di Francesco Caliò
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.31 - Art. 15 Dicembre 2024]
Feste e senso sociale, tra individualismo e globalizzazione
Premessa
Ogni società, ogni agglomerato o gruppo sociale esistente, riporta delle variabili comportamentali collettive, variabili (termine improprio) che caratterizzano l'agire sociale in un determinato periodo storico. La festa o il fare festa assume quindi all'interno di un'analisi sociale e umanistica una rilevanza tridimensionale; Quella di matrice economica, quella sociale di aggregazione, quella individuale soggettiva. Le tre angolature devono ovviamente essere calate non solo in un determinato periodo storico, bensì in un'ottica di diversificazione etnica , entra quindi a pieno titolo anche una qualificazione antropologica.
Il fare festa..
L'aspetto economico ha origini antiche, le feste hanno sempre rappresentato per i mercanti e per le popolazioni un catalizzatore commerciale, fatto di scambi non solo economici in senso stretto ma anche dal punto di vista strettamente interculturale. Sotto questo punto di vista è innegabile che una festa rappresenta sempre un evento generatore di movimenti economici e monetari. Questo aspetto è presente sia a livello macro, sia a livello micro (pensiamo ad una festa popolare di paese).
Fare festa poi è un modo tipicamente umano di aggregarsi, il ritrovarsi in un dato luogo o territorio che ha come obbiettivo quello di rinforzare i legami di una data collettività. Invero, nelle società odierne, modernamente liquide , questo aspetto sembra essere fortemente sacrificato. Il rinsaldare i legami sociali non sembra essere più un aspetto sostanziale delle feste, anch'esse ridotte spesso a delle mere ricorrenze, vuote di contenuti e significati, svuotate delle tradizioni popolari. Esse appaiono tipici esempi di "non luoghi" , laddove l'incontro assume una valenza indefinita, al pari delle stazioni, i porti, gli aeroporti, gli stadi, etc.
Si tratta in effetti di una disumanizzazione delle feste, non più cuore pulsante di una data società, ma specchio dei tempi attuali. Il fare festa poi tocca il singolo individuo e in questa visione, si entra nel vissuto soggettivo delle persone e quindi di converso con quelle esperienza di vita che caratterizzano le vicende umane di una persona/individuo. Entrano in gioco le variabili ambientali da un lato e quelle storiche e sociali dall'altro.
Le prime sono tipicamente sociali, si calano nel rapporto tra individuo e società e di come l'ambiente (sociale) circostante forma e plasma il soggetto (l'importanza di una festa assume un grado di rilevanza soggettiva molto relativa). Durkheim infatti parla di funzione moralizzatrice dei fatti sociali, nel senso che la funzione morale di determinati eventi servono per regolamentare l'uomo morale (non moralista), evitando cosi la violazione delle norme. Ancor di più risulta penetrante la visione di Goffman, il quale elabora un parallelismo tra vita sociale (quindi entrano a pieno titolo le feste) e rappresentazioni teatrali.
In un certo senso gli attori sociali impersonano dei ruoli precodificati e formali, pervenendo a porre in essere con il loro comportamento delle rappresentazioni sceniche. Il parametro storico sociale, ritaglia la percezione delle feste in relazione sia ad un aspetto di territorialità, e sia a come viene percepita nei diversi periodi storici all'interno di una data comunità. Sfondiamo su questo versante nel contesto dell'antropologia. Qui invero il concetto di festa assume una forma legata alla "secolarizzazione" (il termine è utilizzato in un significato amplio e non strettamente e prettamente legato alla religione).
Infatti, proprio il diverso modo di concepire le festa nel mondo antico e in quello moderno o se si vuole in società antiche e quelle moderne, rappresenta uno spartiacque culturale. Ed è proprio il retrocedere della valenza religiosa a favore di quella positivista che da una lettura legata alla modernità. In questa accezione la modernità poggia su tre pilastri ; il primo rappresentato dalla progressiva razionalizzazione, il secondo è rappresentato dall'autonomia dell'individuo che non è più alla ricerca di elementi trascendentali ma piuttosto nella propria ragione. Il terzo è rappresentato dalla separazione del religioso dal politico. In passato la religione pervadeva ogni aspetto della vita sociale successivamente il processo di affrancamento dal potere religioso ha scardinato questo meccanismo confluendo sovranità ad entità statuali.
La festa in senso popolare ha radici storiche antiche, riti, usanze e costumi di una comunità si mescolano creando una miscellanea di valori. Spesso, le feste popolari si identificavano con la festa religiosa, il santo patrono del paese per esempio, ricorrenze che trovano l'input proprio nel riferimento sacrale. Questo aspetto però nel contesto ipermoderno e globalizzato ha perso la sua spinta generatrice e motivazionale lasciando spazio più ad una concezione che si raffigura con festa "uguale" tempo libero. In sostanza, l'aspetto sacro ha ceduto il primato all'aspetto laico lavoristico. Fare festa è diventato un meccanismo di riposo dal lavoro, dagli impegni quotidiani, un modo insomma di staccare la spina. Non sono mancate nemmeno le feste cd politiche, quelle di partito, soprattutto nel secolo scorso esse avevano una presa collettiva corposa, e se da una parte si avevano dei raduni di militanti per festeggiare il ritrovarsi, dall'altro era anche un modo per sancire l'appartenenza ad una data formazione politica e partitica. Le feste dell'unità per decenni hanno rappresentato il sigillo politico della sinistra. Anche queste tipologie di feste (politiche), hanno accusato una contrazione legata ai cambiamenti epocali che tutte le società negli ultimi anni hanno attraversato.
La società è un organismo vivente dinamico e pertanto la sua morfologia e i valori che la reggono subiscono dei cambiamenti inevitabili, queste dinamiche sono appunto fisiologiche. Il concetto di festa stesso d'altronde varia di posto in posto e anche la mescolanza culturale (che per quanto possa apparire ad una certa area politica spiacevole, è inevitabile) che si realizza attraverso il meccanismo della mobilità orizzontale delle popolazioni multiculturali muta il significato e anche la valenza stessa dell'evento.
Senso e non senso delle feste
Oggi quale è il senso di una festa? E' una domanda non banale, e la risposta non può essere affatto scontata. Se da una parte è venuto meno l'aspetto intrinseco ed umano (l'aggregarsi, il riconciliarsi, il ritrovarsi) quale significato profondo delle feste, dall'altra emerge una visione del senso festivo legato alla necessità umana di interrompere un qualcosa, un ritmo, un obbligo, un vincolo. Forse il senso delle feste va ritrovato nella sicurezza, infatti dopo il significato sacrale e quello capitalistico economico, il fare festa assume nelle società di oggi la ricerca di un senso di sicurezza. E' un mondo dove si vive il presente nell'insicurezza del futuro (tutto e subito), tutto è da consumare e nulla da conservare, un luogo dove le certezze sono disciolte.
Le feste in realtà sono "comandate" , un tempo dagli dèi e dai sovrani che facevano le leggi ad uso e consumo, vivendo allo stesso tempo, proprio perché fautori delle regole, la trasgressione delle stesse. Qui la festa emerge come concessione alla trasgressione, il vivere al di fuori delle regole, ma proprio il venir meno di sovrani e divinità fa si che delle feste sia rimasto solo il ritmo consumistico, cadenzato negli slogan del consumo (il black Friday), e cosi tra scintillanti luci e confezioni regalo la festa come senso si traduce in una messa in scena, senza inizio né fine. Allora viene alla mente che forse la festa è anche un modo di dire, un aforisma, il veicolo verbale nel poter socialmente affermare di poter fare la festa a qualcuno o conciarlo per le feste, quindi arrecare un danno a qualcuno o a qualcosa.
Eppure il periodo storico che si sta attraversando, colmo di conflitti bellici, diseguaglianze sociali ed economiche, di oligarchie finanziarie inaudite, di assurdità umane inanarrabili (si pensi allo stipendio annuale di E. Musk pari a 57 miliardi di dollari) o all'ultimo sfregio tutto casalingo, laddove ad un AD viene riconosciuta una liquidazione monetaria di 100 milioni di euro per aver di fatto distrutto un'intera filiera produttiva (Tavarez). La festa in questo caso, è stata fatta agli operai e alle loro famiglie. E' forse il caso di dire, affermare, che molte delle idee di Marx non erano affatto errate, ne nei contenuti, ne nei principi, la comprensione dei danni prodotti dal capitalismo sfrenato, illogico, disumano sono palesemente alla portata di qualunque individuo dotato di coscienza e consapevolezza.
Le vicende sociali qui soltanto sfiorate, in quanto fatti umani, sono sociologicamente rilevanti ed essenziali, e non si ci può esimere dal denunciarle per riaffermare la valenza dell'uguaglianza e dell'equità sociale. L'analisi non può essere posta esclusivamente con quella che Max Weber definiva "l'avalutatività", cioè l'assenza di giudizi di valore nella ricerca, per Weber il destino non si cambia, per Marx si, e lo si fa attraverso la lotta di classe .
Per cui parlare di festa oggi, assume forse un significato molto contraddittorio, alla luce dei disastri sociali, economici, geopolitici e financo ambientali.
[1] Danilo Boriati, Antropologie della società. La ritualità delle feste tra località e globalità, in Studi - Nuovo meridionalismo, 2017. http://nuovomeridionalismostudi.altervista.org/wp-content/uploads/2018/06/6.-BORIATI.pdf
[2] Zigmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2017.
[3] Marc Augè, Non luoghi, Introduzione a una antropologia della surmodernità, Eleuthera, 2008.
[4] Natale Spineto, La festa, Laterza, 2021. https://www.google.it/books/edition/La_festa/49E7EAAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=antropologia+delle+feste&pg=PT88&printsec=frontcover
[5] Umberto Galimberti, La festa. Nel tempo sociale cercando la felicità, Feltrinelli, 2005. https://www.feltrinellieditore.it/news/2005/12/27/umberto-galimberti-la-festa--nel-tempo-sociale-cercando-la-felicita-6109/
[6] Diego Fusaro, Bentornato Marx!, Rinascita di un pensiero rivoluzionario, Bompiani, 2009.
[7] Costantino Cipolla, Versus Max Weber, Franco Angeli, 2023.