giornata senza che i media riportino notizie di violenze, di discriminazioni, di asimmetrie di genere, e sembra quasi che sotto questi aspetti, nonostante alcuni passi importanti evolutivi, il tempo fisico e sociale per come lo conosciamo sia bloccato in una spirale cieca. Il rapporto uomo-donna ha da sempre rappresentato una relazione asfittica, con il primo in posizione di forza e la seconda costretta sistematicamente a rincorrere profili paritari (economici, lavoristici, sociali, politici, culturali). Ha radici arcaiche questo modello sociale, fortemente plasmato dalle religioni, che da sempre hanno raffigurato una visione di patriarcato nelle società, quasi ovunque anche se con diverse sfumature il dominio maschile sulla donna ha caratterizzato un vero e proprio sistema sociale.
Ma cosa resta e resiste oggi di questo modello? Cosa resta della figura paterna? Come si compongono le dinamiche sociali tra i sessi nell'epoca della società liquida?
La violenza di genere rappresenta una delle piaghe sociali più atroci a cui assistiamo, e al di là dei resoconti giornalisti, occorre focalizzare l'attenzione sui perché nel modello sociale storico essa ha da sempre avuto uno spazio purtroppo vasto. Socialmente i modelli comportamentali maschili sono spinti in modo pulsionale , e di contro tendono a non accettare la possibilità di una forma libera e naturale della donna.
La paura che investe il maschilismo sembra essere proprio dettato dalla non accettazione della possibilità delle donne di librarsi, la non accettazione del no, la non accettazione dell'autodeterminazione e questo genera a sua volta il porre in essere quei modelli comportamentali possessivi e tossici che diventano non solo emulativi ma addirittura pervengono a dei veri e propri status di potere. In un modello sociale come quello descritto è il corpo stesso della donna a rappresentare una colpa, un peccato, un abominio, quasi fosse necessario farlo scomparire, e cosi accade infatti che in alcuni stati islamici la donna viene completamente coperta, da non vedere, da non narrare. In questo, le religioni hanno nel tempo rappresentato dei catalizzatori negativi, oltre che dei veri e propri motori, la caccia alle streghe (le donne tacciate per streghe erano oggetto di uccisioni, arse vive e sotto torture inanarrabili con strumenti che fanno impallidire solo alla vista) è uno dei tantissimi esempi a sfondo religioso.
Vi è poi anche l'aspetto "politico", con le rappresaglie di regime (la polizia morale in Iran ne è un caso emblematico, o il regresso sociale afgano), anche in questi casi, le azioni maschili cercano di scardinare il tentativo femminile della ribellione al modello patriarcale, il corpo rigorosamente coperto simboleggia non solo l'imposizione dell'abbigliamento che deve tassativamente coprire il tutto, ma anche il voler quasi estromettere il diritto all'esistenza stessa della donna nella società. Oppure l'aspetto "bellico-militare" della guerra, laddove proprio gli stupri rappresentano nei territori invasi un vero e proprio modus operandi, atto a contaminare e umiliare attraverso le violenze sessuali una popolazione (l'atto di stuprare e ingravidare rappresenta una pratica tanto odiosa quando inumana, e oggetto ovviamente ne sono le donne). Non si tratta di culture, ma di veri e propri modelli parasociali ben strutturati, che vedono il predominio maschile su ogni aspetto della vita della donna, da quella domestica a quella sociale. Certo, non siamo più in quello che veniva definito con il termine "Malleus Maleficarum" , ma è indubbio che qualcosa di quel tipo di cultura è rimasto tutt'ora, una cultura violenta, segregante, e dispregiativa. In effetti, la donna veniva identificata già peccatrice e tentatrice, uno scandalo agli occhi maschili, irredimibile e pertanto da terminare fisicamente.
La paternità appare in questo quadro desolante come un corpo bifronte, da un lato la legge della severità, del non dialogo, del pugno chiuso e del possesso, dall'altro come una figura sfumata senza struttura, smarrita e liquida . Purtuttavia, e in quest'ultima accezione, che sta forse quella meglio aderente ai tempi attuali. Certa è la declinazione che vede una relazione di forza, un rapporto di potere tra patriarcato e femminismo, rapporto chiaramente asimmetrico, non c'è sinallagma tra i due fattori, predominante il primo, reattivo ma dominato il secondo, le stesse tendenze politiche di oggi delineano evoluzioni sociali molto cupe, e non solo in Italia. Paradossalmente, per quanto siano ripugnanti molte delle azioni che caratterizzano il patriarcato, esso appare diffuso anche in culture storicamente diverse, e oggi vi è un comune denominatore che si realizza amplificandone la portata e gli effetti in regimi autarchici o propendenti verso l'autarchia governativa. Concretamente, esso rappresenta una vera e propria stratificazione sociale di genere.
L'etimologia stessa del termine patriarcato richiama il concetto di "legge del padre", che ha due significati storici, il primo di natura autarchica e che ritroviamo proprio in questa epoca (la concezione attualizzata del Trumpismo ne è una esemplificazione piuttosto evidente), si tramuta in una vera e propria ideologia politica che pone le sue fondamenti in fattori quali, la discriminazione, il razzismo, le negazione storica, il non riconoscimento delle disuguaglianze sociali, e ovviamente l'inesistenza delle classi sociali. Per alcuni versi, ripropone la visione neoliberista del peggiore capitalismo (non esiste la società, esiste solo l'uomo) esistente. Dall'altro lato, il patriarcato viene composto dal movimento femminista come contenitore sociale di strutturazione gerarchica verticale della società. Vi è però una terza via indagabile, quella che focalizza l'attenzione sulla figura del padre in rapporto ai figli in una quadratura sociologica di relazioni. In quella che da tempo viene ormai definita come società liquida, la figura del padre e il proprio ruolo appaiono evaporate; Cosa rimane di ciò? Qui ci vengono in aiuto alcuni spunti che arrivano dai classici (Telemaco che attende il ritorno del padre nell'Odissea), ma anche dalle religioni (la parabola del figlio ritrovato nei vangeli). La società attuale sembra non ospitare più le differenze generazionali, proprio perché liquida, con i padri che non voglio smettere di essere giovani e i figli privi di orizzonti di riferimento .
Troviamo tracce del patriarcato a partire dal neolitico, e sia Marx che Engels ne individuano l'origine nella primitiva divisione del lavoro, poi evoluta con l'avvento del capitalismo dominante in una vera e propria stratificazione sociale di genere . In questa versione sociale, appaiono chiari e a cascata tutte le cause e gli effetti del fenomeno, i gap uomo-donna vengono ricondotti attraverso le teorie marxiste proprio alla natura stessa della società socialmente organizzata attraverso il capitalismo, che ripetiamo, proprio in questi tempi sta mostrando il proprio lato oscuro, qualora ce ne fosse ancora bisogno. Infatti, che la società pervenisse ad una evaporazione complessiva lo si può rintracciare già nel manifesto del partito comunista di Marx del 1848, Bauman da parte sua, ha avuto il grande merito di evolvere il concetto e renderlo fruibile alla collettività con i suoi scritti sulla modernità liquida.
Ma qui poniamo l'attenzione su una questione importante; come è possibile che in una società liquida il patriarcato (nelle sue diverse rappresentazioni, politiche, culturali, sociali) si mantenga come uno zoccolo duro? Perché il significato sociale viene ricondotto ad una posizione di predominanza in quanto privilegio e autorità che sfociano spesso nello stupro o altre forme di violenza nei confronti della donna e anzi assume quasi un ordine sociale? Il concetto del possesso probabilmente è la chiave di lettura, esso è un fattore determinante, una norma sociale, che in passato aveva anche riferimenti giuridici (si pensi al matrimonio riparatore o al delitto d'onore abolito soltanto nel 1981 e la violenza sessuale che fino al 1996 era considerata un reato contro la morale pubblica e non contro la persona. Sino al 1956 esisteva lo ius corrigendi, ovvero il diritto legale di utilizzare la forza per educare moglie e figli utilizzando anche la violenza.). Vi sono in realtà, molte casistiche sul concetto di possesso e alcune sono state persino legittimate dalle società del tempo.
Ma è l'aspetto sessuale quello che maggiormente caratterizza l'asimmetria sociale, tutt'oggi quando si discute di aborto (questione che apre dibattiti mai chiusi) accade che in format televisivi di prima serata vengano coinvolti nella discussione soltanto uomini, come se la questione non fosse di appannaggio femminile e fosse l'uomo ad essere o non essere portatore della gravidanza. E cosi accade banalmente che piuttosto tendere a garantire una corretta educazione sessuale si censurano azioni dirette ad una maggiore consapevolezza del se. Le attuali politiche di genere conservative e reazionarie messe in campo non aiutano affatto la soluzione dell'annoso problema, anzi tendono ad acuirlo.
Ritornando però ai rapporti tra patriarcato e femminismo, vale la pena sottolineare che il secondo rappresenta una conseguenza reattiva al primo, un tentativo di smarcare la donna da una visione collettiva di inferiorità sia essa sociale che economica. Anche il ricondurre, nella visione capitalistica la donna ad elemento riproduttivo di nuove leve al servizio del capitalismo stesso, è sicuramente una possibile spiegazione dell'idea patriarcale della società. Il percorso di trasformazione sociale ed economico cha parte dal feudalesimo e sino al capitalismo, rappresenta un salto di qualità nei rapporti uomo-donna in senso peggiorativo per la seconda, soprattutto perché vede l'emergere di modelli di riproduzione sociale, soprattutto di riproduzione della forza lavoro . A circa 500 anni dall'avvento e dal dominio del capitalismo, assistiamo ad un processo di sofisticazione del mutamento sociale, nonostante le negazioni a cui con terrorismo giornalistico assistiamo, le disuguaglianze sociale sono estreme, la figura del proletario è sempre quella del povero, dell'emarginato, della strega, e per quanto in Marx la questione di genere non sia stata rappresentata chiaramente, essa appare comunque dedotta. Un processo di sofisticazione immane che ha visto l'attore principale (il potere), mutare e mutarsi.
Quindi tra maschilismo e femminismo esiste un rapporto di forza? Il patriarcato come si inserisce tra le due fenomenologie? Forse la risposta è nel modello volutamente indotto, sino a poco tempo addietro, esistevano i partiti con le loro idee, condivisibili o meno, oggi predominano le personalità, più si abbassa il livello culturale e maggiore peso hanno i singoli, le scelte dell'elettorato sono veicolate semplicemente sul "mi piace", un like, è la follia delle masse, come per il gregge, che credendo di scegliere il lupo come loro leader, esse pensano di essere protette e al sicuro.
1 Massimo Recalcati, A pugni chiusi. Feltrinelli, 2023.
2 Alessandro Barbero, Storia d'Europa e del mediterraneo, 2006.
3 Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2011.
4 Trumpismo, https://it.wikipedia.org/wiki/Trumpismo
5 Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli, 2014.
6 Massimo Recalcati, Cosa resta del padre? La paternità nell'epoca ipermoderna, Raffaele Cortina editore, 2017.
7 Emilio Gardini, Classi, contraddizioni della società capitalistica, Meltemi, 2024.
8 Federica Giardini, Anna Curcio, Calibano e la strega, Le donne il corpo e l'accumulazione originaria, Mimes, 2020.