Dietro il sipario del linguaggio si cela un mondo che trema tra apparenza e realtà, tra processi cognitivi e automatismi, mentre i suoi custodi si affaticano nel retroscena affinché la rappresentazione sia quanto più verosimile possibile; è questo il compito dei poeti, dei filosofi, degli scrittori e di chiunque si esibisca sul palcoscenico confrontandosi con la complessa e duttile finzione della pratica linguistica: ciascuno di essi, fattosi regista, riscopre nuovi significati alle parole, portentose maschere attoriali, selezionandoli tra l’infinita selva dell’esprimibile. Il regista, come un abile illusionista, riesce a rendere atto il potenziale dei sostantivi, degli aggettivi e dei verbi, conferendo significato all’eterno manifestarsi dell’essere nella radura della temporalità. Analizzare il linguaggio, poetico o prosastico che sia, è accettare l’ardua sfida di immergersi nel mondo di credenze che ogni presente ingenera, sintetizzando nel piccolo corpo del testo il miracolo dell’etica, della filosofia, della politica e di ogni altro avamposto del sapere umano.
In Language as a Critical Factor in the Emergence of Human Cognition l’antropologo statunitense Ian Tattersall descrive il linguaggio come il “Rubicone dell’umano”, espressione icastica che sintetizza mirabilmente secoli di discussione sulla reale natura di esso: che sia un semplice mezzo, che sia il modo di eventualizzarsi dell’essere, che possa esistere solo negli uomini o si possa sviluppare anche negli animali, di certo l’articolarsi del linguaggio è ciò che ha potenziato indefinitamente la mente dell’uomo, permettendogli di imporsi come demiurgo della sua realtà. Per questa ragione, crediamo che questa locuzione si presti quantomai bene a divenire il titolo di questo ciclo di articoli, che proporrà delle riflessioni sulla storia del linguaggio e sulle teorie sulla sua origine: non come una critica episodica, ma cristallizzando momenti cruciali con l’obiettivo di cogliere il flusso continuo delle idee dalla classicità fino al mondo contemporaneo, evidenziando come le prime siano il punto di partenza delle seconde e come dietro ogni scelta linguistica, semantica e stilistica, in ultima analisi, si nasconda una teorizzazione ben più spregiudicata, una presa di posizione ontologica sul mondo.
Questo ciclo di articoli porta due firme: di Giulia Calabrese e di Daniele Maria Falciglia, entrambi studenti al secondo anno di Lettere Classiche. Con decisione condivisa, abbiamo creduto più opportuno specializzarci su argomenti diversi, assecondando le nostre predisposizioni e i nostri interessi e suddividendo la complessa materia per scuole di pensiero presentate in coppie antitetiche e complementari, confidenti che solo un dialogo proficuo e una dialettica aperta fra posizioni eterogenee possa ampliare l’orizzonte critico che può derivare solo dalla conoscenza integrale di tutta la trattazione. Questa divisione in parti, tuttavia, è stata solo un espediente lavorativo e comunicativo: il dialogo tra noi scriventi è stato costante, ogni singola parte è stata composta mantenendo sguardo sincretico e consapevolezza critica.
Il ciclo di articoli che presentiamo avrà uno sviluppo al contempo diacronico e tematico; prenderà avvio da una trattazione del paradosso del νομοθὲτης platonico e delle discussioni che si sono succedute nel tempo sull’argomento, per poi analizzare le fondamentali posizioni linguistiche degli epicurei e dei commentatori delle loro opere. Un esempio lampante e tradizionale di lettura del pensiero classico con lenti contemporanee emerge dal dibattito sull’evoluzionismo epicureo: solo un’approfondita conoscenza delle tesi darwiniane e delle premesse metodologiche che hanno portato alla loro elaborazione aiuta a comprendere come Lucrezio non solo non sia un darwiniano ante-litteram, ma probabilmente non si pose mai nemmeno il problema di una possibile evoluzione. Subito dopo questa panoramica sullo sviluppo della questione nel pensiero antico seguirà una trattazione della questione del linguaggio poetico a Roma. Infine, il ciclo si concluderà aprendosi alla contemporaneità e alle nuove frontiere della ricerca: dapprima presenterà le divergenti posizioni dei linguisti discontinuisti e continuisti e successivamente porrà l’attenzione sugli sviluppi del problema del linguaggio dal punto di vista della pedagogia e delle nuove scienze cognitive.
Ai lettori potrebbe sembrare eccentrica la scelta di integrare riflessioni tratte dal mondo classico con teorizzazioni di spregiudicata modernità; essa si fonda sulla consapevolezza della necessità di leggere l’antichità come un tassello fondamentale di una riflessione che attraversa i secoli e valica i confini delle epoche; bisogna, dunque, voltarsi indietro per risalire non alla soluzione definitiva, ma all’origine del problema del linguaggio, alle posizioni contrapposte di ieri e di oggi. L’operazione potrebbe rischiare di degenerare in anacronismi e sovraletture impudenti, scadendo in una di quelle attualizzazioni forzate dei testi classici che troppo spesso leggiamo; niente di più lontano dai nostri intenti.
L’argomento, ne siamo più che consapevoli, è molto ampio e il nostro studio è puntiglioso ma non può certamente esaurire totalmente una questione ancora aperta; tuttavia, vorrebbe dare al lettore l’occasione di conoscere come si sono espressi il pensiero classico e i suoi esponenti sul problema del linguaggio, partendo da un’analisi di vari autori, per poi confrontarlo con il pensiero contemporaneo e riflettere su come le nuove scoperte scientifiche abbiano provocato inattese spiegazioni e nuove fertili prospettive da cui poter guardare al problema, senza imporre un’unica soluzione definitiva.
Gli autori
Giulia Calabrese è nata a Latina l'11 ottobre 2005. Ha frequentato il liceo classico "Dante Alighieri" di Latina, dove ha conseguito il diploma nel 2024. Dal 2024 è una studentessa del Corso di Laurea in Lettere Classiche presso la Sapienza Università di Roma.
Daniele Maria Falciglia è nato a Enna il 24 ottobre 2005. Ha frequentato il liceo scientifico “E. Majorana – A. Cascino” di Piazza Armerina, dove ha conseguito il diploma nel 2024. Nello stesso anno è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Alfiere del Lavoro per meriti scolastici. Dal 2024 è uno studente del Corso di Laurea in Lettere Classiche presso la Sapienza Università di Roma e frequenta il Collegio Universitario di Merito dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro – Pozzani”.