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di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.32 - Art. 18 Gennaio 2025] 

Il bullismo in politica? Tossine per la democrazia 



Il bullismo, pur essendo spesso associato a contesti scolastici e giovanili, è un fenomeno che può manifestarsi in molteplici ambiti, inclusi gli ambienti della politica e della pubblica amministrazione. Le dinamiche di prevaricazione, intimidazione e abuso di potere sono caratteristiche che possono emergere in modo sistematico in questi contesti, influenzando il funzionamento stesso delle istituzioni.


In ambito politico, la prevaricazione può manifestarsi attraverso l'uso della propria posizione di potere per sopraffare o marginalizzare gli avversari o i collaboratori. Politici in posizioni di potere possono esercitare la loro influenza per ostacolare il lavoro di altri, manipolare informazioni o favorire decisioni che avvantaggiano solo una parte: un atteggiamento che genera un clima di sfiducia e paura, in cui le persone si sentono costrette a conformarsi o a tacere per evitare ritorsioni.


L'intimidazione è un altro strumento utilizzato in politica per mantenere il controllo dello status quo. Può manifestarsi tramite minacce, dirette o indirette, sia nei confronti di avversari che di funzionari pubblici. Le tecniche di intimidazione sono varie e spesso raffinate: sapienti insinuazioni, campagne denigratorie e persino l'uso di pressioni legali o amministrative per mettere a tacere le critiche; comportamenti che non solo danneggiano le vittime, ma possono anche avere un effetto paralizzante su chi osserva, contribuendo a creare un ambiente di paura.


Tali dinamiche riflettono l'aspetto centrale del bullismo: l'abuso di potere. Per restare all'ambito politico, dove è più frequente riscontrare simili condotte, quando un leader utilizza la sua autorità per perseguire interessi personali o per punire chi dissente, si crea una cultura di impunità che può portare a pratiche corruttive e all'erosione della democrazia. Se si pensa all'assegnazione arbitraria di incarichi, alla manipolazione di procedure burocratiche o finanche alla repressione di libertà civili (il Covid ne è esempio lampante), si capisce bene la pericolosità (e la deriva) di queste dinamiche, poiché minano la qualità della governance, affievoliscono la partecipazione civica contribuendo in tal modo a creare un clima di disillusione tra i cittadini. 

Riconoscere e combattere queste pratiche è fondamentale per promuovere un ambiente di lavoro sano, una governance responsabile e una società democratica più forte. 


Inoltre, in particolare in un sistema democratico, il meccanismo che genera il potere (e il suo abuso) è particolarmente perverso poiché presuppone la ricerca del libero consenso. Un esempio? 

In ambito politico, un leader può cercare il consenso all'interno del proprio partito, escludendo o attaccando pubblicamente i dissidenti. In questo caso, il comportamento intimidatorio verso chi esprime opinioni contrarie può essere visto come una forma di bullismo, poiché si cerca di mantenere il controllo e il potere attraverso la paura della ritorsione. Ma anche la mancata rivendicazione del senso di appartenenza a una famiglia politica può essere considerata come punto di discrimine tra chi aderisce e chi avversa la linea del leader.

Senza dire di un fenomeno sempre più evidente e preoccupante: la violenza del linguaggio politico, amplificata (e sovente incoraggiata) nei talk televisivi. Insulti, minacce, una retorica aggressiva sono espressioni di uno stile comunicativo che riflette non solo mancanza di rispetto per l'avversario, ma contribuisce anche a creare un clima di tensione e polarizzazione nella società. 


In che modo? 

Ad esempio attraverso la svalutazione dell'avversario: insulti e attacchi personali servono a ridurre l'autorevolezza dell'opponente, creando un'immagine negativa che può influenzare l'opinione pubblica.

Oppure creando un "nemico": la retorica violenta spesso polarizza il dibattito, trasformando le differenze politiche in conflitti personali. Questo approccio alimenta un clima di ostilità e divisione, dove l'altro è visto come un avversario da combattere piuttosto che come un interlocutore.

O ancora mediante la manipolazione delle emozioni. Utilizzare un linguaggio provocatorio può suscitare reazioni emotive forti, come paura o rabbia, che distolgono l'attenzione da argomenti razionali e costruttivi.


Ma il linguaggio violento in politica non è solo una questione di stile comunicativo; rappresenta un problema profondo che ha implicazioni per la democrazia e la coesione sociale. Contrastare questo fenomeno richiede un impegno collettivo per promuovere un dibattito rispettoso e costruttivo in cui le differenze siano affrontate con dialogo e comprensione piuttosto che con aggressione e prevaricazione. 

Insomma, la ricerca del consenso è una parte fondamentale delle interazioni sociali e della leadership, ma quando si intraprendono strategie che coinvolgono l'intimidazione o la manipolazione, si rischia di creare un ambiente tossico. 


Queste pratiche sono spesso alimentate dalla cultura del "potere" e dalla necessità di mantenere il controllo su una situazione o un gruppo. La paura di perdere il consenso può portare le persone a sacrificare l'integrità morale e a partecipare a comportamenti che altrimenti non avrebbero considerato accettabili.

In sintesi, la ricerca del consenso e la gestione del potere possono produrre dinamiche di bullismo quando la pressione sociale e le strategie di intimidazione vengono utilizzate per mantenere l'unità o il controllo. Appare pertanto  fondamentale promuovere una cultura di rispetto reciproco e comunicazione aperta, in modo da prevenire la degenerazione di queste condotte in comportamenti dannosi.


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