di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.34 - Art. 18 Marzo 2025]
Papà 2.0: la riscoperta della figura paterna
Tra le pieghe del trans-genere, della sessualità liquida e della genitorialità gassosa del nostro tempo, la figura del padre sembra riemergere, timidamente ma gradualmente, dal cono d'ombra nel quale era stata confinata a partire già dalla rivoluzione del '68.
Visto da questa prospettiva, il fenomeno si spiega facilmente, dal momento che nella simbologia il padre è visto, più che come alter ego della madre, come datore di leggi e produttore d'istituzioni.
Perciò, mentre con la rivoluzione culturale del secolo scorso le autorità costituite, di ogni forma e genere, rappresentavano il nemico da combattere, oggi, nel tempo della confusione e dello smarrimento, si incomincia ad avvertire la necessità di riempire questo "vuoto normativo".
E' ciò che sta accadendo nella politica internazionale con lo scenario del nuovo ordine mondiale; ed è quello che sembra affacciarsi anche nelle società occidentali, iniziando proprio dal nucleo di base, ovvero la famiglia, per lungo tempo considerata un ecosistema angusto e straniante.
Tale tendenza, ancora in embrione, della famiglia a recuperare il suo valore affettivo, relazionale ed educativo, è facilitata dalle radicali trasformazioni intervenute in quanto a status e ruoli di padre e madre, ancorché si gridi ancora al patriarcato, spesso mistificandone le prerogative con quelle di altre forme di prevaricazione di genere.
Sulle trasformazioni hanno influito in modo determinante fattori socioeconomici e culturali e, di conseguenza, più evoluti istituti giuridici in materia di famiglia, adozione et similia, che hanno anche ridisegnato ambiti e "funzioni" genitoriali.
E così, mentre papà e mamma scoprono ognuno l'altra metà del cielo, l'immagine stereotipata del padre autoritario che non può essere disturbato a cui corrisponde quella della madre custode dei segreti filiali, è scomparsa dall'immaginario collettivo. Oggi i papà non sono più visti solo come figure autoritarie, ma anche come fonti di affetto e sostegno emotivo.
Peraltro, tali cambiamenti sono stati incoraggiati anche dalle scoperte delle scienze sociali ed evolutive. A prescindere dai ruoli, si è visto che i neonati, contrariamente a come si è sempre pensato in passato, sono veramente legati sia alle loro mamme che ai loro papà. Di conseguenza, alcuni psicologi ritengono che i padri possano finalmente essere considerati al pari della mamma, sia pure nella diversità.
Madri e padri sono infatti genitori in modo diverso: una differenza che è un grande vantaggio per i bambini. Erik Erikson, pioniere della psicologia infantile, ha spiegato che l'amore del padre e l'amore della madre sono tipi di amore di qualità differente: l'amore dei papà è un amore più atteso, più strumentale dell'amore di una madre; è un contributo unico alla funzione di genitore che nessun altro può fornire.
Anche nella comunicazione interpersonale madri e padri hanno approcci diversi.
Una ricerca ha mostrato che il modo di parlare della mamma, più semplice e ricco di suoni onomatopeici, facilita la comunicazione immediata. I papà, secondo lo studio, tendono invece a utilizzare un linguaggio più breve, diretto, che sfida il bambino a espandere il suo vocabolario e le sue competenze linguistiche: un elemento importante per il futuro successo scolastico.
Numerose altre ricerche documentano i benefici che i papà portano alla vita dei loro figli.
Carol Gilligan, professoressa di Psicologia evoluzionista all'Università di Harvard, sostiene che i papà insegnano la giustizia, la correttezza e il dovere (in base alle regole), mentre le mamme l'empatia, la cura e l'aiuto basati sulle relazioni umane. Le madri tendono alla cautela, mentre i padri spesso incoraggiano i bambini a spingersi oltre i limiti. Se da una parte si tende ad incoraggiare il rischio senza considerare le conseguenze, dall'altro, evitando il rischio, non si permette al bambino di costruire indipendenza, fiducia e crescita. Va da sé che queste attitudini genitoriali, se unite insieme, costituiscono il punto d'equilibrio necessario ai bambini per sentirsi protetti, ma allo stesso tempo stimolati ad affrontare la vita con fiducia.
Insomma, il tempo del "i figli sono delle mamme" è tramontato. Il papà 2.0 si dimena tra pannolini e aiuto compiti, senza tuttavia perdere la sua naturale vocazione alla "deterrenza" (parola alquanto abusata in quest'ultimo periodo). Come dimostrano tutti gli studi in materia, un padre presente e affettuoso può fornire un senso di sicurezza e stabilità, aiutando i figli a costruire una sana autostima. Inoltre, la figura paterna è spesso associata a valori di responsabilità e determinazione, contribuendo a formare il carattere e l'etica del lavoro nei figli.
La relazione con il padre insegna ai bambini come interagire con gli altri, gestire i conflitti e sviluppare empatia. Perfino nelle relazioni romantiche e amicali…
Chi l'avrebbe mai detto!