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di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.33 - Art. 26 Febbraio 2025] 

Migrazioni, una storia (anche) umana



L'umanità è stata e sarà sempre in movimento. Né più né meno di ogni altro elemento che anima l'universo. Anche se il termine "migrazione" richiama, soprattutto nell'epoca attuale, il processo di spostamento di masse di individui da un'area geografica ad un'altra. Tutto è cominciato circa 200mila anni fa con la comparsa in Africa di homo sapiens. Da lì i nostri antenati si sono spostati verso altre parti del mondo causando la colonizzazione di Europa, Asia, Australia e, in seguito, delle Americhe. 


Qualche millennio dopo, popolazioni nomadi come i Mongoli e gli Unni (i "barbari" per i romani) si sono spostate in vaste aree, portando a contatti culturali e conflitti. La migrazione di popoli germanici e altre tribù verso l'Impero Romano ha contribuito al suo crollo nel V secolo. 


Tra l'VIII e l'XI secolo, i Vichinghi migrarono dall'Europa settentrionale verso le isole britanniche, l'Islanda, la Groenlandia e persino il Nord America, mentre nello stesso periodo l'espansione dell'Islam portò a significativi movimenti di popolazione, con la diffusione della cultura araba in Nord Africa e in Spagna. 


Con la scoperta delle Americhe, nel '500, iniziarono le migrazioni europee in massa verso quelle destinazioni, portando a una fusione di culture, ma anche a conflitti e colonizzazione dovuti in particolare alla pratica diffusa della tratta degli schiavi, una vera e propria deportazione di milioni di africani che ha provocato impatti devastanti sulle loro culture e società.


In epoca moderna, con la rivoluzione industriale, le persone si sono spostate dalle campagne verso le città in cerca di lavoro, trasformando dall'interno le strutture sociali ed economiche dei rispettivi Paesi. D'altra parte, guerre del secolo scorso, come quelle nei Balcani, in Siria e in Afghanistan, hanno causato migrazioni forzate su larga scala, in particolare nell'area occidentale dell'Europa. 


Oggi, con il fenomeno della globalizzazione, la mobilità è aumentata per motivi di lavoro, studio e ricerca di migliori condizioni di vita. Ma anche per ragioni ambientali: il (controverso) cambiamento climatico incide in misura sempre maggiore sui flussi migratori di coloro che lasciano aree colpite da disastri naturali o interessate da condizioni climatiche difficili.


Come si può notare da questa rapida carrellata storica, le migrazioni hanno giocato da sempre un ruolo cruciale nella storia umana, influenzando culture, economie e società in modi significativi e comportando allo stesso tempo svantaggi e benefici per le varie comunità. Sotto un profilo per così dire "emotivo", il fenomeno migratorio è vissuto con favore o avversione secondo le diverse prospettive dalle quali esso viene considerato: dal punto di vista di chi ospita (nel caso di "immigrazione"); dal punto di vista di chi è ospitato (nel caso di "emigrazione"). 

Trattandosi di una realtà complessa, che coinvolge molteplici aspetti - economici, sociali, culturali, religiosi, politici e perfino biologici - i pro e i contro sono considerati tali proprio in forza di queste differenti punti di osservazione. 


Si è visto come le ragioni che spingono le persone a migrare possono variare, includendo la ricerca di opportunità lavorative, la fuga da conflitti, persecuzioni o condizioni di vita insostenibili. In proposito il Parlamento europeo ha individuato tre principali fattori "scatenanti" - di ordine socio-politico, demografico-economico e ambientale - suddividendoli in "fattori di spinta" (i motivi che spingono le persone a lasciare il proprio paese) e in "fattori di attrazione" (i motivi per cui le persone si spostano verso un determinato paese). 


Fattori socio-politici

Tra questi si annoverano le persecuzioni etniche, religiose, razziali, politiche e culturali. Anche la guerra o la minaccia di un conflitto e la persecuzione da parte dello stato sono fattori determinanti per la migrazione. Tutti costoro possono essere definiti "profughi" o "migranti umanitari", una condizione che influenza la loro destinazione in quanto ci sono Paesi che hanno un approccio più liberale di altri per quanto riguarda l'accoglienza dei richiedenti asilo. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, che rappresenta il fulcro del diritto internazionale umanitario, questi migranti vengono accolti solitamente nel Paese più vicino che accetta richiedenti.

Nel 2019, nell'UE è stato riconosciuto lo statuto di protezione a circa 385mila richiedenti asilo, oltre un quarto dei quali provenienti dalla Siria, seguiti da profughi afgani e venezuelani; e negli ultimi anni le persone che arrivano in Europa per questi motivi sono in continuo aumento.


Fattori demografici ed economici

Fattori come l'invecchiamento o la crescita della popolazione possono influire sia sulle opportunità lavorative nei Paesi d'origine sia sulle politiche d'immigrazione nei Paesi di destinazione.

L'immigrazione demografica ed economica è legata alle scarse condizioni di lavoro e agli alti tassi disoccupazione. In una parola: allo stato di salute generale dell'economia di un Paese. Tra i fattori di attrazione ci sono salari più alti, maggiori possibilità di lavoro e opportunità di studio, migliore qualità della vita. 

Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, nel 2019 erano circa 169 milioni i lavoratori migranti nel mondo, ovvero le persone che migrano per trovare lavoro, pari a oltre due terzi dei migranti internazionali. Quasi il 70% si trovava in Paesi ad alto reddito, mentre solo il 3,4% in Paesi a basso reddito.


Fattori ambientali

L'ambiente è da sempre una delle cause della migrazione: le persone scappano da disastri naturali come inondazioni, uragani e terremoti. Con i cambiamenti climatici in corso si prevede un peggioramento della situazione e quindi un aumento del numero di persone in movimento.

Fattori come crescita della popolazione, povertà, sicurezza umana e conflitti rendono difficile calcolare con precisione il numero di migranti ambientali presenti nel mondo. Le stime variano dai 25 milioni a un miliardo di migranti ambientali entro il 2050.


Detto, sia pure sommariamente, delle cause, vediamo quali possono essere le soluzioni. Premesso che la questione è oggi diventata divisiva tra chi sostiene una visione prettamente umanitaristica e chi, invece, è fautore di una accoglienza graduale e selezionata delle popolazioni migranti, nel mezzo dei due poli vi sono posizioni variamente sfumate. 


L'Unione europea sta affrontando le problematiche connesse al fenomeno ponendosi due obiettivi: la gestione dei richiedenti asilo e la protezione delle frontiere esterne. Perciò incoraggia l'immigrazione legale dei lavoratori per affrontare la carenza di manodopera, colmare le lacune di competenze e stimolare la crescita economica. Tali principi vengono applicati mediante procedure regolatorie come il rilascio di una Carta Blu, rivolta ai cittadini extracomunitari in possesso di una laurea o di un titolo equipollente, del Permesso Unico, un'autorizzazione combinata di lavoro e soggiorno rilasciata per un massimo di due anni, e del riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo, che consente alle persone provenienti da paesi extra UE di soggiornare, lavorare e circolare liberamente nel territorio europeo per un periodo indefinito.


Un nuovo Patto Ue su immigrazione e asilo ha portato, nell'aprile dello scorso anno, il Parlamento a rielaborare la materia, in particolare il regolamento di Dublino, che determina il Paese responsabile del trattamento di ogni richiesta di asilo. Le nuove regole, basate sulla solidarietà e su forme di sostegno flessibili, prevedono procedure migliori e più rapide e diversi tipi di sussidi da parte dei Paesi europei, tra cui contributi finanziari o la fornitura di supporto operativo e tecnico.


Nel 2022 il numero totale di cittadini extracomunitari stabilitisi regolarmente in Europa ha raggiunto i 5,1 milioni, mentre un numero significativo di migranti entra nell'Ue senza possedere le autorizzazioni richieste. Nel 2015 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Unione hanno raggiunto la cifra record 1,83 milioni; nel 2023 il numero si è attestato intorno a 380mila, il più alto dal 2016.


Ma la natura e l'entità del fenomeno impongono valutazioni ulteriori rispetto ai "semplici" numeri. Per entrambe le parti - migranti e autoctoni - il processo migratorio rappresenta una vera e propria sfida culturale e sociale: una sfida di coesistenza. 


Le tensioni e i dibattiti sulle politiche di immigrazione e integrazione sono temi di grande attualità in molti Paesi del mondo, soprattutto in Occidente, dove si registra il maggior impatto del fenomeno migratorio, in molti casi generato da politiche economiche infauste da parte degli stessi Paesi del "primo mondo". 


Fattori sociali, economici e culturali, quali la sicurezza interna e i principi di legalità, l'erogazione di servizi socio-sanitari, i livelli occupazionali e abitativi, le trasformazioni demografiche sono oggi i principali parametri con i quali i governi devono misurarsi per conciliare le diverse esigenze del consorzio umano. 


Regolamentare i flussi migratori appare senza dubbio necessario per garantire il rispetto dei diritti umani e la coesione sociale. Ma per far questo non bastano le regole su rimpatrio e asilo o le politiche di accoglienza basate sull'integrazione linguistica/culturale. Occorre promuovere un dibattito informato, basato su dati oggettivi e non su percezioni spesso enfatizzate dai media. E occorre soprattutto avviare un efficace programma di cooperazione internazionale tra paesi di origine, transito e destinazione e sviluppare programmi di aiuto per affrontare le cause profonde dell'immigrazione, come la povertà e i conflitti.


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