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di Francesco Caliò
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.32 - Art. 18 Gennaio 2025]
 

Il bullismo oltre


Premessa


Il bullismo è a tutti gli effetti un fenomeno sociale , tra disagio e devianza, tra trasgressione narcisistica ed esibizionismo estremo. In quanto fenomeno sociale non ha una sola causa, ma diverse ed appare radicato nelle società in maniera diversificata, sia sotto il profilo strutturale (macro), sia sotto il profilo individuale (micro). Il rapporto causa effetto è quindi molto complesso. Persino la comunicazione del fenomeno è molto controversa, non mancano infatti tendenze emulative dei comportamenti di bullismo. Questo aspetto è ancor più preoccupante, poiché si ingenerano soprattutto nelle fasce giovanili figure astratte, ipotetiche ma mitizzate, quasi a voler rimarcare che essere bullo è uno status sociale da invidiare, legato ovviamente al potere. Non indagheremo in questo scritto gli aspetti tipici del fenomeno in quanto la letteratura in materia è ormai copiosa, ma si cercherà di dare una chiave di lettura in un certo senso diversa ma generalizzata poiché il fenomeno investe ogni ambito delle società e con diverse morfologie.



La variabile ambientale

Gli studi di Bandura sono considerati delle vere e proprie linee guida, in particolare quelli sul cd "disimpegno morale" che prevede l'attribuzione della colpa alla vittima, anche se lo studioso che per primo ne ha qualificato le caratteristiche è stato Dan Olweus indirizzando il focus sulla prevaricazione ai danni di un singolo da parte di uno o più soggetti coalizzati (clan), insomma, un abuso di potere in senso pieno . Generalmente in sociologia si hanno due categorizzazioni di analisi, una cd soft e l'altra hard. La prima punta la lente d'ingrandimento sulle relazioni umane, la seconda volge lo sguardo alla struttura sociale. 


Storicamente, il fenomeno del bullismo non è affatto recente, anzi i lineamenti comportamentali tipici del fenomeno sono presenti quasi in ogni epoca storica, anche se con le dovute distinzioni, la prevaricazione mirata che cagiona un danno fisico o psicologico su un altro soggetto ha radici antiche e per certi versi a livello macro è legato alla stratificazione sociale, le classi sociali ricche (la vecchia aristocrazia per esempio, prima ancora i signori feudatari) hanno posto le basi per l'istituzionalizzazione di un abuso di potere ai danni delle classi sociali meno abbienti. Chi non ricorda lo "ius primae noctis" da parte dei signori per esempio; In realtà si trattava di un modo come un altro di prevaricazione sulla fascia più debole della società e si finalizzava nell'estorcere altro danaro o beni di prima necessità ai poveri, in un certo senso equivale a paga e riscatta . 


Certo, la fisionomia sociale del comportamento prevaricante oggi è diversa, trasversale e ambigua, ne esistono diverse forme e ognuna con caratteristiche ben definite . Generalmente aggregazioni come baby gang o similari (fenomeno maranza) si sposano con situazioni di disagio e malessere sociale, l'emarginazione sociale determina un collante tra individui (si formano i clan) aventi in comune i medesimi caratteri. Il gruppo cosi formato si autoalimenta attraverso la micro criminalità (spaccio, estorsioni, furti o anche semplice aggregazione da branco spavaldo), l'emulazione di modelli grotteschi che ritroviamo spesso nella trap  (che di fatto non ha creato modelli negativi ma ne ha ripreso i contenuti già esistenti nella società amplificandone l'ampiezza), restituiscono sensi di appartenenza in senso deviante, sfregiante delle regole eteronome e sociali con la violenza e l'odio utilizzati come valvola di sfogo soprattutto contro le donne viste come oggetto ad uso e consumo soprattutto sessuale. Per cui il pensare di violare una norma è sintomo di appartenenza ad un gruppo, pestare o ricattare un compagno rappresenta una forma di crescita esponenziale verso gli altri, ostentare comportamenti spavaldi realizzano sicurezza e senso di sfida. 


L'era digitale o virtuale


Oggi, con l'avvento delle piattaforme social, il fenomeno ha assunto però dimensioni molto gravi, ognuno di fatto ha la possibilità di porre in essere comportamenti verbali amplificati che generano da parte loro reazioni a catena senza limiti e spesso completamenti sconnessi da qualsiasi logicità ma dettati da motivazioni varie, dalla noia alla mania di protagonismo, dallo sfogo soggettivo per malesseri individuali alla rabbia inespressa che sfocia poi in insulti senza fine. Non è un caso che molti studiosi legano il fenomeno del bullismo alla carenza di scolarizzazione effettiva (i risultati invalsi tracciano un panorama molto triste, il 51% degli studenti che esce dalle medie, sa leggere ma non ne comprende il senso, che tradotto equivale a leggo ma non capisco). Quindi nelle fasce giovanili, l'abbandono scolastico in età adolescenziale determina l'humus, il fertilizzante necessario per creare il fenomeno. 


Internet, nella sua vesta più aggressiva e subdola rappresenta il vero motore del cyberbullismo per come è stato sopra descritto. Interessante è a riguardo il neologismo coniato dal dizionario di Oxford a fine 2024, relativa all'espressione "brain rot" , che tradotto significa cervello marcio o putrefatto. Il riferimento è appunto al disimpegno mentale, allo stato mentale di una persona che viene calato in un consumismo di scarso e di nullo valore, con contenuti presenti in rete banali e svalutativi che annichiliscono i cervelli, mandandoli appunto in putrefazione intellettiva. La società del consumo sposta quindi l'interesse sociale massivo verso la banalità, niente libri, niente letture, niente approfondimenti. Si legge pochissimo e male, tra l'altro il divario, la forbice tra sud e nord è sempre più accentuato, con un meridione che si sposta sempre più come vagone terminale nel vero senso del termine. 


I social hanno in questo senso sostituito le scuole, le famiglie, e i danni sociali sono evidenti. Se riflettiamo su questi aspetti non difficile scoprire che uno dei primi e grandi lungimiranti sull'evoluzione delle società fu Keynes che nel suo discorso ai capi di stato del 1930 tracciava il futuro del rapporto uomo/lavoro nell'evoluzione delle società. In questo rapporto lo studioso (che banalmente viene sempre e soltanto citato per le indicazioni da economista interventista) prospettava e prevedeva come sarebbe stata la società dei nipoti, quella che vedeva meno lavoro e più impegno mentale, meno produzione umana e più intelletto, meno materialismo e più cultura. Come ricorda De Masi, per keynes , solo la cultura può salvare l'uomo dalle catene dello sfruttamento e dal consumismo e oggi dal virtuale e dalla rete. Ecco, anche fenomeni come il bullismo trovano matrice in assenze culturali, mancano forse da questo punto di vista politiche pubbliche che piuttosto che essere soltanto passive (proibitive, punitive), siano anche attive e partecipative. 


Non bastano solo i proclami, ma occorrono azioni positive, divulgative e di coinvolgimento emotivo delle fasce giovanili in percorsi che possano spostare l'interesse dei ragazzi dal futile alla ricerca effettiva e di coltivazione di valori unanimi che abbiamo nel rispetto della dignità umana il proprio fulcro. Da non dimenticare è anche la tendenza al una mancata integrazione dei figli di immigrati nati in Italia (etichettati di seconda generazione) all'interno della società. Questo aspetto qui soltanto sfiorato ha una doppia immagine, dal un lato è la società a non essere pronta ad una integrazione effettiva, dall'altra vi è anche una non volontà ad integrarsi nella cultura del paese ospitante (soprattutto laddove è presente una forte connotazione religiosa di tipo arcaico, o anche per senso di non appartenenza ma di riluttanza o peggio di odio).  Persino il giovane Einaudi (quello più estremista e radicale) già ad inizio 900 descriveva lo stato stesso come nemico della cultura, secondo il quale il potere non ama la scuola, che deve essere ad appannaggio di poche elite, la massa invece relegata al lavoro manuale e strettamente produttivo. Meno scuola voleva dire meno teste pensanti, ed oggi il paradigma è pericolosamente ritornato, si tagliano i fondi alla scuola pubblica, alla ricerca, ed è sempre più difficile per le famiglie consentire ai propri figli la frequenza di istituti formativi all'altezza della complessità sociale. 


Oggi nessuno legge, più va male la scuola più il potere cresce, perché il potere cresce nell'ignoranza delle masse e come sostiene Nietzsche quando il popolo diventa gregge cerca l'animale capo, ed oggi stiamo galoppando velocemente in questa direzione e non solo in Italia . Bullismo e cyberbullismo  per alcuni aspetti si equivalgono, diversi sono i tempi di in cui sono apparsi, il primo appartiene ad una società cartolare, il secondo a quella digitale, cambiano le modalità di rappresentazione ma gli atti spesso sono equivalenti, ma in quella virtuale si amplia la tipologia di eventi lesivi con una diffusione ad ampio raggio delle devianze (si pensi alla diffusione di video hard sul web, spesso senza che la vittima ne sia cosciente, e quindi a sua totale insaputa) che terminano purtroppo con tragedie, tanto è il peso che la vittima deve sopportare. 


Vi è pertanto stato uno sdoganamento del fenomeno grazie a questi strumenti, mal gestiti e liberamente fruibili da tutti, si è perso il senso del limite, la violenza fisica e verbale assume una connotazione iperattiva, e di converso il senso stesso della parola si è svilito e con esso il senso dell'umanità. E' forse come scrive Galimberti una fenomenologia legata ad una mitizzazione di idee malate e malsane che non sono avvertite come tali e che per questo motivo si diffondono senza trovare resistenze , motivo per il quale certi fenomeni esistono non soltanto per le scelte individuali dei singoli, ma anche per una connotazione strutturale della società.          

 

[1] Anna Civita, Il bullismo come fenomeno sociale, Franco Angeli, 2006.

[2] Dan Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti editore, 2001.

[3] R. Allen, Storia economica globale, Il Mulino, 2013.

[4] Rachele Robba, Bullismo e disagio giovanile, Edizioni Epokè, 2024.

[5] Silvestro Lecce, Federica Bertin, Generazione Trap, Mimesis, 2021.

[6] Cleto Corposanto, Cervelli senza più letture, su Mimì, inserto culturale del Quotidiano del 15 Dicembre 2024.

[7] Domenico De Masi, Conversazioni sul futuro, PaperFirst, 2024.

[8] Umberto Galimberti, Il potere vive nell’ignoranza delle folle.

[9] Anna Livia Pennetta, Bullismo, Cyberbullismo e nuove forme di devianza, Giappichelli, 2019.

[10] Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, 2009.



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