di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.32 - Art. 18 Gennaio 2025]
Oltre la vittima:
comprendere il bullo per spezzare la catena
Il bullismo, piaga sociale che si insinua tra i banchi di scuola e negli spazi virtuali, è stato al centro della nostra attenzione in questo mese.
Abbiamo esplorato le sue molteplici sfaccettature con l'ausilio delle scienze umane, dando voce a esperti e, soprattutto, ai ragazzi, protagonisti e testimoni di questo fenomeno dilagante. Le loro storie, intrise di dolore e coraggio, ci hanno ricordato l'urgenza di un intervento che vada oltre la mera repressione.
È innegabile che la vittima del bullismo debba essere al centro della nostra preoccupazione. Dobbiamo fornirle gli strumenti necessari per affrontare la sofferenza, per uscire dal tunnel della paura e dell'isolamento, per ricostruire la propria autostima.
La psicologia, la pedagogia, la sociologia ci offrono preziosi spunti per elaborare strategie di intervento efficaci, per creare un ambiente scolastico e sociale protettivo e inclusivo.
Tuttavia, ritengo che il nostro sguardo debba allargarsi, abbracciando anche l'altra faccia della medaglia: il bullo. Chi è questo ragazzo o questa ragazza che infligge sofferenza ai propri coetanei? Quali sono le ragioni profonde del suo comportamento aggressivo?
Spesso, dietro la maschera del prepotente si cela una fragilità nascosta, un disagio inespresso, una storia personale segnata da carenze affettive, modelli educativi inadeguati o esperienze traumatiche.
Non si tratta di giustificare il bullo, di assolverlo dalle sue responsabilità. Si tratta, piuttosto, di comprenderne le motivazioni, di individuare i segnali di disagio, di intervenire precocemente per interrompere la spirale di violenza.
Solo così potremo spezzare la catena del bullismo, offrendo a tutti i ragazzi, vittime e aggressori, la possibilità di crescere in un clima di rispetto e di serenità.
Il bullismo è un problema complesso che richiede un approccio multidisciplinare e integrato. Scuola, famiglia, istituzioni, società civile devono collaborare per creare una rete di supporto e di prevenzione. Dobbiamo educare i ragazzi all'empatia, al rispetto delle differenze, alla gestione dei conflitti.
Dobbiamo insegnare loro a riconoscere e a rifiutare ogni forma di violenza, verbale, fisica o psicologica.
Solo investendo nell'educazione e nella prevenzione potremo costruire un futuro in cui il bullismo sarà solo un triste ricordo.