di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.27 - Art. 10 Agosto 2024]
Partire è un po’ morire;
tornare è ricostruire le proprie radici
Emigrare è sempre stata una necessità dolorosa, perché vuol dire lasciare tutto quello che per anni è stato il proprio mondo: casa, famiglia, affetti, sogni.
Anche chi lasca la propria terra con la speranza di trovare altrove migliore fortuna, porta nel cuore la ferita della separazione.
Ovunque vada porta con sé cielo, profumi, colori, legami, volti che sembrano insostituibili.
Anche quando emigrando si riesce a costruire una vita migliore - in cui le proprie capacità trovano modo di essere valorizzate - anche quando nel nuovo mondo ci si realizza con successo e si trova quella ricchezza e gratificazione non ottenute nel proprio paese, in fondo al cuore rimane una sottile nostalgia, che riporta con la mente ed il cuore a quel luogo, dove si è cresciuti e assaporato l’infanzia e la giovinezza.
Un profumo, un colore, un’immagine, riportano indietro all’improvviso e dentro si sente come un vuoto, che si colma solo tornando nel luogo dove si è nati e vissuti un lungo periodo della propria vita.
Il paese d'origine, indipendentemente dal tempo trascorso all'estero, conserva un posto speciale nel cuore di ogni emigrato.
È il luogo dove ognuno ha scoperto la vita, ha amato persone, ha vissuto una casa, gioie ed amarezze, rifiuti ed accoglienze, amori e dissapori: tutto ha contribuito a formare la propria identità.
Vivere lontano è come non avere più radici ed è per questo che si prova quel desiderio irrefrenabile di tornare, per ritrovare tutto quello che si è lasciato, perché la propria identità, è tutta in quel luogo, anche non stupendo come la nuova città in cui si vive.
Allora si torna, almeno ogni tanto o per sempre: si torna dove tutto sembra appartenere, fare parte del proprio cuore, della propria mente, dove si ritrova quell’aria familiare, che sembra insostituibile, anche quando si trova tutto cambiato, anche quando le persone amate, che ci hanno dato affetto e dispiaceri non ci sono più.
Tutto è familiare, le vecchie case, le strade, le chiese, gli anziani, le tradizioni, quella cultura, che è rimasta nel proprio DNA, incancellabile.
Nel paese natio l’aria accarezza il cuore, accoglie il nuovo e restituisce quel vecchio che ti ha fatto crescere, soffrire forse, ma anche godere la semplicità, le piccole cose, emozioni uniche, che altrove non possono nascere.
Ritrovi i volti dei vecchi amici, l’allegria dei giochi, dei primi innamoramenti e i profumi della terra, e delle antiche pietanze: sembra che la propria identità si ricomponga.
Nasce, allora, il desiderio di tornare, per respirare ancora quell’aria così familiare da farti chiedere come hai fatto a vivere senza la sua carezza, come hai fatto ad esistere senza godere quei panorami, di quel cielo terso, di quella brezza ricca di profumi selvatici.
Ritornare significa riconnettersi con le proprie origini, rivivere ricordi, ritrovare affetti e ritrovare se stessi.
A volte ci si sente disorientati perché tutto è cambiato o sta per essere distrutto.
Allora si sente nascere in se stessi il bisogno di tornare, per far rivivere quello che è morto o che sta per morire.
Si desidera tornare, per far risorgere quel luogo, che è la culla dove è nato ed ancora riposa il proprio essere autentico, giovane, libero dagli inquinamenti della modernità.
Si desidera tornare e restare, per accettare la sfida di ricostruire ciò che sta per andare perduto: i luoghi del cuore, rischiano di perdersi e con essi il proprio cordone ombelicale.
Senza quel luogo, che nel ricordo è bellissimo - anche con tanti difetti - la parte più autentica di chi si è allontanato dal paese natio non esiste, ed il proprio passato cade nell’anonimato.
Restare, allora, significa ricominciare, verificare se con le proprie nuove forze, nuove esperienze, puoi contribuire a ridare al paese d’origine quello che ha regalato in passato: vita, speranza, nuove opportunità, memoria.
Tornare e restare vuol dire riscoprire le proprie radici, innaffiarle e farle crescere più robuste, più lunghe e profonde per far vivere ancora la storia delle proprie origini e consegnarla ai posteri.
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