Search this site
Embedded Files
Botros - Giornale Culturale
  • Home page
    • Redazione 16 Gennaio 2026
    • Redazione 11 febbraio 2026
  • Botros n.26
  • Botros n.27
  • Botros n.28
  • Botros n.29
  • Botros n.30
  • Botros n.31
  • Botros n.32
  • Botros n.33
  • Botros n.34
  • Botros n.35
  • Botros n.36
  • Botros n.37
  • Botros n.38
  • Botros n.39
  • Botros n.40
  • Botros n.41
  • Botros n.42
  • Botros n.43
  • Botros n.44
  • Botros edizione straordinaria n.36/1
  • Botros edizione straordinaria n.41/1
Botros - Giornale Culturale
  • Home page
    • Redazione 16 Gennaio 2026
    • Redazione 11 febbraio 2026
  • Botros n.26
  • Botros n.27
  • Botros n.28
  • Botros n.29
  • Botros n.30
  • Botros n.31
  • Botros n.32
  • Botros n.33
  • Botros n.34
  • Botros n.35
  • Botros n.36
  • Botros n.37
  • Botros n.38
  • Botros n.39
  • Botros n.40
  • Botros n.41
  • Botros n.42
  • Botros n.43
  • Botros n.44
  • Botros edizione straordinaria n.36/1
  • Botros edizione straordinaria n.41/1
  • More
    • Home page
      • Redazione 16 Gennaio 2026
      • Redazione 11 febbraio 2026
    • Botros n.26
    • Botros n.27
    • Botros n.28
    • Botros n.29
    • Botros n.30
    • Botros n.31
    • Botros n.32
    • Botros n.33
    • Botros n.34
    • Botros n.35
    • Botros n.36
    • Botros n.37
    • Botros n.38
    • Botros n.39
    • Botros n.40
    • Botros n.41
    • Botros n.42
    • Botros n.43
    • Botros n.44
    • Botros edizione straordinaria n.36/1
    • Botros edizione straordinaria n.41/1

di Francesco Caliò
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.33 - Art. 26 Febbraio 2025]
 

Società multiculturale, un approccio narrativo


Premessa


Cosa è una società multiculturale? Che senso ha parlare di multiculturalismo? Esiste il multiculturale nelle società complesse? Quale è il prezzo sociale delle contaminazioni culturali e come reagisce la società di fronte a questa fenomenologia? Già questi primi spunti di domande ci calano nella enorme difficoltà interpretativa e semantica. Non basta infatti descrivere vantaggi e svantaggi del fenomeno, ma occorre un affondo più complesso alla luce anche e soprattutto delle politiche pubbliche sia interne che internazionali. Infatti, il fattore culturale assume da sempre un valore fondante di qualunque tipo di società e in ogni dimensione spazio temporale. 


L'essere multiculturale è indubbiamente una sfida sociale , il fenomeno è indissolubilmente legato alle migrazioni che hanno investito e investono l'intero pianeta. Questa peculiarità invero anche se presente in passato (si pensi ai migranti italiani che cercavano fortuna nelle Americhe agli inizi del secolo scorso), assume dei connotati particolarmente acuti nelle società attuali. In particolare, si può evidenziare come l'intreccio culturale sia particolarmente complesso nelle cd società avanzate, laddove il calo demografico acuisce i possibili conflitti. Multi-cultura e migrazione sono quindi fattori connessi e di non sempre facile interpretazione, troppe sono le variabili oggettive e soggettive che si intrecciano. 


Senza voler toccare il fenomeno a livello mondiale, ci è sufficiente già focalizzarci anche brevemente al caso europeo. E' possibile, senza dubbio affermare, che le migrazioni hanno modificato la struttura e le politiche dell'unione europea (problematiche legate all'integrazione sociale, al ricongiungimento familiare, alla cittadinanza, allo stanziarsi definitivamente in un paese straniero, divenendone così almeno in parte cittadino). L'accettazione dell'altro non è, né scontata né fluida, poiché le diversità culturali spesso sono antagoniste, soprattutto quando sono fondate su questioni religiose oltre che etniche. La stessa evoluzione storico sociale del continente europeo ha avuto come elemento fondante l'illuminismo, grazie ad esso molte delle arcaiche visioni medioevali sono state superate, sia sotto il profilo politico, sociale, scientifico e religioso. Ecco quello che è mancato in altri contesti sociali e geografici è proprio il non aver avuto una qualche forma di illuminismo, che nonostante tutte le criticità che lo hanno contraddistinto quale fenomeno culturale, avrebbe sicuramente garantito l'affrancarsi da parte delle popolazioni dai retaggi sociali/religiosi che ne hanno di fatto impedito lo sviluppo in senso laico delle società  stesse. 


Oggi assistiamo a conflitti rilevanti e di elevata criticità sociale, che derivano dalla mancata integrazione sociale di intere etnie. Non è semplice infatti l'accettazione dei costumi, della cultura di un altro popolo senza che si possa cadere nell'etnocentrismo, così come anche la stessa lettura politica del fenomeno migrazione e delle diverse culture, assume angolature spesso estreme o estremizzanti. La sociologia cerca di leggere dove e come si muove una società, ma allo stesso tempo trae anche le motivazioni socioeconomiche, religiose, politiche e financo culturali attraverso le quali il movimento o mescolamento cultuale avviene o non avviene, vuoi per ostacoli naturali, vuoi per ostacoli artificiali creati dall'uomo stesso. Fino agli anni 60, in Europa il fenomeno delle migrazioni era visto come temporaneo e reversibile, destinato ed indirizzato più che altro verso il colmare alcuni gap economici strutturali (mancanza di manodopera), i permessi di soggiorno erano legati ai permessi di lavoro, perdere il lavoro equivaleva ad essere espulsi . 


Oggi, si è aperta una visione plastica del multiculturalismo, quello definito in senso lato "accettabile" . Questo aspetto del fenomeno è legato al concetto di "convivenza collettiva" che rompe i confini nazionalistici e storici cercando di mediare tra tutte le variabili in gioco. Cosa ovviamente tutt'altro che semplice, usanze, credi religiosi, regole strettamente connessi all'appartenenza delle persone ai gruppi originari, possono rappresentare degli ostacoli insuperabili nonostante i tentativi di integrazione soprattutto da parte europea, almeno in via di principio, poiché poi in realtà assistiamo a vere e proprie chiusure dei confini. Non è un caso che anche in paesi laddove l'apertura era apparsa consolidata (si pensi all'esempio francese), si assiste vuoi per motivazioni elettorali, vuoi per rigurgiti nazionalisti, a non pochi dubbi ed incertezze sulle politiche pubbliche indirizzate a governare sia i flussi migratori che di converso l'intreccio delle culture in senso di apertura culturale. Alla contaminazione delle culture intese non come perdita dei propri modelli, bensì come arricchimento di visioni, fa eco la ratio che ognuno di noi ha una sua identità, essa però non è innata, ma costruita, dalle religioni, dalla politica, dal contesto familiare, dall'appartenenza ad un genere, non ultimo dalla società stessa come sistema. Quindi l'identità non ha una matrice naturale , ma essa è artefatta, costruita artificialmente. Oggi, questa identità è messa in profonda crisi, crisi dovuta proprio al fenomeno della globalizzazione, i confini stessi che taluni vorrebbero ancora rigidi con mura separatori diretti ad impedire la movimentazione umana nei fatti non hanno valenza, se non quella di acuire le diseguaglianze. 


Il problema sta proprio qui, nelle visioni neoliberiste da una parte e social democratiche dall'altra, le due concezioni o meglio i due modelli sociali, sono antitetici per natura ed effetti. I primi sanno produrre la ricchezza ma non la sanno o non la vogliono redistribuire, i secondi non sanno produrre ricchezza ma la sanno redistribuire. Ora la convivenza civile multiculturale è possibile solo laddove vi è il pieno rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e delle sue libertà. Questo non può avvenire se non si interviene su due versanti, quello delle diseguaglianze sociale da una parte e quella culturale dall'altra (intesa come processo formativo erga omnes). Sul primo punto ci si imbatte sulla stratificazione della società in classi, e anche se ci interroga se il concetto stesso di classe sociale oggi abbia ancora senso, la risposta non può che essere drammaticamente affermativa. Per quanto possa essere mutata la morfologia del concetto di classe sociale , poiché all'interno di un dato segmento non ritroviamo più quella chiara demarcazione di ceto del passato, biunivoca (classe dominante e classe dominata, proletariato e borghesia), ma multistratificata. Forse un parametro di diversificazione potrebbe essere il dato finanziario, la curva retributiva e quindi la possibilità di ognuno di poter attingere a determinati servizi e di soddisfare determinati bisogni che possano andare oltre quelli primari (quest'ultimi, ricordiamo non sono nemmeno accessibili a gran parte della popolazione mondiale). La classe è dunque una categoria relazionale, posizionata all'interno dei rapporti di poteri, questo ci consente forse e meglio di poter interpretare l'egemonia capitalistica e oligarchica a cui assistiamo in questi tempi (big pharma, big tech., etc).


Non si può negare che solo con le mescolanze culturali vi possa essere una crescita umana, sia individuale che come popolazione, il viaggiare, il conoscere i costumi, gli usi, il pensiero di altri popoli produce un effetto di apertura mentale legato alla conoscenza e alla concezione del se e dell'altro. Questo salto di qualità lo si può avere solo con la cultura, ma il potere (inteso qui in senso lato) non vuole né la cultura, né la società multiculturale. Troppo ghiotta infatti è la posizione di propensione diretta a sfruttate il consenso elettorale utilizzando argomenti caldi e spinosi. In breve, si desidera il migrante come bracciante lavorativo a basso costo, ma non si vuole la sua partecipazione sociale, e la reazione è presto fatta (non mi integro perché tu non me lo permetti). La società non multiculturale, ovvero classificata, è un fiore all'occhiello del neoliberismo dei tempi attuali. Non si vuole affatto un'umanità coesa, si foraggiano i conflitti civili in molte aree del pianeta, si forniscono armi ai cd signori della guerra, e anche paesi ricchissimi di risorse naturali continuano a versare in condizioni di sottosviluppo arcaico, con le popolazioni in balia di costoro, le migrazioni per motivi bellici sono un dato di fatto purtroppo, si tratta di veri e propri esodi. 


Le religioni sono quasi sempre utilizzate quale pretesto divisorio di valori, con posizioni estreme e oltranziste. Una società che non crede nella parità di genere, che non spinge affinché ciò avvenga, non ha futuro. Non mancano purtroppo le spinte reazionarie teocratiche di interi stati (il caso Afghanistan è emblematico), ma non sono nemmeno minimi anzi, piuttosto diffuse le tendenze e i tentativi di consolidare principi religiosi arcaici anche in Europa, con la pretesa di assumere in stati e ordinamenti democratici e laici una visione della vita che cozza con i diritti fondamentali umani della libertà. Questo ci fa capire l'enorme difficoltà di addivenire ad un processo multiculturale virtuoso, gli ostacoli sono molteplici e non sempre di facile risoluzione, anzi non è escluso che non lo siano affatto. Il rapporto osmotico sociale è quindi fortemente ostacolato per la mancata accettazione di valori che, per quanto fortemente radicati non sono qualificati come imprescindibili. Il dialogo non basta, occorre evolversi e al momento l'umanità non è in grado di fare questo balzo. 


Storicamente l'evoluzione delle società ha avuto diciamo due momenti, una definita società rurale, ha conosciuto praticamente un periodo multisecolare, l'altro, quello della società industriale che di fatto si è presentata da due secoli circa. Quest'ultima ha generato a sua volta come modello sociale la società cd post moderna, che tutti abbiamo sotto lo sguardo, con una contrapposizione economica e finanziaria tra chi domina e chi è dominato, persino la scelta elettorale ha perso l'aspetto valoriale, tutto viene deciso in poche stanze e da pochi individui o entità sovranazionali. Viene alla memoria il dualismo di Claude Lévi Strauss , secondo il quale nella storia umana due sono le strategie utilizzate per risolvere la criticità della diversità dell'altro. 


La prima definita antropoemica che consiste nel vomitare, nel rigettare, sputare fuori tutto ciò che è considerato estraneo e alieno, vietare persino il contatto fisico, con varianti estreme che si realizzano con la soppressione, la deportazione, la ghettizzazione. 


La seconda è definita antropofagica, che si muove in senso inverso, con assimilazione al divorare, digerire assorbire e processare i corpi estranei quasi fosse un metabolismo, in modo che l'assorbito non abbia più alcuna identità culturale. L'auspicio che nasca un terzo modello sociale, teorizzato da De Masi, ma oggi come ieri l'idea di un mondo aperto non appare realizzabile, anzi, le visioni distopiche di autori come G. Orwell  partorite in momenti storici impensabili (scritto nel 1948) sembrano addirittura superate dalla realtà di oggi.                  


 

1  Laura Zanfrini, Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Laterza, 2016.

2  Domenico De Masi, Conversazioni sul futuro, Paper first, 2024.

3  Loredana Sciolla, Processi e trasformazioni sociali, la società europea dagli anni sessanta ad oggi, Laterza, 2009.   

4  Maurizio Ambrosini, Multiculturalismo e cittadinanza, in Processi e trasformazioni sociali, la società europea dagli anni sessanta ad oggi, Laterza, 2009.

5  Umberto Galimberti, La nuova identità senza la protezione dell'appartenenza, Feltrinelli, 2007. https://www.feltrinellieditore.it/news/2007/01/02/umberto-galimberti-la-nuova-identita-senza-la-protezione-dellappartenenza-7824/ 

6  Emilio Gardini, Classi, contraddizione della società capitalistica, Motus, 2024.

7  Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2011.

8  George Orwell, 1984, Mondadori, 2019. 




lascia qui un tuo commento

- Clik qui sotto sulle nuvolette -


࿐。゚fine 。゚࿐



Google Sites
Report abuse
Page details
Page updated
Google Sites
Report abuse