John Le Carre

da la Repubblica del 16 Gennaio 2003

Il mondo piegato all'ordine americano, di John Le Carré*

L'AMERICA è entrata in uno dei suoi periodi di follia storica, ma questo è il peggiore che io ricordi: peggio del maccartismo, peggio della "Baia dei Porci" e, a lungo termine, potenzialmente più disastroso della guerra del Vietnam. La reazione all'11 settembre va al di là di ciò che Osama possa aver sperato nei suoi sogni peggiori. Come ai tempi di McCarthy i diritti e le libertà dogmatici che hanno guadagnato all'America l'invidia del mondo vengono sistematicamente erosi. La persecuzione dei cittadini stranieri residenti negli Stati Uniti continua a ritmo sostenuto. I residenti non permanenti maschi di origine nordcoreana e mediorientale stanno sparendo, arrestati in segreto sulla base di accuse segrete per segreto ordine dei giudici. I palestinesi residenti negli Usa prima decretati apolidi e perciò non deportabili, vengono consegnati ad Israele per l"'insediamento" a Gaza e in Cisgiordania, luoghi in cui magari non hanno mai messo piede prima.

Qui in Gran Bretagna stiamo giocando allo stesso gioco? Personalmente me lo aspetto. Altri trent'anni e ci sarà dato di saperlo. La combinazione tra media Usa compiacenti e gli interessi riconosciuti delle grandi imprese sta facendo ancora una volta si che un dibattito che dovrebbe risuonare in ogni piazza sia confinato alle più altezzose colonne della stampa della East coast: ved.i pagina A27 se riesci a trovarla e a capirla. Nessuna amministrazione americana ha mai tenuto le carte così strette al petto. Se i servizi d'intelligence non sanno nulla, sarà il più sicuro di tutti i segreti. Ricordatevi che sono le stesse organizzazioni che ci hanno portato il maggior fiasco nella storia dei servizi segreti: l'11 settembre.

La guerra imminente fu progettata anni prima che Osama Bin Laden colpisse, ma è stato Osama a renderla possibile. Senza Osama la giunta militare di Bush starebbe ancora cercando di spiegare questioni delicate del tipo come è arrivata ad essere eletta innanzi tutto, poi la Enron, gli spudorati favoritismi nei confronti dei già troppo ricchi, la sprezzante noncuranza nei confronti dei poveri del mondo, l'ecologia e un cumulo di trattati internazionali abrogati unilateralmente. Avrebbe potuto dirci anche perché sostiene Israele nel suo continuo disprezzo delle risoluzioni Onu.

Ma Osama, opportunamente, ha spazzato tutto sotto il tappeto. I seguaci di Bush hanno successo, l'88 per cento degli americani vuole la guerra, ci viene detto. Il bilancio della difesa Usa è stato elevato di altri 60 miliardi di dollari, a circa 360 miliardi. Sta per vedere la luce una splendida nuova generazione di armi nucleari Usa, progettata per rispondere indifferentemente ad armi nucleari, chimiche e biologiche nelle mani degli "Stati canaglia". Cos1 tutti possiamo respirare.

E l'America non si limita a decidere unilateralmente chi possa o non possa detenere queste armi. Si riserva anche il diritto unilaterale di schierare senza rimorsi le proprie armi nucleari, ogniqualvolta e ovunque reputi minacciati i propri interessi, amici e alleati. Quali sono destinati ad essere precisamente questi amici e alleati nei prossimi anni sarà, come sempre in politica, un bell'indovinello. Ti fai dei begli amici e alleati, li armi fino ai denti e il giorno che non sono più tuoi amici e alleati li distruggi con il nucleare.

Vale la pena di ricordare a questo punto quanto a lungo e approfonditamente il gabinetto Usa abbia soppesato l'opzione di un attacco nucleare all' Afghanistan sulla scia dell'1l settembre. Fortunatamente per noi tutti, ma soprattutto per gli afgani, la cui complicità nell'1l settembre era molto inferiore a quella del Pakistan, decisero di accontentarsi di 25 tonnellate di «Daisy cutter» (bombe Blu 82, n.d.t.), che a detta di tutti equivalgono come impatto ad un piccolo ordigno nucleare. Ma la prossima volta faranno sul serio.

È molto meno chiaro quale esattamente sia la guerra cui l'88 per cento degli americani pensa di essere a favore. Quanto durerà? A quale costo di vite americane? A quale costo per le tasche dei contribuenti americani? A quale costo - perché gran parte di quell'88 per cento sono persone del tutto per bene e umane - di vite irachene? Probabilmente ormai è un segreto di stato, ma DesertStorm è costata all'Iraq almeno il doppio delle vite che l'America ha perduto nell'intera guerra del Vietnam.

Come Bush e la sua giunta siano riusciti a deviare la rabbia dell'America da Osama Bin Laden a Saddam Hussem è uno dei grandi giochi di prestigio di pubbliche relazioni che la storia annovera. Ma ce l'hanno fatta. Un recente sondaggio di opinione ci dice che un americano su due oggi pensa che Saddam sia stato responsabile dell'attacco al World Trade Center. Ma l'opinione pubblica americana non è semplicemente fuorviata. È minacciata, tiranneggiata, intimidita, e mantenuta in uno stato permanente di ignoranza e paura, con una conseguente dipendenza dalla sua leadership. La nevrosi accuratamente orchestrata dovrebbe, se tutto va bene, condurre Bush e i suoi compagni di cospirazione tranquillamente alle prossime elezioni.

Quelli che non sono con Bush sono contro di lui. Peggio - vedi il suo discorso del tre gennaio - sono con il nemico. Il che è strano, perché io sono totalmente contro Bush, ma mi piacerebbe moltissimo assistere alla caduta di Saddam - solo non alle condizioni di Bush e non con i suoi metodi. E non nel nome di una simile oltraggiosa ipocrisia.

Il colonialismo americano vecchio stile sta per spiegare le sue ali di ferro su tutti noi. L'ipocrisia religiosa che invierà in battaglia le truppe americane è forse l' aspetto più rivoltante di questa surreale guerra in fieri. Bush ha Dio in tasca. E Dio ha opinioni politiche molto particolari.

Dio ha ordinato all'America di salvare il mondo in qualunque modo convenga all'America.

Dio ha ordinato ad Israele di essere il nesso della politica mediorientale dell'America, e chiunque voglia andar contro a quell'idea è a) antisemita b) antiamericano c) col nemico, e d) un terrorista.

Dio ha anche straordinari rapporti personali. In America, dove tutti gli uomini sono uguali ai suoi occhi, se non a quelli l'uno dell'altro, la famiglia Bush conta un presidente, un ex presidente, un ex capo della Cia, il governatore della Florida e l'ex-governatore del Texas. Bush senior vanta alcune belle guerre e una meritata reputazione quando si tratta di riversare la collera dell'America su stati clienti disobbedienti. Una piccola guerra che ha dichiarato di suo pugno fu quella contro il suo ex amico della Cia Manuel Noriega di Panama, che lo servì bene nella guerra fredda ma alzò un po' troppo la testa quando fu finita. Il potere non si manifesta in modo molto più esplicito di così, e gli americani lo sanno.

Vi interessa qualche indicazione?

George W. Bush 1978-84: dirigente Arbusto-Bush Exploration, compagnia petrolifera. 1986-1990, dirigente della Harkon oil company.

Dick Cheney 1995-2000: presidente della Halliburton oil company.

Condoleezza Rice 1991-2000: dirigente della Chevron, che ha dato il suo nome a una petroliera.E cosl via.

Ma nessuna di queste trascurabili associazioni scalfisce l'integrità dell'opera di Dio. Qui si parla di onestà. E sappiamo dove vanno a scuola i vostri bambini.

Nel 1933, mentre l'ex presidente George Bush rendeva visita al sempre democratico regno del Kuwait per essere ringraziato di averli liberati, qualcuno tentò di ucciderlo. La Cia crede che quel «qualcuno» fosse Saddam Hussein. Da qui il grido di Bush jumor: «Quell'uomo ha tentato di uccidere il mio papà!». Ma questa guerra continua a non aver nulla di personale. Resta necessaria. È ancora opera di Dio. Serve sempre a portare la libertà e la democrazia al povero oppresso popolo iracheno.

Per essere accettato nella squadra di Bush a quanto pare bisogna credere anche nel Bene Assoluto e nel Male Assoluto e Bush, con il grande aiuto dei suoi amici, della famiglia e di Dio, è qui per dirci cosa è l'uno e cosa è l'altro. È possibile che io sia il male, per quello che sto scrivendo, ma devo controllare.

Ciò che Bush non ci dirà è la verità circa il motivo per cui andiamo in guerra. In gioco non c'è l'Asse del Male - bensì petrolio, denaro e vite umane. La disgrazia di Saddam è quella di sedere sul secondo maggior giacimento di petrolio del mondo. Quella dell'Iran, alla porta accanto, è di possedere i più grandi giacimenti di gas naturali. Bush li vuole entrambi e chi lo aiuta a prenderli riceverà un pezzo della torta. A chi non lo aiuterà, niente.

Se Saddam non avesse il petrolio, potrebbe torturare e assassinare i suoi cittadini finché gli pare e piace. Altri leader lo fanno ogni giorno, pensiamo alla Turchia, alla Siria, all'Egitto, pensiamo al Pakistan, ma questi sono nostri amici e alleati.

In realtà, temo, Baghdad non rappresenta un pericolo chiaro e attuale per i suoi vicini, e nessun pericolo per l'America o la Gran Bretagna. Le armi di distruzione di massa di Saddam, se ancora ne possiede, saranno briciole confronto a quello che Israele o l'America sarebbero in grado di scagliargli contro nel giro di cinque minuti. In ballo non c'è una imminente minaccia militare o terroristica, ma l'imperativo della crescita economica americana.

In ballo c'è il bisogno dell'America di dimostrare il suo schiacciante potere militare a tutti noi - all'Europa, alla Russia e alla Cina, a quella piccola povera pazza della Corea del Nord come al medio oriente. Mostrare chi governa 1'America in patria e chi deve essere governato dall'America all'estero.

La spiegazione più indulgente che si può dare. alla parte che Tony Blair ha in tutto ciò, è che credeva, cavalcando la tigre, di poterla guidare. Non può. Gli ha dato invece falsa legittimità e voce pacata. Ora, temo, la stessa tigre lo ha messo all'angolo e non riesce ad uscirne. Ironicamente lo stesso George W. Bush forse si sente un po' così.

Nella Gran Bretagna del Partito Unico Blair è stato eletto leader supremo, con una deludente affluenza alle urne, da circa un quarto degli elettori. Se l'apatia dell'opinIone pubblica si manterrà e i partiti dell'opposizione continueranno a dare deludente prova di sé alle prossime elezioni, Blair o il suo successore otterranno un potere assoluto simile con una proporzione ancor più ridotta di voti. È ridicolo che nel momento in cui Blair si è messo alle corde da solo, nessuno dei leader britannici dell' opposizione sia in grado di colpirlo. Ma questa è la tragedia britannica, come quella americana, mentre i nostri governi ci raccontano storie, mentono e perdono credibilità, e le presunte alternative parlamentari si limitano a tirare a campare, l'elettorato non fa che alzare le spalle e guardare dall'altra parte. I politici non riusciranno mai a credere quanto poco ci illudono.

Così il punto in Gran Bretagna non è quale partito politico formerà il governo dopo l'imminente carneficina, ma chi siederà al posto di guida. L'ipotesi migliore per la sopravvivenza politica di Blair è che, all'ultimo momento, la protesta del mondo e un'improbabile presa di coraggio da parte dell'Onu costringeranno Bush a riporre il fucile nella custodia senza aver sparato. Ma che succede quando il più grande cowboy del mondo torna a cavallo in città senza la testa del tiranno?

La peggiore delle ipotesi per Blair è che, con o senza l'Onu, Bush ci trascini in una guerra che, se fosse stata presente la volontà di negoziare con energia, avrebbe potuto essere evitata.

Una guerra che in Gran Bretagna non è stata oggetto di dibattito democratico più di quanto lo sia stata in America. Così facendo, Blair avrà contribuito a provocare imprevedibili rappresaglie, diffusa inquietudine in patria, caos nella regione mediorientale. Avrà fatto regredire le nostre relazioni con l'Europa e il medio oriente per decenni a venire. Benvenuto partito della politica estera etica!

Esiste un'ipotesi intermedia, ma è difficile. Bush si butta senza l'approvazione dell'Onu e Blair resta sulla riva. Addio alla relazione speciale.

Il puzzo di ipocrisia religiosa che ristagna nell'aria americana ricorda il peggiore impero britannico. Il mantello di Lord Curzon poco si adatta alle spalle dei commentatori conservatori alla moda di Washington. Rabbrividisco ancor di più sentendo il primo ministro offrire al suo capoclasse untuosi sofismi per la sua avventura palesemente coloniale.

Andiarno in guerra, se ci sarà, per tenere al suo posto la foglia di fico della nostra relazione speciale con l'America, per prenderci là nostra parte di petrolio, e perché, dopo tutti i mano nella mano a Camp David e Washington, Blair deve presentarsi all'altare.

«Ma vinceremo, papà?». «Certo, bambino, sarà tutto finito prima che tu ti svegli». «Perché?». «Perché se no gli elettori del signor Bush perderanno la pazienza e potrebbero decidere di non votare per lui». «Ma verranno uccise delle persone, papà?». «Nessuno che conosci, tesoro, solo stranieri». «Posso guardarlo in tv?». «Solo se il sig. Bush ti dà il permesso». «E dopo, tornerà tutto a posto? Nessuno farà più cose orrende?». «Adesso zitto, vai a letto». Venerdì scorso un mio amico americano in California è andato al supermercato con un adesivo sulla macchina che diceva: «Anche la pace è patriottica».Tempo di fare la spesa ed era sparito.