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di Giovanna Moscato
https://t.me/Giovymos [Botros n.31 - Art. 15 Dicembre 2024] 


Natale in casa Cupiello 


Malgrado lo scintillio di luci e di colori, il periodo delle feste e in modo particolare quello natalizio, porta spesso con sé il peso di un senso di mancanza, di infelicità determinato dall'obbligo di essere felici a tutti i costi. Spesso accade che proprio in questi momenti  si avverta con maggiore intensità la mancanza delle persone care che ci hanno lasciato. Ci si lascia prendere dalla frenesia dei regali, degli acquisti che la società consumistica impone . 


Si va in giro per i centri commerciali per comprare ciò che è superfluo e che serve per arricchire le nostre tavole. Ma manca sempre qualcosa. Sullo sfondo, nelle nostre case, in televisione scorrono le immagini di guerre, di sofferenze indicibili che colpiscono esseri umani non così lontani da noi. Oppure senza andare dall'altra parte del mondo chiudiamo gli occhi e le orecchie di fronte alle solitudini dei nostri vicini.  


C'è un testo teatrale  di grande bellezza , "Il Natale in casa Cupiello" di Edoardo De Filippo, che fa riscoprire nello spirito della festa quel senso sottile e leggero di malinconia che attraversa la vita di ognuno .

L'opera teatrale viene portata in scena per la prima volta il giorno di Natale del  1931 sotto forma di uno singola scena al cinema Teatro Kursaal di Napoli dalla compagnia "Teatro Umoristico I De Filippo", ma successivamente viene arricchita diventando una commedia in  tre atti. Il titolo sembra evocare la celebrazione del Natale tradizionale in una famiglia napoletana, ma in realtà cela un vero e proprio dramma familiare.  


Luca e la moglie Concetta  spingono la figlia Ninuccia a sposare malvolentieri il benestante Nicola, nella speranza di migliorare le condizioni economiche della famiglia. Ma le  macchinazioni  dei due coniugi finiscono per ritorcersi contro la stabilità della famiglia: Ninuccia si innamora di Vittorio, un amico del fratello Tommasino e intraprende una relazione che stravolge l'apparente equilibrio. 


Nel Natale di Eduardo tutto ruota attorno ad un pranzo natalizio che viene stravolto dal dramma della gelosia del marito di Ninuccia. Sullo sfondo, il ritratto tragicomico del protagonista, Luca Cupiello, figura ingenua di un anziano immerso nelle sue fantasie e nel suo amore per il presepe, cui si dedica con passione, apparentemente indifferente alle tragiche vicende familiari che gli ruotano attorno. La scena si apre con il risveglio della famiglia: Luca, Concettina e il figlio Tommasino, detto Ninnillo, un giovane indolente, viziato dalla madre. 


E' il 23 dicembre, Luca vuole preparare il presepe ma l'atmosfera è tutt'altro che serena e  i preparativi per l'avvento risultano tardivi, simbolo dell'inadeguatezza di Luca, uomo fuori dal tempo. Luca commenta amareggiato come la notte sia passata in fretta, al risveglio, infatti, affiora una realtà difficile: c'è freddo, povertà, il caffè non è di buona qualità. Si è alzato e lavato con l'acqua gelida di un catino, la moglie Concetta è presa dai problemi familiari, e il figlio Tommasino con dispetto gli ripete che a lui il presepe non piace. 


Luca assiste inoltre ai continui litigi tra il fratello Pasqualino e Tommasino, entrambi tendenti al furtarello casalingo. Per il capofamiglia non resta altra consolazione che dedicarsi completamente alla realizzazione del presepe, sulla scena sono presenti infatti tutti gli strumenti che gli servono per allestirlo.  La commedia si evolve in direzione della dissoluzione di tutte le speranza di Luca, il pranzo sarà una catastrofe, e si verrà a conoscenza dell' infedeltà di sua figlia. 


Alla fine della commedia, mentre tutto intorno a lui precipita, a partire dall'unità familiare ormai disgregata, moribondo per un ictus che l'ha colpito quando ha scoperto l'adulterio della figlia, Luca potrà almeno rallegrarsi con un'estrema consolazione. Il figlio Tommasino, infatti, gli dirà di apprezzare anche lui il presepe, a riprova del fatto che alla fine un legame con il figlio si è consolidato.


(entra dalla destra con passo cauto; indossa una sottana di cotone bianco e ha sulle spalle uno scialletto di lana; ai piedi un paio di pantofole realizzate con un vecchio paio di scarpe del marito. Reca in mano una fumante tazza di caffè, e nell'altra una brocca d'acqua. Mezza assonnata si avvicina al comò, posa la tazza, poi va a mettere la brocca accanto al lavabo; va al balcone ed apre le imposte; torna al comò, prende la tazza e l'appoggia sul comodino. Con tono di voce monotono, abitudinario cerca di svegliare il marito) Lucarie', Lucarie' …… scètate songh'e nnove! (dopo una piccola pausa torna alla carica) Lucarie', Lucarie' …… scètate songh'e nnove!. (Luca grugnisce e si rigira su se stesso, riprendendo sonno. La moglie insiste) Lucarie', Lucarie' …… scètate songh'e nnove!.

Concetta, Atto I, scena I


La famiglia per Luca non è il nido nel quale trovare rifugio, ma è il luogo dei conflitti e delle incomprensioni, ed è per questo che Luca trova il rifugio nel presepe, simbolo dell'unità familiare. Ma il bene tra i personaggi non si esaurisce mai malgrado gli scontri.


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