György Kurtag è uno dei grandi compositori ungheresi del XX secolo. Quasi coetaneo di György Ligeti, è erede a pieno titolo di quella scuola musicale di tradizione ungherese ma di inequivocabile contaminazione tedesca iniziata con Béla Bartók e passata attraverso la lente di almeno una parte della produzione ligetiana. Altro importante riferimento per Kurtag è senza dubbio la musica di Webern, che come iniziale influenza traspare in maniera evidente almeno nelle prime composizioni cameristiche. D'altronde l’amore per Anton Webern e soprattutto per il concetto di “klangfarbenmelodie” già introdotto da Schönberg è ciò che fa da base, più del concetto di serialismo, a tutta la nuova musica a partire dal secondo dopoguerra.
Kurtag nasce a Lugoj nel 1926, una cittadina a cinquanta chilometri da Timișoara, luogo che oggi, come al tempo della nascita del compositore, si trova in territorio romeno ma che fa parte di quella regione storica, il Banato che, come la Transilvania, fino a pochi anni prima si trovava quasi interamente sotto la corona del Regno d’Ungheria. Per tale motivo una grossa fetta di popolazione di questo territorio, pur vivendo di fatto in Romania, era quindi di lingua e cultura ungherese. Il Banato e la Transilvania infatti furono parte integrante dell’Impero Austro-Ungarico fino al disfacimento di quest’ultimo con la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale avvenuta nel 1918. L’Ungheria successivamente, divenuto uno stato indipendente, nel 1920 si trasformò in una monarchia parlamentare e perse ben due terzi del proprio territorio che entrò a far parte di stati confinanti come appunto la Romania a sud, la Cecoslovacchia a Nord e l’Ucraina a Est. Nel 1941 entrò nel Secondo Conflitto Mondiale al fianco della Germania nazista e dell’Italia fascista, perse la guerra e subì l’invasione dall’armata rossa.
Nel frattempo Kurtag, dopo i primi studi di pianoforte e composizione a Timișoara, nel 1945 abbandona la Romania alla volta di Budapest dove prosegue la sua formazione presso la prestigiosa Accademia Ferenc Liszt, studiando composizione prima con Sándor Veress, poi con Pál Járdányi e Ferenc Farkas, pianoforte con Pál Kadosa e musica da camera con Leó Weiner e dove ha modo di conoscere e stringere una duratura amicizia con György Ligeti, nonché ha possibilità di conosce la futura moglie Márta, pianista, che lo accompagnerà per gran parte della sua vita sia famigliare che musicale fino alla scomparsa di quest’ultima avvenuta in Ottobre del 2019. Nel 1946 Kurtag ottiene ufficialmente la cittadinanza ungherese.
L’Ungheria dopo la Seconda Guerra Mondiale entra nella sfera di influenza sovietica, aderendo al Patto di Varsavia. Tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 si instaura quindi un governo formalmente democratico ma nei fatti filo-sovietico di repressione sociale e culturale che tra le altre cose proibisce l’esecuzione di molta musica contemporanea di compositori come Bartok, Arnold Schönberg e Igor Stravinskij, repressione che sfocia nei tumulti sociali del 1956, domati con l’intervento dei carri armati sovietici nella capitale.
Kurtag nel frattempo si diploma in composizione nel 1955 e durante i moti rivoluzionari del ‘56 riesce ad ottenere un visto per recarsi a Parigi. Il soggiorno nella capitale francese dura fino al 1958, e li può frequentare i corsi di composizione di Max Deutsch e Darius Milhaud, e di analisi musicale con Olivier Messiaen. In questo periodo viene a contatto con la musica della Seconda Scuola di Vienna, copiando gran parte delle partiture di Anton Webern e studiando la musica di Pierre Boulez. Nello stesso periodo scopre anche le opere dello scrittore irlandese Samuel Beckett che più tardi userà per alcune sue composizioni. Una crisi personale e compositiva lo attraversa negli anni immediatamente successivi alla fine degli studi, crisi che lo spinge a consultare la psicologa ungherese Marianne Stein la quale lo esorta a ricominciare a comporre, ripartendo da pochi elementi e concentrandosi sul gesto musicale, consigli che caratterizzeranno da lì in poi praticamente tutta la produzione musicale kurtaghiana.
Tra il 1959 e il 1961 vengono alla luce così le prime composizioni degne di un numero d’opera, come il Quartetto per archi op.1, il Quintetto di fiati op.2 e gli Otto pezzi per Piano, musica solistica e cameristica in cui traspare il suo amore per Bartok e Webern. Nel 1960 inoltre ottiene il posto di maestro accompagnatore all'Orchestra Filarmonica Nazionale ungherese a Budapest, incarico che conserva fino al 1968, mentre nel 1967 riceve la cattedra di pianoforte e successivamente quella di musica da camera presso la stessa Accademia Ferenc Liszt dove aveva studiato; tra i suoi migliori allievi si ricordano i celebri pianisti András Schiff e Zoltán Kocsis.
Dal 1973 Kurtag comincia a scrivere gli Játékok, una raccolta di “giochi pianistici” per la pedagogia musicale a due e a quattro mani, che ad oggi consta di nove volumi.
La notorietà come compositore gli viene però solo nel 1981 con Les Messages de feu Demoiselle Troussova eseguita dall’Ensemble InterContemporain su commissione del ministero della cultura francese, la cui partitura per originalità e bellezza viene subito notata e apprezzata da Pierre Boulez. Da questo momento Kurtag riceve il riconoscimento internazionale che merita e viene omaggiato e invitato dalle più importanti istituzioni come il Festival di Salisburgo, il Konzerthaus di Vienna e La Cité de la musique a Parigi. Tra il 1993 e il 1995 è chiamato come composer-in-residence presso la Filarmonica di Berlino sotto la direzione di Claudio Abbado che lo incarica di comporre Stele op.33, una composizione in tre movimenti per grande orchestra.
Su commissione della Danish Radio Symphony Orchestra nel 2003 Kurtag scrive …concertante… op.42, un doppio concerto per violino, viola e orchestra per il quale nel 2006 riceve il Grawemeyer Award.
Nel 2018 La Scala di Milano mette in scena Fin de Partie, la sua opera teatrale in un unico atto tratta dall’omonimo dramma dell’amato Samuel Beckett.