di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.31 - Art. 15 Dicembre 2024]
Il senso del Natale è il cuore dell'uomo
La provocazione del tema di questo mese - Ha ancora senso oggi la festa? (intendendo la festa per eccellenza, il Natale) - solleva una questione di non poco conto se riferita alla religiosità del nostro tempo. La domanda, infatti, ne postula un'altra che invoca attenta considerazione da parte di tutti noi: vi è ancora nelle comunità cattoliche una reale, autentica disposizione sentimentale e comportamentale verso un ideale religioso?
Come ormai tutti sanno, prima della nascita di Gesù, la data del 25 dicembre era legata ad alcune feste pagane e laiche quali i Saturnali (in onore di Saturno, dio dell'agricoltura, perché propiziasse i raccolti) e le celebrazioni per il Sol Invictus, il Sole mai sconfitto in quanto rinasce dopo il solstizio d'inverno che cade tra il 21 e il 22 dicembre.
Fu l'imperatore romano Costantino, convertitosi al cristianesimo, a sostituire la nascita del sole con quella di Cristo, con un evidente significato simbolico e spirituale. Da quel momento il Natale è diventata una delle festività più antiche e amate al mondo, la festa per antonomasia nell'Occidente cristiano e cattolico.
Certo, venature pagane sono rimaste tra le pieghe delle celebrazioni per la nascita del Cristo: si pensi all'albero di Natale, di evidente tradizione nord-europea, ai giochi di sorte, come la tombola che propone una versione cabalistica della ricorrenza, o al semplice scambio di regali, che dal simbolismo dei doni portati dai Magi al Salvatore, è divenuta pratica consumistica travolgente e inarrestabile. Una sorta di liturgia laica che, quando va bene, accompagna senza soppiantare quella religiosa del 25 dicembre.
Tuttavia qualcosa di importante rimane nello spirito del Natale. Ed è forse proprio l'atmosfera festosa a dare senso al rito religioso che, ancorché privato di una precisa motivazione storica, tuttavia tocca nel profondo la dimensione dei legami famigliari, delle tradizioni vive, dell'esperienza comunitaria. Dell'amore e del perdono. Del cuore.
Come ha ben scritto qualcuno, "la festa è un incontro dei sensi con il senso. Perché vi sia vera festa, è necessario che essa tocchi i sensi e li faccia realmente incontrare con il senso. La festa infatti non appartiene tanto all'ordine delle idee e delle motivazioni, quanto all'ordine dell'azione e della tradizione, della percezione e dell'emozione.
In questa prospettiva non vi è contrapposizione tra la festa del corpo e quella dello spirito, anzi i bisogni del corpo danno voce ai desideri dello spirito coinvolgendo gli elementi della creazione e i linguaggi dell'arte, per fare della vita stessa un'opera d'arte.
La festa è luce che avvolge e calore che accarezza, ritmo e danza per entrare in contatto, perché noi siamo creati per questo: per vivere in una comunione non egoistica e non escludente".