di Jan Domenico Puccio
(https://t.me/jandomenico) [Botros n.27 - Art. 18 Settembre 2024]
Sport
Basta sapere e conoscere?
“Sapere”, “saper fare” e “saper essere”
rappresentano la giusta interazione, l’equilibrio perfetto per fare bene qualunque cosa. E questo vale anche nello sport.
Per sapere si intendono tutte le conoscenze, le informazioni, il bagaglio culturale che una persona accumula negli anni e che deve essere continuamente aggiornato. “Sii servo del sapere” disse Seneca…
Il saper essere rappresenta tutte le caratteristiche soggettive di una persona. Dalla sua psicologia al suo carattere. Dalla sua fisiologia alla sua struttura ossea. Ma rappresenta anche l’aspetto sociale: il modo di porsi, il modo di parlare, di ascoltare, di risolvere un problema. Possiamo dire che il saper essere è ciò che ci distingue l'uno dall’altro.
Il saper fare rappresenta l’abilità di applicare quanto appreso (il sapere) in base al saper essere.
La sinergia, il miscuglio tra questi tre stati rappresenta l’equilibrio, rappresenta la perfezione. Uno sostiene l’altro, manca uno, mancano tutti e tre. Ed è così anche nello sport.
La prima cosa è il sapere, ma poi sta a noi saper essere e quindi leggere con attenzione, usare le mappe mentali, seguire un percorso in modo organizzato tramite gli strumenti che abbiamo a disposizione e sta sempre a noi saper fare e quindi mettere in pratica ciò che abbiamo imparato.
Nello sport, sia a livello amatoriale che professionistico, questo concetto dev’essere più che chiaro.
Facciamo un esempio. Mettiamo, che una persona voglia imparare a correre, dal gesto tecnico fino alla metodologia di allenamento.
Cominciamo dal sapere. Una persona che vuole apprendere questa pratica dovrà:
imparare il gesto tecnico
imparare a usare la respirazione
capire che per correre bene e con risultati non sempre bisogna andare alla stessa velocità
imparare a tenere monitorati i propri allenamenti da ogni punto di vista, della distanza, della frequenza cardiaca.
ecc. ecc.
Per fare questo dovrà però saper essere e quindi:
essere disponibile ad apprendere e soprattutto essere umile
riuscire ad organizzarsi nella raccolta di informazioni
dovrà catalogare quanto appreso e studiare
dovrà avere la voglia di chiedere, di domandare, di porsi a chi gli ha fornito queste spiegazioni, senza paura di disturbare
Il termine del processo è il saper fare, infatti:
è necessario mettere in pratica quanto appreso
spiegare agli altri quanto appreso
Sapete qual è il bello?
Che una volta che sapete fare vorrete saper fare sempre di più, il che comporta una voglia di sapere maggiore e di conseguenza una crescita psicologica e sociale migliore…
E’ un ciclo virtuoso e qualunque sportivo deve essere allenato a questa pratica.
Un atleta, non è solo fatto di muscoli. E’ soprattutto fatto di cervello, di competenze, di stretegie...
E voi cosa ne pensate?
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