di Antonio Viscomi
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.30 - Art. 15 Novembre 2024]
Parthenope
Paolo Sorrentino l'ha fatto ancora, e questa volta Parthenope - è un'esperienza meravigliosa, vista (per la prima volta) dagli occhi di un personaggio femminile. La sua Parthenope (in omaggio a Napoli, dove il film, e così a Capri, è stato girato), nasce nell'acqua, è il 1950: è un miracolo di vita, a cui va donato un nome importante, rappresentativo, profetico, mitologico, l'antica Sirena, venerata come Dea protettrice.
È l'inizio del suo percorso esistenziale, che di lì a poco, poi, ce la mostra fino al 2023: prima giovane donna, a 18 anni, bellissima e affascinante, divisa tra i sogni, le proposte (fare l'attrice) e gli studi in Antropologia, a cui invece è portata, fino alla donna matura (Stefania Sandrelli) senza rimpianti, felice di ciò che è riuscita a fare e conseguire.
Parthenope, eccelle, ha voce e carattere, Si racconta attraverso le esperienza che fa, gli incontri rivelatori, uno scrittore, interpretato da Gary Oldman, il suo preferito e di cui ha letto tutto, il suo professore di tesi (Silvio Orlando), che le fa davvero "vedere" alla fine le cose, la famiglia, il fratello. Uomini, ma anche donne, amori, delusioni, fragilità, sofferenze e fallimenti. "La bellezza è una guerra, spalanca le porte", si sente dire nel film ad un certo punto.
E in fondo questo nuovo lavoro di Paolo Sorrentino è una nuova grande bellezza cinematografica. Nessun richiamo al film-Premio Oscar, parla altresì di gioventù vissuta e sognata, inseguita, universale. È un racconto epico, intrigante, sulla lunghezza della vita, visto, letto da una figura magnetica e ammaliante in grado di narrare uno dei temi che ci dominano, lo scorrere del tempo, la consapevolezza a cui (soprattutto le donne) c'arrivano nei momenti cardine.
Sorrentino vaga, grazie e per merito di una straordinaria interprete, Celeste Dalla Porta, al debutto vero in un ruolo importante, capace di narrare attraverso gli occhi le cose della vita, tra luci e ombre, tra miti reali e fantasticati, promesse mantenute e tradite, tra risposte giuste e domande sbagliate, felicità mancate, e l'ossessione di quel mare dominante, cui corre la memoria. Su tutto aleggia la canzone di Riccardo Cocciante, Era già tutto previsto.
Su tutto regna lo scorrere del tempo, la dimensione dell'esistenza che più "pesa" nel cinema di Sorrentino, quel tempo che, come scriveva Baudelaire, si disfa tra le mani, che ogni cosa si porta via e che alla fine ognuno rincorre senza mai trovare. E la vita passa. E lei, Partenope, come ognuno di noi, resta ferita. Ferita a morte. In un lungo sogno, dove l'altrove è sempre altrove.