“Sono arrivato all’entrata. Qualcuno è già qui?”
Messaggio appena arrivato alle 3.25 di mattina del 7 luglio 2022.
I primi ragazzi, accompagnati dai genitori, e la tutor (Sara) si incontrano, tutti un po’ impacciati e confusi all’ingresso dell’aeroporto di Bologna. In pochi minuti il capannello di adolescenti frementi per il viaggio si allarga. Ci si riconosce subito anche senza essersi mai incontrati: facce giovani timorose ed emozionate, un po’ stanche per la nottata passata in bianco, valigie straripanti e genitori che riversano tutta la loro tenerezza verso i figli ormai adulti che spiccano il volo. Non ci si può sbagliare: quelle sei ragazze e quattro ragazzi sono i giovani selezionati per partecipare a un mese di stage lavorativo a Saragozza. I loro nomi? Memet, Giulia, Pietro, Lisa, Elena N., Erik, Alice, Elena D., Cristian e Mariachiara. Nessuno di loro è riuscito a chiudere occhio quella notte. E neanche i loro genitori. Qualcuno di loro ha già viaggiato all’estero e con l’orgoglio e la sicurezza di chi ha più esperienza, tranquillizza gli altri, li aiuta con la pesa delle valigie o con la gestione dei documenti.
Superato il primo ostacolo del check-in, con l’ansia che la valigia superasse i 20 kg, ci si avvia verso il gate. I ragazzi iniziano a conoscersi, a confidarsi timori e aspettative, a contrattare il posto vicino al finestrino per immortalare il cielo, o sul corridoio per stendere meglio le gambe. Atterrati finalmente a Saragozza, siamo accolti da una delle collaboratrici dell’ente ospitante (Mundus) che ci accompagna nelle nuove abitazioni che saranno la nostra casa per quasi un mese. Due appartamenti sullo stesso pianerottolo in piena zona universitaria. Nel palazzo vivono altri ragazzi in Erasmus provenienti da Malta e dalla Polonia, in pochi giorni si uniscono i gruppi e si passano le serate nel Parque Grande a pochi minuti da casa, dove si gioca a calcio, basket e, con qualche frase in uno spagnolo stentato, si riesce a fare subito amicizia.
I primi giorni sono di assestamento e conoscenza dell’ente. Si inizia fin dal primo giorno con le presentazioni nelle varie aziende: chi andrà in uno studio grafico, chi in ambasciata, chi in sartoria. La presentazione è importante, il primo bigliettino da visita in cui ci si gioca la stima e il rispetto dei capi e per questo i ragazzi e le ragazze ore prime sfilano di fronte alla tutor cercando consigli nello scegliere l’out-fit più adeguato. E per fortuna: c’è stato chi voleva presentarsi a lavoro in ciabatte e calzettoni!
Il secondo giorno facciamo anche il primo incontro con la tutor di Mundus, Clara, e in questa occasione i ragazzi hanno modo di iniziare ad ascoltare in modo continuativo una parlante madre lingua, provano a rispondere, chi in italiano, chi in inglese, chi in “ itagnolo”. L’incontro è molto interessante perché verte sulle aspettative e le paure dei ragazzi in questa nuova avventura: molti temono di non riuscire a capire lo spagnolo, soprattutto sul luogo di lavoro e, quindi, di fare brutte figure o di non riuscire a integrarsi nel gruppo. C’è chi ha paura di perdersi per la città o di pentirsi per la nostalgia di casa. Anche le aspettative sono alte: imparare una nuova lingua, imparare a lavorare ad autogestirsi, a convivere. Insomma fare la prima esperienza della vita adulta con tutte le sfide che questa porterà. E ne porterà tante… Tutto è confortato, in ogni modo, dai punti di riferimento di questa avventura: le tutor, gli enti e i riferimenti sul luogo di lavoro.
I primi giorni servono anche a perlustrare il quartiere, capire le fermate del tram e cercare i supermercati. Subito organizziamo la banda armata di zainetti e liste della spesa e ci imbarchiamo nell’avventura della prima spesa fuori casa di molti: per fortuna insieme si intuisce che non si possono comprare solo pacchi di patatine e lattine di Monster, ma anche detersivi per piatti e pavimento. La convivenza inizia a diventare davvero concreta e tornati a casa si stila la lista delle regole e soprattutto dei turni di pulizia. Questa esperienza, infatti, non serve solo ad apprendere una nuova lingua o ad approcciarsi alla fatica del lavoro, ma soprattutto serve a vivere da adulti che devono imparare a gestire una casa, le relazioni coi coinquilini, la quantità di detersivo per la lavatrice o il volume della musica da ascoltare in una camera condivisa.
Fin dalla prima settimana tutti si danno un gran da fare con il proprio lavoro. C’è chi si alza alle 5 di mattina per raggiungere l’ente da cui si vede il bellissimo panorama dei Pirenei; c’è chi invece in 15 minuti a piedi è a lavoro. Tutti però svolgono con diligenza i propri compiti e alcuni lavoro anche tornati a casa, magari continuando a disegnare dei loghi per la propria azienda. Il disegno a matita diventa un’attività condivisa nelle due casa e spesso ragazzi e ragazze si intrattengono i pomeriggi sfidandosi con l’HB. C’è chi, invece, dà sfogo alla fantasia creando nuovi capi d’abbigliamento, chi ama il vintage e i costumi di scena dei film, o chi racconta tutti i passaggi per la creazione di un peluche. Oltre il lavoro non manca lo svago: si vedono film ( di solito horror!) insieme la sera, si ascolta musica o ci si gode un po’ di movida nel fine settimana. La domenica è d’obbligo la piscina per rinfrescarsi dai 50° che ci soffocano. Le temperature sono così alte da farci fare anche esperienza del pronto soccorso per epistassi ed emicrania: niente di grave, sicuramente un altro tassello per diventare più grandi, responsabili e capaci di cavarsela anche nelle difficoltà!
Le settimane passano veloci e piene: il gruppo non è più un insieme di sconosciuti ma una piccola famiglia che vive alti e bassi, gioie e incomprensioni, momenti di sconforto e nostalgia, come di entusiasmo ed euforia. Arriviamo senza neanche accorgersene alla fine dell’esperienza: c’è chi prepara già un’application per tentare una nuova avventura, ormai stregata dalla vita all’estero, c’è chi invece ha riscoperto la bellezza della propria città, chi ha capito che quello è il lavoro che ha sempre desiderato o chi si vuole spingere oltre.
Ognuno, però, è sicuramente più consapevole delle proprie capacità lavorative e relazionali, più adulto ed esperto, più capace di “ cavarsela” in un mondo diverso e pronto a mettersi in gioco.
E’ ora di tornare a casa.
Memet, Mariachiara, Cristian, Giulia, Erik, Elena D., Elena N., Alice, Lisa, Pietro e prof.ssa Sara Amoruso