Tracciato Ippodameo della città
Tracciato Ippodameo della città
Tracciato Ippodameo della città
Porta San Gennaro e le mura sull'acropoli
Il decumano superiore
Santa Maria Regina Coeli, gli arconi dell' teatro romano e il Duomo
Il decumano maggiore e l'area del foro
Il decumano maggiore
Il decumano inferiore com'era e com'è
Piazza del Gesù, Piazza San Domenico e la statua del Nilo
1° giorno
A Napoli c’è un’acropoli, ma nessuno lo sa. Resta silente e inesplorata, nei sotterranei di una delle aree meno valorizzate e più degradate del centro storico: la collina di Caponapoli. L’area, il cui nome indica l’altura più elevata dell’antica città greco-romana, è oggi compresa ad ovest da via Santa Maria Costantinopoli, a nord da piazza Cavour, ad est dall’Ospedale degli Incurabili e a sud dal decumano superiore (nel tratto di via Sapienza). mentre i tre decumani scorrevano parallelamente l'uno dall'altro attraversando da est a ovest la città antica, parallelamente rispetto alla costa. Il termine decumano utilizzato in via ufficiale risulta in realtà un termine improprio in quanto esso caratterizza un sistema di urbanizzazione di epoca romana. Neapolis, invece, venne fondata come colonia greca, dunque ben prima dell'avvento dei romani. Il sistema greco prevedeva uno schema stradale rigorosamente ortogonale in cui tre strade, le più larghe (circa sei metri) e grandi, parallele l'una all'altra attraversavano l'antico centro urbano suddividendolo in quattro parti. Inoltre, tali vie principali venivano tagliate perpendicolarmente, da nord a sud, da altre strade più piccole (larghe circa tre metri). La rete stradale dunque, risultava essere caratterizzata di fatto da strade principali e strade secondarie che, combinate tra loro, dividevano lo spazio in isolati quadrangolari regolari, spesso molto allungate. Si conta che le strade secondarie di Neapolis che tagliavano le tre plateiai fossero in numero variabile tra le diciassette e ventiquattro.
Iniziamo il nostro viaggio nell'Acropoli da fuori le mura ci troviamo a Piazza Cavour, un tempo qui scorreva il Clanio, forse uno dei bracci del Sebeto che circondavano Neapolis, che veniva arricchito dalle acque provenienti dalle colline circostanti e dal vallone dei Vergini-Sanità. Un tempo lo slargo era un acquitrino attraversato da un ponte che uscendo dalla porta San Gennaro, collocata in posizione più arretrata rispetto all'attuale, andava alla necropoli greco-romana dei Vergini, della Sanità e alle cave. Proprio di fronte alla metropolitana (fermata linea 2 Cavour - punto di partenza) troviamo la prima testimonianza delle città greca e romana. Le mura greche di piazza Cavour, la cinta muraria d’epoca greca circondava l’intero perimetro dell’Acropoli di Napoli, degradando dall’area collinare fino a raggiungere l’attuale piazza Cavour. E' stata rinvenuta la più antica porzione di mura interne, risalenti al V secolo a.C. Nell’insieme, il complesso di mura raggiunge un’altezza massima di 9 metri, con una lieve inclinazione verso la collina retrostante. Entriamo così da Porta San Gennaro, si tratta di un vero e proprio exploit della storia della città. Passare da porta San Gennaro significa percorrere un viaggio nella storia partenopea, dalla Neapolis greca alla Napoli contemporanea.
Porta San Gennaro non è sempre stata lì dove la troviamo ora, ma era posta in posizione più interna, dove sorsero le prime mura greche e il suo nome deriva dal fatto che si trovasse lungo la strada che conduceva alle catacombe del Santo. Successivamente, con l’ampliamento della città e quindi delle nuove mura, fu spostata nella zona di Caponapoli, poco lontano dell’attuale posizione, luogo definitivo in cui fu posta nell’età del Vicereame Spagnolo. Qui non ebbe più le sue torri laterali e col passar del tempo si ritrovò inserita nelle costruzioni edili così come la vediamo oggi. Ebbe un ruolo di grande importanza religiosa nel periodo della peste, in quanto proprio attraverso Porta San Gennaro passavano i corpi dei morti che venivano condotti al cimitero della Sanità. Concluso quel triste capitolo, il Vicerè assegnò all’artista Mattia Preti la realizzazione dell’affresco ancora visibile nella parte superiore della porta, con la Vergine e le figure dei santi Gennaro, Rosalia e Francesco Saverio. Un lavoro a titolo gratuito che potesse salvare Mattia Preti dalle sue malefatte, secondo la legge “excellens in arte non debet mori”. Successivamente fu posto San Gennaro con lo sguardo in direzione proprio del cimitero degli appestati e infine il busto di San Gaetano. Un ulteriore passo di stampo storico-religioso è la realizzazione del quadro della Vergine, posto ai piedi di Porta San Gennaro alla fine dell’800, quando si scampò il pericolo del colera. Fermatevi qualche minuto lì, proprio sotto l’arco e noterete come tutti i passanti del luogo salutano col segno della croce quell’immagine sacra, quasi come se il ricordo di quella fatale malattia fosse stato tramandato fino ai nostri giorni.
Ed ecco proprio lì di fronte ai nostri occhi c’è la piccola chiesa di San Francesco dei Cocchieri, pregevole espressione del seicento napoletano, mentre imboccando la strada frontale si giunge dopo pochi metri alla chiesa del Gesù delle Monache.
Oggi l'acropoli è dominata dai ciò che resta dei grandi complessi monastici che nel medioevo sostituirono le presistenza greche e romane. Il primo che incontriamo è il complesso degli Incurabili, di epoca rinascimentale, comprendeva originariamente: la chiesa di Santa Maria del Popolo, l'oratorio della Compagnia dei Bianchi della Giustizia e lo storico ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Col tempo ingloberà anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie Maggiore a Caponapoli e l'omonimo chiostro, il complesso di Santa Maria della Consolazione, la chiesa di Santa Maria di Gerusalemme e il chiostro delle Trentatré. L'insieme di queste strutture racchiude alcune fra le più importanti testimonianze del rinascimento napoletano. Lo storico ospedale degli Incurabili attesta un'attività umanitaria e sanitaria rivolta all'assistenza dei cosiddetti malati incurabili. Il cortile vanta due fontane storiche, gli scaloni monumentali e il "pozzo dei pazzi", un pozzo dove venivano calate le persone in stato di agitazione per farle calmare. Farmacia degli Incurabili quasi del tutto intatta, è composta da due sale contenenti l'originaria scaffalatura in legno, sulla quale sono collocati circa 400 preziosi vasi in maiolica dell'epoca. La farmacia, a cui si accede dal cortile, si deve alla ristrutturazione dell'antica spezieria cinquecentesca. Giardino dei Semplici degli Incurabili presenta diversi "semplici" ovvero fiori e specie vegetali, in passato ampiamente utilizzate in campo farmacologico. Fra queste abbiamo un albero di canfora dalla considerevole altezza di 35 metri, un Eucalipto, una Camelia, un tasso e diverse strelitzie.
Dopo aver visitato Il complesso, usciamo proprio da dove siamo entrati e continuiamo lungo via Longo. Non appena termina la vista sulla discesa in tornanti che porta a piazza Cavour, diamo un’occhiata sulla destra. Chiuse in una sorta di gabbia protettiva, ci sono altre mura della antica Neapolis. Proseguendo si giunge alla chiesa di Sant’Agnello o più napoletanamente Sant’Aniello. Siamo nel punto più alto della collina e quindi dell’antica acropoli. La chiesa non è legata al Santo solo per motivi religiosi, ma anche storici. Infatti fu fatta costruire col nome di Santa Maria Intercede proprio dai genitori di Sant’Agnello come voto per la nascita del figlio, del quale si dice siano conservate le spoglie. Ma l’antica Caponapoli non si veste solo d’antico e di storia, c’è anche tanta contemporaneità. Proprio all’uscita dalla chiesa di Sant’Aniello, nella piazzetta Sant’Andrea delle Dame, ci sono importanti firme della street art partenopea.
Scendiamo, quindi al decumani suoeriore posto alla base dell'acropoli. La chiesa di Santa Maria Regina Coeli costituisce un importante esempio di arte rinascimentale e barocca. L'entrata è preceduta da una doppia rampa di scale con pronao sorretto da pilastri e arcate, ed è stato affrescato; la facciata è ancora cinquecentesca. A destra del sagrato, sopra via Pisanelli, si erge il campanile ottagonale. Colpisce per il ricco rivestimento di marmi policromi ed è composto da una sola navata con cinque cappelle sul lato sinistro e quattro sul lato destro. La volta della navata è caratterizzata da un pregevole soffitto a cassettoni. Di rilievo anche la grande tela raffigurante La Resurrezione di Lazzaro, che si ammira sulla controfacciata. Di grande impatto è l'area presbiteriale. L'altare maggiore in marmi commessi, tra i più belli della città, Alle sue spalle vi è una cona che racchiude un polittico settecentesco. Il teatro romano di Neapolis (detto anche teatro romano dell'Anticaglia) è un sito archeologico che sorge nel cuore del centro storico di Napoli, presso il decumano superiore. Il sito è precisamente ubicato nella zona compresa tra via Anticaglia a nord, via San Paolo a ovest e vico Giganti a est. Insiste nella parte sottostante il vico Cinquesanti, che lo scinde verticalmente. Una parte del teatro costituisce l'ultima tappa del percorso riguardante il sottosuolo di Napoli mentre altri frammenti sono liberamente visibili lungo i decumani. Il teatro presenta la tipica forma semicircolare del teatro greco, della quale oggi è possibile visitare alcune importanti vestigia, mentre parte della cavea, che è stata recuperata dopo anni di oblio, è visitabile eccezionalmente. Il teatro presentava tre ingressi, due laterali (ovest-est) per gli attori ed uno nord per il pubblico. Durante l'epoca romana, avendo questi già all'epoca capito che l'onda sismica venisse trasmessa diagonalmente, il teatro fu organizzato secondo la tecnica dell'opus mixtum, dove il reticolatum serviva a disperdere l'onda e il latericium invece a bloccarla. La cavea, che possedeva tra i 5000 e i 6000 posti circa, mostra in alcuni tratti ancora i marmi di rivestimento delle gradinate e alcuni vomitoria (gli accessi alle gradinate). L'ingresso per la cavea è da via San Paolo e vi si accede entrando in un'antica bottega sita nel cortile di un palazzo di origini quattrocentesche. A testimoniare tuttora la presenza del teatro all'esterno sono due massicce arcate, presenti in via Anticaglia, che in epoca romana erano delle sostruzioni, strutture di rinforzo dell'esterno del teatro e ora appaiono inglobate negli edifici esistenti. La chiesa di San Giuseppe dei Ruffi era parte del monastero fondato da varie nobildonne napoletane. La facciata della chiesa ha una struttura a portico con corpo superiore avanzato; l'atrio è preceduto da una doppia rampa di scala ed il corpo superiore ha il timpano di derivazione borrominiana, forse per i contatti culturali che avevano i progettisti napoletani con Roma. L'interno, a croce latina con cappelle, è decorato da marmi commessi.
Il duomo di Napoli, il cui nome ufficiale è cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, è una basilica monumentale nonché duomo e sede dell'arcidiocesi della città di Napoli. Il duomo sorge lungo il lato est della via omonima, in una piazzetta contornata da portici, e ingloba a mo' di cappelle laterali altri due edifici di culto sorti autonomamente rispetto alla cattedrale: la basilica di Santa Restituta, che custodisce il battistero più antico d'Occidente, quello di San Giovanni in Fonte, e la reale cappella del Tesoro di san Gennaro, che conserva le reliquie del santo patrono della città. Si tratta di una delle più importanti e grandi chiese della città, sia da un punto di vista artistico, essa è di fatto la sovrapposizione di più stili che vanno dal gotico puro del Trecento fino al neogotico ottocentesco. Le più antiche fonti agiografiche, attribuiscono la fondazione della Chiesa di Napoli a San Pietro. La presenza di una comunità cristiana nel II secolo, è attestata con certezza dalle testimonianze archeologiche del complesso catacombale di Capodimonte. Nell'area in cui insiste il complesso religioso sorse l'oratorio di Santa Maria del Principio dove Aspreno, il primo vescovo della città databile al I secolo, decise di insediare l'episcopato di Napoli. A partire dal IV secolo nacquero diversi edifici di culto nell'insula episcopale e tra queste si ricordano la basilica di Santa Restituta sulle rovine del preesistente tempio di Apollo, il battistero di San Giovanni in Fonte e diverse cappelle annesse come quelle di San Lorenzo, Sant'Andrea e Santo Stefano. Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione dell'edificio sacro inglobando le precedenti strutture paleocristiane del battistero e della primitiva basilica; la costruzione della cattedrale comportò anche la demolizione di altre strutture, come la basilica Stefania, il cui quadriportico è visibile nel palazzo arcivescovile.
La chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova è sita in largo Donnaregina, di fronte al palazzo Arcivescovile. l'edificio è sede del Museo diocesano di Napoli, al cui circuito fa parte anche l'adiacente chiesa di Donnaregina Vecchia. Il complesso monastico, già esistente nell'VIII secolo, era sin da subito dotato di una chiesa, Santa Maria Donnaregina Vecchia, costruita nel XIV secolo grazie alle donazioni della regina di Napoli Maria d'Ungheria. Agli inizi del Seicento proprio dinanzi alla chiesa Vecchia venne costruita quella Nuova con lo scopo di riservarla alle monache clarisse, costituendo in questo modo un unico grande complesso monastico di Donnaregina, formato per l'appunto dalla Vecchia e la Nuova chiesa, entrambe direttamente collegate tra loro tramite le rispettive zone absidali. Il portale di ingresso del monastero su vico Donnaregina venne realizzato nel 1771. Davanti alla facciata della chiesa si provvide a realizzare il largo Donnaregina e nel 1780 una grande scalinata collegò la facciata alla piazza. Le due chiese originariamente collegate tramite il portale monumentale posto nel coro delle monache della chiesa Nuova e che portava alla zona presbiteriale di quella Vecchia.
Continuiamo sul decumano scendiamo così a Piazza San Francesco, proprio davanti alla porta monumentale di Napoli la Porta Capuana. Porta Capuana è' un'antica porta della città di Napoli, a ridosso del castel Capuano. Essa ha da sempre rappresentato un crocevia di vie di comunicazione di rilevante importanza. Fu edificata dal re Ferrante d'Aragona e, fin dalle prime fasi, è stata il punto di accesso giungendo da est verso il centro della città, oltre a essere punto nevralgico delle comunicazioni; nel Settecento vi transitava la strada regia delle Puglie. Si è sempre trovata quindi in una zona molto vitale di Napoli, ed ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale. In realtà ciò che oggi vediamo fa parte di un'opera di ri-fortificazione voluta a Napoli dal monarca aragonese di cui solo la porta si è conservata. Prende il nome dall'essere orientata in direzione della città di Capua, dietro Castel Capuano; è formata da un arco bianco in marmo riccamente ornato da bassorilievi, con ai lati due torri (che simboleggiano l'onore e la virtù). La stessa porta che ha visto l'ingresso nella città dei vari regnanti e della uscita della libertà come città autonoma.
Attraversiamo la porta e subito a destra ammiriamo la mole della chiesa di Santa Caterina a Formiello. Di stampo rinascimentale, si tratta di una delle chiese dalle forme architettoniche più interessanti della città. L'attuale complesso sorge su di una precedente e più piccola chiesa. La chiesa era sin da subito detta "a formiello" (dal latino ad formis, ossia presso i condotti, presso i canali) in quanto nei suoi pressi penetrava in città l'antico acquedotto della Bolla. L'intero complesso religioso insisteva nella zona limitrofe orientale della città, comunque entro la nuova cinta muraria aragonese che allargava lo spazio urbano antico.
Dall'altro lato dello slargo dedicato al napoletano avvocato è primo presidente della repubblica italiana Enrico De Nicola incontriamo la mole de Castel Capuano che dopo il Castel dell'Ovo, è il più antico castello di Napoli. Di origine normanna è stato sede della sezione civile e penale del tribunale di Napoli. Sotto il castello e nelle viscere della vicina duchesca si trova una delle necropoli di Napoli che risulta essere la più estesa necropoli greca e romana di Napoli. Nella sua lunga storia, Castello ha subito numerosi interventi di trasformazione e restauro che ne hanno profondamente cambiato la fisionomia. Durante il periodo aragonese venne inglobato dentro la nuova cinta muraria cittadina ed ebbe consistenti interventi di abbellimento. Nei decenni successivi vi furono commissionati molteplici interventi decorativi, legati alla sua nuova funzione di tribunale.
La fontana del Formiello è ubicata in piazza Enrico De Nicola, alle spalle del Castel Capuano. La fontana venne eretta su una precedente struttura omologa medievale, ormai in disuso. Il nome trae origine, come per la vicina chiesa di Santa Caterina. dal latino "ad formis", ossia "verso i condotti" dei canali dell'acquedotto della Bolla, che portavano l'acqua a Napoli.
Giungiamo così all'inizio del decumano maggiore. Le piazze e gli slarghi attraversate dal decumano sono piazzetta Sedil Capuano (dove sorgeva uno dei sei sedili di Napoli), via è piazza Riario Sforza, di lato al duomo dove si può ammirare una delle tre guglie storiche di Napoli (Quella dedicata a San Gennaro), e attraversata via Duomo piazza San Gaetano sede prima della agorà greca e poi foro romano e quasi alla fine piazzetta Miraglia.
Ma andiamo per ordine incontriamo subito a destra il "Complesso monumentale di Santa Maria della Pace" sul luogo del quattrocentesco palazzo di Ser Gianni Caracciolo, gran Siniscalco del Regno e amante della Regina Giovanna II, comprende l'Ospedale dei Frati Ospedalieri di San Giovanni di Dio e l'annessa Chiesa. Attualmente è sede della Circoscrizione San Lorenzo-Vicaria. La struttura dell'antico palazzo è ancora visibile nel portale d'ingresso, è ancora presente la muratura del XV secolo. Il complesso monumentale si sviluppa intorno a due chiostri realizzati a quota diversa per le esigenze della pendenza del sito. Si possono visitare la Sala del Lazzaretto e la menzionata Chiesa dedicata a Santa Maria della Pace. Piazzetta Sedil Capuano e vicolo. dai monumenti dell'antica Roma ad uno dei più antichi e potenti Seggi (sedili) di Napoli. Gli archi di Vico Sedil Capuano nascondono l’ingresso ad una delle istituzioni più affascinanti e antiche della città di Napoli: i sedili erano infatti le “unità amministrative” dei vari quartieri della città: potevano partecipare solo i nobili di determinate famiglie. Il Sedile di Capuana, oltre ad essere uno dei più antichi era anche uno dei più potenti. Subito dopo troviamo una piccola chiesa dedicata a San Gennaro, che però è fatiscente e in pessime condizioni. È collegata al vicino Palazzo dei Caracciolo e fu costruita nel XVI secolo, in piena epoca vicereale. In poco più di cinquecento metri si nascondono meravigli in ogni piccolo dettaglio. Una lapide romana, che si è conservata in modo quasi perfetto. Il Pio Monte della Misericordia è un edificio monumentale di Napoli. Nato come istituzione benefica laica, tra le più antiche e attive della città, ospita al suo interno una chiesa seicentesca dov'è conservata la tela delle Sette opere di Misericordia del Caravaggio, tra le più importanti pitture del Seicento italiano, e altri prestigiosi dipinti dello stesso secolo appartenenti alla scuola napoletana. L'intero edificio è stato musealizzato alcune sale istituzionali dell'ente al primo piano espongono documenti d'archivio storici fondamentali nella vita dell'istituto e inoltre ospitano la Quadreria del Pio Monte della Misericordia, una delle più importanti raccolte private d'Italia aperte al pubblico. Piazza Sisto Riario Sforza è situata in un ambiente chiuso, al lato del Duomo di Napoli e di fronte al complesso del Pio Monte della Misericordia. Secondo alcuni storici sotto l'attuale slargo sorgeva il tempio greco dedicato a Giove (V secolo a.c.); è stata rinvenuta infatti una colonna greca a riprova dell'esistenza del tempio. Prima lo slargo serviva per l'accesso laterale della Cattedrale; infatti, esso costituiva un apparato scenografico della chiesa ed era caratterizzato anche dalla lunga scalinata in piperno che conduceva al portale. Sin dal XV secolo la piazza divenne un luogo di interesse architettonico e artistico accentuato nel XVII secolo, quando qui fu realizzato l'obelisco di san Gennaro.
2° giorno
Attraversiamo così via Duomo per iniziare la seconda giornata del nostro Week End. Subito incontriamo piazza San Gaetano dove possiamo ammirare la basilica di San Paolo Maggiore costruita sui resti del tempio dei Dioscuri di cui restano due colonne di ordine corinzio con i relativi architravi che caratterizzano la facciata principale. Di fronte La basilica di San Lorenzo Maggiore, tra le più antiche della città. Il complesso religioso ospita l'allestimento del Museo dell'Opera di San Lorenzo Maggiore, che comprende inoltre l'accesso agli omonimi scavi archeologici. Gli scavi hanno rimesso in luce i resti del macellum (mercato) della Neapolis greco-romana, sorto in corrispondenza dell'antico decumano maggiore. La struttura antica presentava al centro un'edicola colonnata, in forma di piccolo tempio circolare a tholos, che doveva ospitare una fontana, come provano i resti dell'impianto per lo scarico dell'acqua. In corrispondenza dei lati dell'attuale chiostro, si aprivano dei porticati con ambienti sul fondo, destinati a bottega. Il macellum era organizzato a terrazzamenti, adattandosi alla particolare conformazione del terreno. La chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fu la prima chiesa della città ad essere dedicata alla Vergine, come basilica paleocristiana su una struttura di epoca romana, probabilmente un tempio dedicato a Diana. Venne chiamata "della Pietrasanta" perché all'interno veniva custodita una pietra che, quando la si baciava procurava l'indulgenza. La tradizione vuole che vi sia stato sepolto papa Evaristo. Il campanile, in laterizio, è in stile romanico e risale all'XI secolo; si tratta di una delle più antiche torri campanarie d'Italia e conserva numerosi elementi architettonici e iscrizioni di epoca romana, in marmo, rilavorati e riutilizzati come blocchi da costruzione, in particolare alla base della struttura. La cappella dei Pontano è un piccolo tempio di epoca rinascimentale di Napoli fu commissionata dal famoso letterato umanista Giovanni Pontano nel 1490 a pochissimi passi dal suo palazzo per dedicarla alla Vergine e a San Giovanni Evangelista e per adibirla a tempio funerario per sua moglie, Adriana Sassone, venuta a mancare.
Si giunge all'ultimo tratto del decumano maggiore in Piazza Bellini. La piazza è circondata da palazzi monumentali che costituiscono importanti impronte dell'arte rinascimentale e barocca napoletana, come il palazzo Firrao. Sul lato nord il Complesso di Sant'Antonio delle Monache a Port'Alba, mentre sul lato opposto vi è il palazzo De Rossi di Castelpetroso.Sul lato ovest infine quello che un tempo fu il palazzo dei Principi di Conca che mostra sulla facciata ancora alcune emergenze architettoniche originarie. Infine, vi sono alcuni resti delle mura della Neapolis greca. La piazza è crocevia importanti strade del centro storico. Ci troviamo sul confine del quartiere San Lorenzo lato ovest. Siamo giunti così alla fine del decumano e del nostro viaggio ma, mancano ancora alcune gioielli da scoprire. Così attraversiamo Port'Alba per entrare in una delle più importanti piazze di Napoli Piazza Dante ed è situata all'inizio del centro storico cittadino. Costituisce l'inizio di via Toledo. Port'Alba fu aperta necessariamente perché la popolazione aveva creato nella muraglia un pertuso abusivo per facilitare le comunicazioni con i borghi, in modo particolare con quello dell'Avvocata che si stava rapidamente ingrandendo.
Piazza Dante in origine era detta Largo del Mercatello, poiché vi si teneva uno dei due mercati della città, differenziandosi con il diminutivo mercatello da quello più grande ed antico di piazza del Mercato. Fino alla metà dell'Ottocento sorgevano a nord l'edificio delle fosse del grano e a sud le cisterne dell'olio, per secoli i principali magazzini di derrate della città. La piazza assunse l'attuale struttura nella seconda metà del Settecento; il "Foro Carolino" doveva costituire un monumento celebrativo del sovrano Carlo di Borbone. Ancora, presso la piazza sono presenti quattro monumentali chiese. In questa piazza è presente una chicca, infatti pochi sanno che qui è presente l'equazione del tempo Esempio unico in Europa, fu realizzato nel 1853.
Continuiamo così con l'ultima parte del nostro percorso e andiamo a Piazza del Gesù che, deve il nome all'omonima chiesa presente, la pone a pochi passi da altri importanti luoghi storici, come via Toledo e piazza Dante, piazza Monteoliveto e piazza San Domenico Maggiore. La piazza, fulcro di alcuni dei più importanti monumenti di Napoli, ruota attorno al monumentale obelisco dell'Immacolata, maestosa guglia di marmo bianco e bardiglio posta al centro dello spiazzo. Sul lato ovest, vi sono alcuni storici palazzi nobiliari di stile tardo barocco. Sul lato opposto vi è un importante complesso d'architettura medievale, la chiesa delle Clarisse. Di fronte ed al lato si innalzano rispettivamente due delle chiese più importanti della città: la chiesa del Gesù Nuovo ed il Monastero di Santa Chiara. La prima ha nella sua facciata quattrocentesca con bugnato a punta di diamante in pietra piperina il più tipico esempio di barocco napoletano. La seconda, che invece rappresenta la più grande chiesa di stile gotico della città.
Via Benedetto Croce, uno dei sette nomi di Spaccanapoli è ricordato ripetutamente dai ritrovamenti di reperti archeologici caratterizzante le età antiche di questa zona. Si tratta comunque di una delle sette strade più antiche di Napoli, la quarta a dare un nome diverso a Spaccanapoli. Il fatto poi che sia considerata la strada forse la più antica di Napoli è ipotesi condizionata dalla sua larghezza che rimane costante lungo tutto il suo tracciato, e dai ritrovamenti sotto le fondazioni di palazzo Corigliano, assegnate all’urbanistica ellenica, e dai resti archeologici sotto Santa Chiara altrimenti assegnati in epoche successive e comunque non oltre il II secolo d. C. Dalle premesse fatte sull’area considerata è possibile ritenere quasi certo che la zona tra San Domenico Maggiore e Piazza del Gesù Nuovo e quindi Via Benedetto Croce si trovi esattamente al di fuori del confine fisico della città greca e arricchitasi di preziosi manufatti solo con l’affermarsi della pax romana e che oggi costituiscono l’eccellente patrimonio immobiliare d’avanzo.
Piazza San Domenico è crocevia di due importanti strade della città: Spaccanapoli (il decumano inferiore est-ovest) e via Mezzocannone (cardine che taglia sud-nord). La piazza prende il nome dalla chiesa, di cui si ammira la zona absidale chiusa in alto da una cornice merlata, che si erge alle spalle dell'obelisco di San Domenico. È uno dei luoghi più significativi della città perché, storicamente, rappresenta il limite orientale delle mura greche di Neapolis. Nei secoli, ha avuto molteplici ruoli, da quelli politici a quelli commerciali finanche a quelli occulti data la vicinanza della Cappella Sansevero. Lo slargo, contornato da palazzi monumentali, oltre ad ospitare la suddetta chiesa, tra le più belle della città, la cui facciata è caratterizzata da un'evidente influenza orientale, vede dominare al centro l'obelisco di San Domenico.
Piazzetta Nilo si trova tra piazza San Domenico Maggiore e largo corpo di Napoli, in una posizione tale da creare un unico slargo formato dalle tre piazze. Prende il nome dalla statua del dio Nilo presente nell'adiacente largo e voluta dalla comunità alessandrina molto presente duemila anni fa, nella florida Napoli greco-romana. Tutta questa zona infatti era la sede degli alessandrini, i quali avevano anche un proprio cardo che riportava il loro nome: il vicus Alexandrinus (corrispondente all'attuale via Nilo, oppur a via Mezzocannone.
Largo Corpo di Napoli si presenta come una piazzetta di piccole dimensioni posta in posizione pressoché centrale rispetto al decumano inferiore su cui essa si trova. Dalla piazzetta comincia anche via Nilo, un cardine in direzione nord che collega il decumano a quello maggiore, divenendo così importante punto di incrocio del centro storico cittadino. Al centro del largo domina la statua del dio Nilo, scolpita nel corso del II secolo, quando in luogo si stanziarono, per motivi commerciali, gli alessandrini. Di fatto furono proprio questi che vollero far erigere una scultura che ricordasse loro il paese d'origine. Nacque così la scultura raffigurante il dio Nilo che tutt'oggi insiste al centro del largo.
Via San Biagio dei Librai è una strada davvero affascinante, in grado di far cogliere pienamente a chi la percorre l’anima della Napoli più vera, quella fatta di passione e di luoghi dalla bellezza quasi struggente. congiunge piazzetta Nilo e via Duomo. Questa strada porta con sé un fascino antico e unico. Già dal suo nome via San Biagio dei Librai rimanda alla cultura. Chi ama l’arte e la storia, poi, non può che rimanere affascinato dalle strutture presenti in questa zona. Merita una citazione, in primis, la chiesa di San Biagio Maggiore, dedicata proprio al protettore delle persone che hanno problemi alla gola. Da allora quest’ultimo è molto amato a Napoli ed è anche a questo aspetto che San Biagio dei Librai occupa un luogo speciale nel cuore dei partenopei. Doveroso, poi, menzionare un’altra chiesa importante di questa zona, quella dedicata a San Gennaro all’Olmo.