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di Jan Domenico Puccio
(https://t.me/jandomenico) [Botros n.32 - Art. 18 Gennaio 2025] 

Il Bullismo nello Sport


Il bullismo è qualcosa che, purtroppo, molti di noi conoscono, sia perché l’hanno subito, sia perché l’hanno visto succedere. È un problema che può colpire ovunque, persino nei posti dove dovrebbe esserci solo divertimento, come lo sport. Quando pensiamo allo sport, immaginiamo lavoro di squadra, amicizia e divertimento, ma non sempre è così. A volte, dietro a una partita o a un allenamento, ci sono ragazzi che soffrono per colpa di altri.


Ma cos’è esattamente il bullismo nello sport? È quando qualcuno prende di mira un compagno di squadra o anche un avversario per farlo sentire inferiore. Può succedere in tanti modi: con prese in giro, esclusioni dal gruppo, insulti o, nei casi peggiori, con aggressioni fisiche. Il bullismo può venire da chiunque: compagni, allenatori o addirittura genitori troppo esigenti.


Perché succede? 

Spesso, chi fa il bullo vuole sentirsi più forte o migliore degli altri, magari perché ha paura di non essere abbastanza bravo. A volte, la pressione per vincere diventa così alta che ci si dimentica che lo sport è prima di tutto un gioco. Altre volte è semplicemente un modo per sfogare la rabbia o l’insicurezza su chi sembra più debole.


Le conseguenze del bullismo sono terribili. Chi lo subisce può sentirsi solo, triste e inadeguato. Alcuni ragazzi finiscono per odiare lo sport e abbandonarlo, perdendo così una cosa che potrebbe farli crescere e stare bene. Altri si chiudono in sé stessi o smettono di credere nelle proprie capacità.


Purtroppo ci sono molti casi concreti di bullismo nello sport, che coinvolgono atleti di diverse età e discipline. 

Alcuni di questi episodi hanno avuto un grande impatto mediatico, mettendo in luce quanto il problema possa essere serio e radicato. 


Ecco alcuni esempi reali per comprendere meglio il fenomeno:


Bullismo tra compagni di squadra

Calcio giovanile: In alcune squadre, i ragazzi più talentuosi o esperti prendono di mira i compagni meno bravi, insultandoli o escludendoli durante gli allenamenti. In un caso noto, un ragazzo è stato costretto a lasciare la squadra dopo essere stato preso di mira per il suo aspetto fisico e le sue prestazioni in campo. Questo tipo di bullismo, a lungo andare, può far perdere fiducia in sé stessi e portare all'abbandono dello sport.


Bullismo da parte degli allenatori

Ginnastica artistica: Allenatori troppo severi hanno spesso imposto standard irrealistici agli atleti, umiliandoli pubblicamente per i loro errori o per non aver raggiunto determinati risultati. In alcune storie emerse nel tempo, gli allenatori hanno usato critiche pesanti e commenti offensivi, come accaduto a una giovane ginnasta che ha subito body shaming per il suo peso, spingendola a sviluppare disturbi alimentari.


Cyberbullismo nello sport

Social media e atleti: Con l’aumento dell’uso dei social media, alcuni giovani atleti sono stati presi di mira online da compagni di squadra o avversari. In un caso specifico, un portiere di una squadra di calcio giovanile è stato deriso pubblicamente in un gruppo di WhatsApp creato dai suoi compagni dopo un errore durante una partita. Questo tipo di bullismo può amplificare l’impatto emotivo, poiché i contenuti offensivi raggiungono un pubblico più ampio.


Bullismo nelle squadre professionistiche

Riti di iniziazione abusivi: In alcune squadre professionistiche o universitarie, i nuovi membri vengono sottoposti a "rituali di iniziazione" che, invece di essere scherzi innocenti, si trasformano in veri e propri abusi. Ci sono stati casi di atleti costretti a compiere azioni degradanti o subire maltrattamenti fisici. Negli Stati Uniti, un noto caso nel football americano universitario ha portato a indagini e sanzioni contro una squadra dopo che alcuni giovani giocatori avevano denunciato abusi subiti dai veterani.


Genitori e pressione eccessiva

Sport individuali: A volte, i genitori possono diventare bulli verso i propri figli, criticandoli in modo distruttivo o esigendo prestazioni impossibili. In uno sport come il tennis, ci sono stati episodi in cui i genitori hanno insultato i loro figli davanti a tutti, causando loro un forte stress emotivo e un rifiuto verso la pratica sportiva.


"

Matteo Berrettini, noto tennista italiano, ha condiviso pubblicamente le sue esperienze di cyberbullismo, sottolineando l'impatto negativo che i commenti offensivi sui social media possono avere sulla salute mentale degli atleti. Nonostante i successi ottenuti in carriera, Berrettini ha dichiarato: "Non sono mai stato vittima di bullismo, ma ho subìto e subìsco tuttora il cyberbullismo: non si può immaginare quanto siano brutti i commenti dei follower dopo una sconfitta e quanto possano ferire chi ogni giorno dà il massimo in ogni partita."

(Repubblica)


Per affrontare questa problematica, Berrettini è diventato testimonial del progetto "Spalla a Spalla" promosso da Head&Shoulders in collaborazione con l'Associazione FARE X BENE. L'iniziativa mira a sensibilizzare ed educare giovani e adulti sul tema del bullismo e del cyberbullismo, coinvolgendo fino a un milione di persone attraverso attività formative in 20 istituti scolastici italiani.


Questa esperienza sottolinea l'importanza di promuovere un uso responsabile dei social media e di sostenere iniziative che combattono il bullismo in tutte le sue forme, garantendo un ambiente più sano e rispettoso per tutti. 

"


Come possiamo cambiare le cose? 

Prima di tutto, è importante parlare. Se subisci o vedi episodi di bullismo, non devi aver paura di dirlo: ai tuoi genitori, a un allenatore o a un amico. Non sei mai solo, e ci sono sempre persone pronte ad aiutarti. Anche gli allenatori e i responsabili delle squadre devono fare la loro parte, creando un ambiente sicuro e intervenendo subito se qualcosa non va. E poi, ricordiamoci tutti che lo sport dovrebbe essere un posto dove ci si aiuta a migliorare, non a sentirsi peggio.


In fondo, lo sport è una scuola di vita. Ci insegna a lavorare insieme, a rispettare le regole e a non arrenderci mai. Se ognuno di noi si impegna a rendere il proprio ambiente sportivo più accogliente, il bullismo non avrà più spazio. E allora sì, potremo davvero dire che lo sport è per tutti.

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