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di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.29 - Art. 19 Ottobre 2024]
 

l' Editoriale

Il pettegolezzo:
deleterio o necessario? 


Sembra proprio che non se ne possa fare a meno, dal momento che fin dall’antichità è un ‘ospite’ onnipresente nella nostra quotidianità. 


Si presenta in punta di piedi, sotto le mentite spoglie della confidenza bonaria e piano piano si allarga, cattura l’attenzione, socchiude delle porticine su qualcosa, che stranamente suscita varie sensazioni: interesse, soddisfazione, meraviglia, compiacimento.


In effetti, il tanto vituperato - a parole - pettegolezzo, diventa un mezzo di informazione e di conoscenza immediata (quasi come un giornale quotidiano) della realtà in cui viviamo. 


Grazie al pettegolezzo, infatti, conosciamo tante caratteristiche e segreti delle persone, che ci circondano e di cui, a volte, ci formiamo un giudizio definitivo(che ‘purtroppo’ non corrisponde a verità). 


Il pettegolezzo contribuisce, in effetti, a costruire - nel bene e nel male - la reputazione di ogni essere umano. 


Il ‘si dice’ (anche i latini usavano quest’espressione, ‘dicitur’) aiuta, senza studio e senza approfondimento, a delineare la personalità di amici, conoscenti, amministratori, personalità influenti e, se vogliamo dirlo in un modo antico, del sindaco, del maresciallo, del farmacista e del parroco.

 

Tra il ‘pettegolo’ e chi lo ascolta (ricevitore), senza volere, si crea una certa intimità, che coinvolge entrambi nella ricerca spasmodica di parametri normativi, per rintracciare negatività o positività del comportamento del soggetto in questione. 


Si condivide così, l’illusione di poter contribuire a stabilire i confini entro cui, le relazioni sociali, personali, familiari, debbano rimanere, per essere considerate stimabili. 


Se infatti, mentre si fa pettegolezzo, il soggetto incappato tra le lingue biforcute dei due fantomatici amici, dovesse essere ‘fuori parametro’ di giudizio (delle intelligenze dei due), il poverino viene tagliuzzato e giudicato, e persino pesato come anormale. 


Inoltre, la confidenza sussurrata tra pettegoli, fa crescere silenziosamente l’autostima: ci si scopre superiori agli altri, in quanto capaci di discernere la correttezza, la giustizia, e di contribuire al rispetto delle regole della convivenza. 


In tal modo si ha l’impressione di mettere a tacere o a soddisfare sentimenti negativi, che sono dentro chi diffonde il pettegolezzo – invidia, gelosia – e non trova altro mezzo, per acquietare l’insoddisfazione personale. 


Tra le malelingue, fra l’altro, si crea una sorta di condivisione, che potrebbe essere anche uno stimolo a tessere relazioni sociali malsane, con l’illusione di procurare del bene alla comunità. 


Giurano di non rivelare la diceria a nessuno; tutti sappiamo benissimo, però, che la notizia dilagherà fino all'inverosimile, creando persino un pensiero sociale, con idee che si moltiplicheranno fino all'inverosimile. 


Quando si fa proseguimento, infatti, ormai il pugno di farina è stato buttato e nessuno raccoglierà il disperso, creando gravissimi danni alla reputazione delle persone. 


Ognuno di noi, prima di spargere il sentito dire oppure un personale pregiudizio - o notizie scandalose e diffamanti - dovrebbe almeno riflettere, assicurarsi che quel “si dice” abbia fondamento e non possa generare reazioni catastrofiche. 


Quante volte il pettegolezzo ha causato lo sfascio di famiglie, conflitti amicali, ritorsioni esagerate od ingiuste di chi non riesce a sopportare il peso del giudizio pubblico! 


Basta pensare agli effetti devastanti del cyberbullismo, degli omicidi per gelosie, per contenere il bisogno irrefrenabile di spettegolare sempre su tutto e tutti. 


Sarebbe più corretto fare in modo che “il tagliuzzare”, si limiti nel far circolare informazioni innocue, e non diventi un modo – anche inconsapevole -, per affossare il posto in cui si vive e trasformare le relazioni sociali in una rete di malumori, diffamazioni, calunnie gratuite. 


Ognuno di noi dovrebbe avere la consapevolezza che a far circolare il pettegolezzo, prima o poi si potrebbe ritorcere contro noi stessi: potrebbe capitare, infatti, di essere vittime - a turno - di maldicenze infingarde che potrebbero far molto male alla nostra dignità. 


E’ proprio il caso di dire, parafrasando un vecchio libro che ho letto tanto tempo fa e di cui non ricordo il titolo, “non dire degli altri ciò che non vuoi sia detto di te”.

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