dizionario

piccolo dizionario personale di pagaia

NB: questo dizionario, creato negli anni e non revisionato, contiene anche informazioni datate o sulle quali ho fatto ulteriori riflessioni non riportate.Grazie a chi mi segnalerà inesattezze o mi darà suggerimenti, sempre ben accetti!

CANOA, KAYAK, SITONTOP

Sono canoe tutti quei natanti per la cui propulsione si usa una pagaia, pertanto per essi il termine "canoa" è sempre corretto.

Il kayak (o sit-in) è quel particolare tipo di canoa con un pozzetto in cui ci si infila e al cui bordo si aggancia un paraspruzzi.

Il sitontop (o sit-on) è quel particolare tipo di canoa ottenuta preformando la coperta per accogliere persone e cose.

CANOA a TERRA

Non c'è bisogno di dannarsi per poggiare la canoa sulla carena (la parte che va immersa in acqua) quando la coperta (la parte superiore della canoa) presenta normalmente costole e irrigidimenti che limitano molto meglio la deformazione.

Il problema di poggiare l'imbarcazione si presenta in varie occasioni; esaminiamole in dettaglio:

- a riva sulla spiaggia (mettiamo anche che ci sia un sole feroce): se non volete essere schiavi della vostra canoa e se non avete comprato una "ciofeca", lasciatela lì tranquilli, poggiata con la carena sulla sabbia

- in garage o in giardino: qui la canoa poggiata deve sopportare unicamente il proprio peso però per un periodo abbastanza lungo; inoltre a casa ci può essere l'esigenza di qualche opera di manutenzione o semplicemente di godere la vista dell'oggetto cui siamo affezionati. Le barre di un cavalletto non sono allora adatte: il peso concentrato della canoa su due strisce trasversali di carena sicuramente non le fa bene; meglio allora metterla a terra quando non dobbiamo fare manutenzione. Si può considerare però l'utilità di montare sui cavalletti delle culle larghe per canoa canadese, regolabili in larghezza che sostengono molto bene la carena

- su auto: se non ci sono sovrastrutture di coperta che possono danneggiare il tetto dell'auto, il modo migliore di caricare la canoa è rovesciata, cioè con la coperta appoggiata sulle barre e la carena rivolta al cielo. Certamente per ogni canoa sarebbe opportuno distanziare le barre e cercare la posizione di appoggio su punti dello scafo più rigidi, come tipicamente quelli delle paratie stagne nei kayak da mare. Le cinghie di tenuta poi abbracciano la carena e la serrano in modo uniforme, quindi quanto di meglio si possa fare. Se proprio la si deve caricare diritta, cioè con la carena in basso, allora delle culle come quelle citate sopra sono essenziali se non si vuole deformare lo scafo. Le culle a J invece sono culle da kayak (quelli da torrente per intenderci) e non sono adatte alle grandi sit-on-top.

CARICARE la CANOA sull’AUTO

Vorrei condividere una riflessione sul modo di fissare la canoa sull'auto.

Ho pubblicato in proposito tempo fa alcune foto (https://photos.app.goo.gl/QFsPNzNxX2bMC9aw8), ma poi ho pensato altrimenti riguardo ad un dettaglio che mi sembra determinante.

A condizione di usare le classiche due barre trasversali sul tetto e le cinghie di tenuta, molti canoisti sono soliti collegare con una corda una o entrambe le maniglie di punta della canoa a ganci solidali con la vettura, normalmente posti in basso al muso o alla coda dell'auto.

Questo fissaggio è di sicurezza: se per un qualunque motivo la canoa si staccasse dal tetto, la corda eviterebbe che la canoa ormai libera voli dietro in mezzo alla strada con conseguenze potenzialmente catastrofiche per le vetture che sopraggiungono.

Premesso ciò, a proposito di questo fissaggio di sicurezza vedo 3 possibilità:

A - legare la maniglia davanti

B - legare entrambe le maniglie, davanti e dietro

C - legare la maniglia dietro

A questo punto, in caso di scollegamento della canoa dal tetto (rottura dei fissaggi delle barre, rottura delle cinghie, etc) posso disquisire solo teoricamente perché per mia fortuna o capacità in oltre 30 anni non mi si è mai staccata una canoa dal tetto.

Nel caso A, la canoa finirebbe lateralmente alla vettura e potenzialmente sotto le ruote, facendo perdere aderenza e portando l'auto fuori controllo, quindi una condizione di estremo pericolo.

Nel caso B, stessa situazione, anzi forse con maggiore tendenza della canoa a finire sotto le ruote.

Nel caso C invece la canoa verrebbe proiettata all'indietro, sbattendo sull'asfalto ma rimanendo collegata all'auto, che potrebbe trascinarla fuori pericolo, per esempio in corsia di emergenza. La canoa sarebbe probabilmente distrutta, ma sarebbe salva l'auto e - se a distanza di sicurezza - anche le auto che seguono.

In conclusione ritengo che la legatura corretta sia solo quella di coda, cioè C.

Spero di essere stato chiaro e sollecito commenti ed esperienze.

Ancora sullo stesso argomento:

teoricamente due evenienze possono scollegare la canoa dal tetto:

- si stacca una barra (o entrambe)

- si rompe una cinghia o una fibia

la pressione del vento probabilmente fa sollevare la canoa e la strappa dal tetto.

a seconda di come la si è assicurata avverrebbe ciò che ho descritto in apertura di questa discussione.

Come ho scritto in apertura di discussione, volevo condividere con voi alcune riflessioni senza alcuna pretesa di verità.

Per facilitare la lettura di quanto segue indicherò:

- con fissaggio primario, quello fatto con cinghie alle barre dell'auto

- con legatura di sicurezza, quella fatta con corde fissate alle maniglie e a ganci posti in basso sul davanti e sul didietro della vettura

La tecnica di legatura di sicurezza su cui mi sto orientando - corda solo dietro - deriva da mie riflessioni, ma è basata su sicuri fissaggi primari con le cinghie! se i fissaggi delle cinghie alle barre non sono sicuri, l'eventualità di perdere la canoa è maggiore se la si è adottata una legatura di sicurezza solo dietro, perché è evidente che con la velocità la spinta dal basso di una canoa non assicurata anche davanti sollecita grandemente la cinghia davanti.

In altre parole:

- se si esegue un fissaggio primario a regola, con cinghie sicure su barre sicure, allora resto convinto della mia teoria che la legatura di sicurezza vada fatta solo dietro (i motivi sono esposti in apertura di discussione)

- se non si sa eseguire un fissaggio primario a regola (o non lo si può eseguire), allora penso che sia meglio legare in sicurezza davanti.

In ogni caso tenere presente che la cinghia davanti del fissaggio primario è quella che deve sopportare il maggior carico della pressione del vento, quindi deve essere la migliore.

A margine dico che sconsiglio l'uso di cinghie a cricchetto: sono fonte di incidenti alle dita; è più difficile verificarne l'integrità; possono stressare lo scafo oltre misura; in caso di rottura in tensione hanno una parte metallica di un paio d'etti che può creare danni seri.

CINGHIE di TRASPORTO su AUTO

Porto canoe sul tetto dell'auto da 30 anni senza averne mai persa alcuna e vorrei dire anche la mia esperienza: le cinghie migliori secondo me sono quelle semplici autobloccanti, che però si trovano di varia qualità sul mercato.

Occorre che siano:

- di tela robusta, spessa

- con un inserto di protezione tra la fibia e la canoa

- con una fibia robusta, spessa, solida

Punto critico di una cinghia è l'attacco del nastro di tela alla fibia: il cilindro metallico deve essere solido, preferibilmente di sezione circolare e ben saldato al corpo della fibia.

Se avete dubbi sulla cinghia che avete comprato, per esempio perché la sentite elastica o dubitate della resistenza della fibia, testate la cinghia intorno ad un grosso albero: avvolgetelo, infilate il nastro nell'autobloccante come fareste con una canoa e tirate con forza, molta forza (attenzione a prevedere che si possa rompere e a non cadere a terra!): se la cinghia è buona lo capirete, se non è buona si romperà e allora sarà stato meglio in giardino che con la pressione dell'aria sotto la canoa a 130 km/h sull'autostrada!

ESKIMO in MARE

L'eskimo non è una manovra avanzata, bensì una manovra accessoria.

La capacità di fare eskimo in mare ha soprattutto una funzione psicologica, di confidenza in sé stessi. La sua riuscita al di fuori di un contesto di esercizi infatti, più che su un colpo di pagaia è basata su un colpo di c.... Se ci si rovescia in mare vuoi dire che le condizioni oggettive (onde frangenti, raffiche potenti, buio) o soggettive (stanchezza, ipotermia, paura) sono tali da rendere la riuscita dell'eskimo solo una speranza.

Meglio a quel punto conoscere e confidare invece nelle manovre avanzate di risalita.

Per concludere: corso di eskimo subito e utile per tutti!

FORI AUTOSVUOTANTI delle SITONTOP

Me lo dicono sottovoce anche i produttori di canoe che i fori degli autosvuotanti sono un punto debole dello scafo e i carrellini appositi con i tubi che si infilano dentro i fori stressano la struttura.

Il mio consiglio è di non caricare lo scafo quando portato sul carrellino.

GILET o PFD

Il gilet serve ad aiutare a galleggiare il canoista che finisce in acqua: può far freddo, può essere difficile risalire in canoa, si può essere feriti o accusare un malessere: il gilet aiuta a non andare giù e annegare.

Se si perdono i sensi il gilet utilizzato normalmente in canoa non aiuta: il corpo potrebbe girarsi a testa in giù e allora ... Occorrerebbero i gilet in uso sulle barche a vela, ma impediscono il movimento del canoista.

Come comportarsi e cosa indossare?

Confesso senza imbarazzo che in estate, con mare calmo, non lo uso.

In inverno invece lo uso anche con mare calmo.

Se poi il mare è mosso mi sento più sicuro con un gilet di aiuto al galleggiamento (con spinta 50N: è sufficiente).

Attenzione: quando comprate un gilet asssicuratevi che oltre alla chiusura sul davanti abbia la fibbia o la chiusura in vita: è la più importante perché impedisce che il gilet si sfili!

GILET AUTOGONFIABILE

Sui gilet autogonfiabili confesso che, in tanti anni di navigazione in canoa, non ho mai visto come è fatto né tantomeno quale sia la procedura di collaudo.

Diffido di chi puntualizza costantemente sulla sicurezza facendola dipendere dall'attrezzatura: in ogni attività umana la sicurezza - intesa come la minimizzazione dell'incidente con conseguenze gravi alle persone o alle cose e non come l'andare vestiti come un Babbo Natale - è un aspetto che a me non piace enfatizzare rispetto ad altri come, ad es., l'avventura, la passione, il divertimento, l'emozione.

Detto ciò, quando mi pongo seriamente un problema di sicurezza ho un mio metodo di valutazione di ciò che sto facendo o che sto facendo fare: nella situazione di analisi porrei mio figlio?

Allora, quando porto mio figlio in canoa in una situazione di pericolo l'unico dispositivo che mi fa stare più tranquillo è il gilet tradizionale di salvataggio con collare e a galleggiabilità asimmetrica (con un pettorale più grande dell'altro che fa ruotare il corpo), cioè l'unico che INTRINSECAMENTE galleggia e riporta il corpo senza sensi in posizione di respiro con la testa fuori dall'acqua e la bocca in alto. Mai affiderei mio figlio ad una pasticca di un autogonfiabile!

Però questo discorso non può valere per me (intendo me come canoista e non come passeggero): non si può pagaiare per ore in mare con un gilet con il collare, ma neanche con un gilet "pesante" da 100-150N che ostacola i movimenti e, scusate se insisto, che smorza il piacere della pagaiata!

Mi è capitato invece spesso di farmi un bagno al largo con il mio gilet da 50N: per piacere, per fare un bisogno, per guardare il fondo. Se in tali occasioni avessi avuto un autogonfiabile me lo sarei dovuto togliere, mettendomi automaticamente in situazione di NON-protezione.

In conclusione vedo l'autogonfiabile come concepito per imbarcazioni più grandi, per non dover camminare in coperta con un gilet brutto e scomodo e indossare invece qualcosa che protegge veramente in caso di caduta accidentale - lì sì! - con probabile perdita di sensi.

In canoa non serve qualcosa che ti tenga a galla nell'estremamente improbabile caso che perdi i sensi, ma in quello probabile che per stanchezza o freddo ti serva un aiuto al galleggiamento, appunto.

ICF - International Canoe Federation

The ICF as a multi-sport organisation, which consists of all canoeing and paddling activities. The ICF embraces every activity in which a paddler is facing the direction of travel with a single or double bladed paddle.

LEASH

Le cime (corde) libere in canoa sono sempre pericolose.

I canoisti di fiume non le usano per questo motivo: pericolo di morte.

In mare le cime per legare la pagaia alla canoa e la persona alla canoa (o alla tavola) si chiamano "leash".

I leash migliori sono fatti a spirale allungabile e hanno sempre un velcro: da fissare intorno al manico della pagaia o da fissare alla caviglia (o in certi casi al braccio o ad uno specifico anello sul retro del gilet).

Il fai-da-te è pericoloso perché non tiene conto della casistica degli incidenti: i leash hanno tanti dettagli difficili da replicare.

Anche l'uso del leash non è da principianti; basta immaginare un rientro a terra con onda frangente e leash caviglia - canoa sit-on-top: ci si dimentica di aprire il velcro, la canoa si rovescia e il povero canoista …

ONDA FRANGENTE

Il limite del canoista in mare è dato dalla onda frangente: con essa non c'è più navigazione sicura.

Sì, ci si può giocare a riva con le onde, se ben equipaggiati (muta, gilet galleggiante e casco); ma per chi fa campeggio nautico, navigazione o pesca, l'onda frangente è una cosa da temere e da non affrontare.

L'onda frangente al largo fa fare un bagno e può allontanare la canoa dal canoista ad una distanza tale da non poter essere più recuperata dal canoista rimasto in acqua.

L'onda frangente a riva è una delle cause di rottura della spina dorsale e di lussazione di spalla.

Come vedete tralascio ogni considerazione in merito alla perdita dell'attrezzatura, rischio irrilevante rispetto all'incolumità fisica.

Le tecniche di rientro che io utilizzo sono le seguenti:

- osservare dal largo i "treni di onde": come ben sanno i surfisti, le onde non sono tutte uguali, ma c'è un treno di onde più alte seguito (irregolarmente) da un treno di onde più basse. Non è esagerato osservare questi treni anche per parecchi minuti prima di decidersi ad affrontare il rientro

- con onda frangente piccola, tentare di tenere la rotta ortogonale alla riva e se la barca si "intraversa", cioè tende a disporsi parallelamente all'onda, piegare il corpo verso l'onda e appoggiarsi con la pala bassa sull'onda che si frange: l'onda vi trascinerà a riva, la pala eviterà il rovesciamento e l'unica conseguenza è che il pozzetto si riempie di acqua

- con onda frangente grande, in qualche occasione ho usato la seguente tecnica, che presuppone la disponibilità a bordo di una cima da 20-25 metri: sceso in acqua dove l'onda ancora non si rompe, fatta una gassa ad una estremità della cima per impugnarla, fatta una gassa alla maniglia alla prua della canoa (per canoe con il timone occorre alzare il timone!), rimanere più al largo e rilasciare la canoa lentamente tenendo un po' di gioco quando questa è investita dall'onda, e per sé stessi, andare sott'acqua quando l'onda vi investe

- il rientro sulla spiaggia con onda e presenza di bagnanti è sempre da evitare: il pericolo di ferire seriamente o di uccidere qualcuno colpendolo al tronco o alla testa è una colpa grave del canoisti/surfista. Se fossi un giudice condannerei senza pietà il canoista/surfista imprudente.

- legare la canoa al corpo (per esempio alla vita o ad un arto) può essere molto pericoloso per l'arto legato o fatale se la canoa viene trascinata contro gli scogli o a fondo. Una delle regole fondamentali che si imparano nei buoni corsi di canoa o di sicurezza è quello di non avere cime sciolte a bordo e di non legarsi alla canoa. Una cima elastica corta e facilmente rimuovibile (velcro) per la pagaia va bene, purché fissata alla canoa e non al corpo

Senza alcuna pretesa da parte mia di dire "come si fa" ... solo qualche riflessione di esperienza personale.

Chiunque abbia osservato le onde che si frangono a riva ha notato probabilmente che queste arrivano a "treni": un treno di onde piu' alte seguito da un treno di onde piu' basse.

Inoltre (anche se dalla visuale del video non possiamo dire se sia questo il caso), quando le onde si frangono su una spiaggia chiusa a baia da una scogliera, normalmente c'e' una parte della spiaggia che e' piu' protetta, in cui le onde sono piu' basse e da cui la corrente defluisce verso il largo.

Quindi, se proprio dobbiamo uscire in mare o abbiamo deciso di farlo, passare un quarto d'ora o una mezz'ora a studiare la situazione non e' tempo perso.

Mi e' capitato di dover prendere il mare per uscire da una spiaggia su cui avevo pernottato e che minacciava di venire ricoperta dal mare crescente; e di avere paura di fare la fine dello sfortunato del video. Cosa ho fatto?

Avevo portato con me in canoa prudentemente una cima di una ventina di metri, l'ho fissata alla maniglia di prua, ho assicurato con cime tutta l'attrezzatura, ho studiato la situazione della spiaggia come spiegato sopra, ho trascinato la canoa fino al bagnasciuga nel punto migliore per uscire e sono entrato in acqua a piedi e a nuoto tenendo in mano l'estremita' libera della cima, con la canoa rimasta sul bagnasciuga. Quando ho visto che ero certamente nel treno basso di onde allora mi sono affrettato a nuotare verso il largo trascinando la canoa, che libera del mio peso e con la velocita' di tiro che le imprimevo, e' riuscita a superare le onde senza grossi strattoni. Una volta al riparo dall'onda frangente, quindi al largo, ci sono salito sopra e via.

Stesso sistema ho usato talvolta per il rientro su spiaggia, o magari dove avevo notato sassi pericolosi se fossi arrivato a riva surfando: scendendo al largo, legando la cima e rilasciando la canoa sui frangenti prima di me, frenandola con tutto il mio corpo immerso in acqua.

SACCHE di GALLEGGIAMENTO per SITONTOP

Che dire sull'opportunità di inserire delle riserve di galleggiamento all'interno di sitontop con gavoni?

Mi pongo il problema di cosa succederebbe nella malaugurata ipotesi di rovesciamento a tappo aperto.

Effettivamente la DAG (casa francese) riesce a far omologare in Francia la sua Midway fino alle 6 miglia perché il gavone anteriore ha una paratia stagna che lo separa dal resto dello scafo.

Mi viene un dubbio per i sot con il gavone anteriore:

- se non si mette una riserva d'aria, in caso di rovesciamento a tappo aperto immagino che si riempia subito la parte anteriore (tanta acqua di peso pari al peso complessivo dello scafo) lasciando una grande bolla d'aria all'interno che impedirebbe l'affondamento. Dopodiché, con una tecnica nota, il canoista (evidentemente in acqua) affonderebbe ulteriormente la prua rovesciata e con una rapida torsione riporterebbe dritta l'imbarcazione, preoccupandosi poi di svuotarla con una spugna o una mezza bottiglia.

- se si mette una riserva di galleggiamento a prua, in caso di rovesciamento a tappo aperto immagino che tale riserva mantenga in superficie la prua e quindi si riempia la poppa e a quel punto non saprei che manovra fare per raddrizzare la canoa, perché con il gavone metà nell'acqua e metà fuori la canoa si riempirebbe ben oltre il suo peso, anzi si riempirebbe completamente lasciando fuori dall'acqua solo il gavone con la riserva d'aria, un bel problema.

Ci sarebbe da fare qualche prova, ma in condizioni di onda, quando un rovesciamento è più probabile.

GLOSSARIO

(Adattato da me su un testo di Francesco Salvato)

C1-C2: abbreviazione per canoa canadese singola e doppia

Canadese: canoa spinta da una pagaia a pala singola

Kayak: canoa spinta da una pagaia a pala doppia

Kayak da fiume: Punta Coda Coperta Pancia Fianco Pozzetto Sedile Puntapiedi Poggiaschiena Premicosce

Kayak da mare: Prua Poppa Ponte Carena Fianco Pozzetto Sedile Puntapiedi Poggiaschiena Premicosce

Appoggio: manovra che permette di recuperare la posizione normale dopo uno sbilanciamento.

Assetto: angolo formato tra il piano dell'acqua e il piano del scafo

Autosalvamento: le operazioni che compie un pericolante per trarsi in salvo

Bandit run: quando si percorre un tratto di fiume in cui è vietata la navigazione

Braccio alto: braccio dal lato della pala in aria

Braccio di lavoro: braccio dal lato della pala in acqua

Buco: depressione creatasi per la caduta dell'acqua che crea un ritorno

Cascata: dislivello sul letto del fiume superiore ai 4 metri

Casco con griglia: casco con una protezione per il viso

Cateratta: rapida molto impegnativa caratterizzata da fortissima pendenza

Catino di ricezione: zona immediatamente a valle di un dislivello

Cavo: avvallamento tra due onde contigue

Colino: situazione pericolosa in cui l'acqua filtra in una rete, una grigia, una serie di sbarre, dei rami

Controcorrente: sinonimo di morta

Contropancia: rivolgere la coperta della canoa alla corrente

Controroccia: quando la corrente sbatte contro una parete di roccia, generalmente all'esterno di una curva

Corrente: movimento dell'acqua in relazione al letto del fiume

Cow tail: cordino fissato sulla imbracatura per il recupero di materiale

Cravatta: situazione pericolosa in cui lo scafo, sotto la pressione dell'acqua, è bloccato contro uno o più ostacoli

Cresta: parte più alta di un'onda

Cucchiaio: parte concava della pala

Cuscino: quando l'acqua sbatte contro un ostacolo e ritorna verso monte

Dare pancia: variare l'assetto per offrire la pancia della canoa alla corrente del fiume o della morta

Débordé: utilizzo della pala destra sul lato sinistro o viceversa

Difficoltà, scala di: indica la difficoltà di una rapida o di un fiume espressa in gradi

Difficoltà complessiva: indica la difficoltà del fiume tenendo conto di tutti gli elementi che la determinano

Discesa: atto di percorrere un tratto di fiume; specialità agonistica della canoa fluviale

Dislivello: differenza di quota tra due punti del letto del fiume

Doppio imbrago: tecnica di salvamento che prevede un soccorritore vincolato da due corde ancorate alle due rive del fiume

Dorso: parte convessa della pala

Eskimo: manovra che consente di tornare in posizione normale dopo un rovesciamento

Estrazione: azione di uscita della pala dall'acqua

Filone: sezione più veloce della corrente

Fiume o rapida di portata: con grande massa d'acqua

Fiume o rapida tecnico: cosparso di massi e ostacoli che costringono a continue manovre

Fiume o rapida misto: in cui compaiono entrambe le caratteristiche

Fondamentali: colpi di base della tecnica

Fungo: corrente ascendente con conseguente innalzamento di acqua sulla superficie

Galleggiabilità: caratteristica del scafo in grado di rimanere a galla

Gorgo: corrente in senso rotatorio e discendente provocata dall'incontro di due correnti contrapposte

Gradino: discontinuità del letto del fiume inferiore al metro

Grado: indice di difficoltà di una rapida o di un fiume

Idrodinamica: scienza che studia il moto dei liquidi

Idrometro: asta graduata che permette di rilevare l'altezza del fiume in un determinato punto e stimare quindi la portata

Imbarco: punto in cui comincia la discesa

Imbragatura: sistema, generalmente integrato al salvagente, che permette di vincolare un soccorritore durante le azioni di soccorso

Impostazione: posizione che assume il canoista nello scafo e accorgimenti per migliorarla

Impraticabile: passaggio mai percorso l’impercorribilità può essere dovuta alla difficoltà o all'impossibilità fisica del passaggio

Impugnatura: distanza tra le mani poste sul manico della pagaia

Incastro: immobilizzazione della canoa o di una persona su un ostacolo

Lato di lavoro: lato della pala in acqua

Lingua di corrente: l'acqua piatta a forma di V con l'apice rivolto verso valle e che indica dove c'è maggior profondità

Monte: direzione da cui arriva la corrente

Morta: zona in cui l'acqua scorre da valle verso monte, dietro un ostacolo e vicino alle sponde

Nicchia: erosione della roccia presente sotto il pelo dell'acqua

Oliva: parte della pagaia monopala dove si posiziona la mano alta

Onda: innalzamento della superficie dell'acqua prodotto dalla forza cinetica sprigionata dall'urto di una massa d'acqua veloce con una più lenta o con ostacoli presenti sul fondo

Pala: parte della pagaia che si utilizza per trovare una presa in acqua

Passaggio: sinonimo di rapida

Passaggio improteggibile: sul quale non è possibile attuare una sicura

Passaggio ostruito: in cui la presenza di ostacoli rende molto difficile o impossible il passaggio

Passaggio proteggibile: sul quale è possibile attuare un intervento di salvamento sufficiente a garantire la sicurezza del canoista

Passata in acqua: movimento che effettua la pala quando si muove nell'acqua

Pendenza: la quota che perde un fiume in relazione a due punti di riferimento

Pericolante: persona che si trova in difficoltà

Portanza: spinta idrodinamica sul kayak o sulla pagaia

Portata: quantità d'acqua che scorre in un fiume nell'unità di tempo

Presa dell'acqua: azione della pagaia che entra in acqua e si dispone nella posizione più consona per trovare il migliore attrito con l'acqua in relazione al colpo che si deve effettuare

Propulsione: azione di spostamento che si ottiene con la pagaiata

Rapida: tratto di fiume con sensibile aumento di pendenza e conseguente aumento della velocità della corrente

Raschiera: tratto poco profondo in cui la canoa può strisciare sul fondo

Recupero: operazione che ha lo scopo di portare le auto al punto di sbarco

Ricciolo: cresta di un'onda che ritorna su sé stessa

Riferimento visivo: il punto che si vuole raggiungere e che si deve sempre guardare quando ci si sposta in canoa

Rovesciamento o capovolgimento della canoa

Rullo o Ritorno: movimento rotatorio dell'acqua verso monte dopo una caduta

Sacchi di galleggiamento: sacchi gonfiabili posti all'interno della canoa per aumentarne la galleggiabilità

Salto: discontinuità del letto di un fiume con altezza inferiore ai 4 metri

Salvagente: giubbetto che migliora la galleggiabilità della persona

Salvamento: azione di salvataggio per risolvere una situazione di incidente

Sbarco: punto in cui termina la discesa

Scivolo: discontinuità del letto di un fiume con un angolo inferiore ai 60 gradi

Segnali di comunicazione: segnali convenzionali che si usano nella comunicazione a distanza in fiume

Sicura: azione di una o più persone che si preparano a intervenire o intervengono per effettuare una operazione di soccorso

Surf Back surf Side surf Entry move

Sifone: situazione pericolosa in cui la corrente attraversa un masso o altro in profondità per la presenza di un tunnel nel quale il canoista può rimanere intrappolato

Sfilata: azione neutra, di taglio, della pala in acqua

Spazio di lavoro: spazio a disposizione per muovere la pagaia, detto anche Quadrante

Sponde o Rive del fiume

Tirolese: corda che attraversa un fiume; può essere mobile, fissa o semifissa

Traghetto: manovra di attraversamento del fiume o di un filone di corrente con la canoa

Trasbordo: superare a piedi via terra un tratto di fiume

Verticalizzare: portare la pagaia verticale rispetto al piano dell'acqua

Volume della canoa: spazio all'interno dello scafo