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di Angelins
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.29 - Art. 19 Ottobre 2024]
 

Articolo 3

Il ciu ciu' ciu', ossia il Pettegolezzo


Il pettegolezzo è sempre esistito; sembra che sia un vizio -  il nono dato che per alcuni la tristezza e per altri indifferenza, vengono definiti ottavo vizio capitale dei nostri tempi -  facente parte della natura umana.


Sparlare è come spulciarsi afferma lo psicologo Robin Dunbar, il quale  ipotizza  che per gli umani moderni, il pettegolezzo ricopra la stessa funzione che per i nostri antenati era ricoperta dallo spulciarsi a vicenda: com'è noto, per le scimmie spidocchiarsi l'un l'altra è un modo per formare legami, che a loro volta sono determinanti per la possibilità di sopravvivere, ma visto che noi siamo troppo evoluti per quel genere di cose, allora spettegoliamo.

Alcuni studiosi moderni,  giustificano il pettegolezzo, lo ritengono - con troppa leggerezza -   quasi un modo per diffondere notizie, un mezzo di informazione, un cellulare che non si compra, perché lo possiedono tutti a priori.


"Senza pettegolezzi l'informazione non esisterebbe - conferma il direttore del dipartimento di Sociologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Marco Lombardi -. Cancellarli vorrebbe dire annullare le relazioni.

La psicologa sociale Nicoletta Cavazza, nel suo libro "Pettegolezzi e Reputazione", afferma che la maldicenza ha due facce. Da una parte è un mezzo di persuasione mirato a rovinare la reputazione di un altro; dall'altra rafforza i legami sociali, perché promuove comportamenti cooperativi.

Addirittura!!!

Oggi, purtroppo il pettegolezzo viene usato, per destare attenzione intorno alla propria persona.

Quanti vip fanno girare pettegolezzi inventati, pur di far parlare di sé!

Come l'uomo sa essere raffinato e furbo nel cercare giustificazioni alle sue abitudini deleterie!

Ciò che alcuni studiosi moderni cercano di acclarare come bisogno primario, è un difetto riscontrato in tutte le generazioni, tanto che la storia di tutti i tempi si potrebbe ricostruire sfogliando gli archivi - oggi i giornali di gossip - di scrittori, che hanno amato screditare il prossimo.


Già nell'anno 120 dopo Cristo Gaio Svetonio Tranquillo narrava i vizi del potere, dalle follie di Caligola ai vizi di Nerone. Lo fece per rovinare la reputazione dei personaggi, che secondo lui, avevano recato danno alla Repubblica.

Studiando la storia abbiamo conosciuto due aneddoti, che sono rimasti impressi nella nostra memoria più delle date, delle guerre e di altre imprese.

Raccontano che Caligola, nominò console il suo cavallo, e che Nerone, oltre a tre mogli, pare avesse avuto anche due mariti.

 Il pettegolezzo ha addirittura trovato spazio nei libri di storia; esso è gradito, perché incuriosisce e rivela che anche grandi personaggi, positivi e negativi, eroi, scienziati, condottieri, inventori, re e regine e quant'altro, hanno debolezze simili a quelle dei comuni mortali. 

Sarà forse questo il vero motivo per cui quasi tutti, ci dedichiamo con molta soddisfazione a questo passatempo? 

Il successo del gossip oggi, è dovuto forse alla gioia di scoprire segreti inconfessabili o debolezze dei divi ed in ogni caso dei vip, che siano principesse o ricconi, icone di successo e di bellezza o malviventi.


Sta di fatto che, nel tempo, il pettegolezzo ha sempre avuto successo e su questo brutto vizio se ne dicono tante, anzi si è scritto di tutto e di più.

Si racconta, ad esempio, che quello della capera era uno dei mestieri più antichi di Napoli.

Era, infatti, l'antenata della moderna parrucchiera, che passava di casa in casa, di vicolo in vicolo, per realizzare acconciature e tagli all'ultima moda.

Anche nei nostri paesi esisteva a pettinatura, la donna che si recava nelle case signorili per pettinare le signore.


Quello della pettinatrice a domicilio era un lavoro lungo e faticoso.

Durante il suo servizio, tra un colpo di pettine ed un consiglio sul trucco all'ultimo grido, la capera raccoglieva sfoghi, racconti e indiscrezioni delle sue clienti.

La pettinatrice dimenticava quasi sempre la sua promessa solenne di non riferire ad anima viva ciò che aveva appreso in confidenza ed ogni segreto passava di casa in casa facendo scoppiare scandali, anche perché la pettinatrice abbelliva il pettegolezzo con sue aggiunte personali e molto piccanti.

Con il passare tempo, infatti, il termine capera - come del resto barbiere - è diventato sinonimo di inciucio (pettegolezzo), 

Ma il pettegolezzo, arma a doppio taglio, spopolava ovunque non solo presso barbieri e parrucchieri.


All'inizio del Novecento, la cronaca rosa, protagonista indiscussa del gossip,  si occupava solo delle  vicende private delle famiglie aristocratiche e dell'alta società. Nel dopoguerra cominciò ad occuparsi della vita dei divi del cinema.

Oggi la cronaca rosa riguarda, oltre che gli attori, anche i cantanti, i personaggi della televisione e i campioni dello sport, i politici. 

Le riviste di gossip dedicano anche ampio spazio alla cronaca nera, con articoli, che riportano pettegolezzi e che imbastiscono teorie su delitti e altre malefatte.

I grossi filoni che riempiono le pagine di riviste, riguardano soprattutto le storie d'amore: due esempi bastano per avere un'idea di come un pettegolezzo possa influire negativamente sulla vita delle persone. 


La cronaca incessante sui principi d'Inghilterra -soprattutto Carlo e Diana - e quella tra Fedez e Chiara Ferragni, non risparmia foto, giudizi e congetture su ogni aspetto della vita di queste persone.

Il ciu' ciu', che diventa eclatante perché si utilizza anche in tv, continua anche oggi senza sosta e non risparmia nessuno.

Lo fanno tutti: acculturati, ignoranti, donne, maschi, ricchi e poveri.

E' uno sport molto diffuso; tutti lo condannano a parole, ma tutti finiscono con l'usarlo, perché vedere la pagliuzza nell'occhio dell'altro, giustifica quasi la trave che è nei propri occhi.


 Vedere i difetti altrui, quasi quasi rende meno gravi i nostri.

A volte il pettegolezzo, però, diventa calunnia e rovina la vita degli altri.

La calunnia è un venticello… che fa danni, o così almeno ci hanno abituati a pensare: "Nelle orecchie della gente/ s'introduce destramente/ e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar", come recita la celebre aria del Barbiere di Siviglia

Nel 1933, don Giuseppe Grisetti, inaugura il restauro della chiesa parrocchiale e sotto il portico fa affiggere   la "Storia dell'Asino", eseguita in graffito da Archimede Albertazzi; questa storia riprende la favola che La Fontaine raccontò, riprendendo la versione di Esopo. 

Il sacerdote mise in atto questa iniziativa in seguito alla morte di una sua parrocchiana che, si diceva, era annegata (nel gennaio 1928) nelle acque del naviglio Martesana, nel tentativo di sfuggire alle minacce di stupro di un bruto.


 I paesani accusarono - senza avere prove - due uomini come colpevoli del misfatto.

I due, non sopportando più il chiacchiericcio su di loro, si suicidarono.

Don Giuseppe, affiggendo la storia dell'asino, voleva che i parrocchiani avessero sempre sotto gli occhi le conseguenze della maldicenza.


Un uomo stava recandosi al mercato con il figlio e l’asino, quando alcuni paesani si misero a criticarlo dicendo; “Che stupido! Lui e il figlio a piedi e l’asino bello libero e leggero!


L’uomo allora si mise a cavallo e la gente lo criticò, perché aveva lasciato un ragazzino a piedi.


Allora il povero padre scese dalla groppa dell’asino e fece salire sull’animale il figlio.
Ma la gente lo criticò, perché lui anziano era rimasto a piedi ed il figlio giovanissimo era a cavallo.


Allora salirono sull’asino padre e figlio e la gente mormorava: “Padroni   senza cuore! Fanno morire il povero asino! Due persone sulla sua povera schiena!”


Mortificati i due misero l’asino su di un palo e lo trasportarono a spalla, mentre tutti li tacciavano di stupidità.


Spazientiti, disperati e fuori di testa, liberarono l’asino e al mercato andarono a piedi.
La favola insegna che non bisogna tener conto dei pettegolezzi, ma dimostra soprattutto che la maldicenza è dannosa.

Curiosità 

Tratte da Focus.it


Brahms killer di gatti. Le maldicenze tra musicisti non si risparmiano, ma quella diffusa da Richard Wagner.

su Johannes Brahms (1833-1897), compositore e direttore d'orchestra suo contemporaneo, ne batte molte in cattiveria.

 Wagner disse che il rivale traeva le sue sinfonie dai miagolii dei gatti che egli stesso con sadico gusto colpiva, per poi copiarne i rantolii. 

Disse addirittura che il musicista teneva un taccuino con i suoni emessi negli ultimi istanti di vita dai poveri felini.

Foscolo era "esperto" di sifilide. Tanto da cantarne nelle proprie Odi. Dietro all'ode All'amica risanata, scritta nel 1802 e dedicata alla contessa milanese Antonietta Fagnani conosciuta alla Scala di Milano, si nasconde forse la felicità per la ritrovata salute della donna, colpita da una malattia venerea. 

Da chi l'aveva presa? Da alcune lettere di Foscolo si deduce che i due erano amanti focosi, anche se la donna era sposata era sposata con il marchese Marco Arese Lucini (anch'egli dai costumi sessuali piuttosto liberi). 


Alla fine della relazione, il poeta e l'amante si rinfacciarono, in modo non molto elegante, reciproche accuse di contagio infettivo. 

Le malattie veneree avrebbero accompagnato la donna fino alla fine dei suoi giorni: questo non le impedì di intrattenere molte relazioni, oltre a quella con Foscolo e naturalmente, quella col marito.

Vittorio Emanuele II sostituito in culla. A gettare il dubbio sulla paternità di Vittorio Emanuele II (1820-1878), primo re d'Italia, sarebbe stato lo statista e amante del gossip Massimo D'Azeglio.

 Egli mise in giro la voce che a pochi giorni dalla nascita del re, una nutrice fece distrattamente rovesciare una candela sulla culla, provocando un incendio che uccise il bambino e la donna stessa.


 La tragedia si svolse a Palazzo Pitti, mentre i neogenitori Maria Teresa d'Asburgo-Toscana e Carlo Alberto di Savoia-Carignano erano ospiti del Granduca di Toscana. 

Per garantire una discendenza al trono si sarebbe quindi sostituito il neonato morto con il figlio di una coppia di macellai che abitavano lì vicino.

Salieri uccise Mozart per invidia. Quella della presunta rivalità tra i due compositori fu una voce infondata, come infondata è la diceria secondo cui a provocare la morte di Mozart sarebbe stato il collega invidioso, che avrebbe provveduto al suo avvelenamento. 

La maldicenza fu messa in giro dalla vedova di Mozart, l'ambiziosa Constanze Weber. 


Ma il poeta russo Aleksandr Sergeevič Puškin credette a queste voci, e nel 1830 scrisse un breve dramma in versi, Mozart e Salieri (precedentemente intitolato Invidia), in cui un Salieri invidioso uccide per avvelenamento il famoso rivale.

 "Se Salieri non ha ucciso Mozart, di sicuro Puškin ha ucciso Salieri", si è detto a proposito di quest'opera

L'imperatore Claudio avvelenato coi funghi. Si dice che Agrippina Minore (15-59 d.C.), madre di Nerone e moglie dell'imperatore Claudio (10 a. C.-54 d. C.), sfruttò la passione del marito per i funghi per togliere di mezzo l'imperatore con una cena a base di funghi velenosi e favorire l'ascesa al trono del figlio di primo letto (a scapito del figlio di Claudio Britannico, eliminato in seguito da Nerone). Le voci potrebbero essere state rinfocolate dal fatto che avvicinandosi alla morte, il vecchio Claudio si pentì di non aver designato come erede Britannico e di aver ceduto alle pressioni di Agrippina in favore di Nerone.


 Agrippina ne fu risentita e questo alimentò le voci sulla sua colpevolezza. La donna stessa fu poi fatta assassinare dal figlio Nerone (come si vede in questo affresco della Galleria Estense di Modena), in una guerra per il potere.


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