di Angelins
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.26 - Art. 18 Settembre 2024]
La sete insaziabile di Conoscenza
L’uomo nasce con il desiderio di sapere, di conoscere di scoprire.
Appena apre gli occhi, comincia a guardarsi intorno, scrutare per riconoscere, per capire, per scoprire il mondo.
Sapere è la conseguenza della curiosità, che se coltivata apre orizzonti nuovi e larghi; se soffocata non consente di spalancare il cancelletto del proprio orticello e fa vivere chiusi nel proprio recinto e di specchiarsi solo in acque stagnanti.
E’ interessante conoscere anche varie opinioni sulla ste di conoscenza, sulla ricerca della verità. Per questo propongo stralci di articoli e di pensiero sull’argomento, proprio, per non rimanere chiusa nel mio orticello.
Il primo articolo che mi ha incuriosito è quello che segue e che mi è sembrato una lode poetica al sapere. In me ha suscitato attenzione e coinvolgimento.
Chissà se avrà lo stesso effetto in voi lettori di Botros!
La sete insoddisfatta
di Claudia Beggiato
Marco Aurelio dice: “Non lasciarti prendere dalla sete dei libri se vuoi morire in pace”.
La sete di conoscenza non ha fine. La sete di conoscenza non si seda con la conoscenza.
Conosco la bellezza. La vedo ogni mattina quando mi sveglio, riflessa nello specchio, negli occhi stanchi ma risoluti di chi sa di dover affrontare un altro giorno in questo mondo folle e meraviglioso.
Conosco la bellezza della conoscenza, e ne respiro il profumo ogni volta che apro un libro, che esploro una nuova idea, che mi perdo nei labirinti della mente umana.
È una bellezza che non sfiorisce, che non invecchia, che non muore. È una bellezza eterna.
Vivo per sapere.
Ogni singolo respiro, ogni battito del mio cuore è un tributo alla sete insaziabile di conoscenza.
È una droga, una necessità vitale, un’ossessione.
La conoscenza è il mio amante, il mio compagno, il mio peggior nemico.
Mi tormenta, mi sfida, mi costringe a guardare oltre il velo dell’apparenza, a scavare nel profondo delle verità nascoste.
E io, ostinata e feroce, accetto la sfida, giorno dopo giorno. Ogni pietra, ogni ombra, ogni sussurro del vento è un enigma da risolvere
Come in una libreria, l’odore di carta e inchiostro mi avvolge come un abbraccio.
Sfoglio vecchi volumi, i titoli sbiaditi dal tempo, le pagine ingiallite, e sento la presenza di menti grandi, di anime che hanno vissuto e sofferto per capire, per sapere.
La bellezza della conoscenza mi colpisce con la forza di un uragano.
La conoscenza è una bestia selvaggia. Non si lascia domare facilmente.
Richiede sacrificio, coraggio, determinazione.
È un viaggio solitario, spesso doloroso, ma incredibilmente appagante.
Ogni verità scoperta, ogni mistero svelato, è una conquista che mi riempie di una gioia indescrivibile. È come scalare una montagna, con il sudore che scorre sulla pelle, i muscoli che bruciano, il respiro affannato, ma quando raggiungi la vetta, la vista è mozzafiato. La bellezza della conoscenza è quella vista, è quella sensazione di essere al di sopra del mondo, di toccare il cielo con un dito.
Viviamo in un’epoca di superficialità, di apparenze ingannevoli, di informazioni veloci e spesso vuote.
Ma la conoscenza vera, quella profonda e autentica, è un atto di ribellione.
È un grido di libertà.
È il rifiuto di accontentarsi dell’ovvio, del banale, del facile. È il desiderio di esplorare, di scoprire, di capire. E in questo viaggio, in questa ricerca incessante, troviamo la nostra bellezza, la nostra essenza, la nostra verità.
La conoscenza è la luce che ci guida, la forza che ci spinge avanti, il fuoco che arde dentro di noi.
È la nostra arma contro l’ignoranza, la nostra difesa contro l’oscurità. Immortale, invincibile, meravigliosa.
Il nostro pensiero si apre un passaggio attraverso i baluardi del cielo e non si accontenta di conoscere ciò che si mostra:
«Scruto ciò che si trova al di là dell’universo, se è una profondità sterminata, o se anch’esso è racchiuso all’interno dei suoi confini; qual è l’aspetto delle cose che stanno al suo esterno...»
Seneca
La ricerca ossessiva della conoscenza da Socrate ad oggi
di Matteo Dell'Acqua
Tutto comincia nell’Antica Grecia.
Gli Antichi avevano appreso che “conoscere” non era solo un mezzo per elevare la propria persona, ma anche strumento di controllo per le masse.
Abbiamo affermato che il sapere è fonte di potere. Che genere di potere? Non c’è una risposta a questa domanda.
SOCRATE, IL PADRE DELLA CONOSCENZA
Sicuramente uno dei primi uomini, di cui si hanno ancora importanti testimonianze, ad apprendere l’importanza della conoscenza fu Socrate. Egli fu colui che, forse per primo, valorizzò il sapere: “Il sapere rende liberi”.
Non è forse la libertà e l’autonomia del pensiero la nostra più grande forma di potere?
Socrate fu sicuramente il massimo esempio di saggio disposto a morire per i propri ideali.
La sua conoscenza non era semplicemente nozionistica, ma indagava anche l’aspetto piscologico dell’animo umano, scavando le profonde viscere della nostra mente.
Leggendo i dialoghi del filosofo, riportati da Platone, notiamo la sua volontà nell’infondere anche nei discepoli questa sete di conoscenza, stimolando in loro dubbi e domande.
Socrate, ancora oggi, viene ricordato per la sua celebre massima: “So di non sapere”. Queste parole, meglio di ogni altra, riescono a far capire quanto la sete di conoscenza sia indissetabile.
L’uomo non deve mai darsi per vinto, anzi, tutt’altro, deve ricercarla in maniera sempre più assidua. Senza mai guardarsi le spalle, gli uomini scrutino l’orizzonte senza fine della sapienza.
Dopo aver parlato di Socrate non possiamo non citare Aristotele.
Egli rappresenta il lume del sapere antico, l’enciclopedia di riferimento a cui tutti si sono aggrappati per secoli, colui che non poteva essere messo in discussione, Dante nella “Commedia” non lo nomina mai per nome, ma come “Il Filosofo” per antonomasia.
Il sapere di Aristotele è diverso da quello di Socrate, quello di quest’ultimo spingeva gli uomini ad interrogarsi, quello aristotelico forniva agli uomini sicure certezze… e guai a chi osasse metterle in discussione, Aristotele, nonostante sia un esempio di continua ricerca, è anche il più illustre caso di come gli uomini si fidino ciecamente di ciò che viene offerto, senza interrogarsi (come invece invitava Socrate).
La colpa non è assolutamente da attribuire al filosofo. Sono gli uomini che, forse accontentandosi, non sono più stimolati nel proseguire l’infinito cammino della conoscenza.
La conoscenza, nonostante sia una cosa nobile, nel corso della storia è stata sfruttata anche per raggiungere obiettivi subdoli.
Spesso i ricchi e i potenti, facendo leva sulle loro conoscenze, raggirarono i poveri. Basti pensare agli oratori, che per screditare gli avversari, ricorrevano all’ignoranza del popolo come mezzo per ottenere consenso.
La conoscenza per quanto nobile possa essere può trasformarsi in saggezza solo se al servizio di cause altrettanto nobili, altrimenti rimarrà un mero strumento. Leggete, ascoltate, osservate… ma non per sentirvi migliori di altri, bensì per rendere voi stessi delle persone migliori, per discernere ciò che è bene da ciò che può essere malvagio. (Comte)
Sapere è potere.
E ciò è ancora più vero se facciamo caso a quale specie vivente apparteniamo: l’Homo sapiens sapiens. L’Uomo che sa, che conosce. E, grazie a questo, progredisce, va avanti e aumenta la sua qualità della vita.
Attraverso la conoscenza e l’informazione, cerca di mettere ordine all’entropia, conoscendo così tanto il mondo quanto sé stesso.
Come dice un altro adagio, il sapere s’accresce solo se è condiviso. E questa condivisione avviene attraverso il linguaggio e l’insegnamento de visu.
Tutta questa conoscenza, poi, viene condivisa e, così, incrementata tramite l’utilizzo delle più varie tecnologie: dalla scrittura, alla stampa fino ad arrivare ai dispositivi elettronici e, perciò, Internet. È tutto davvero così scontato?
Conoscenza consapevole
Quel che ci permette di incrementare la nostra conoscenza è il poter capire chi siamo, scoprire le nostre origini e il funzionamento del mondo.
Ciò che ci caratterizza e ci accomuna è il fatto di essere una specie dotata di intelligenza.
Il che ci permette di essere consapevoli di un gran numero di informazioni, dall’infinitamente piccolo come la composizione della cellula, per passare poi a un livello di conoscenza a misura d’uomo, come la storia del posto in cui si vive e la conoscenza dei differenti tipi di culture che arricchiscono il mondo; per arrivare, poi, all’infinitamente grande come la conoscenza dell’immensità dello Spazio.
La sete di conoscenza
Da sempre l’uomo si è chiesto quale fosse il senso del proprio essere e ha cercato di capire il mondo che lo circonda, guidato dal desiderio di conoscenza.
La voglia di sapere è un concetto che ha un ruolo fondamentale di salvezza nella nostra vita che ci accompagna da sempre: insegna a essere innovativi, a non fermarci alle apparenze che possono essere ingannevoli e ci insegna a non avere limiti.
Soprattutto per questo ultimo motivo, la sete di conoscenza può anche essere considerata un male, come ci insegna l’esperienza di Lucio e Psiche, nell’opera di Apuleio delle “Metamorfosi”.
Senza la curiosità che caratterizza tutti gli uomini, non ci saremmo evoluti, non saremmo venuti a conoscenza dei nostri limiti, ma è importante saperla controllare e, come afferma Apuleio, ogni conquista e ogni obbiettivo che si pone l’uomo ha bisogno di una guida per non andare incontro a delle conseguenze spiacevoli.
Da sempre ci ha spinto a chiederci quale fosse il senso del proprio essere e a capire e conoscere la realtà che ci circonda: anche lo stesso Aristotele aveva affermato che tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza, che è alla base della filosofia.
Però colui che espresse per la prima volta il rapporto tra essere e conoscere fu Immanuel Kant, che con la sua gnoseologia fece della natura umana la base della conoscenza, e allo stesso tempo mise in risalto quanto l’uomo cerchi sempre di spingersi al di là delle proprie possibilità, desiderio che è insito nel suo stesso intelletto.
Egli ipotizzò la presenza di strutture innate nell’uomo che rendono possibile la conoscenza stessa, oltre il giudizio morale ed estetico: le forme a priori. Queste forme a priori sono lo spazio, il tempo e le categorie, che risultano essere principi che ordinano e unificano, che ci permettono di dare ordine al caos che governa la realtà fenomenica e che, altrimenti, non potrebbe essere conosciuta.
Un esempio per eccellenza è presente nella letteratura universale, ed è il personaggio di Ulisse o Odisseo.
Dal mondo omerico, emerge la figura di Ulisse, un eroe che all’interno di questo universo sembra quasi stonare: egli non si distingue per il suo valore in battaglia come Achille, anzi, cerca quasi di evitare la guerra, e l’arma più efficace che ha è la sua intelligenza. Egli è quindi l’antieroe, un uomo a tutti gli effetti, con tutte le sue gioie, sofferenze angosce e passioni.
Ulisse preso dalla nostalgia per la sua casa e per i suoi amati familiari, che brama ogni giorno di riabbracciare, ma è consapevole che forse non potrà più rivederli ed anzi, egli arriva addirittura a rifiutare l’immortalità offertagli da Calipso, pur di restare uomo e vivere appieno la sua esistenza.
Il personaggio di Ulisse viene delineato per la prima volta da Omero nell’Odissea, descritto come un uomo affascinato dall’ignoto e che è capace di adeguarsi alle diverse situazioni.
Questo personaggio, però, conosce la sua fortuna letteraria grazie alle varie interpretazioni della sua storia in numerosi testi successivi. Dante, ad esempio, decide di proporre nella Divina Commedia l’immagine di un Ulisse diversa da quella omerica, accentuando il suo amore per il sapere che lo spinge oltre i confini della terra allora conosciuta.
Si vede confinato nel profondo dell’Inferno, insieme agli altri fraudolenti, punito in eterno dalla giustizia di Dio, per aver abusato del proprio ingegno. L’intelligenza è infatti per Dante un dono divino che non deve essere adoperato in contrasto con le norme morali e religiose.
Nel corso dei secoli l’amore per il sapere e l’innata curiosità dell’uomo lo hanno spinto a superare i limiti posti dalle convenzioni e a spingersi sempre verso nuovi orizzonti. Basti pensare alle scoperte in campo scientifico, tecnologico o medico che hanno completamente rivoluzionato la storia.
Gli scienziati di oggi possono essere paragonati ad un moderno Ulisse, sfidando l’ignoto e varcando il confine tra il bene ed il male.
Oppure, riflettiamo un momento sull’attenzione che l’uomo ha sempre avuto nei confronti dell’universo: dalla rivoluzione astronomica di Copernico alle recenti scoperte in vari campi, che dipendono dal nostro insaziabile desiderio di conoscere, dalla nostra instancabile propensione verso il sapere.
È il nostro desiderio di conoscere che ci arricchisce e ci realizza come esseri umani giorno dopo giorno, è la nostra curiosità che ci sprona a scoprire cose nuove che riescono ad essere un valore aggiuntivo al quotidiano.
In fondo, le parole di Ulisse nella Divina Commedia non erano poi così sbagliate: «fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.
(Simona Pia Pitarella)
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32)
del Cardinale Angelo Scola
Sempre Cristo si rivolge alla libertà dell’uomo «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32).
Non sembra esagerato affermare che queste parole del Signore Gesù intercettano, in modo immediato e sorprendente, l’anelito più profondo che qualifica da sempre il cuore dell’uomo.
Se si tiene conto del contesto in cui il celebre versetto si colloca non sfugge però la sua componente altamente drammatica.
Nella storia, tra verità e libertà si dà sempre inevitabilmente una tensione.
La Verità in senso pieno si offre, e non può non farlo, come assoluta, totalizzante; la libertà, sua interlocutrice propria, d’altra parte, non accetta coercizioni.
Dalla semplice apertura che caratterizza spontaneamente il nostro rapporto con la realtà fino ad arrivare all’atto di fede in Dio che si è comunicato in Gesù Cristo, Verità vivente e personale, i diversi gradi con cui la verità si offre all’uomo sempre richiedono l’implicazione cosciente della libertà.
L’uomo, in forza della sua dignità, conosciuta sia attraverso la parola di Dio rivelata, sia attraverso la stessa ragione, «ha diritto alla libertà religiosa.
Tale libertà consiste in questo: che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione sia da parte di singoli, sia di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana e in modo tale che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza, né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza, privatamente o pubblicamente, in forma individuale associata».
Parlando di “materia religiosa” ci si riferisce alla questione decisiva del senso (significato e direzione) dell’umana avventura. Senso che ogni visione sostantiva della vita – religiosa, agnostica o atea che si voglia – mette in campo. L’anelito di libertà proprio dell’uomo, costitutivamente orientato alla ricerca della verità, esprime il carattere inviolabile della sua coscienza.
Essa è un cardine di ogni forma di ordine sociale a misura d’uomo. Il versetto biblico propone un rapporto dinamico con la persona di Gesù che rende pienamente liberi.
Esso “merita” paradossalmente la celebre accusa che il grande inquisitore, nei fratelli Karamazov di Dostoievskij, rivolge a Cristo: «Invece di impadronirti della libertà degli uomini, Tu l’hai ancora accresciuta!».
È vero che l’uomo postmoderno spesso mette in questione la possibilità stessa di accedere alla verità. Eppure le parole di Gesù, «conoscerete la verità e la verità vi farà liberi», continuano indomite a risuonare e sfidano, dopo 2000 anni, ogni preclusione e pregiudizio.
La capacità di Gesù di interloquire con ogni uomo, in ogni tempo storico, scaturisce dal fatto che Egli sa parlare “al cuore” della persona. Infatti porre la domanda circa la verità e circa la libertà e stabilire quale nesso debba sussistere tra loro, significa andare al centro dell’io, da cui ogni uomo parte per il percorso che lo porti al compimento di sé, cioè alla felicità, in termini cristiani alla santità.
La Verità è dentro di noi
La sete di conoscenza non è altro che ricerca della Verità, del Mistero che regge l’universo!
La verità è difficile da trovare, perché ognuno se ne crea una guardando la realtà da angolature diverse.
Ma l’uomo nel suo profondo, sa che esiste la Verità e che non può essere codificata dalla scienza, che cambia col passare del tempo e col progresso.
La Verità è dentro l’uomo, che deve imparare a cercarla, liberandosi da tutte le zavorre che gli fornisce il mondo.
La bocca della verità è dentro di noi
Gesù, rispondendo a Pilato durante il suo processo, disse: “Chiunque è per la verità ascolta la mia voce”.
Con questa affermazione, Gesù definisce il suo ruolo nella sua missione terrena. Egli è la personificazione della verità e afferma che coloro che sono per la verità ascoltano la sua voce.
La verità è un concetto che noi possediamo perché dentro di noi c’è la scintilla divina, il marchio di Dio:più semplicemente è la Voce di Dio.
Liberi di navigare nel sapere,
oltre il sapere,
dentro di noi,
per trovare la Verità.
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