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di Giuseppe Morrone
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.30 - Art. 15 Novembre 2024] 


Alcmeone di Crotone:
alle radici della medicina moderna


La scuola di Pitagora

Secondo una nota testimonianza erodotea, Crotone ospitava una “scuola” medica, che aveva assunto un significativo rilievo prima dell’arrivo di Pitagora: l’ipotesi che il pitagorismo si innestasse sul tronco di questa, secondo gli studi di L. Perilli, è senza dubbio verosimile. Pitagora - padre di tale scuola, filosofo e matematico greco di epoca classica - nel VI secolo a.C. era attivo nell’isola di Samo, ma - quando il tiranno Policrate salì al potere - decise di spostarsi a Crotone. 


Fu proprio in quel frangente che - apportando alla scienza naturale del tempo la propria teoria dei numeri - il filosofo diede modo agli studiosi di affrontare l’analisi della medicina anche da un punto di vista quantitativo. Punto cardine del pensiero pitagorico, infatti, riguardava l’importanza dei numeri, cosa che ben presto influenzò notevolmente la sua visione della medicina: secondo Pitagora, infatti, le malattie avrebbero origine dagli eccessi, e avrebbero potuto essere evitate rispettando regole alimentari, di igiene e di vita. La scuola pitagorica ebbe importanti allievi. Se Democede diede lustro alla tradizione medica di Crotone, “la prima in tutta la Grecia”, non è di minor rilevanza Alcmeone.


La figura di Alcmeone nella storia

Tutte, o quasi, le informazioni superstiti circa il medico crotoniate sono state messe in discussione da alcuni studiosi. La sola testimonianza che esplicitamente fa riferimento ad Alcmeone come medicus sarebbe quella del commento al Timeo di Platone dovuto a Calcidio, risalente al IV sec. d.C., da cui si ricava anche la rilevante quanto discussa informazione, secondo la quale Alcmeone, primo nella scienza occidentale, avrebbe praticato la dissezione del corpo umano, contro ogni divieto (e contro ogni precetto pitagorico). 


Tra i più scettici, troviamo J. Mansfeld, il quale nega che Alcmeone abbia praticato la dissezione, che le “scoperte” a lui attribuibili, circa il nervo ottico o i ‘canali’ (poroi), siano dovute a diretta osservazione, che in sostanza egli possa aver preceduto i medici Alessandrini, di età ellenistica, sulla strada dell’anatomia. Ancora più rilevante la conseguenza, che ad Alcmeone non si potrebbe attribuire un empirismo scientifico. Infine, di lui ci si è chiesto se fosse più un fisico che un medico.


L’empirismo scientifico

A proposito di ciò, Perilli e altri hanno giustamente osservato che all’epoca di Alcmeone (VI-V sec. a. C.) non si distingueva ancora tra filosofia della natura e medicina e che all’interno dell’indagine presocratica Περὶ φύσεως (Sulla natura) rientravano a pieno titolo sia lo studio della natura fisica che quello della natura biologica e umana. 


A proposito dell’osservazione diretta e dell’empirismo scientifico, non è questa la sede per approfondire l’ipotesi che riconduce la dissezione del corpo umano ai primordi della scienza medica, al principio del V secolo. Non si può, tuttavia, non ricordare che nelle culture orientali, e in particolare in quella egizia, la pratica della sezione dei cadaveri, era ben attestata assai prima dell’epoca in questione, quanto meno in relazione alla necessità di asportare dal corpo gli organi interni (non il cuore, sede dell’anima), al fine di operare una efficace imbalsamazione. Sebbene l’intento di conservare il più possibile integri i cadaveri prevedesse l’uso di incisioni di ridotta estensione, e il ricorso a espedienti (il cervello era estratto attraverso le narici mediante l’uso di appositi uncini), è tuttavia evidente che il tabù che impediva di violare il cadavere era stato infranto, ed appare del tutto improbabile che nei numerosi secoli che precedettero l’età arcaica e classica della Grecia non si fosse acquisita un certa conoscenza anatomica o comunque familiarità con le strutture interne del corpo umano. 


Aspetti che abbiamo già documentato nell’articolo del numero scorso di Botros, in cui abbiamo visto come già nella fase precedente l’età arcaica, grazie alle testimonianze di Omero nell’Iliade, la conoscenza anatomica degli organi del corpo umano era sviluppata. Una conoscenza che costituiva peraltro un presupposto indispensabile per chi doveva individuare, raggiungere ed estrarre gli organi interni attraverso cavità di ridotta estensione, distinguendoli gli uni dagli altri (come nel caso del cuore). Per il raggiungimento di tale conoscenza e competenza, non poteva esistere altro metodo se non quello dell’indagine autoptica. 


Difficilmente confutabile, quindi, l’attribuzione allo stesso Alcmeone l’uso di pratiche analoghe e le cognizioni da queste derivate. Si evince qui il significativo contributo offerto dal medico crotoniate al metodo scientifico, come ha notato M. Vegetti. Il metodo tipico della conoscenza umana consiste, per Alcmeone, nel «tekmáiresthai» (τεκμαίρεσθαι), ovvero nel procedere appunto per indizi, congetture, prove (τεκμήριον = sintomo). Egli, in tal modo, «non faceva che teorizzare la sua stessa prassi di medico, abituato a interpretare l’esperienza per ritrovare in essa un significato, un valore di sintomo, e risalire così all’unità della malattia e delle sue cause». Sotto questo profilo, con Alcmeone, «si apriva una nuova via verso il sapere, una via che passava pur sempre attraverso l'osservazione» (Opere di Ippocrate, a cura di M. Vegetti, Torino, Utet, 2000, p. 21).

Alcmeone secondo L. Achillea Stella

Chi ha scoperto la funzione storica decisiva di Alcmeone è stata Luigia Achillea Stella con una relazione sull’Importanza di Alcmeone nella storia del pensiero greco, pronunziata di fronte alla Classe di Scienze morali, storiche e filologiche della Reale Accademia Nazionale dei Lincei il 19 novembre 1938. Il saggio della studiosa rappresenta una pietra miliare nella storia degli studi su Alcmeone e un decisivo salto di qualità, nel merito e nel metodo, nella storia delle interpretazioni concernenti questo filosofo. 


In sintesi, Stella ha proposto di considerare Alcmeone come l’iniziatore del metodo scientifico sperimentale e un precursore geniale nel campo dell’anatomia, della fisiologia, della patologia e della psicologia e ne ha messo in luce l’assoluto rilievo, spesso ingiustamente sottovalutato dalla critica, nella storia della medicina e della filosofia antiche. In campo anatomico e fisiologico e contro le credenze comuni al suo tempo, ha sottolineato la grande portata della scoperta delle terminazioni nervose e della dipendenza delle sensazioni dal cervello e ha additato in lui il fondatore di una di specie di psicologia sperimentale, che fa dipendere dai sensi non solo la percezione, ma anche il pensiero.


La teoria umorale

Contributi significativi in campo medico sono anche per Stella l’eziologia alcmeonica dei mali, l’intuizione del nesso inscindibile tra uomo e ambiente (un tema che sarà poi l’assunto fondamentale del celebre scritto ippocratico De aeris aquis et locis, destinato a rimanere isolato per millenni) e la definizione di salute come perfetto equilibrio (ἰσονομία) o proporzionata mescolanza (σύμμετρος κρᾶσις) delle opposte forze o qualità presenti nell’organismo (umido-secco, freddo-caldo, amaro-dolce), una teoria destinata a dominare pressoché incontrastata, sia pure con diverse variazioni, fino al Medioevo e oltre. Ricordiamo qui la celebre teoria dell’equilibrio tra gli elementi all’interno dell’organismo. Secondo questo principio la salute è determinata dall’armonia degli umori che formano il corpo umano. 


La teoria umorale rappresenta il più antico tentativo di fornire una spiegazione eziologica dell’insorgenza delle malattie, superando quella concezione superstiziosa, magica o religiosa che aveva contraddistinto le civiltà antiche. Gli umori hanno le loro sedi nel corpo: il sangue (αἷμα) nel cuore; il flegma (φλέγμα) nelle vie respiratorie; la bile (χολή) nel fegato; la bile nera (μελαίνη χολή) nella milza. La prevalenza di uno di questi quattro umori provocherebbe comportamenti o malattie: la prevalenza del sangue il temperamento sanguigno, caratterizzato da impulsività, giovialità e frivolezza; la prevalenza della bile gialla il temperamento collerico, irascibile, astuto, aggressivo; la prevalenza del flemma il temperamento flemmatico, caratterizzato da lentezza, goffaggine e pacatezza; la prevalenza della bile nera il temperamento malinconico (composto da μέλας = nero e χολή = bile), apportatore di mestizia, introversione e riflessività.


Se la corrente dell’empirismo trovò il massimo sviluppo in età ellenistica, i secoli precedenti ne custodivano tuttavia in nuce i presupposti, talora anche espliciti, sia in ambito filosofico che medico. Il contributo di Alcmeone è stato innegabile, per lo sviluppo della mentalità scientifica, svincolata da condizionamenti magici o religiosi, e per l’opera che, in questo senso, continuerà anche Ippocrate di Kos.

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