lettere alla stampa

14 ottobre 1991

Gentile Direttore, questa è un informazione che può interessare coloro che inviano corrispondenza in Slovenia e Croazia per il tramite delle Poste Italiane. La corrispondenza diretta all'estero viaggia normalmente per via aerea. Secondo lo Stato Italiano, Slovenia e Croazia continuano formalmente a far parte della federazione jugoslava. Ora, l'unico aeroporto aperto al traffico internazionale in Jugoslavia è quello della capitale, Belgrado, e quindi tutta la corrispondenza viene inviata lì. E' ragionevole dubitare quantomeno della celerità con la quale da Belgrado tale posta venga distribuita a repubbliche che si considerano ormai indipendenti. Sono venuto a sapere tutto ciò dall'amministrazione postale, alla quale mi sono rivolto per informazioni dopo che numerose lettere da me spedite nelle suddette repubbliche non sono arrivate a destinazione. Come cittadino, riterrei più corretto che fossero le Poste Italiane a rendere di dominio pubblico questo tipo di informazioni, soprattutto quando possono interessare minoranze italiane all'estero. Meglio ancora, ritengo auspicabile che trovino un sistema alternativo per far arrivare la corrispondenza in quelle regioni.

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La Repubblica Concorso letterario "Una frase, un rigo appena"

Una formica ci fu che nacque e scappò via dal formicaio; delle formiche la incontrarono e se la mangiarono.

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La Repubblica Concorso letterario "Una frase, un rigo appena"

... e gli uomini furono denudati, rapati e abbandonati su un'isola senza civiltà. Quale legge comandò allora? La legge del più forte. Ma il Politico si avvicino all'Uomo Più Forte e gli disse qualcosa nell'orecchio che non si sa. E i due insieme comandarono gli uomini

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30 novembre 1991

Da "la Repubblica" del 29 novembre 1991 : "LA PAURA DI MISTER MILIARDO - Ora teme l'Anonima l'uomo più ricco d'Italia". Ma che volete che ce ne freghi che Tal dei Tali teme l'Anonima! Meglio ancora: ma volete lasciarlo in pace questo "poveraccio", che per aver dichiarato quanto guadagna è finito per giorni in prima pagina? Sembra che lo stiate indicando voi all'Anonima e, soprattutto, state mostrando ai ricchi che può essere molto antipatico finire primo della lista. Insomma: "evadete ché è meglio".

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31 gennaio 1992

L'8 gennaio ho spedito dall'ufficio postale della Stazione Termini a Roma una lettera diretta a Lubiana, in Slovenia. Da quella stazione parte ogni sera un treno che passa per Lubiana la mattina seguente. Il giorno dopo quindi quella lettera poteva essere arrivata. Invece: la lettera è andata all'aeroporto di Fiumicino, come tutta la posta diretta all'estero, per essere spedita via aerea. Lì è rimasta in giacenza per 20 giorni, finché è partita per via aerea per Milano, di lì per via aerea per Zurigo, di lì sempre per via aerea per Belgrado (che c'entra ormai Belgrado con la Slovenia? non leggono i giornali al Ministero delle Poste ?). Naturalmente non è -ancora?- arrivata. Vogliamo continuare a dare fatalisticamente la colpa alle Poste Italiane, o non ci sarà piuttosto un funzionario con nome e cognome responsabile di questo ridicolo disservizio?

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20 aprile 1993

Direttore, hai contribuito grandemente e con forza a questa vittoria referendaria, sostenendone i promotori e gli ideali e attaccandone gli oppositori e le loro ragioni. Ora adoperati perché a questo "sì" seguano veramente i cambiamenti promessi: non dai politici, a cui noi elettori crediamo sempre poco o non crediamo affatto, ma dalla Repubblica e dalla sua illustre corte di giornalisti ed amici, di cui siamo affezionati e fiduciosi lettori. Altrimenti tra qualche mese si vedrà se per te si debba spalancare la porta dell'Inferno dantesco nel suo ultimo cerchio, quello dei traditori di chi si fida, in compagnia di Antenore.

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3 maggio 1993

L'impatto ambientale dei cartelloni pubblicitari - adesso la chiamano "pubblicità esterna" - è sotto gli occhi di tutti. La loro eliminazione totale non è purtroppo proponibile: i pubblicitari, che hanno speso chissà quanti miliardi per invadere il paese con il loro penoso "Fozza Itaia", sostengono addirittura che i cartelloni colorano e rendono più allegre le città. D'accordo! Possiamo allora chiedere che siano vietati i cartelloni che abbiano come sfondo parchi, giardini, alberi, monumenti, il cielo, il mare? La categoria non ce ne voglia, ma la natura lavora per allietarci molto meglio di loro; e gratis. Questo è un appello, non solo al senso estetico, ma anche a quello di giustizia: una pubblicità che deturpa un paesaggio è un esempio di come per il beneficio di pochi, molti devono tollerare un danno.

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2 giugno 1993

Ci dicono che alle Poste lavorano ben 250 000 persone. Sarà per questo che nel mio palazzo la posta arriva regolarmente: un giorno sì e un giorno no.

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6 giugno 1993

non trovo né giusto né opportuno associare gli Uffizi, i familiari delle vittime e i danneggiati dall'attentato di Firenze quali beneficiari della sottoscrizione aperta da la Repubblica. Non è giusto che alcune vittime di attentati - con tutto il rispetto e le attenzioni loro dovute - siano privilegiate da una colletta solo perché residenti vicino ad un grande museo, dimenticando le altre centinaia di vittime cadute in luoghi anonimi. Non è opportuno aprire una sottoscrizione che non indichi un destinatario preciso dei fondi o non dia la possibilità al sottoscrittore di scegliere a chi donare: sono sicuro che vi è chi pensa che sia ingiusto occuparsi degli Uffizi quando ci sono morti e senza tetto, e chi al contrario dà molta più importanza al danno subito dal grande museo che dagli uomini; e infine chi, non potendo scegliere il beneficiario, non dona perciò nulla.

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10 luglio 1993

Gentilissimo Signor Direttore, desidero sottoporLe alcune considerazioni in merito al recente monito del Presidente della Repubblica alla magistratura. Qualche mese fa un deputato ha pubblicamente affermato che i magistrati sono "una categoria di profittatori di regime" dediti al conseguimento di vantaggi carrieristici, privilegi, etc., e benché fosse chiaro trattarsi di vilipendio commesso al fine di squalificare le inchieste giudiziarie in corso contro la corruzione politica, né il Capo dello Stato né il Presidente della Camera hanno avuto, che si sappia, qualcosa da osservare. L'autore del vilipendio si è poi posto a capo di un movimento detto degli "autoconvocati", per opporsi alla richiesta di elezioni anticipate con l'argomento che l'attuale Parlamento è il migliore che abbiamo avuto nell'ultimo mezzo secolo. Non so se qualcuno sia, a quest'ultima osservazione, arrossito! Sta di fatto, però, che nelle attuali circostanze le ammonizioni rivolte dal Capo dello Stato alla magistratura - e prontamente condivise dal Presidente della Camera - assumono, indipendentemente dalle loro intenzioni, il significato di una sminuizione - sul piano politico - dei risultati raggiunti fin qui dagli inquirenti. Che significa infatti ammonire che l'avviso di garanzia "può uccidere" se non contrapporre il pietismo per gli inquisiti alla vox populi di condanna politica? E ancora: si tratta di una preoccupazione limitata ai casi di possibile innocenza o di più vasta portata? Il rischio di coinvolgere un innocente nel processo, insito in ogni sistema punitivo, è necessariamente accettato dall'ordinamento. Quanto poi ai colpevoli, cioè a coloro che, Parlamento permettendo, tali saranno riconosciuti in sede giudicante, c'è da preoccuparsi del danno che hanno fatto al Paese, non di quello che subiscono in seguito all'avviso di garanzia. Per ciò che concerne in particolare i "diritti umani" dei parlamentari inquisiti, la preoccupazione è mal posta. Non è l'avviso di garanzia quello che "può uccidere" costoro, ma la richiesta di autorizzazione a procedere, che è conseguenza inevitabile e inevitabilmente pubblica dell'immunità parlamentare. E massime "può uccidere" tali soggetti il rifiuto dell'autorizzazione a procedere, perché impedire l'accertamento giudiziale della verità equivale a far cadere quella presunzione di innocenza che giustamente potevano invocare finché sottoposti a giudizio. Ma come mai la "classe politica" accampata nel migliore dei parlamenti possibili, fa orecchie da mercante alla richiesta di abolire l'immunità parlamentare? Distinti saluti, Benedetto Monte

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16 novembre 1993

Sono un lettore del suo giornale e vorrei ringraziarla vivamente per i suoi articoli di allarme e di denuncia sul voto degli italiani all'estero. Ho notato con rammarico che la Repubblica non ha preso una posizione forte e chiara contro questa spregevole e truffaldina manovra (oltre che ridicola legge). Spero perciò che almeno lei si manterrà vigile quando la questione si ripresenterà. Cordialmente, Andrea Ricci

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12 gennaio 1994

Non mi interessa lo sport sui media, ma viva la Repubblica anche il lunedì! Tanti auguri da un vostro affezionato lettore

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23 febbraio 1994

Sono riuscito a vederlo, almeno una volta, al tg3, il famoso spot pubblicitario della carta di credito americana su cui tanto ci si è inalberati. Vi è mostrato un paese bello - e quindi probabilmente europeo, ma chi lo sa che è Todi? - e due bambini che portano a spasso un asino per il centro deserto - ma quale sarà al mondo d'oggi quella cittadina così fortunata dove i bimbi sono così fortunati da poter passeggiare per il centro con un asino? - i quali bambini incontrano una coppia di turisti stranieri che gli offrono una macchina fotografica in cambio dell'asino, o almeno così gli sembra! e che quindi felici e contenti se ne vanno (e non "fuggono dopo lo scippo"!) con il nuovo gioco. La coppia straniera, grazie alla carta di credito, anche in un paese così bello da sembrare fuori dal mondo riesce ad ottenere una macchina fotografica nuova. A questo punto io non saprei se sia la pubblicità di una carta di credito o una pubblicità turistica. Certo si è trasformata invece nella pubblicità di qualche demagogo locale.

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30 dicembre 1994

caro Piero Ottone, mi permetto il "caro" perché mi trovo in stupefacente accordo con quanto Lei settimanalmente scrive nella Sua rubrica "Vizi & Virtù", in particolar modo per quanto riguarda il traffico automobilistico. Nell'ultimo numero citava l'abuso degli indicatori di direzione. Avrebbe potuto menzionare anche il potente faro posteriore antinebbia, che usato quando la nebbia non c'è diventa accecante. Ma poco spesso La leggo criticare il legislatore piuttosto che l'automobilista: ad esempio i limiti di velocità assurdamente bassi e perciò non rispettabili ma che ci fanno avvertire quel perenne stato di colpa (tipico della cultura cattolica). E in questo capitolo una cosa "mi manda veramente in bestia" per la stupidità di chi legifera: il fatto che in Italia sulle autostrade a 3 corsie, la corsia di marcia normale sia quella centrale. Suppongo che Lei, come me, viaggi spesso in altri paesi europei in automobile. Si sarà allora accorto che in tutti i paesi europei, dove vi è una autostrada a 3 corsie si è tenuti a procedere sulla corsia di destra, lasciando perciò la possibilità a 2 flussi di automobili di superarci, uno nella corsia centrale e l'altro nella corsia di sinistra. La strada è assimilabile ad un fiume e un'auto, anche se in movimento, è un ostacolo: se è a destra provocherà una strozzatura di un terzo dello spazio a disposizione; se viaggia al centro riduce ad un terzo lo spazio disponibile per il sorpasso (essendo notoriamente vietato il sorpasso a destra). Spero di essermi spiegato e di averLe fatto capire non solo il disagio ma talvolta anche il pericolo provocato da una assurda norma del codice stradale italiano (e tralasciamo le implicazioni psico-sociologiche del poter procedere al centro della carreggiata per l'italiano medio a bordo di una vettura media che costringe "l'altro" - più veloce - alla sottomissione di un "permesso", eccetera ...). Le sarò enormemente grato se vorrà prendere in considerazione questo fatto in uno dei suoi prossimi articoli.

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29 dicembre 1995

Caro Eugenio Scalfari, avevo 12 anni quando un giorno mio padre non tornò a casa con il solito 'Paese sera' ma con il primo numero di 'la Repubblica'. Ora ho 32 anni e sono pochi i numeri del Suo giornale che non ho letto. Non ho mai letto altri giornali né seguo normalmente la televisione. Se ne potrebbe dedurre che sia completamente plagiato da 'la Repubblica'. Invece (e ciò mi convince della bontà del Suo prodotto) sono spesso in disaccordo con le vostre posizioni. Nel frattempo mio padre è morto: un punto di riferimento importante per discutere le mie idee mi è venuto meno a vent'anni. Ho cercato aspetti di papà in altri uomini e ne ho trovati anche in Lei (complice una certa somiglianza fisica). Da tempo avrei voluto scriverLe, ma non di un argomento definito, come ho fatto talvolta, ma così, delle Sue idee, delle mie, del Suo giornale. In breve, non l'ho fatto perché è impensabile che un uomo tanto impegnato avrebbe trovato il tempo e la voglia di leggermi. Lo faccio ora, senza illusioni, ma almeno stimolato dal Suo "invito" sul 'Venerdì' di oggi. Dopo questa premessa (per me necessaria) cercherò di essere breve e scriverò, come tante volte Lei fa, per punti, cominciando dalle Sue domande.

· è vero: la politica, quella interna, mi interessa sempre meno e apprezzo il cambiamento del giornale

· così come trovo ingiusto - oltre che insopportabile - che Sgarbi presieda una commissione parlamentare e abbia una rubrica fissa in televisione, mi dà un po' fastidio che un parlamentare leader di partito come Ferdinando Adornato abbia la possibilità di scrivere stabilmente sul Suo giornale e che sia ospitato addirittura per tentare di giustificare un'ingiustificabile astensione dal voto che nessun lettore credo che abbia mandato giù

· immigrazione: su questo tema non siamo proprio d'accordo. Io sono per una stretta regolamentazione degli ingressi con riguardo particolare per quelle nazionalità di immigrati ad alto tasso delinquenziale (es. albanesi, zingari) e mi fanno inacidire titoli a effetto in prima pagina su fatti tutti da dimostrare come i polsi spezzati di una zingara

· libero mercato, giustizia: grazie per il vostro impegno, tenete duro!

· "Di Pietro è un mito e non si tocca!" avrei voglia di dire, anzi lo dico. E invece il vostro giornale si adegua al clima collettivo che prima osanna l'eroe e poi scopre l'uomo. <<Non ci è poeta dove non ci è l'uomo>> diceva Francesco De Sanctis. E dove pensate che esca fuori un giudice in grado di scoprire quello che ha scoperto se non ha vissuto almeno un po' da vicino il mondo che poi ha condannato?

· continuate per fortuna a essere l'ultimo baluardo contro la strapotenza di Berlusconi e delle sue 6 reti televisive nazionali e decine di giornali. Non mollate perché i vostri articoli ci fanno bene allo spirito

Per finire, un po' di note sparse:

· mi piace molto Curzio Maltese

· non vedo una posizione chiara del giornale su temi che mi stanno a cuore come: la truffa del 144 e la sua necessaria abolizione, lo sfruttamento degli immigrati come manovalanza criminale, il garantismo che serve a garantire solo i criminali, l'uso delle 2 ruote per contribuire a una vita migliore nelle città

· mi disturba l'evidente sudditanza della Repubblica alla lobby ebraica e una certa condiscendenza con la massoneria

· non criticate mai Rutelli, che invece è un traditore del suo elettorato naturale

· vedo la potenza di alcuni giornalisti e intravedo il potente committente dietro alcuni loro articoli (ma ciò farà parte del mestiere)

· mi dispiace lo spreco di spazio per le pagine sportive, o meglio, per il calcio

· mi dispiace anche che 'il Venerdì' sia così scaduto (dalla posizione già bassa che aveva)

· mi disturbano tutti i gadget e supplementi: mi piacerebbe ricevere il giornale "pulito"

· mi innervosiscono i continui riferimenti e Internet in vari articoli ogni giorno: lavoro con i computer e so benissimo che è un fenomeno elitario, di difficile accesso e utilizzazione e quindi ben lontano dal <<bastano un modem, un PC e sei in linea col mondo!>>

· mi chiedo che uso fate dell'aritmetica e della statistica quando sparate titoli (sempre in prima pagina) di <<strage nel week-end - 30 morti sulle strade>> quando in Italia ci sono 8000 morti l'anno (= 45 morti ogni 2 giorni) sulle strade

· e infine: ma dove sono finiti i giornalisti d'assalto, quelli che indagano, scoprono, rivelano?

In conclusione, caro Scalfari, rimango sempre un vostro affezionato e fedelissimo lettore, ma mi sembra che la direzione abbia un po' perso il controllo o forse che ci siano più direzioni. Forse mi dovrei sbilanciare un po' di più sulle mie scelte di partito: voterei sicuramente un partito di Scalfari, forse un partito di Di Pietro, magari un partito di Prodi (se la smettesse di fare il clown in televisione) sfrondato però di rami velenosi come i Rifondaroli, i Verdastri di quelle baldracche di Ripa di Meana (sia Carlo che Marina)... Ho votato quasi sempre per i Verdi (o per il PDS), ma "turandomi il naso": sono un ecologista puro, fanatico della difesa della natura da quando sono nato, e secondo me una forza ecologista non deve prendere posizione su temi che non siano di sua competenza: deve essere una forza né di destra né di sinistra, né religiosa né atea. Questa lettera è indirizzata a Lei in persona. Gliela invio fiducioso che saprà trattare con la confidenzialità necessaria ciò che ho scritto e manifestandole al contempo il mio affetto e la mia riconoscenza per avermi fatto leggere un giornale così ricco e importante in tutti questi anni. Ovviamento chiedo che non venga pubblicata. Andrea Ricci

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1 marzo 1996

LETTERA PERSONALE E RISERVATA

Direttore! Come già faceste per De Lorenzo, ecco che è partita sul Suo giornale la subdola campagna pietista e perdonista verso il peggior bandito degli anni '80: Craxi! A che la dobbiamo? All'ipergarantismo babbeo e ipocrita? alla malafede? alla paura e alla vergogna? ad altro? Le scrissi in una recente lettera personale che mi rivolgo a Lei come a un padre. Sono sempre pronto al ripudio! In tanti begli articoli Lei ha avuto il coraggio di sputare in faccia a certa gente. Poi sembra tirarsi indietro. C'è un Italia di fede democratica che in questa situazione di caos politico e sociale vuole posizioni chiare, coerenti, forti, decise. E vuole un impegno serio su quelle posizioni. E vuole tutto ciò da altre persone di fede democratica. Non sa scivolare a destra semplicemente perché a destra su quelle posizioni c'è solo un populismo demagogico, falso e inetto. L'italiano, si sa, è un tipo umano senza coglioni, debole, sincero fautore del perdono. E costantemente se lo fa mettere nel didietro. Cercate di non rappresentarlo, bensì di educarlo. Perché all'Italiano dell'unghia incarnita di Bettino non gliene deve fregare nulla, anzi deve augurarsi che crepi. E vedrà che a quell'Italiano un Berlusconi "gli fa una pippa". Andrea Ricci

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16 marzo 1996

Caro Direttore, conforta sapere che "gli inesorabili burocrati dei beni culturali" ancora una volta abbiano saputo resistere ai tentativi di sfondamento (in tutti i sensi) dei concerti rock nei nostri monumenti, sordi senza eccezioni, per nostra fortuna, ai richiami ondivaghi dell'opinione pubblica sempre pronta allo scandalo a tutti i costi. Stupisce invece che un giornale come la Repubblica, con le sue penne coraggiose e tenaci nella denuncia di ogni attacco al nostro patrimonio, si scateni stavolta contro i Beni Culturali e affidi la sua posizione ad un articolo così banale (pubblicato addirittura sulla pagina dei commenti, "La chitarra di Bruce" sabato 16 marzo) e scontato per un settimanale di musica per teen-ager.

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12 aprile 1996

Dal giornale del 12 aprile apprendo che l'Unione Italiana Ciechi (sic!) protesta per uno spot muto (sic!) della Levi's passato in tele-visione (sic!): una notizia del genere non l'avevo mai vista!

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2 luglio 1996

commento alla Repubblica del 2 luglio 1996, cronaca di Roma: Come si fa ad intitolare "Giustizia privata, tentato omicidio" un episodio che si rivela poi, come descritto nel corso dell'articolo di Massimo Lugli, un esempio di legittima difesa da un'aggressione minacciosa e in sovrannumero da parte di ladri accertati? Si parlava proprio oggi con il giornalaio del calo di vendite della Repubblica. Con titoli come quello di oggi mi chiedo proprio di quali lettori andiate in cerca. La lettera "Premio alle due ruote e un po' di buon senso", pubblicata sabato 25 maggio 1996, spero apra un dibattito sull'opportunità di incentivare l'uso delle due ruote - moto e bici - in città. Qualche proposta:

1. Visto che i ciclomotori odierni sono quasi delle moto in fatto di sicurezza, che senso ha il vessatorio divieto di portare un passeggero?

2. Visto che i veicoli a due ruote occupano 50 cm di larghezza in carreggiata e possono facilmente accostare all'occorrenza, perché non permettere ad essi la marcia contromano con una apposita corsia in tante vie a senso unico?

3. Visto che tanti marciapiedi sono di larghezza spropositata rispetto alle necessità dei pedoni, perché non permettere che i veicoli a due ruote possano parcheggiare ordinatamente su di essi?

4. Visto che le biciclette viaggiano in grande pericolo sulle strade romane, perché non studiare percorsi alternativi che includano marciapiedi?

Se tutti vanno in due sul motorino, se tutti parcheggiano moto e motorini sul marciapiedi, perché non si vuol capire la ragione e prendere atto di tali comportamenti ormai normali, invece di mantenere la popolazione nell'illegalità per creare un diffuso senso di angoscia sotto l'occhio di vigili mai stati così severi come negli ultimi anni? A chi giova?

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13 settembre 1996

Tra le tante collaborazioni richieste al cosiddetto "extracomunitario illegale pentito" non leggo però quella che riguarda il suo peccato originale, cioè il suo ingresso illegale in Italia. Quanto potrebbe essere utile invece qualche testimonianza in un aula di giustizia, non dico per stroncare, ma almeno per disturbare il traffico illegale e clandestino di extracomunitari. Una dimenticanza? Mario Vargas Llosa, nel suo articolo del 10 settembre 1996 "Immigrati: chi può fermare il mare?", ci dice che "l'immigrazione è un'iniezione di vitalità, energia e cultura e i paesi dovrebbero accoglierla come una benedizione". Per giustificare con esempi questo "mare" inarrestabile ci porta il caso di distinte famigliole peruviane, sicuramente timorate di Dio, che dopo mille traversie, vivono felici facendo i domestici o le cameriere. C'è qualcuno che potrebbe opporsi a una tale immigrazione? Io no. Però l'emerito scrittore non ha portato invece l'esempio, che so, della banda di albanesi che ti infilano un coltello in pancia per derubarti, o del polacco ubriaco che ti spacca la testa perché non gli hai fatto elemosina, o della gang nigeriana che sfrutta prostitute e altra varia umanità dedita alla delinquenza nel paese di Bengodi. L'immigrazione più che un mare la vedrei come un fiume che insieme all'acqua fresca porta anche tante immondizie: l'acqua porta vita, i detriti portano ... Le Pen! E ciò infine bisogna decidere: se si può continuare a invitare chiunque o se uno Stato può avere il diritto di decidere chi invitare. L'atteggiamento ipocrita di un intellettuale che conosce gli immigrati solo "durante un fine settimana nella proprietà di amici" come domestici in livrea, non è certo "un'iniezione di vitalità" nel dibattito sull'immigrazione, ma serve solo paradossalmente ad aiutare ancor più Le Pen! Con riferimento all’articolo di Antonio Polito di martedì 20 agosto 1996 "I disperati del sud" (perché orfani di Mensorio). Noi che ancora crediamo nella Giustizia che faccia il suo dovere, per fortuna non abbiamo un funerale con cui contarci: possiamo solo manifestarci con scritti di piena solidarietà ai vari Boccassini, Borrelli, Cordova; ma voglio credere che siamo ben più di diecimila o di un milione. Perciò frasi come quella di Polito "... In questo senso la fase della rivoluzione giudiziaria deve considerarsi davvero finita, e se c'è qualche Savonarola che ancora non la ritiene tale è bene che si metta l'animo in pace ..." è bene che l'autore se le metta nel suo computer e non ce le faccia uscire. Perché scritti su la Repubblica sono pensieri che ci offendono e ci preoccupano assai.

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16 settembre 1996

Mi hanno rubato due ciclomotori nell'arco di 2 mesi. Nelle stesse strade, di un'elegante quartiere della città, 3 aggressioni armate in pochi giorni per rubare orologi da polso ai passanti. Ladri e rapinatori non rischiano nulla: leggo che uno di loro, recidivo, per una serie di rapine ha fatto una settimana di galera. Una domanda: non ricordo a chi dobbiamo presentare il conto per questa "depenalizzazione della micro(sic!)criminalità".

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16 settembre 1996

Fantapolitica italiana: "Provate a dire di no all'uso esagerato della detenzione preventiva o della custodia cautelare e si vedrà entrare in funzione un meccanismo [applausi e sventolio di bandiere] Hai subito la dichiarazione di Borrelli [bravooo!] l'articolo di D'Ambrosio [sììì!] l'intervista di Caselli [alé! bis! siamo forti!] Se dici di no all'uso spregiudicato dei pentiti hai Siclari o Cordova che dicono: allora noi non facciamo più la lotta alla mafia [bravi! giusto!] Così chiunque solleva problemi per difendere lo Stato di diritto è automaticamente o amico dei tangentisti o complice dei mafiosi [è vero! alla gogna!]" ... Scusate, ho fatto un sogno: che davvero qualcuno arringhi la folla con quelle parole già sentite, ma con tutt'altro spirito! (le parole virgolettate sono di Giuseppe De Rita presidente CNEL - la Repubblica 13 settembre 1996)

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9 marzo 1997

Quanto raccontato dal cittadino svizzero Walter Burch nella lettera "Agenti zelanti" pubblicata domenica 9 marzo è incredibile e meriterebbe un'inchiesta. Se l'episodio stesse esattamente nei termini descritti dallo svizzero, quei due agenti andrebbero denunciati pubblicamente per aver screditato il loro Corpo, disonorato la nota ospitalità del Sud Italia, gravemente danneggiato l'immagine del turismo del nostro Paese e averci infine ricoperto tutti di immenso ridicolo.

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9 giugno 1997

L'art.75 dela Costituzione subordina l'approvazione di una proposta referendaria a due condizioni: 1) che abia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi dirittto e 2) che sia raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Perciò i cittadini di opinione contraria hanno due possibilità di esprimerla: o andare a votare "no" o non andare a votare. Quest'ultimo modo ha un significato pregnante, perché non solo esprimme contrarietà alla proposta, ma implica un giudizio di inopportunità in merito alla promozione del referendum in questione. Quanti questi giorni vogliano sopsingere i cittadini al voo con l'argomento che è giusto e bello non perdere l'occasione di esprimere la propria opinione, dimenticano dunque che, a norma della Costituzione, non partecipare alla votazione referendaria costituisce una manifestazione di giudizio cui la Costituzione medesima ricollega un preciso effetto giuridico e riconosce pertnatno legittimazione e dignità pari all'espressione di voto. Benedetto Monte

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9 settembre 1997

Gentile Barbara Palombelli, nel rendermi conto che i nostri amministratori sono quotidianamente alle prese con problemi enormi, che coinvolgono il destino dell'intera nazione o addirittura dell'umanità tutta, vorrei sottoporre alla Sua attenzione un piccolo problema di quartiere: è un quartiere semicentrale di Roma con gravi problemi di parcheggio, dove un bel giorno sono apparsi bei nastri biancorossi con appesi dei sedicenti avvisi TELECOM che ci vietano il parcheggio per centinaia di metri, per ben 15 giorni, senza specificare perché, senza citare alcuna autorizzazione e soprattutto senza che si veda un operaio lavorare. La sensazione di impotenza che mi ha spinto a scriverLe è nata dopo le mie telefonate al Comune e all'"ufficio tecnico" e all'"ufficio interdisciplinare traffico" della Circoscrizione che mi hanno detto - un po' seccati - che dovrebbe essere tutto in regola e che l'autorizzazione, se la voglio vedere, la posso chiedere al capomastro che non è obbligato a tenerla in vista. Mi sembra tanto strano, pure in un paese come l'Italia! Non mi aspetto che pubblichi questa lettera ma, se ha tempo, che mi consigli cosa possiamo fare per non subire inerti questo sopruso.

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15 dicembre 1997

Ho comprato le azioni TELECOM. Penso di aver fatto un buon affare, a giudicare dal loro senso per gli affari:

1) Ho chiesto una linea telefonica con il dettaglio delle chiamate a pagamento; hanno registrato la mia richiesta dopo 2 mesi e attivato il servizio dopo 7, però mi hanno fatto pagare anche il periodo prima dell'attivazione

2) A inizio novembre ho richiesto la carta telefonica Call It Omnia; me la hanno addebitata dal momento della richiesta, me la hanno spedita a fine novembre e a metà dicembre ancora non mi hanno inviato il codice segreto per l'utilizzo

Penso di aver fatto un buon affare, ma mi conviene rivenderle prima che qualcuno si decida a farli smettere di truffare la gente.

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11 gennaio 1998

Direttore, puntualmente alla fine di ogni lotteria il Suo giornale (il solo che leggo) pubblica con rilievo la notizia dei biglietti vincenti venduti negli Autogrill: nella Lotteria Italia di quest'anno, il 23% del montepremi totale. La notizia manca puntualmente del dato, complementare e necessario, della percentuale dei biglietti venduti dagli Autogrill sul totale dei biglietti venduti (quindi anche dai tabaccai, giornalai, bar, chioschi, etc.). Dalla lettura combinata dei due dati percentuali - vincenti sul totale dei vincenti e venduti sul totale dei venduti - si potrebbe vedere che: a) o le due percentuali sono vicine (e di volta in volta superiori o inferiori alla media) e allora la notizia non è una notizia bensì una pubblicità occulta e ingannevole per gli Autogrill; b) o le due percentuali sono sistematicamente diverse e a favore degli Autogrill e allora la notizia diventa uno scandalo da prima pagina perché sarebbe dimostrato che i biglietti vincenti delle lotterie si trovano con più facilità negli Autogrill. Come lettore attendo chiarimenti, da Lei e se del caso dal Ministro competente.

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15 gennaio 1998

Con riferimento alla denuncia di un cartellone pubblicitario clandestinamente installato in via Fucini, l’Assessore competente Enrico Gasbarra risponde: "voglio chiarimenti, poi la rimozione". Anche noi cittadini vogliamo chiarimenti, per sapere se qualcuno può aver dato l'autorizzazione ad uno scempio del genere e se verrà rimosso dall'incarico.

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26 gennaio 1998

In quest'epoca di liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, con i vari Fido, Timmy, City, Basic, Libero etc. non sarebbe male che almeno le tariffe siano chiare e vere: chi sa, ad esempio, che fare una chiamata di un minuto a un cellulare familiare da casa costa 2000 lire? E che chiamare per un minuto casa da un cellulare con scheda prepagata può arrivare a costare ben 3000 lire? Abbastanza per far apparire ingannevoli se non truffaldine le cifre strombazzate in pubblicità che escludono costi fissi di chiamata e ... IVA! C'è forse un modo per non pagare l'IVA?

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7 febbraio 1998

Ma perché un cittadino deve essere costretto a prendere carta e penna per proporre ciò che dovrebbe essere ovvio o automatico? Ma perché elegge un sindaco, decine di assessori, centinaia di consiglieri? Ma perché ci sono migliaia di vigili urbani per le strade che fanno solo multe, invece di osservare, studiare, proporre soluzioni per migliorare la vita dei cittadini? Deve essere il cittadino a dover andare in circoscrizione a proporre di rimuovere antiquati cartelli di divieto di sosta, di istituire parcheggi in spazi inutilizzati della sede stradale? per proporre semplici eppure grandi miglioramenti alla vita quotidiana sapendo che il suo sforzo sarà poi sicuramente cestinato? Mi hanno portato via la macchina. Non dava alcun fastidio: era al centro di una piazzetta a viabilità locale, in una zona con grave problema di parcheggio. Il vigile mi ha risposto che stava facendo il suo dovere: gli era stato ordinato la mattina di effettuare rimozioni prima in via XXX poi in piazza YYY. Questo è il Suo compito, Signor Vigile? Per questo Lei ha superato un concorso, ha studiato il codice stradale, si è fatto esperienza del territorio, del traffico? Il Suo lavoro non potrebbe essere molto più proficuamente per la società impiegato in positivo, per inventare soluzioni ai problemi urbani, invece che per la cieca repressione, per vessare i cittadini, per riempire con il denaro sporco e vigliacco delle rimozioni le tasche del Comune, dell'ATAC, di società private e dei loro misteriosi amministratori?

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7 marzo 1998

caro Eugenio Scalfari, mi affido a Lei per chiarirmi un pensiero che ho, confuso, forse ingenuo, forse infondato. In Italia la rete telefonica nazionale è stata costruita in decenni di lavoro e con un immane quantità di denaro dello Stato (cioè nostro). Ci si è resi conto finalmente che, in generale, gli utenti sono più tutelati e meglio serviti non in regime di monopolio, ma in regime di concorrenza. Ed ecco il punto: nessun concorrente può costruire da zero una rete telefonica alternativa, quindi chi detiene quella attuale non teme concorrenza diretta. Ora che la TELECOM è anche privata, noi che l'abbiamo pagata quella rete l'abbiamo persa per sempre. Avrei inteso in un altro modo introdurre la concorrenza, e quindi i benefici per il mercato: la rete, di proprietà pubblica, viene affittata a più gestori in concorrenza tra loro, obbligandoli a non applicare tariffe più alte delle ultime applicate dal monopolista e ad assumere di preferenza il personale già in servizio per la TELECOM. E' utopico? Ci sono errori di fondo? Il discorso può essere applicato a ogni servizio di pubblica utilità?

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13 aprile 1998

caro garante del lettore, come si sarà accorto soprattutto in alcuni settori è uso riportare prezzi e tariffe al netto di IVA, con ciò ingannando il consumatore. Succede in modo eclatante per le tariffe telefoniche, nascondendo costi ben più alti. Perché non propone al Suo giornale di riportare e pubblicizzare solo cifre comprensive di IVA? dove sono quei milioni di consumatori che vogliono sapere i prezzi senza IVA perché non la pagano?

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13 aprile 1998

caro Eugenio Scalfari, a proposito del gioielliere "giustiziere" - come lo avete chiamato - che ha affrontato due rapinatori sparandogli, dopo avergli manifestato tutta la mia solidarietà, non mi stupisce che in casi come questo non si senta un politico aprire bocca: il popolo, quello vero, che vive e fatica ogni giorno, senza privilegi e santi protettori, è tutto dalla parte del gioielliere, ma come si fa a dirlo? I "garantisti" in Italia, si sa, difendono i delinquenti e il gioielliere, seppur assassino, non è un delinquente; anzi, in assenza di giustizia, si è fatto giustizia da sé: orrore! Mettersi dalla parte dei due criminali slavi invece ... è dura, ci vuole tempo: questi hanno rubato una moto, attraversato l'Italia, preso probabilmente accordi con la mala locale, girato impunemente senza casco in pieno giorno (parentesi: che paese da terzo mondo che siamo! in altri paesi europei li avrebbero fermati dopo tre-minuti-tre), devastato e rapinato un negozio. Staremo a vedere se il primo politico andrà a trovare per primo il gioielliere o il rapinatore.

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8 agosto 1998

Fabrizio Caccia, Ho letto il Suo articolo sul delitto di via Poma. Ogni volta che leggo di quel misterioso delitto spero di leggere conferma della mia opinione, opinione di semplice lettore di giornali e di ex iscritto all'Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, iscrizione necessaria per la frequenza di ostelli per la gioventù in tutto il mondo. Quell'Associazione puzza: non ricordo di esserci andato quando era a via Poma, ma ci sono andato quando si è trasferita in un appartamento a via Cavour. Il palazzo era (non so ora, è da qualche anno che non ci metto più piede) presidiato da una camionetta della polizia, poliziotti in borghese all'entrata ti chiedevano dove volevi andare. Almeno una volta non sono potuto entrare nel palazzo perché stava arrivando "qualcuno". L'interno della sede avrebbe fatto sospettare chiunque è abituato a conoscere sedi di associazioni simili in Europa: nessuna atmosfera giovanile e "disordinata" ... sono solo mie sensazioni, ma non mi sono mai fidato. Chieda di vedere qualche numero della rivista prodotta dall'Associazione negli anni passati: pagine dedicate alle cariche onorarie affibbiate a dei vecchioni che ci si chiede che cosa c'entrassero con una associazione per la gioventù, statuti speciali riconosciutigli dal governo Andreotti, premi insulsi, notiziole ridicole sull'attività in Italia e all'estero. Ora, io ho collegato la morte misteriosa di un'addetta alla contabilità con una associazione per me "misteriosa" di cui qualche volta negli anni ho letto il sospetto di società di copertura con i servizi segreti, che sta in una sede ben protetta, etc. Se Lei ha voglia di fare qualche indagine, Le ho offerto qualche elemento.

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10 agosto 1998

Mi dispiace deludere Bruno Giommbini che crede (sua lettera del 9 agosto) che basti pagare la TELECOM per avere il dettaglio delle chiamate. Questa volta la pur sempre arrogante TELECOM c'entra poco. C'entra invece di nuovo la nefasta e perversa legge sulla privacy che tanto ci sta complicando la vita, almeno quella di noi onesti cittadini che niente abbiamo da nascondere. La TELECOM ha infatti informato chi ha richiesto il servizio a pagamento (come me) di aver avuto disposizioni di oscurare le ultime 3 cifre. Così in nome del diritto alla privacy (del quale me ne frego altamente) io ho perso il diritto all'informazione (per il quale oltretutto pago).

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14 agosto 1998

Da uno come Beniamino Placido, in un articolo sulle ""stagiste"" (doppie virgolette) mi sarei aspettato piuttosto un richiamo all'uso appropriato dei termini: "stage" (termine inglese) non non ha tra i propri significati quello dello "stage" (termine francese) di cui tanto si parla. E quindi ridicolo (e irritante per chi conosce le lingue) l'uso che tanto si fa del termine "stagista" (che infatti fa rima con sciampista ... quasi a dimostrazione del livello culturale di chi lo usa) al posto del corretto "stagiaire", francese. Se anche Lei, BP, non riesce a far giustizia di ciò, questo paese va proprio in malora!

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29 ottobre 1998

Gentile Guido Rampoldi, In ritardo ho letto il suo articolo " pietà per Pinochet " di sabato 24 ottobre. Per quanto possano interessarLe, vorrei farLe i miei complimenti: raramente si leggono articoli così ben fatti, così sentiti, così chiari e così espliciti (finalmente!). Grazie

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3 novembre 1998

Nell'articolo di Marco Esposito di domenica sul nuovo sistema di telefonia cellulare planetario Iridium, il giornalista ha riportato la cifra di Lit 1500 al minuto per chiamare un tale cellulare da un telefono fisso, cifra evidentemente troppo bassa e smentita (ironia della sorte) 2 pagine prima con un annuncio dalla stessa TELECOM: il costo è di ben 15 mila lire al minuto. Visto comunque il perpetuarsi dell'inganno delle compagnie telefoniche di spiattellarci il costo delle chiamate senza IVA, quasi ci fosse un modo per non pagarla, che almeno voi giornalisti evitiate di fare errori di calcolo così grossolani.

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3 novembre 1998

Gentile signor Ricci, grazie per la segnalazione. Le 1.500 lire al minuto sono un dato quanto mai errato, visto che chiamare Iridium è in pratica la telefonata più cara del mondo: 14.200 lire al minuto! Le spiego come sono andate le cose: a domanda precisa, fatta in occasione della prima presentazione di Iridium, i responsabili per l'Italia dissero: chiamare Iridium costerà come una telefonata internazionale. Sabato, quando ho scritto l'articolo, a uffici chiusi non ho potuto che prendere un prezzo medio per chiamate internazionali e riportarlo a titolo indicativo. Nulla sapevo, ovviamente, della pubblicità che sarebbe uscita in pagina il giorno successivo, né mi sarei aspettato un prezzo dieci volte più caro. La mia cifra è stata poi ripresa domenica dal Tg1. Quindi è quanto mai utile la sua segnalazione, che vedrò di inserire in un articolo appena possibile. Fa piacere scrivere per lettori come lei. Marco Esposito 06 49822742

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10 novembre 1998

Caro Walter Tocci, Non ti conoscevo, e penso anche che non hai fatto finora nulla di speciale per i risolvere i problemi del traffico di questa città. Se solo sapessi ascoltare i cittadini, ovvero, se i cittadini avessero l'opportunità di manifestare le loro idee sulla città, le cose potrebbero funzionare molto meglio. Ti lamenti (su la Repubblica di sabato) che i cittadini sembrano una maggioranza silenziosa che assiste allo scontro tra comune e tassisti. E' storia arcinota quella della maggioranza silenziosa non per sua volontà, ma per incapacità di altri di dargli voce. Ma se ti può essere di alcun conforto, ti voglio dire che questa battaglia ti fa molto onore: pochissimi politici rischierebbero la poltrona per una battaglia dura, niente affatto demagogica e con una posta in palio (per te) così bassa. Ma è una battaglia altamente meritoria, contro una categoria di sfruttatori matricolati (sulla portiera). Non prendo mai il tassì, per odio verso i tassinari e perché troppo cari (giro in bicicletta), ma mi auguro fortemente che tu ce la faccia, per il bene della città. E mi auguro poi che tu ci sappia dare voce. Cordialmente

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15 novembre 1998

A proposito di TUT, da Ernesto Assante - che ha la possibilità di farsi leggere da decine di migliaia di utilizzatori di Internet - mi aspetterei qualcosa di più di saperlo "in ascolto e in attesa". Ad esempio promuovendo una VERA protesta No-Tut, non quell'impercettibile "assenza" di cui si è saputo solo dopo che era stata fatta (ma chi lo sapeva? ma dove l'avete pubblicizzata?). E aggiungerei anche una protesta verso quei provider che funzionano una volta su due e che fanno manutenzione quando gli pare senza preavviso (e ci metto tra i primi il mio). Per 2 collaboratori consiglio invece un breve ripasso di aritmetica: Andrea Di Nicola, che a proposito del supercomputer IBM confonde le migliaia con le migliaia di miliardi; Carmela Nicoletti, a cui sembra che dire "migliaia di migliaia" sia qualcosa di più o di diverso che dire "milioni". Con affetto

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25 novembre 1998

Vedo come un insopportabile sopruso il fatto che per le chiamate fatte dal MIO telefono cellulare, per definizione un telefono personale, non possa avere il dettaglio delle chiamate con tutte le cifre in chiaro. Siamo all'assurdo. Mi aspetto solo che prossimamente sulle carte d'identità sia cancellato l'indirizzo. Questa mania di privacy ha un sapore di lotta medievale.

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28 novembre 1998

Gentile Sig. Galbiati, innanzitutto grazie per avermi risposto. Tuttavia, non si offenda se le dico che la Sua mi sembra una risposta fotocopia. La mia argomentazione partiva dal presupposto di chiamate fatte da un cellulare. Quindi la privacy del chiamante è la MIA privacy. E la privacy del chiamato ... beh, ma di che privacy si tratta se ho chiamato qualcuno vuol dire che ho il suo numero. Come dicevo nella mia lettera, una lotta alle streghe di sapore medievale di cui tutti facciamo le spese. Questa mania di privacy ci riporta indietro e non avanti. Per l'intanto fa la felicità dei criminali, che hanno vita facile.

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28 novembre 1998

Egregio Sig. Ricci, l'oscuramento delle ultime tre cifre dei numeri chiamati, riportati nella fattura telefonica, e' previsto dall'art. 5 del d.lgs. 171/1998, in tema di privacy nelle telecomunicazioni: l'esigenza e' dettata dalla necessita' di tutelare la privacy sia del chiamante sia del chiamato. Tuttavia il Garante ha chiarito, in risposta ad alcuni quesiti pervenutigli, che per esigenze di trasparenza e correttezza nei rapporti contrattuali, in caso di contestazioni sull'ammontare fatturato, sia possibile richiedere la fattura con i numeri in chiaro (si rinvia a tal proposito al nostro sito sezione Garante - Comunicati stampa 1998). Distinti saluti. Polytecna S.r.l. L'Amministratore Unico, Roberto Galbiati

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29 novembre 1998

Vorrei un'Authority che mi spedisca la dichiarazione dei redditi già compilata a casa. Vorrei un'Authority che mi avverta se sto spendendo troppo questo mese. Vorrei un'Authority che sappia quanta poca spazzatura butto e che lo dica al Comune. Vorrei un'Authority che mi protegga dalle continue richieste di certificati per cose che già stanno su qualche computer. Vorrei delle Authority che si occupino di semplificarmi la vita. NON desidero un'Authority che si impicci di decidere della mia Privacy.

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18 dicembre 1998

Caro Andrea Ricci, grazie per il suoi messaggio in e-mail. Fa sempre piacere scoprire ogni tanto che i giornali non sono solo fogli per incartare verdura. Buon natale. Guido Rampoldi

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21 dicembre 1998

cara Barbara Palombelli, la Sua quotidiana "posta del cuore" è come sempre insopportabile; per nostra fortuna il più delle volte innocua, ma talvolta istigatrice di comportamenti riprovevoli come quando - leggo in ritardo la Sua del 3 dicembre - si fa complice di due depravati genitori accaniti nel tentare di rovinare il futuro della loro povera bambina. Ad ella hanno già assegnato un inutile doppio nome e avrebbero voluto affibbiarle anche entrambi i loro cognomi, creando il loro mostro Arancia Cecilia Coglitore Grimaldi. Che se, nelle vostre menti da salotto del tè, si dovesse sposare con Sancio Flavio Tessitore Parnasi, potrebbero insieme dar vita all'IperMostro Anna Maria Laura (o Pier Francesco Giorgio) Coglitore Grimaldi Tessitore Parnasi. E meno male che, nella Sua risposta, ci concede che tutto ciò non sia un obbligo, ma una possibilità concessa "a chi ne fa una richiesta motivata". MADDECHE'??

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15 gennaio 1999

Nell'articolo sulle "tracce elettroniche contro la nostra privacy" pubblicato il 4 gennaio, il giornalista ipotizza un viaggio estemporaneo del lettore, viaggio segreto ("avrete i vostri buoni motivi"). Ebbene - avverte il giornalista - oggi utilizziamo così tanta elettronica nella nostra vita quotidiana che questo viaggio sarà ricostruibile, violando il segreto. Domando: e allora? Intanto, ricostruibile da chi altri se non da un ordine del giudice? Ma se il giudice lo ordina allora sta indagando su qualche reato, e dunque ben venga questa possibilità. Questa privacy è una mania di cui il cittadino comune, ne sono sicuro, non sente alcun bisogno: ci è stata semplicemente imposta, creando mille nuove difficoltà burocratiche. La stampa, dopo un'iniziale protesta corporativa, la spalleggia. La conseguenza (non vorrei azzardare "l'obiettivo"), a parte l'inutile burocrazia e dispendio che la accompagna, è favorire tra l'altro i viaggi segreti di chi ha qualcosa da nascondere. E non alla moglie.

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17 gennaio 1999

Da qualche tempo nel nostro quartiere (corso Trieste) sono scomparse le campane per la raccolta del vetro. Cosa è successo?

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17 gennaio 1999

Ma davvero i premier di Italia e Giappone si sono incontrati in visita ufficiale e si sono messi a parlare di prosciutto?

- Ma prendine di più, guarda che è buono!

- Sì, ma ho paura che fa venire il mal di pancia

- Ti assicuro che i nostri prosciutti non lo fanno venire

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18 gennaio 1999

Direttore, Ci risiamo con il lotto truccato e ci risiamo con la giustizia inefficace. Qualche anno fa un pubblico ufficiale addetto alle estrazioni fu colto in flagrante mentre truffava gli italiani scommettitori; la cosa andava avanti da lungo tempo e il reo confessò. Lei prenderebbe due piccioni (Lotto e Giustizia) con una fava - e farebbe un gran servizio ai lettori e agli italiani in generale - se il Suo giornale, invece di riportare le solite interviste scaricabarile e le opinioni di benpensanti con la scorta, pubblicasse una tabella con: reato di cui sopra, pena prevista, pena applicata, pena effettivamente scontata, somma truffata, somma restituita. Immagina già il risultato? Grazie dell'attenzione.

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25 gennaio 1999

A proposito del lotto truccato - Cara Striscia la notizia, Leggo (turandomi il naso) "la Repubblica", che raramente mi pubblica le lettere che gli mando. In particolare questa che riporto sotto non ha dato seguito neanche ad una risposta, il che mi dimostra ciò che penso da tempo: che la Repubblica ormai non pubblichi altro che VELINE! Se a voi invece può dare qualche spunto, sarò contento: << Direttore, Ci risiamo con il lotto truccato e ci risiamo con la giustizia inefficace. Qualche anno fa un pubblico ufficiale addetto alle estrazioni fu colto in flagrante mentre truffava gli italiani scommettitori; la cosa andava avanti da lungo tempo e il reo confessò. Lei prenderebbe due piccioni (Lotto e Giustizia) con una fava - e farebbe un gran servizio ai lettori e agli italiani in generale - se il Suo giornale, invece di riportare le solite interviste scaricabarile e le opinioni di benpensanti con la scorta, pubblicasse una tabella con: reato di cui sopra, pena prevista, pena applicata, pena effettivamente scontata, somma truffata, somma restituita. Immagina già il risultato? Grazie dell'attenzione.>> E grazie anche a voi

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3 febbraio 1999

Risposta alla "patriota" Furlotti - Cara Palombelli, Maria Beatrice Furlotti (lettera del 30 gennaio), trapiantata in Francia, ci sprona a superare il nostro complesso di inferiorità di essere italiani facendoci notare come altri paesi europei abbiano problemi come e più gravi dei nostri. Può darsi. Anch'io ho un po' di esperienza di Europa. E però ricordo il senso di frustrazione che provai quando un'amica francese, cui era stato prestato un bell'appartamento a Parigi, ha trovato normale restituire le chiavi ai proprietari marsigliesi prima di partire per l'estero spedendole per posta ordinaria e arrivate a destinazione in 48 ore. Oppure come ho avuto un momento di smarrimento quando sono passato per una strada centrale di Oxford un pomeriggio, ci sono ripassato la sera ed era chiusa al traffico per straordinari lavori in corso di posa di tubature, ci sono ripassato la mattina ed era come se nulla fosse successo. E ricordo come rimasi a bocca aperta anni fa quando a Baden Baden andai a segnalare in un ufficio postale (da cui dipendono i telefoni pubblici) che avevo perso dei soldi in una cabina telefonica difettosa, mi misero in mano un modulo chiedendomi di indicare l'importo che avevo perso e me lo hanno rimborsato seduta stante. Hai voglia a dire che dobbiamo "migliorare", cara Furlotti!

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16 febbraio 1999

Sull'articolo di Scalfari di domenica - "Accidenti se ha ragione a prendersela con le intrusioni e i privilegi della Chiesa cattolica nella vita della nostra repubblica! ..." Lodavo tra me e me l'analisi-sfogo di Scalfari nella Repubblica di domenica a pagina 10, quando, passato a pagina 11, il pensiero mi si blocca: a tutta pagina, una vera leccata di culo [n.d.r, trovatela voi un'altra espressione!] al Vaticano per aver benedetto i graffiti! D'accordo che Scalfari non è più il Direttore, ma è la coerenza laica che se ne è andata a puttane! [n.d.r., idem]

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16 febbraio 1999

Monti e i duty free - Non fumo, non bevo ... e non compro gioielli e foulard firmati. Non vedo l'ora perciò che la si faccia finita con i "duty free", luoghi dove la classe ricca che viaggia in aereo evade il fisco legalmente per comprare oggetti che per loro natura dovrebbero essere tassati maggiormente. Le poche centinaia di posti di lavoro persi (schiavi al servizio di pochi privilegiati gestori) saranno più che compensati dalle tasse che quei beni frutteranno agli erari quando saranno acquistati regolarmente.

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23 febbraio 1999

La privacy negli USA (da Affari & Finanza del 22 febbraio) - Il consigliere per il commercio di Clinton, David Aaron, incontra il nostro "garante" per la privacy Stefano Rodotà, per convincerlo che la privacy è tutelata anche negli USA. Ovvero, la modernità cerca di convincere il medioevo prossimo venturo! Dice Aaron: "Negli USA non vogliamo un'Autorità come la vostra: sembrerà un paradosso [sic!], ma l'idea di un garante ci sembra un'invasione della privacy." Parole sacrosante! Che altro dire quando nel nostro paese, grazie a Rodotà, non si riesce a collegare le banche dati di due computer per stanare qualche criminale perché il "Garante" (di chi?) mette il veto? o vista la montagna di inutile cartaccia che dobbiamo firmare "ex lege 675/96" ogni volta che ci muoviamo in qualche ufficio o diamo il nostro numero di scarpe ad un negoziante? o vista la quantità di pubblicità spazzatura che continua imperterrita ad arrivare nella mia cassetta postale e contro la quale il "Garante" mi offre tutta la sua comprensione? o se - davvero il paradosso! - non riesco ad avere il dettaglio delle chiamate fatte mio cellulare perché invado la MIA privacy?

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23 febbraio 1999

To: "Striscia la notizia" <gabibbo@mediaset.it>

Subject: e lo chiamano "Garante" della privacy ...

(da la Repubblica - Affari & Finanza del 22 febbraio p.13)

Il consigliere per il commercio di Clinton, David Aaron, incontra il nostro "garante" per la privacy Stefano Rodotà, per convincerlo che la privacy è tutelata anche negli USA. Ovvero, la modernità cerca di convincere il medioevo prossimo venturo! Dice Aaron: "Negli USA non vogliamo un'Autorità come la vostra: sembrerà un paradosso [sic!], ma l'idea di un garante ci sembra un'invasione della privacy." Parole sacrosante! Che altro dire quando nel nostro paese, grazie a Rodotà, non si riesce a collegare le banche dati di due computer per stanare qualche criminale perché il "Garante" (di chi?) mette il veto? o vista la montagna di inutile cartaccia che dobbiamo firmare "ex lege 675/96" ogni volta che ci muoviamo in qualche ufficio o diamo il nostro numero di scarpe ad un negoziante? o vista la quantità di pubblicità spazzatura che continua imperterrita ad arrivare nella mia cassetta postale e contro la quale il "Garante" mi offre tutta la sua comprensione? o se - davvero il paradosso! - non riesco ad avere il dettaglio delle chiamate fatte MIO cellulare perché invado la MIA privacy? La verità è che Rodotà aveva bisogno di una nicchia per la pensione e l'ha trovata eccome! Adesso poi si fa pagare anche il bollo per poter "interrogare" la sua Autority, così può star tranquillo che neanche gli disturberanno la privacy!

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2 marzo 1999

Bollette Telecom - Il dubbio posto da Emilio Cigliano sulle bollette TELECOM, secondo cui ci sarebbero addebitati 2 scatti ogni volta che ricorriamo ad un operatore concorrente come Infostrada, è di quelli da risolvere immediatamente. Per quanto riguarda invece l'impossibilità di ricevere il dettaglio delle chiamate da TELECOM ed in generale il pessimo rapporto contrattuale con gli utenti, tipico del monopolista, c'è un enorme lavoro da fare in TELECOM per acquistare la nostra fiducia. A margine chiedo: la fiducia del pubblico viene contabilizzata in qualche modo nel prezzo di vendita della società, o rimane una chimera come il PIL verde?

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2 marzo 1999

Chissà dove vive Giovanni Valentini per scrivere tali apologie dell'Authority per la privacy (commenti di sabato 20 marzo). A lui evidentemente non capita di avere la cassetta postale invasa di corrispondenza pubblicitaria per non aver notato in un modulo una postilla microscopica che avverte di barrare la casella se non si vogliono ricevere informative commerciali; e di dover cercare a a fatica - e spendendo soldi in telefonate - il "gestore della banca-dati", per sapere poi che bisogna inviargli una raccomandata; e che nonostante ciò la posta-spazzatura continua ad arrivare. Valentini ci dice candidamente che per fare ricorso all'Authority contro tali abusi ora bisogna pagare 50mila lire (e inviare una raccomandata?), "evidentemente allo scopo di filtrare e selezionare le domande all'origine". Selezionare in base a che? Al censo? al tempo a disposizione? alla disperazione? Cosa ha fatto di utile per me cittadino l'Authority per la gestione (sic) della privacy? Questo avrebbe dovuto chiedersi Valentini in una pagina di commenti.

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3 marzo 1999

Eutanasia non vuol dire omicidio - Mi associo pienamente con il bellissimo e intelligente commento di Paolo Flores D'Arcais - 2 marzo - al gesto di eutanasia di Ezio Forzatti che, tutt'altro che omicida, ha dimostrato di essere un amante esemplare. Trovo disgustoso e insultante che si parli di imputazione di omicidio, che si aggravi la sofferenza di quest'uomo per rispettare leggi incivili. E' lo Stato a meritare un processo per aver permesso che le sue leggi perseguano un simile gesto d'amore.

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3 marzo 1999

caro Paolo Flores D'arcais, Grazie di aver scritto quel bellissimo commento sul gesto di Ezio Forzatti. Grazie veramente, perché ogni volta che leggevo di qualche imputazione proposta per quel poveraccio, che è invece un amante esemplare, mi sentivo male. Lei ha saputo dire tante cose giuste e mi ha dato una spiegazione su un argomento su cui ho la sua posizione ma non sapevo perché.

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3 marzo 1999

Subject: disoccupato volontario - La lettera di Mauro Belluno che a 40 anni è disoccupato volontario non mi stupisce. Anch'io, a 35 anni, ho abbandonato recentemente due lavori interessanti, in posizione manageriale, ben pagati, vicino casa. Anch'io so di dover sopportare una crescente povertà (a causa del depauperamento del risparmio accumulato). A differenza di Mauro non ho preparato un quadro filosofico dietro questa decisione. Ho semplicemente riflettuto che il lavoro può essere bello, ma passare la maggior parte della giornata in ufficio non mi andava più: voglio andare a fare la spesa al mercato con mia figlia, voglio andare a correre durante il giorno col sole, voglio prendermi una settimana di vacanza quando mi pare. Ho pensato allora che uno non vive al supermercato perché tutti i giorni deve mangiare, ma esce due volte a settimana a fare provviste. Così io non voglio vivere in ufficio perché tutti i giorni ho bisogno di soldi, ma voglio cercare ogni tanto un lavoro per fare provvista di soldi. Insomma, per un po' di tempo non voglio lavorare in modo continuativo. Purtroppo ho constatato invece lo stupore nei colloqui di selezione di società per il lavoro temporaneo in cui ha fatto domanda quando ho detto che cercavo posizioni di livello operativo e assolutamente temporanee. In Italia è ancora troppo anormale non cercare "il posto fisso" e non aspirare a "fare carriera".

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5 marzo 1999

Subject: PULLMAN per la XX Discesa del Tevere in canoa - Gentile Barbara Palombelli, questo appello le potrà sembrare futile: nella Sua rubrica si occupa di problemi molto più seri. Siamo dei canoisti, da tutta Italia e anche dall'estero, che da oltre 20 anni organizziamo ogni anno una manifestazione molto bella che ci porta in canoa da Città di Castello in Umbria, fino a Roma. Per 7 giorni, dal 25 aprile al 1 maggio, si pagaia sul fiume aiutandosi l'un l'altro; si mangiano panini sul bordo del fiume a pranzo e piatti caldi di cucina da campo la sera; si dorme in tende, palestre, scuole messe a disposizione da comuni non ricchi ma ben disposti verso uno sport "povero". Si fa insomma una sana vita insieme all'aria aperta. Percorso, tappe, soccorsi sono ormai collaudati e a prova di imprevisto e la buona organizzazione porta ad avere punte di oltre 200 partecipanti di cui molti stranieri. Purtroppo, e qui viene l'appello, ogni anno abbiamo una spada di Damocle. I canoisti hanno infatti bisogno di portare le proprie macchine all'arrivo prima di iniziare la discesa in canoa in modo da avere le proprie cose pronte appena arrivano tutti bagnati, infreddoliti, affamati. E quindi hanno bisogno di qualcuno che li riporti alla partenza. Il "recupero", come si chiama nel nostro gergo, di tutta questa gente per vari giorni è quasi impossibile senza l'aiuto di un pullman. In passato istituzioni ed enti pubblici ci hanno messo a disposizione i loro mezzi, salvando la manifestazione. Quest'anno, per le continue restrizioni di bilancio, non riusciamo ad ottenere un mezzo. La nostra manifestazione coinvolge per oltre una settimana decine e decine di famiglie, che seguono i canoisti lungo il percorso o che organizzano l'accoglienza nei comuni rivieraschi in cui si fa tappa e che ci fanno conoscere le loro bellezze e i loro prodotti genuini (Città di Castello, Umbertide, Ponte San Giovanni, Deruta, ...). I canoisti sono appesi ad ... un pullman! Se non lo troviamo in tempo, quest'anno non riusciremo a fare la Discesa. Ci aiuti pubblicando quest'appello. Grazie. Il Comitato promotore c/o Andrea Ricci

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18 marzo 1999

Subject: Discesa del Tevere in canoa - Cara Barbara Palombelli, grazie per la pubblicazione dell'appello in cui richiedevamo un pullman per la manifestazione e per il simpatico commento. Non solo un'offerta si è concretizzata immediatamente, permettendo la Discesa, ma 2 lettori canoisti (2: su questi numeri lavoriamo) ci hanno scritto per chiederci dettagli del raduno.

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21 marzo 1999

Subject: Authority per le comunicazioni - Nella telefonia, cellulare e fissa, sono arrivati dei nuovi gestori che conducono un marketing impostato sulla chiarezza dei prezzi: pubblicizzano tariffe reali, comprensive di IVA e di scatti alla risposta. Grazie alla concorrenza abbiamo finalmente scoperto di essere stati ingannati per anni, quando dietro una tariffa pubblicizzata virtuale ce n'è una reale di gran lunga superiore. Allora perché abbiamo pagato e paghiamo un'Authority per le comunicazioni?

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8 aprile 1999

Subject: tariffe telefoniche virtuali - Da sempre i nostri operatori telefonici ci ingannano pubblicizzando tariffe telefoniche virtuali ben lontane dalle reali. Tanto per fare un esempio, un gestore di telefonia cellulare pubblicizza un profilo a 195 lire al minuto in tariffa agevolata (e 990 lire al minuto in tariffa piena). Ma leggendo attentamente le note a carattere microscopico si scopre che il primo minuto costa ben 720 lire (e 1680 lire in tariffa piena). Sono il solo matto che si mette a fare i conti o queste finte tariffe già sono note a Repubblica - che pure ospita tale pubblicità - e agli altri lettori? E l'Authority per le telecomunicazioni che ci sta a fare? Nota per la redazione: La pubblicità è quella di Omnitel Personal Ricaricabile 195. La tassazione è a scatti di 200 lire più IVA cadenzati come segue: Tariffa agevolata: uno scatto alla risposta e poi scatti ogni 51.3 secondi a partire dal terzo secondo: 0'', 3'', 54.3'' ; totale 3 scatti ; (200x3)+IVA = 720 lire Tariffa piena: uno scatto alla risposta e poi scatti ogni 10.1 secondi a partire dal terzo secondo: 0'', 3'', 13.1'', 23.2'', 33.3'', 43.4'', 54.5'' ; totale 7 scatti ; (200x7)+IVA = 1680 lire. Dalla pubblicità nel risvolto di copertina del Venerdì del 2 aprile.

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12 maggio 1999

Subject: discesa del tevere in canoa - Cara Barbara, Ti scrivo in ritardo perché solo ora tornato dall'estero. Si è conclusa il 1 maggio la discesa internazionale del Tevere in canoa, per la quale avevi pubblicato un mio appello di richiesta di un pulmann. Il pulmann, come sai, ci è stato offerto, la Discesa si è potuta fare ed ha avuto 80 partecipanti, di cui una dozzina di stranieri. Alcuni comuni rivieraschi ci hanno offerto un'ospitalità generosa e disinteressata, rendendo ancora più interessante una manifestazione già molto bella. La RAI (trasmissione Sereno Variabile) ha passato un giorno con noi e il servizio andrà in onda forse domani. Grazie ancora per il tuo aiuto e a risentirci per l'anno prossimmo, sempre dal 25 aprile al 1 maggio, da Città di Castello a Roma, XXI edizione!

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15 ottobre 1999

Subject: turismo in Francia - Sono tornato da una breve vacanza in auto in Francia e ho scoperto quanto è comodo essere turisti in quel paese. Strade ben tenute; i famosi rond-point, intelligente alternativa ai nostri omnipresenti semafori; limiti di velocità non offensivi per il guidatore. Ma a parte il "viaggiare", è nell'alloggio che ci superano in modo incommensurabile. Per il turista che voglia fare una vacanza economica esistono una dozzina di catene alberghiere, ognuna con decine o centinaia di alberghi situati di solito appena all'esterno di ogni città francese, piccola o grande. Sono accessibili 24 ore su 24, con parcheggio privato, camere a 3 letti con bagno e ogni comfort, moderni, pulitissimi e al costo massimo di 50mila lire per camera! La colazione a buffet costa sulle 7-8mila lire. Sono prenotabili telefonicamente con carta di credito e, visto il numero e la diffusione sul territorio, è impossibile rimanere per strada o dover pagare una fortuna per dormire. Perché in Italia una notte in albergo deve essere sempre un'incognita nelle condizioni e nel prezzo? Cosa ha da proporre in fatto d'alloggio al turista la nostra Italia e per essa il nostro Ministero per il Turismo?

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20 ottobre 1999

Subject: A chi serve la privacy? in polemica con Rodotà - E' permesso essere polemici con il grande Stefano Rodotà, che da almeno vent'anni ci avverte (ultimamente il 20 ottobre su questo giornale), anzi ci ammonisce che siamo tutti schedati e controllati, quasi stupendosi che non facciamo una rivoluzione popolare per riprenderci la privacy? Lui che appartiene alla categoria dei "benpensanti con la scorta", che come tutore della "nostra" privacy guadagna in un anno quanto io in venti, che non ha sicuramente i nostri problemi di piccoli e grandi furti, truffe, fastidi, che affliggono - loro sì! - noi onesti e comuni cittadini. Francamente me ne frego se tengono i tabulati delle mie telefonate per 5 o 10 anni e se possono teoricamente sapere dove ho fatto la spesa con la carta di credito. Ma che ci troveranno? che ho chiamato ogni sera mia madre per ricordarle di chiudere bene la porta di casa e di non aprire a nessuno, o che chiamo 2 volte al mese la polizia per avvertirli che stanno rubando una macchina proprio sotto le finestre di casa mia, o che ho cambiato supermercato per risparmiare sui fusilli, o... devo continuare? A chi serve la "privacy"?

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12 novembre 1999

Subject: intervista al prefetto - Chissà se il cittadino Enzo Mosino (Prefetto di Roma) ha letto l'intervista al Prefetto di Roma (Enzo Mosino) che dice: <<Albergatori, ristoratori, commercianti vogliono far controllare il loro patrimonio da istituti privati? Liberissimi ...>> Liberissimi proprio no, piuttosto "costretti", dall'insufficienza del controllo della forza pubblica. <<Non possiamo più permettere che il lavoro della creatività e dell'ingegno di tanti artisti etc. etc. vengano compromessi da bravate ...>> Perché ora dice "non più"? perché prima tali bravate erano forse permesse? o non si è fatto il possibile per evitarle?

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12 novembre 1999

Gentile Direttore, Se fossi il Re, farei ... si favoleggiava da bambini. Più modestamente, se fossi il Presidente dell'Authority per le Comunicazioni vieterei la pubblicità di tariffe telefoniche IVA esclusa e imporrei che ogni pubblicità di un numero di telefono ne riporti il costo per il chiamante. Tutto fatto senza scomodare la trasparenza verso il cittadino, la correttezza verso il cliente, etc. Semplicemente ... l'autorità del buon senso.

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16 novembre 1999

I benzinai stanno facendo passare giornate d'inferno a tutti i cittadini e non solo agli automobilisti. I cittadini comprendono così molto meglio la ragione del governo a voler liberalizzare il settore per non renderci tutti ostaggio di una categoria. E gli automobilisti se ne ricorderanno quando potranno scegliere tra benzinaio e self-service del supermercato. Questo sciopero deve far riflettere tutte quelle categorie che con arroganza reclamano di poter mantenere privilegi troppo a lungo goduti. Meglio farebbero a farsi venire qualche idea innovativa per restare sul mercato, invece di alienarsi per sempre la simpatia dei cittadini-clienti.

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2 dicembre 1999

Subject: autoricaricabile

Intervistatore: - ... e non crede che con questa possibilità di autoricarica della scheda molti possano approfittare della propria linea telefonica in ufficio - penso agli uffici pubblici, per le difficoltà di controllo - e ricaricarsi allegramente il telefono proprio o quello della moglie?

Esperto: - nessuno rischierebbe il posto di lavoro per poche migliaia di lire!

Intervistatore: - "rischiare" il posto di lavoro? per delle telefonate? ha ha ha !!!

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10 gennaio 2000

Dopo oltre venti anni che La leggo, stento a riconoscerLa, Scalfari, nella Sua risposta ad Alessandro Valente in cui mette sullo stesso piano la ferocia di una tigre e la ferocia dei cacciatori. Infatti saprà benissimo che la prima uccide per vivere, i secondi uccidono per divertimento. Anche la Sua sensibilità è così incredibilmente assente da non capire che la lettera del lettore è ispirata da una sentimento soffocato dalla cultura predominante, ma non raro: il disagio di fronte al contrasto tra la bellezza della natura e la rozzezza dell'uomo. Ed è interessante anche l'insolito interrogativo sul perché la Chiesa non senta la missione della difesa della Natura, soprattutto lì dove viene impunemente stuprata per inciviltà. Io "consento" quindi pienamente con Valente e accuso di snobismo proprio Lei. Il tema del rapporto uomo-natura viene raramente affrontato in termini etici: non sembra eticamente riprovevole deturpare una spiaggia con un albergo o con uno yacht ormeggiato e invece - putroppo siamo ancora pochi a pensarla così - è un affronto alla natura - e agli altri uomini! - che non dovrebbe essere permesso a nessuno.

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20 gennaio 2000

Subject: comment - ALE' !!!

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31 gennaio 2000

Subject: cartelloni abusivi - Quante volte il cittadino non capisce i contorsionismi dell'amministratore pubblico nel risolvere i problemi quotidiani ... Problema per l'amministratore pubblico: avete la città deturpata da migliaia di cartelloni abusivi, non riuscite ad individuare gli autori degli abusi e perdete un sacco di soldi in mancato incasso di imposte di pubblicità. Soluzione facile facile: multate le ditte pubblicizzate per 1000 lire a cmq di pubblicità abusiva (10 milioni a mq), e riducete la multa alla metà in caso di pagamento immediato con rimozione del cartellone abusivo a loro spese. Per procedere basta una denuncia con fotografia e misure dell'abuso da parte di vigili, associazioni di cittadini, privati, ditte concorrenti, etc. Conseguenze: nessuna ditta ricorrerà più alla pubblicità abusiva semplicemente perché antieconomica e i cartelloni abusivi scompariranno.

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13 febbraio 2000

Subject: I: cartelloni abusivi - Vi scrivevo qualche giorno fa una lettera, ma evidentemente non era interessante. Però continuo a leggere la vostra campagna contro i cartelloni abusivi e la dimostrazione della sua quasi-inutilità pratica (almeno per noi cittadini) è evidente con l'articolo di oggi della vostra Romana Liuzzo: il solo rimuovere non serve. Perché allora non prendete in esame con più attenzione le proposte dei vostri lettori? Ve la ripropongo con qualche modifica: Quante volte il cittadino non capisce i contorsionismi dell'amministratore pubblico nel risolvere i problemi quotidiani ... Problema per l'amministratore pubblico: avete la città deturpata da migliaia di cartelloni abusivi, non riuscite ad individuare gli autori degli abusi e perdete un sacco di soldi in mancato incasso di imposte di pubblicità. Soluzione facile facile: multate pesantemente le ditte pubblicizzate e riducete la multa alla metà in caso di pagamento immediato con rimozione del cartellone abusivo a loro spese. Per procedere basta una denuncia con fotografia. Conseguenze: nessuna ditta ricorrerà più alla pubblicità abusiva semplicemente perché antieconomica e i cartelloni abusivi scompariranno.

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7 maggio 2000

Dal testo dell'art. 75, co. 4° Cost. risulta palesemente che il referendum abrogativo non è approvato se non ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto. E’ questo il caso del referendum elettorale celebrato appena un anno fa, il cui risultato è stato quindi contrario alla abrogazione delle norme di legge sottoposte al giudizio popolare. L'art. 38 della Legge n. 352 del 1970 dispone che in tal caso il referendum non può essere riproposto prima che siano trascorsi cinque anni dal fallito esperimento. Ciò nonostante si è osato riproporre immediatamente il medesimo referendum, e la Cassazione ha ritenuto legittima la richiesta con lo specioso argomento che "la mancanza del quorum non costituisce una forma di dissenso". Questa affermazione è assolutamente insostenibile, perché la Costituzione conferisce ai cittadini il potere di non approvare la proposta referendaria in due modi perfettamente equipollenti: o votando NO in maggioranza o facendo mancare il "quorum” con l’astensione dal voto. E in entrambi i casi la consultazione sortisce l’identico risultato di far constare che la volontà della maggioranza è contraria all’abrogazione delle norme sottoposte a referendum. Se, dunque, la mancanza del "quorum” determina la non approvazione della proposta messa in votazione, come si è potuto dire che essa non costituisce dissenso? Ci può essere una forma di dissenso più tipica della non approvazione? Così stando le cose appare innegabile che, per effetto di un errore giudiziario, la reiterata celebrazione del referendum elettorale avviene in violazione del citato art. 38 della Legge n.352 del 1970. E di fronte a questa realtà, la foga e il chiasso con cui i "referendari” invocano il principio di legalità per reclamare uno sfoltimento "ad hoc” delle liste elettorali fanno amaramente sorridere. Benedetto Monte

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15 giugno 2000

Subject: "parcheggi protetti" - In via ..... (Trieste) abita un personaggio protetto per il quale hanno messo da anni una zona rimozione. Tutto bene, se non fosse che nonostante passi da anni quotidianamente per detta strada: 1. non ho mai visto arrivare o partire il suddetto personaggio; 2. non ho mai visto la suddetta zona sgombra di auto; 3. non ho mai visto rimuovere le auto. Ciò non deve essere stato notato solo da me se nel circondario serpeggia il malumore che i condomini del personaggio si sianotrovati un bel parcheggio sempre libero in una zona intasata di auto. Succede anche in altre zone, a conoscenza dei lettori? Che ne pensano i vigili urbani?

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22 giugno 2000

Leggere l'opinione di Saverio Borrelli sull'amnistia e sui suoi artefici ci aiuta molto a sopportare questo paese.

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15 luglio 2000

Subject: in memoria di Antonio Dimitri - Sono un amico del carabiniere Antonio Dimitri, recentemente ucciso da rapinatori di banca in Puglia. Dopo anni di lavoro a Roma, Antonio aveva chiesto il trasferimento a Brindisi. "Non sarà troppo pericoloso?" gli chiesi "Non sono fatto per stare in ufficio, e li c'è bisogno" mi rispose. E' morto dopo 2 mesi. Di lui, come di tanti altri morti per difenderci, dobbiamo ricordarcene come cittadini ogni volta che sentiamo politici disquisire abilmente sui diritti degli imputati, della difesa, dei reclusi, sulla tolleranza e sull'apertura delle frontiere, prima di entrare nelle loro blindate con la scorta.

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16 luglio 2000

Nei paesi europei con autostrade a 3 corsie e un legislatore razionale, la corsia di marcia normale è quella di destra e le altre 2 sono destinate al sorpasso. Tutto lo spazio stradale è quindi sfruttato appieno, come è logico, visto anche che costa non poco. Nel paese delle gride e delle suocere, invece, il legislatore ha ritenuto di dover soddisfare l'italiano: "Io sto al centro. Alla mia destra ci stanno i camion puzzolenti e le carrette revisionate, mica io. E a sinistra, che si intruppino pure quelli che mi vogliono sorpassare, tra lampeggi e inchiodate sull'asfalto, 'sti maleducati."

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18 luglio 2000

andrea, hai fatto benissimo a ricordare Antonio DI MITRI che ha dato la sua vita per amore di verità e di giustizia. così lo ricorderò anch'io che sono un'anonima formichina di milano. condivido le tue conclusioni, metafora di un paese sfilacciato del quale siamo tutti protagonisti e coresponsabili. ti assicuro che non mi arrendo e cerco di dare ogni giorno il mio piccolo, modesto contributo: essere civile, responsabile e coerente. a presto. maria lucia caspani

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19 luglio 2000

In merito alla Sua lettera apparsa martedì sulla 'Repubblica', mi chiedo se non sia Lei a vivere una vita blindata: dove vivo io, in provincia di Milano, gli appartenenti alla immigrazione li vedo che si svegliano presto per andare a lavorare, e non per delinquere: questo nella stragrande maggioranza dei casi, come è per ogni contesto. D'altronde, se come quasi sicuramente accadrà, gli assassini del carabiniere risultassero italiani, cosa si dovrà fare? Buttare tutti gli italiani in mare (come qualcuno vuol fare con gli immigrati)? Personalmente Le consiglio letture formative, analisi attente della società..., insomma, di pensare con le proprie risorse lasciando perdere le stronzate che si dicono sui giornali sull'immigrazione, che ritengo sia quasi esclusivamente una ricchezza per noi. Cordialmente, Giuseppe Longoni

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19 luglio 2000

cara Caspani, ti ringrazio. ci tengo a precisare che la mia lettera è stata amputata in modo tale da distorcerne la portata. la frase originale E': ... disquisire abilmente sui diritti degli imputati, della difesa, dei reclusi, sulla tolleranza e sull'apertura delle frontiere ... e NON ... disquisire abilmente sulla tolleranza e sull'apertura delle frontiere ... ciao

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19 luglio 2000

è usuale che nelle redazioni trancino le lettere. il messaggio di rilievo è far vivere ANTONIO DI MITRI che tu hai avuto il privilegio di conoscere e di essergli amico. concordo che il testo in originale è certamente più marcato. a presto. maria lucia caspani

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19 luglio 2000

caro Longoni, mi fa piacere che mi abbia scritto. condivido in parte quanto Lei dice e in effetti la mia lettera è stata amputata in modo tale da distorcerne la portata. la frase originale E': ... disquisire abilmente sui diritti degli imputati, della difesa, dei reclusi, sulla tolleranza e sull'apertura delle frontiere ... e NON ... disquisire abilmente sulla tolleranza e sull'apertura delle frontiere ... resto però dell'opinione che il tasso di criminalità tra gli immigrati, soprattutto provenienti da alcuni paesi, è superiore a quello tra gli italiani e non vedo un granché di risultati per rimediare o almeno tamponare la situazione della criminalità in generale, mentre vedo un gran daffare per tutelare i criminali (appunto, diritti della difesa, privacy, condoni e amnistie, visite di parlamentari nelle carceri, eccetera). con la mia lettera volevo dire che ciò non mi sta bene e che mi è venuto un nodo alla gola dopo che hanno ucciso un amico, che invece di vivere in un quartiere centrale di Roma - dove era - o di andare nella Sua tranquilla provincia di Milano aveva scelto di andare in frontiera. cordialmente

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19 luglio 2000

caro Direttore, In un paese di provincia le guerre sono decise altrove. Solo così mi posso spiegare il fatto che i nostri politici si stiano scannando sugli alimenti geneticamente modificati - forse fanno male, forse no - e non scoppi invece una guerra atomica quando in sede europea ci impongono di fare la mozzarella con il latte in polvere e di rinunciare alla pizza cotta a legna. Su questi e su tanti altri prodotti artigianali italiani già vietati o a rischio estinzione non esiste già una storia secolare a suffragare la loro bontà per la nostra salute e, voglio aggiungere, il nostro buonumore?

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13 agosto 2000

Subject: acquascooter - "Signore, Lei pagherebbe 500 lire per non avere quella moto d'acqua che scorrazza davanti alla spiaggia?" "Certo!" "E Lei, Signora?" "Forse sì." E così via, con i mille bagnanti che devono sopportare il chiasso di questo stupido divertimento. Poi lo potremmo chiedere a quei pochi nuotatori che ancora osano avventurarsi in mare, con le orecchie che scoppiano per il ronzio; e lo potremmo chiedere agli spaventati pesci, che io da piccolo mi trovavo tra i piedi e i nostri bambini non vedono più. E poi ancora a tutti quelli con le case affacciate sul mare, cui è diventato vietato il riposino pomeridiano. E vogliamo dimenticare l'inquinamento e le onde provocate? Insomma, quanto dovrebbe costare un giro in acquascooter? Milioni! non poche migliaia di lire. Non vietiamoli, ma facciamogli pagare il disturbo.

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23 ottobre 2000

Subject: delitto di via Poma - All'attenzione di Giuseppe Cerasa, Marino Bisso, Emilio Radice. Ho letto il vostro articolo del 20 ottobre e vi invio una mia mail inviata ad un vostro collega tempo fa. Saluti

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13 novembre 2000

Il TG3 Agricoltura (sic!) del 12 novembre presentava un servizio su come impiantare ulivi ultracentenari nel giardino di casa, decantando l'aumento di prestigio e di bellezza che ne consegue per il giardino. Gli ulivi devono essere ovviamente trapiantati dal loro ambiente naturale e perciò occorre un "drastico taglio delle radici e della chioma". Mi posso immaginare l'abominevole commercio che ne può scaturire, con stupendi ulivi sottratti al nostro paesaggio e trasportati menomati su qualche camion per arricchire la villa di qualche parvenu. Sono troppo sensibile se la cosa mi ricorda la tratta degli schiavi?

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16 giugno 2001

Subject: lettera sui naufraghi - Al Partito dei Nobel e ai tanti illustri ipocriti che si stanno mobilitando per il recupero dei naufraghi del Canale di Sicilia - in un naufragio per il quale l'Italia non ha nessuna colpa! - chiedo: 1. sono disposti - magari contestualmente alla manifestazione del loro sdegno - a dichiarare il loro contributo economico all'operazione? 2. accetterebbero di devolvere i miliardi necessari al recupero dei morti invece alle loro famiglie viventi e alle nostre strutture di accoglienza per i poveracci che ce la fanno? Non per ironia, ma per l'amarezza di dover assistere ogni volta che succede una sciagura in questo paese al solito teatrino di sdegno, di accuse, di ipocrisia, di burocrazia, di inchieste vacue e - sotto silenzio - di spese ben pilotate. L'unica voce di saggezza e di genuina morale, il commento del comandante di un peschereccio locale: "se a mare vedo un uomo vivo gliela dò io la mia vita, ma se lo vedo morto ... pace all'anima sua".

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15 luglio 2001

Con una pubblicità martellante che ci lascia attoniti, crediamo di dover capire che le Ferrovie dello Stato si sono privatizzate e divise in due: la Rete ferroviaria e i Treni. Due domande: - a noi utenti disgraziati che ce ne frega? - i costi miliardari della campagna pubblicitaria chi li paga? Questo cambio di assetto societario interessa gli addetti e forse merita un avviso sul giornale. In assenza di concorrenza e per un prodotto - i treni ma soprattutto la rete - che non ha alcun bisogno di essere presentato agli utenti, che senso ha di mettersi a gridare per mesi per dire che si è cambiato nome?

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15 luglio 2001

Dispiace dover ricorrere sempre all'esempio straniero - ma il paese delle emergenze, delle gride e dell'Inquisizione potrà mai essere un modello? - e però dove altro si incontrano limiti di velocità così assurdi come in Italia? dove altro si utilizza come corsia di marcia normale in autostrada a tre corsie quella centrale? dove altro si incontra una segnaletica orizzontale di marcia che sembra uscita dai disegni dei bambini? Il comportamento "criminale" del guidatore italiano è il comportamento perfettamente umano e dignitoso di un pilota che capisce che le regole sono state fatte non per poter essere rispettate, ma per suscitare l'eterno senso di colpa che deve accompagnare il cittadino italiano nei rapporti con lo Stato. E tra le tante voci che periodicamente come oche si risvegliano, l'unica voce fuori dal coro è quella di 30 milioni di guidatori.

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30 luglio 2001

Direttore, propongo l'istituzione di un premio, patrocinato dalle associazioni ambientaliste, contro il degrado ambientale; dalle associazioni turistiche, contro lo scadimento del turismo; dalle associazioni dei cittadini, contro il disturbo della quiete pubblica; dalle associazioni dei pescatori, contro il danno biologico alla fauna ittica; dalle associazioni dei nuotatori e dei sub, contro il disagio e il pericolo loro arrecato; e infine da tutte le persone di buon senso, contro ciò che buon senso non ha, un premio dicevo al sindaco che vieti nelle acque del suo comune la navigazione delle deleterie MOTO D'ACQUA!

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6 novembre 2001

Subject: numero verde disoccupazione - Il numero verde per il lavoro predisposto dall'Assessorato alle politiche del lavoro del Comune di Roma, 800.818282, unico riferimento al quale tutti i disoccupati romani devono rivolgersi se non vogliono perdere lo stato di disoccupazione, è praticamente irraggiungibile da quando è stato attivato. Mi sono quindi rivolto all'Assessorato, 06.67667110/1/2, per sentirmi dire che "devo armarmi di pazienza" perché "non c'è alternativa al numero verde (sic!)". E' questo il sistema escogitato dall'Amministrazione provinciale per sfoltire le liste dei disoccupati? Potranno tutti quei disoccupati ingolfati senza successo sul numero verde denunciare l'Assessore per la perdita dello stato di disoccupazione e per le conseguenze che ne possano derivare?

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28 gennaio 2003

Giusto criticare l'ammissione di quel 5% di grassi vegetali nel cioccolato. Sbagliato pensare che il consumatore italiano saprà scegliere da solo. Il consumatore italiano già accetta di mangiare la pizza al taglio - la nostra pizza! - fatta con oli vegetali al posto dell'olio extra vergine di oliva. E accetta che i propri figli si nutrino di biscotti e merendine fatte con abominevoli grassi vegetali al posto del burro. Sono solo alcuni esempi. Il nefasto effetto di tanta normativa alimentare europea è quello di far scomparire dalla nostra cultura non solo delle prelibatezze create nei secoli, ma anche il gusto per le cose buone e genuine nelle nuove generazioni.

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1 febbraio 2003

A dispetto dell'agiografico ritratto che ne ha fatto Timothy Garton Ash (Repubblica 1 febbraio), da comune cittadino europeo mi ricorderò di Havel come quel presidente ceco che prima di ritirarsi ha schierato il suo paese - tra un anno membro dell'UE – a fianco degli USA, insieme a qualche altro "stato canaglia".

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1 febbraio 2003

Spero che il Ministero delle Pari Opportunità si ricordi anche di noi maschietti - almeno di quelli fra noi che non possono o non vogliono approfittare delle altre misure messe a disposizione dal governo per aiutare ad esempio gli evasori fiscali, i costruttori abusivi, gli inquinatori, etc. - nella instituenda riapertura delle "case chiuse", così che anche noi abbiamo una possibilità di arrotondare lo stipendio con una attività (questa sì!) onesta, altruista, e non ultimo in regime di vera concorrenza.

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11 febbraio 2003

Ho letto che all'Unicef manca un miliardo di dollari per completare il programma mondiale di vaccinazione contro la polio ... circa quanto la nostra maggioranza parlamentare ha voluto regalare alle società di calcio per ripianare i loro debiti. Andrea Ricci

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24 febbraio 2003

Mi riferisco all'articolo di Pirani del 24 febbraio. Siete arrivati anche voi al punto di cercare di influenzare dei magistrati (la Corte dei Conti) prima di una decisione riguardante per di più un caso personale e tutt'altro che scandaloso (chissà quanti casi drammatici legati alle pensioni ci sono invece in Italia; o quanti privilegi da denunciare). Che opinione di voi vi attendete dai vostri lettori quando criticate giustamente certe deplorevoli intromissioni dei partiti di governo in un altro potere dello Stato? Andrea Ricci

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13 settembre 2003

Nel grave infortunio occorsogli ultimamente per aver detto "quello che pensa" della dittatura fascista - a suo avviso incruenta e benigna - il grande comunicatore ha ricevuto un soccorso obbiettivamente più severo di qualsiasi critica. Tentando un diversivo, l'on La Russa ha osservato che il cavaliere rispondeva a una domanda politicamente stupida di un ignorante di storia. Ciò ammesso, bisogna infatti chiedersi a quale prerogativa di statista corrisponda la capacità di dare a una domanda stupida una risposta clamorosamente autolesionista. Distinti saluti, Benedetto Monte - Roma

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13 novembre 2003

Subject: attentato ai carabinieri in Iraq - Finalmente anche Mr. B. Junior ha la sua dote da presentare a Mr. B. Senior.

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29 febbraio 2004

Subject: autostrade bloccate - Ero anch'io in fila, sulla Padova-Bologna, 6 ore per fare 10 km. Un prevedibile scenario di emergenza ordinaria invernale: a causa del ghiaccio, numerosi camion si intraversano sulle rampe di accesso alle autostrade bloccando la circolazione; i disagi si ripercuotono su ampi tratti della rete. Una seria rete autostradale dovrebbe avere sempre sotto controllo la situazione della propria rete e saperla comunicare efficacemente ai propri utenti in caso di difficoltà, proponendo soluzioni. I mezzi principali, e già disponibili, sono Isoradio, i pannelli informativi e il personale ai caselli e negli autogrill. Non mi sembra tanto difficile alleviare le difficoltà di utenti che pagano lautamente i pedaggi. Invece: proprio Isoradio, già da tempo in deriva verso l'inutile intrattenimento, ieri non funzionava proprio nelle zone colpite e siamo stati aiutati solo da una radio locale di Modena. I pannelli, invece di indirizzarci, annunciavano neve!, come se non la vedessimo. Il personale dei caselli e degli autogrill badava solo ai soliti affari. Si aggiungano le scriteriate direttive impartite alla polizia di verificare capillarmente la presenza di catene a bordo, che ha aggravato prevedibilmente la situazione. Insomma, come sempre in Italia "il parco buoi" è stato lasciato a se stesso. Poca fantasia e capacità al potere, per la tranquillità tutta italiana di passarla comunque sempre liscia.

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1 luglio 2004

Subject: mazzi di carte - Gentile Direttore, trovo irritante e civettuolo perpetuare l'ignobile metafora del mazzo di carte inventata dagli USA per la cattura degli uomini di Saddam. Così avete fatto a pag.8 del 30.06 con riferimento ai prigionieri trasferiti per la custodia al nuovo governo. La guerra in Iraq è stata una cosa maledettamente seria e - aggiungo io - maledettamente sbagliata per il mondo. Chi ci si è arricchito si è fatto anche beffe del "nemico" stampandolo sulle carte: almeno non seguiamolo!

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12 luglio 2004

Subject: Saddam: è in cella e non è felice - Abbiamo appreso che al detenuto Saddam non è permesso fare nulla se non pensare, nella sua cella (degno risultato di una guerra scatenata in nome della democrazia e della libertà!). Con quale scopo perciò Enrico Franceschini ci dice con sadismo che Saddam passa le giornate a guardare il muro e che è in stato di profonda depressione? Quali principi animano negli ultimi anni la Repubblica quando ci informa - con distacco o compiacimento, ma sempre purtroppo con naturalezza, come se fosse cosa scontata - delle gesta dei regimi occidentali contro il cosiddetto terrorismo, tipo assissinii con missili di oppositori, bombardamento di villaggi dove si annida il nemico, condanne senza appello e caccia con tutti i mezzi di nemici, pardon, terroristi, "fino al cesso"? Vi scrive uno che legge Repubblica e solo Repubblica da sempre e che nota la deriva post 11 settembre.

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27 agosto 2004

Subject: Baldoni - E' stato ucciso un italiano scomodo alla causa di guerra. Ed è stato ucciso in modo da avere sull'opinione pubblica un impatto utile alla causa di guerra.

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18 ottobre 2004

Subject: eroi, kamikaze e "videogame" - Prendendo spunto dall'episodio di Pietro Micca, Corrado Augias ci ha spiegato la differenza tra il coraggio degli eroi e la viltà dei kamikaze. Mi piacerebbe che continuasse il suo ragionamento svelandoci quale sia la dote di coloro - né eroi né kamikaze - che dalle loro irrangiungibili macchine da guerra spingono pulsanti e comandano la morte e distruzione di bersagli (civili e militari) individuati da computer.

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8 novembre 2004

Subject: Hotel America e stage [fr] di lingua

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA D (RM) <dmag@repubblica.it>

Date: 08/11/2004 19.45

Hotel America del 6 novembre - Mi sono subito detto: adesso finalmente li sistema, è da Monica Lewinsky che aspetto questo momento, Zucconi è uno che conosce la lingua italiana come pochi, inoltre sa anche l'inglese come pochi italiani. Le parole scorrono, gli esempi fioccano, tra poco, ci siamo, citerà anche quello strafalcione, ma si avvicina la fine .... NOOOO!!! anche lui con l'odiata parola: "STAGISTA", anche lui ignorante al cubo, di italiano, di inglese e di francese: di italiano (esiste tirocinante), di francese (dal cui "stage" deriva l'unica parola universale: stagiaire), di inglese (NON esiste "stage" nel senso di tirocinio). Zucconi! come mi sei caduto!

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9 novembre 2004

Subject: grazie Salvatore Settis ...

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 09/11/2004 9.44

grazie Salvatore Settis, per informarci almeno Tu su come sia aggredito il nostro patrimonio culturale, quella che dovrebbe essere la nostra primaria "industria". Una aggressione pianificata che dovrebbe destare unanime scandalo, non purtroppo nel nostro paese diviso tra ladri e accattoni, tra padroni e servi.

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11 novembre 2004

Subject: per Michele Serra

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 11/11/2004 11.11

caro Serra, è condivisibile, oltre che consono allo spirito della rubrica, il tuo articolo sulla proprietà del nostro tempo. Io - che ho uno stipendio che fino a un paio di anni fa mi consetiva di fare risparmi e ora invece mi costringe a "mangiare" quelli messi da parte - sono costretto a vederla in un altro modo, che ti illustro. Mezz'ora spesa a confrontare prezzi al supermercato mi consentono di risparmiare, diciamo, una decina di euro con i quali pagarmi un'ora di persona delle pulizie per la casa, ora che quindi mi rimane per leggere i tuoi articoli. Detto ancora più scientificamente, per chi, come me, non ha guadagni da professionisti, il tempo trascorso a confrontare prezzi e approfittare di offerte è "remunerato" da un risparmio superiore a quello che potrebbe guadagnare nello stesso tempo. Mi auguro quindi che troverai il tempo di dedicare un tuo intervento all'apparente assurdità di un mercato che consente differenze di prezzo così rilevanti tra prodotti quasi identici.

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13 novembre 2004

Subject: Guido Rampoldi e il metodo mafioso

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 13/11/2004 0.17

Nel tuo articolo sul rapimento di 3 parenti di Allawi parli di metodo mafioso dei guerriglieri. I vostri articoli sono sempre severissimi con le pagliuzze del nemico (sempre "terrorista"), e indulgenti di fronte alle travi delle forze della coalizione (più correttamente, eserciti di aggressione e occupazione di un paese straniero). Mi piacerebbe sapere infatti come definisci il metodo di sequestrare e bombardare una città di 300mila abitanti per stanare il nemico (sempre "terrorista") Al Zarkawi?

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21 novembre 2004

Subject: "stage" di lingua

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

To: c.tore@libero.it

CC: c.augias@repubblica.it

Date: 21/11/2004 15.50

Cara Claudia, ho letto la tua lettera ad Augias e quello che sto per scriverti ha un'importanza infima rispetto ai tuoi problemi di lavoro. Tuttavia, essendo tu dotata di un curriculum di tutto rispetto, perdipiù in un campo in cui l'ignoranza della lingua italiana e delle lingue straniere più diffuse dovrebbe essere evitata, mi permetto di segnalarti un errore che fai e che è diventato ormai pressoché generalizzato, per colpa di giornalisti faciloni e ignoranti. I quali, quando successe il fattaccio tra Bill Clinton e Monica Lewinsky, "trainee" alla Casa Bianca, cioè "tirocinante" o "praticante", dovendola definire coniarono l'orribile parola "stagista" (che fa tanto rima con sciampista). Per farla breve, ti invito a fare una semplice ricerca su due buoni dizionari di lingua inglese e francese, nonché di italiano, per scoprire che:

- la parola "stage" nel senso di tirocinio, è francese e colui che fa uno stage si chiama "stagiaire"

- la parola "stage" in inglese ha tutt'altro significato e mai si sarebbe potuta chiamare la Lewisky una "stagist"!

- la parola italiana ESISTE ed è - come detto sopra - "tirocinante" o "praticante".

Saluti

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25 novembre 2004

Subject: embargo Cuba

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

To: a.zampaglione@repubblica.it

Date: 25/11/2004 9.38

Gentile Zampaglione, ho letto il tuo recente Times Square sulle multe agli esportatori europei verso Cuba. Per quanto mi sia evidente l'arroganza americana, rimango tuttavia perplesso dalla tua esposizione, forse incompleta: davvero qualunque azienda europea che esporta verso Cuba deve pagare una multa agli USA? Non sarà tale multa legata a corrispondenti benefici che l'azienda vuole mantenere in USA? Grazie di illuminarmi sull'argomento.

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24 gennaio 2005

Subject: il bue che dice cornuto all'asino

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 24/01/2005 7.41

Il vostro titolo di prima pagina di venerdì "Bush: basta tiranni del mondo", non seguito dalla necessaria logica conseguenza ": me ne vado!", ha un involontario effetto esilarante. Involontario ... a meno che non sia il divertito baco creato da un vostro dipendente pericolosamente sovversivo, terrorista, comunista, magari islamico!

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3 febbraio 2005

Subject: manifesti abusivi condonati

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 03/02/2005 20.16

Mi preoccupa dover venire a sapere dalla lettera di una lettrice (ma 1 febbraio), e non da un evidente articolo di Repubblica, che anche per i manifesti abusivi c'è un condono dagli importi risibili che vanifica qualunque sforzo di repressione.

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27 luglio 2005

Subject: lettera al direttore: A ciascuno la sua lista!

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA lettere (RM) <rubrica.lettere@repubblica.it>

Date: 27/07/2005 16.29

Non ho letto i nomi di Bush e Blair, e dei loro consiglieri, tra i profeti dell'odio e della guerra citati da Bernardo Valli nel suo articolo del 25 luglio. Sono sicuro che in una altrettanto "oggettiva" classifica stilata in altri posti del mondo figurerebbero ai primi posti. Chi ha ragione? E' oggettivamente più pericoloso per il mondo seminare terrore con le bombe guidate dai satelliti o con gli zaini esplosivi? Paragonare il nostro "terrore" - statisticamente infondato - con quello provato quotidianamente sulla propria pelle e per i motivi più vari da interi popoli sul nostro pianeta è un ulteriore offesa e un aggravamento del solco che ci divide dal resto del mondo. Ben altre liste andrebbero promosse: di profeti positivi, emuli di Gandhi e di Gesù.

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2 agosto 2005

Subject: a Giorgio Bocca

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA (RM) <larepubblica@repubblica.it>

Date: 02/08/2005 13.33

caro Giorgio Bocca, ci sei rimasto solo tu a ricordarci ogni tanto dei tanti misteri ormai declinanti verso l'oblio dalla coscienza collettiva. Mi riferisco al tuo articolo sull'attentato di Bologna. Solo che, come quasi in ogni tuo articolo, ti areni sull'impossibilità di arrivare alla verità per colpa del segreto di Stato e delle omertà di apparati dello Stato. E allora ti chiedo: chi lo dovrebbe togliere il segreto di Stato in una democrazia? chi ha il potere e la facoltà di combattere gli apparati dello Stato deviati? non dovrebbe essere un governo forte di consenso che decida finalmente di fare luce su tante stragi impunite? ci aspettiamo che lo faccia uno come Berlusconi? egli ha le sue battagli personali che sta portando a termine una ad una con successo. Ci serve un candidato del centro-sinistra con le palle, uno che abbia il coraggio di prendere questo impegno con gli elettori, e che lo porti a termine come una corazzata se va al governo: "svelerò le stragi una ad una, sarà la mia battaglia da contrapporre alle leggi Salva-Quello e Salva-L'altro di Berlusconi". Questo devi scrivere nei tuoi articoli, non piagnistei. Con affetto da un tuo lettore da quando aveva i calzoni corti.

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17 ottobre 2005

Subject: lettera personale per Eugenio Scalfari

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: e.scalfari@repubblica.it

CC: "REPUBBLICA \(RM\)" <larepubblica@repubblica.it>

Date: 17/10/2005 14.22

caro Scalfari, è stato emozionante per me incontrarLa di persona per la prima volta casualmente per strada (via Ancona vicino Porta Pia) oggi, dopo 30 anni che La leggo. E' del 29 dicembre 1995 la mia lettera che Le inviavo e a cui gentilmente Lei rispose. Io in questi 30 anni sono passato dalla passione giovanile per cambiare il mondo alla disillusione adulta. Ormai faccio parte della minoranza silenziosa, economicamente e culturalmente impoverita dalla maggioranza furbetta che ha capito che il fallo fa parte del gioco e non è, come pensiamo noi poveri stupidi, un riprovevole tabù. Ma tant'è: continuo a insegnare questi valori perdenti a miei figli. Colpa (o merito) di educazione familiare e di imprinting ricevuto da persone come Lei in tanti anni. Un cordiale saluto

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20 ottobre 2005

Subject: sua del 18 ottobre

From: Scalfari Risponde <scalfari_risponde@repubblica.it>

To: andricci@tiscali.it

Date: 20/10/2005 15.49

Gentile Signor Ricci, grazie per le sue cortesi parole. Sono certo che i suoi figli le saranno grati per gli insegnamenti. Il mondo non è solo quello degli arroganti e dei disonesti. Se così fosse, allora sì che potremmo dichiararci sconfitti. Cordiali saluti e auguri. Eugenio Scalfari

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18 dicembre 2005

Subject: autovelox

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA lettere (RM) <rubrica.lettere@repubblica.it>

Date: 18/12/2005 20.53

Reduce da un giudizio sull'argomento di fronte al giudice di pace, riflettevo che mentre una minoranza petulante biasima la velocità come causa di ogni incidente stradale, la maggioranza silenziosa degli automobilisti, per lavoro o per diletto, soggiace alla nuova forma di brigantaggio dei nostri tempi: l'autovelox. Sorta di bancomat per casse comunali troppo vuote o troppo avide, l'autovelox sta trasformando la vita di chi vive con l'automobile in un incubo. Stretto tra limiti di velocità impossibili da rispettare, tra condizioni pietose delle strade e della segnaletica, l'automobilista paga l'iniqua gabella riscossa da agenti di polizia sempre più scaltri nel nascondersi (altro che funzione preventiva!). Qualcuno si starà chiedendo - al di là di ogni considerazione di equità - se il bottino valga il malessere che sta provocando? se non sia ora di riconoscere che la velocità è il paravento dietro cui nascondere l'incapacità dell'amministrazione a rendere le strade oggettivamente più sicure? e anche, se la "spartizione del bottino" sia approvata dalla collettività? Milioni di automobilisti attendono il loro eroe salvatore ..... io intanto ho vinto il mio ricorso.

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7 luglio 2006

Subject: solidarietà

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: giannini_f@posta.senato.it

Date: 07/07/2006 0.35

Salve Fosco Giannini, ho letto su Repubblica le seguenti frasi che avresti detto: - il popolo israeliano un soggetto eversore; - terrorismo iracheno? tutte balle, un popolo si difende come può. Non ho mai votato il tuo partito, né credo che lo voterò in futuro, ma ti sto scrivendo per darti piena solidarietà con frasi che finalmente sento dalla bocca di un politico italiano!

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16 gennaio 2007

Subject: al cittadino non far sapere ...

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: REPUBBLICA lettere (RM) <rubrica.lettere@repubblica.it>

Date: 16/01/2007 7.08

L'Europa politica e commerciale avanza, facilitando l'integrazione e lo scambio di beni e persone tra i paesi dell'Europa allargata. I cittadini europei colgono le opportunità e i benefici dell'allargamento intensificando viaggi all'estero (estero?) e contatti con stranieri (stranieri?). Ma il beneficio maggiore lo realizzano i gestori di telefonia cellulare, che perseguono la loro politica di tariffe vessatorie su tutte le chiamate dirette o originate all'estero, addirittura con tariffe in base a fasce di paesi che rispecchiano la configurazione di Unione Europea che risale agli anni '90 (ad es. un primario operatore appaia per la fascia di tariffa la Repubblica Ceca con la Repubblica Dominicana: 2 euro per una chiamata di 15 secondi!). Tariffe talmente spropositate non sono un ostacolo alla libera circolazione nei paesi europei? Non sono un inaccettabile "tassazione" sulla circolazione in favore di soggetti privati? Che fanno le autority nazionali e le istituzioni europee in proposito per tutelare il cittadino e avviare una "tariffa unica europea"?

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22 dicembre 2007

Subject: Thyssen Krupp

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: rubrica.lettere@repubblica.it

Date: 22/12/2007 23.15

Seguo con pena le notizie sullo stillicidio di morti seguiti al tragico incidente della Thyssen Krupp, eppure non ho letto ancora quali sono state le cause dell'incidente, né quali le responsabilità reali dell'azienda. Credo che si farebbe un miglior servizio, ai familiari dei morti, ai lavoratori, al paese, se queste cause e responsabilità venissero non solo accertate senza pregiudizi, ma anche rese presto pubbliche. E se qualcuno di autorevole avesse il coraggio di dire che la sicurezza assoluta non esiste ed errare è umano. Per evitare le solite gride sulla sicurezza del lavoro, che si traducono, come sempre in questo paese, solo in burocrazia e ingolfamento della produzione. O allora chiudiamole queste fabbriche, che non siamo capaci, e dedichiamoci alle nostre vere risorse, il turismo e l'arte.

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8 gennaio 2008

Subject: Appia Antica

From: andrea RICCI <andricci@tiscali.it>

To: rubrica.lettere@repubblica.it

CC: rubrica.lettere@repubblica.it

Date: 08/01/2008 22.22

Caro Direttore,

è triste il resoconto sull'assalto cementizio al Parco dell'Appia Antica. Anche a Roma il fallimento - meno visibile, meno avvertito, ma forse ancora più grave di quello di Napoli - del centrosinistra che è al governo in comune, provincia, regione, Stato: non ha saputo o non ha voluto difendere quei pochi eroici funzionari servitori dell'interesse collettivo della nostra e delle generazioni future che con abnegazione resistono all'assalto di ben organizzati portatori di interessi privati.

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20 novembre 2011

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

Date: Sun, Nov 20, 2011 at 6:28 PM

Subject: "affissioni" in lode al comune di roma?

To: g.cerasa@repubblica.it <g.cerasa@repubblica.it>

La lotta contro i manifesti abusivi è uno di quei ricorsi che le amministrazioni o singoli politici tirano fuori periodicamente per vanagloria. Un vostro cronista se ne occupò lungamente molti anni fa, ma alla mia modesta proposta per risolvere il problema rispose piccato qualcosa del tipo che menti molto fini in comune stavano ormai dando il colpo definitivo al problema e che potevo starmene tranquillo con le mie idee bizzarre. Sorrido perciò amaro ogni volta che riscrivete in proposito, stavolta per strombazzare una iniziativa del comune (180 operatori dedicati!) che ci sta costando solo un sacco di soldi e che sarà servita a distribuire un po' di posti di lavoro, come al solito. La mia modesta proposta? far pagare in solido chi mette il cartello abusivo - sconosciuto - e l'inserzionista, che è sempre individuabile: si vedrà allora come ci starà attento a dove va la sua pubblicità! Ma un giornale come Repubblica dovrebbe avere un obiettivo più alto e ambizioso: via tutti i cartelloni pubblicitari - abusivi e legali - dalla Città Eterna! O è forse uno scenario troppo avanzato anche per Repubblica?

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7 marzo 2012

From: Andrea Ricci <andricci@tiscali.it>

Date: Wed, Mar 7, 2012 at 10:40 AM

Subject: nucleare

To: <noveinpunto@radio24.it>

Giannino, io ti seguo ogni volta che posso e mi hai illuminato su tante cose, di cui ti ho scritto e ti scriverò ancora: ho una grande stima di te. Ma nella puntata su Fukushima hai usato banalità che non ti possono appartenere: nessuna vittima dell'incidente nucleare? ma di che parli? pensavi agli omini che si trasformano in verde o in ombre come a Hiroshima? A parte le migliaia di morti che conteremo da qui ai decenni a venire, leggi cosa ha ucciso Fukushima:

http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/07/news/sopravvissuti_fukushima-31078719/

ascoltare le tue trasmissioni mi ha trasformato in un liberista convinto, ma mai accetterò che il liberismo voglia dire la distruzione dell'interesse generale per il beneficio di qualche potentato.