di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.30 - Art. 15 Novembre 2024]
Il tempo, misura o illusione?
Breve storia dello sconosciuto che scandisce la nostra vita
Che cosa è il tempo? “Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so” E’ un passo de Le Confessioni di sant’Agostino, nel quale il grande teologo condensa le peculiarità del concetto di tempo: l’inafferrabilità, l’indecifrabilità, l’ineluttabilità. Elementi che conferiscono alla nozione di tempo una natura controversa se considerata sul piano ontologico, ma che la rendono meno “metafisica” sotto il profilo fenomenologico (dimensioni non a caso tenute separate da Martin Heidegger).
Prosegue, infatti, il Vescovo di Ippona: “così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? [...]”.
Ho riportato per intero la riflessione di Agostino perché in qualche modo fornisce una spiegazione chiara, sia pure in chiave spiritualistica, di come sia impossibile concettualizzare il tempo. Per i primi cristiani il tempo indicava il ripetersi lineare degli eventi: una prospettiva deterministica in quanto il tempo è determinato da Dio; il tempo è nato con Dio e muore con Dio. Non a caso Agostino conclude: la domanda su che cos’è il tempo è una domanda inutile perché il tempo nasce con la creazione del mondo e termina con la sua fine. Alla fine dei tempi, appunto.
Questa visione escatologica, evidentemente legata al Dio creatore, differiva profondamente da quella che prevaleva nel mondo greco, dove il tempo era concepito in senso circolare e gli eventi si ripetevano in un movimento ciclico. I Greci usavano diversi termini per definire il tempo: chronos per indicare la natura quantitativa, quindi lo scorrere dei minuti; aiòn la durata dell’esistenza terrena; kairòs il momento propizio, la natura qualitativa e quindi soggettiva.
Nei presocratici la questione diventa filosofica e, mentre per Eraclito il “panta rei, tutto scorre” indica il movimento, per Parmenide il significato di tempo è associato a un fenomeno che oggi chiameremmo di tipo “esperienziale”: non esiste un tempo immutabile ed eterno, ma un tempo “sensoriale”. (Che è poi quello che si sperimenta anche nelle società moderne).
Platone, nel Timeo, definisce il tempo come “l’immagine mobile dell’eternità”, nel senso che il ritmo ciclico delle stagioni riproduce, nel movimento, quella immutabilità che è propria dell’essere ideale eterno. Aristotele ne tenta una prima categorizzazione legandolo all’idea di “misura”, cioè il tempo è concepito come ordine misurabile del movimento del prima e del dopo, e dunque delle trasformazioni fisiche che subiscono i corpi.
Con la rivoluzione scientifica prevarrà la visione meccanicistica di Galileo e Newton, secondo cui il tempo è assoluto e universale e indipendente dallo spazio.
Una visione ribaltata secoli dopo da Einstein, il quale, con la sua teoria della relatività, ha rivoluzionato la comprensione del tempo, dimostrando che esso non è assoluto ma relativo e influenzato dalla velocità e dalla gravità. “L’unico valore del tempo è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”, ripeteva. Questo significa che il tempo può scorrere a ritmi diversi per osservatori in movimento rispetto a uno stato di quiete, un'idea affascinante che ha portato a considerare il tempo come una dimensione integrata dello spazio, creando il noto "spazio-tempo".
La meccanica quantistica ha poi introdotto ulteriori complessità nel nostro modo di considerare il tempo, rendendo difficile stabilire una linea temporale definita quando si esaminano particelle subatomiche. Qui il tempo può apparire come un flusso discontinuo, contraddicendo la nostra intuizione di un progresso lineare. “Il tempo, insomma, è una conseguenza della nostra ignoranza dei dettagli microfisici del mondo”, ammonisce il fisico Carlo Rovelli.
Nel XX secolo, Martin Heidegger propone una nuova visione, sostenendo che il tempo è inseparabile dall'esistenza dell'essere umano. La sua idea di "esser-ci" è legata alla temporalità: noi esistiamo in un mondo temporale, che ci costringe a confrontarci costantemente con la nostra finitezza. E’ un’interpretazione che in qualche modo riprende le idee presocratiche di flusso ed esperienza sensibile, ma ne completa e ne solidifica il senso con l’elemento della coscienza.
Ma il tempo gioca un ruolo cruciale anche nella cultura, oltre che nella filosofia e nella scienza. Diverse culture percepiscono e organizzano il tempo in modi distinti; nelle società occidentali, è spesso considerato lineare e misurabile, mentre in molte culture indigene è visto come ciclico, con un forte legame alle stagioni e ai ritmi naturali.
Il modo in cui gestiamo il tempo sembra anche riflettere le nostre priorità. La società moderna è caratterizzata da un'accelerazione del ritmo di vita, dove l'efficienza e la produttività sono i paradigmi dominanti. “Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare col tempo che ci viene dato”, direbbe Tolkien.
Insomma, come abbiamo visto in questa sommaria e libera ricognizione, il tempo è un concetto multiforme e sfuggevole che tuttavia permea ogni aspetto della nostra vita. Mentre continuiamo a esplorare e a comprendere il tempo, è importante ricordare che la nostra percezione e gestione del tempo hanno un impatto profondo sulle nostre vite, interazioni e sul significato stesso della nostra esistenza. In un mondo in costante cambiamento, il tempo rimane uno degli aspetti più misteriosi e affascinanti della nostra realtà. Forse, questo senso di meraviglia provava Goethe quando si rivolse all’attimo fuggente implorando: “Fermati, sei bello!”