di Giovanna Moscato
https://t.me/Giovymos [Botros n.27 - Art. 10 Agosto 2024]
Libri
L' Eneide di Virgilio
Il viaggio è un tema letterario che, per la sua centralità e la sua frequente ricorrenza, è stato riconosciuto come un vero proprio topos della letteratura, ovvero come tema, che ricorre prepotentemente nella letteratura dall’antichità fino ai giorni nostri. Il viaggio può svolgersi per una serie infinita di motivi, si può essere spinti dal desiderio di fare nuove scoperte, dalla brama di conquista, o anche dalla volontà di autodeterminarsi. Ma la vita a volte fa sì che il nastro si riavvolga e chi si è allontanato per molti anni senta il desiderio di un ritorno ai luoghi natii, i luoghi dell’infanzia.
Infatti il topos del viaggio può essere considerato come una metafora della vita stessa in cui ogni essere umano e gran parte dei personaggi letterari attraversa fasi e vive momenti ben definiti: il desiderio di abbandonare il luogo natale e la perdita delle certezze; la decisione di intraprendere un viaggio, un percorso, uno spostamento (non necessariamente geografico), che può essere causato anche dalla ricerca di un oggetto dotato di particolare valore o simboleggiante determinati valori; il viaggio vero e proprio, caratterizzato da difficoltà, fatica, dissidio interiore, incertezza.
Attraverso le prove superate nel viaggio si può verificare anche l’acquisizione di una superiore consapevolezza e di una conoscenza nuova e differente da quella posseduta all’inizio del viaggio. Infine con il nostos, cioè il ritorno alla terra natale o all’origine si giunge il momento finale in cui l’eroe riconosce la propria autorealizzazione e la propria individuazione e scopre l’autocoscienza di sé che è il vero e proprio tesoro che si conquista con il viaggio.
Un’opera che affronta il tema del viaggio come volontà di trovare una nuova patria, un luogo in cui trasferire i propri Penati, è il poema epico dell’ Eneide, dello straordinario poeta latino Virgilio. Il protagonista è Enea, eroe troiano che affronta il viaggio per fondare una nuova patria secondo il volere del fato.
Enea è costretto a intraprendere questa avventura anche perché Troia, la città in cui è nato ed è sempre vissuto, è stata distrutta in un incendio dai greci, che erano entrati in guerra con i troiani a causa del ratto di Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, ad opera di Paride, figlio di Priamo, re di Troia. La sanguinosa guerra durò dieci anni e si concluse con la vittoria degli Achei, determinata dall’astuzia di Ulisse. Enea, uno dei sopravvissuti al massacro da parte degli Achei, mosso da pietas, prende sulle spalle il vecchio padre Anchise e il figlioletto Ascanio e, con un manipolo di troiani, intraprende un lungo viaggio.
Attraverso mille avventure, Il figlio di Anchise e della dea Venere, dovrà giungere sulle coste italiche e fonderà la città di Albalonga, ponendo le basi per la nascita della potente Roma. Virgilio a questo scopo vuole spiegare la discendenza divina di Enea per arrivare al Divo Augusto, l’imperatore a cui Virgilio dedica l’opera.
Nella vicenda le divinità agiscono direttamente a favore di questo o di quell’eroe, modificando gli eventi a loro piacimento. Così accade ad Enea, sostenuto da sua madre Venere, ma avversato dalla dea Giunone che invece è alleata degli Achei. Proprio la dea Giunone, patrona di Cartagine (che lei sa destinata alla distruzione a opera di una stirpe di discendenza troiana), ha fatto scatenare dal dio dei venti, Eolo, una tempesta sulla flotta di Enea.
Alcune navi sono naufragate, ma il dio del mare Nettuno calma la tempesta; Enea e le navi superstiti raggiungono la costa libica. I Troiani sono ben accolti da Didone, regina di Cartagine appena fondata; lei è fuggita da Tiro, dove il marito, Sicheo, è stato ucciso da suo fratello Pigmalione, il re. La dea Venere, madre di Enea, temendo sia Giunone che i Tiri, fa in modo che Didone s’innamori di Enea. Ma Enea spinto dal suo destino, che è quello di dare vita alla progenie di Augusto, lascia Didone che, disperata , si uccide.
Enea, dopo aver lasciato Cartagine, visita la Sibilla Cumana, che gli predice le prove che dovrà sostenere nel Lazio. Dietro suo ordine egli coglie il ramo d’oro e discende con lei attraverso la caverna di Averno nell’oltretomba. Vedendo il ramoscello d’oro Caronte permette che Enea e la sacerdotessa attraversino lo Stige; essi addormentano Cerbero con una focaccia drogata.
Oltre la sua caverna trovano diversi gruppi di defunti: bambini, i condannati ingiustamente, i morti per amore (fra i quali Didone, niente affatto ammansita dalle scuse che Enea le porge) e gli uccisi in battaglia. Giungono all’ingresso del Tartaro, dove i peggiori peccatori soffrono tormenti, ma proseguono finché raggiungono l’Elisio, dove le anime dei giusti vivono in beatitudine. Qui Enea saluta suo padre Anchise, ma invano cerca di abbracciarlo.
Enea e i Troiani raggiungono la foce del Tevere e sbarcano nel Lazio. Lavinia, figlia di Latino, re del Lazio, ha molti pretendenti, dei quali il favorito è Turno, re dei Rutuli; ma a Latino un oracolo di suo padre ha annunciato che Lavinia deve sposare non un Latino ma uno straniero che deve giungere. Gli ambasciatori troiani sono ben accolti da Latino, che offre a Enea alleanza e la mano di sua figlia.
Ne consegue una lunga guerra contro Turno che si conclude con la vittoria di Enea.
Per trenta anni Ascanio-Iulo, succeduto al padre, regnerà su Lavinio, in seguito fonderà Albalonga, dove trecento anni più tardi nasceranno Romolo e Remo, figli del dio Marte e di Rea Silvia, principessa di Albalonga e discendente di Enea.
Il pius Aeneas, protetto dagli dei per le sue giuste virtù, è portatore dei supremi valori religiosi e morali: non è padrone del suo destino, ma fedele al fato rinuncia al suo volere. La pietas richiama un complesso di valori che rimandano tanto alla sfera sociale e morale quanto a quella religiosa, includendo: giustizia, fiducia e misericordia. L’amore verso la patria e la lealtà verso gli dei, lo spingono a rinunciare ai desideri e ai sogni di semplice uomo, nell’ottica di un progetto provvidenziale più ampio.
Enea non è l’eroe acheo che abbandona la patria per distruggere la terra iliaca, ma è colui che parte, dolente, per costruire e ricostruire una società nuova che sarà grande nella storia: la città di Roma.
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