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di Giuseppe Morrone
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.34- Art. 18 Marzo 2025] 


Cicerone e il dovere morale della giustizia:
un'eredità per la società contemporanea


Ci lamentiamo spesso della mancanza di giustizia. Ovunque: nella politica, nelle istituzioni; perfino nei luoghi deputati all'amministrazione della giustizia: i tribunali. Corruzione e illegalità sono capillarmente diffuse. Se subiamo dei torti o vediamo ingiustizie, non ricorriamo alla legittima autorità, ma risolviamo il tutto privatamente oppure, pavidamente, restiamo spettatori inerti delle prepotenze altrui. Non siamo in grado di rispettare quelle regole basilari per una convivenza civile. Basti vedere le interminabili liti condominiali perché incapaci di risolvere le controversie; oppure il modo arrogante di guidare secondo un'interpretazione arbitraria dei segnali stradali. C'è chi non paga le tasse o chi non riconosce l'opportunità di comportamenti adatti alle circostanze. Capita spesso che i fedeli non indossano un abbigliamento conveniente in chiesa. 


Ma è in crisi allora, ci chiediamo, il principio della giustizia, se è così difficilmente perseguibile? O piuttosto non sappiamo rispettare questa virtù, che ci obbliga ad assumere un atteggiamento scomodo e non in linea con i modi di fare e i criteri di agire, ormai consolidati, della mentalità nel nostro territorio? E, infine, perché bisogna praticare la giustizia? 



La giustizia come virtù

Insieme alla prudenza, temperanza e fortezza, la giustizia fa parte delle virtù 'cardinali'. Secondo la tradizione, queste virtù sono il fondamento della moralità umana. Cioè le virtù cardinali non sono regole imposte dall'esterno, ma qualità interiori che guidano l'uomo nelle sue scelte e azioni. Sono come strumenti che permettono di vivere in modo giusto ed equilibrato, garantendo il bene individuale e collettivo. Occorre, dunque, avviare una decisa opera di educazione al valore della giustizia, perché si consolidi una cultura della legalità, garantendo a ciascuno e a tutti una vita dignitosa, senza differenze, esclusioni, ingiustizie. Non sarà questa la ragione per cui ci lamentiamo di una sanità che non risponde in modo adeguato ai bisogni ed alle esigenze dei pazienti? Perché il lavoro è sfruttato e malpagato? Perché chiudiamo gli occhi davanti a prepotenze e soprusi? Perché trionfa l'individualismo cronico, che ci condanna alla passiva rassegnazione e allo sterile isolamento? Queste sono domande che rimandano ad una risposta: è in crisi l'ideale della giustizia. Un ideale piantato in un ethos segnato da una tale povertà morale che soffoca sul nascere ogni tentativo di cambiamento e progresso.


Il De officiis

Se non riscopriamo in noi stessi questa virtù e non pratichiamo una condotta giusta, si indeboliscono le fondamenta di una convivenza pacifica e democratica, fino a disperdere quello che di buono è stato conquistato finora. L'Europa, per la sua storia, è depositaria di quei principi che fondano la democrazia sul senso del diritto e delle istituzioni. L'insieme dei cittadini forma un 'popolo', in grado di autodeterminarsi nel rispetto delle leggi e delle istituzioni, proteggendolo dalle degenerazioni dei populismi e dell'oclocrazia (governo della 'folla'), che riducono il popolo ad una massa informe, facilmente manipolabile. Il destino degli stati europei, nel tentativo di far fronte ai Paesi con esplicite tendenze antidemocratiche, è quello di ritrovarsi intorno alle radici del pensiero politico che hanno ispirato quelle regole ritenute fondamentali per il loro oggettivo valere riconosciuto storicamente, per quanto cioè esse contribuiscono allo sviluppo dell'esistenza umana nella storia. Sulla giustizia, il pensiero di Cicerone, in questo senso, rimane ricco di implicazioni. 


Il celebre oratore, nel De officiis ('I doveri'), trattato di tre libri dedicato al figlio Marco, sostiene che essa è essenziale per il bene comune e deve guidare le azioni dei governanti e dei cittadini. La sua visione ha influenzato profondamente il pensiero occidentale, dalla filosofia politica medievale fino all'illuminismo e alla moderna concezione dello Stato di diritto, dando una compiuta elaborazione dell'ideale dell'humanitas. In particolare, però, su un aspetto Cicerone richiama l'attenzione: la giustizia non è solo un obbligo legale, ma un dovere morale. Cioè, vanno individuate le ragioni per giustificare il senso del 'dovere', dell''obbligo' da tenere in determinate occasioni stabilite dalla legge in armonia con le istanze della propria coscienza. In una parola, si tratta di capire cos'è che facilita nella persona l'adesione all'appello del bene e al rifiuto del male (bonum faciendum, malum vitandum), perché sia rispettato il principio della libertà personale e perché non ci sia conflitto con quanto ci viene richiesto dalle istituzioni, dall'autorità e dai rapporti con l'altro.


Diritto e Giustizia 

Nella società le norme hanno una rilevante importanza per garantire la correttezza delle relazioni interpersonali. Le regole, infatti, se vengono rispettate da tutti, rendono possibile una pacifica e concorde vita comunitaria. L'insieme delle leggi si chiama diritto, finalizzato alla tutela e alla promozione della dignità di ogni essere umano. La giustizia è l'atteggiamento della persona che attua quanto richiesto dal diritto. In che senso? Il diritto rende esplicito il suum di una persona: ciò che a lei appartiene e spetta come proprio e inalienabile. La giustizia è la virtù che trova in questo principio le sue radici, assume questo dovere e lo adempie visibilmente e concretamente. In altre parole, possiamo dire che lo ius (=diritto) è la forza traente della ius-titia. Per cui il primo vincolo della giustizia, perché siamo chiamati ad essere giusti o a praticare la giustizia, è d'ordine giuridico: ovvero c'è una forza esteriore e oggettiva, legata alla forza incoercibile del diritto, che ci obbliga ad una condotta giusta. Cicerone afferma che la giustizia si basa su due precetti fondamentali: non nuocere agli altri (non nocere alicui; I, 20); giovare, essere utili, gli uni agli altri (ut ipsi inter se aliis alii prodesse possent; I, 22). Questo passaggio esprime un principio etico fondamentale: la giustizia non è solo evitare il male, ma anche fare il bene e riconoscere i diritti di ogni individuo. Un altro aspetto interessante è che Cicerone non condanna solo chi commette ingiustizia, ma anche chi, pur potendo impedirla, resta indifferente. Gli uomini violano la giustizia, dice Cicerone, anche quando, assistendo a una iniuria senza esserne in prima persona vittime, non intervengono per respingerla, si possunt. (I, 24). Questo principio è molto attuale: chi assiste passivamente alle ingiustizie senza intervenire è colpevole quanto chi le commette.


Giustizia e morale

Il diritto è un bene oggettivamente tale, indipendentemente dal soggetto, dall'accoglienza-adesione della libertà personale. Questo può portare, una volta che il diritto viene codificato e garantito dalla legge, ad un adempimento legale, solo per il rispetto o per la paura della legge. Ma la persona ha anche una coscienza con la quale può impegnare se stessa (tota persona) nel suo agire. Quindi la giustizia vincola ad un piano non solo giuridico, ma anche etico. Giustizia è atteggiamento e atto umano, come tale partecipa di un ordine morale che le dà nuova consistenza: si passa dal rispetto formale della legge ad una adesione e impegno personale; la forza esteriore dello ius si fonde con la convinzione e la disponibilità interiore della coscienza; l'obbligatorietà del precetto è prevenuto e sostenuto dal vincolo della propria coscienza. Questo rende la persona capace di saper adeguare, nelle diverse circostanze, il "giusto", corretto, comportamento, che nel linguaggio di Cicerone è l'honestum. 


L'Arpinate, però, ribadisce che i comportamenti ispirati all'honestas devono necessariamente mostrare l'ideale della bellezza e dell'armonia; cioè se la vita morale è autentica, questa deve necessariamente manifestarsi con maggiore attenzione verso gli altri. Cicerone lo chiama decorum, il 'decoro' che unisce dignità del sentire e dell'apparire. Applicata al criterio della giustizia, questa non consiste solo nel non fare del male agli altri, ma anche nel non offenderli (I, 99). Com'è evidente la giustizia, arricchita dal valore del decorum, rivela ed esalta la vera natura dell'uomo, in grado di esprimere la sua humanitas. Per fare qualche esempio, la ragione per cui dobbiamo (!) usare un linguaggio conveniente difronte agli altri, vestire dignitosamente nei luoghi di culto e nelle istituzioni, rispettare gli orari e i luoghi comuni nelle scuole, non è riconducibile solo all'imperativo delle regole condivise, ma anche perché ne comprendiamo il senso e manifestiamo l'adesione volontaria alle norme, testimoniando così quella bellezza, armonia, cura interiore che rendono la condotta giusta, provando una profonda gratificazione, realizzando se stessi e la propria umanità.  


Il compito oggi

Resta un compito prioritario oggi: ribadire con forza e convinzione la possibilità che abbiamo, in quanto esseri umani ragionevoli e responsabili, di poter perseguire la giustizia nel suo senso pieno. Non dobbiamo perdere la speranza di poter realizzare una società e un mondo in cui regni la giustizia. Credere, impegnarsi e lottare per questo fondamentale principio permette di cambiare la realtà in cui viviamo, intimamente segnata da una cultura malata, che produce ingiustizie, illegalità e prepotenze. Sappiamo che non è semplice scardinare questa mentalità. Ma rendendo le coscienze sensibili al rispetto delle leggi e maturando la dimensione etica nella vita delle persone, certamente il bene e la giustizia avranno un volto visibile nella storia. 


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