Torre Spinella
Torre Spinella
Una delle porte sulla marina
Lo Sperone - Il castello del Carmine
Piazza Mercato
Chiesa del carmine
Nel sec. 10° si procedette anche a dotare i tratti maggiormente esposti della murazione costiera di un antemurale, che, costruito direttamente sulla spiaggia, prese il nome di baricatorium o, più comunemente, di moricino, appunto per le sue ridotte dimensioni. Va notato che tra muro di cinta e moricino si formò un'ampia fascia suburbana che in età normanna e sveva fu sottoposta a un rapido e intenso popolamento e si coprì di nuclei religiosi, di abitazioni civili e, per la stretta vicinanza al porto, di sedi commerciali: tale spazio fu chiamato iunctum o iunctura civitatis, una nuova aggiunta alla vecchia città. Oltre torri costiere, verosimilmente più antiche, vengono spesso menzionate. La torre cinta - una fortezza di forma quadrangolare, detta così perché toccata dal moricino - era una costruzione monumentale posta nel luogo detto pede de Monterone o, più significativamente, Augusto. La sua imponenza era tale da essere attraversata da un vicolo, detto dei Ss. Cosma e Damiano. Più a E, presso la porta dei Monaci, era invece un'altra torre altrettanto massiccia, fino all'età sveva di proprietà della famiglia Romano, che si raccordava al moricino ed era verosimilmente attraversata da una strada che conduceva nella zona extraurbana di Campagnano. Quanto alle porte del versante marittimo, da O verso E, si riconoscevano la porta del Vulpulo, detta in età angioina de Petruzula o Petruccia, la porta dei Caputo, la piccola posterula de Appaia o de Appium e la porta del Barbacane, detta anche porta a Mare, de Morizini o de illo Bonifacio. E' plausibile ritenere che molte di esse - fra cui la porta dei Caputo e la porta Ventosa - fossero state concepite con un'efficace funzionalità difensiva, ossia simili a grosse torri quadrate che sporgevano dalla murazione e che si protendevano formando un ulteriore baluardo difensivo.
La Napoli medievale cresceva e si stratificava sull'antico tessuto urbano romano, dove si conservavano le ereditate ripartizioni per regiones, che comprendevano vie (platee), vicoli, trasende e corti. Tuttavia tra il sec. 12° e il 13° tali ripartizioni entrarono in crisi, quando a esse cominciarono a preferirsi quelle per seggi, più rispondenti alla caotica ma vitale società del tempo, che si affermarono nel corso del Duecento. In questa zona si incontravano: la regio Castellione novo, staccata dalla città; quella di Calcara, che divenne poi la regione di Porto; la regio di Fontanula e quella di Portanova. Se fino al sec. 12° il paesaggio cittadino fu caratterizzato dalla presenza di spazi verdi, fatto che si riflette spesso nella toponomastica cittadina, nel periodo successivo prevalse un'immagine di grande confusione e disordine.
Ad alterare poi definitivamente l'assetto delle opere di difesa, specialmente di quelle ubicate lungo il litorale, contribuì la notevole espansione urbana prodottasi nel corso del Duecento, che consigliò la costruzione di nuovi ampliamenti delle mura e l'apertura di altre porte. Agli inizi del Trecento Carlo II (1285-1309) provvide a dotare Napoli di un nuovo porto che fu fornito di un faro. L'accesso all'approdo fu reso più agevole dalla costruzione di una nuova strada costiera.
Per volontà di Carlo III di Durazzo (1381-1386), nell'angolo meridionale delle mura fu eretto nel 1382 il forte del Carmine, che, per la particolare forma del suo torrione, prese il nome di Sperone. I lavori per la costruzione di S. Maria del Carmine iniziarono nel 1283.
Piazza Mercato o Largo Morrocino. Oggi è una delle maggiori piazze della città, ma in origine non era altro che uno spiazzo irregolare esterno al perimetro urbano, chiamato Campo del moricino (o muricino) "perché «attaccato» a mura divisorie della cinta muraria cittadina".
Gli Angioini ne fecero un grande centro commerciale cittadino: infatti nel 1270 sotto Carlo I d'Angiò la sede mercatale della città fu spostata dalla piazza di San Lorenzo (cioè piazza San Gaetano, che lo ospitava sin dall'età greco-romana) in una zona extra-moenia, appunto il campo del moricino, che d'ora in poi sarà detto mercato di Sant'Eligio e principalmente foro magno, snodo fondamentale dei traffici provenienti dalle più importanti basi commerciali italiane ed europee e volano dello sviluppo urbanistico della fascia costiera.
Dal 29 ottobre 1268 all'11 settembre 1800 si svolsero, ivi, le esecuzioni capitali: il primo giustiziato fu Corradino di Svevia, l'ultima fu Luisa Sanfelice legata alle vicende che seguirono la soppressione della Repubblica Napoletana del 1799.
La piazza, poi, è particolarmente celebre per essere stata il luogo dove ebbe inizio la rivoluzione di Masaniello, il quale nacque e visse in una casa alle spalle della piazza, dove oggi, in sua memoria, è murata, dal 1997, un'epigrafe.
Nel 1781 le numerose botteghe in legno che costellavano la piazza presero fuoco dopo uno spettacolo pirotecnico. Su volontà di re Ferdinando IV di Borbone si procedette alla realizzazione di un'esedra che lambisse il perimetro della piazza e che desse alle attività commerciali una degna sistemazione. Il progetto fu guidato dall'architetto Francesco Sicuro, il quale realizzò anche la chiesa di Santa Croce e Purgatorio unendo in un solo edificio le preesistenti chiese di Santa Croce e Purgatorio distrutte dall'incendio e inoltre tre fontane che avrebbero decorato la piazza.
La piazza è ornata da due settecentesche fontane-obelischi (sul lato est e sul lato ovest), ed è inoltre abbellita dalla presenza al centro dell'esedra settecentesca della chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato. Le fontane e la chiesa, nonché l'esedra che contorna la piazza sono di Francesco Sicuro. Sono visibili dalla piazza la chiesa di Sant'Eligio Maggiore e la basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore.
In piazza vi erano altre tre fontane. Una era la fontana dei Delfini, dalla quale si crede che Masaniello arringasse la folla. La seconda fontana era detta fontana maggiore ed era collocata sul lato destro della piazza. La terza fontana è la fontana dei Leoni, la terza fontana che Sicuro realizzò nella piazza. Dagli anni trenta del XX secolo è visibile nei giardini del Molosiglio.
La basilica santuario del Carmine Maggiore è una delle più grandi basiliche di Napoli. Risalente al XIII secolo, è oggi un esempio pregevole del barocco napoletano; si erge in piazza Carmine a Napoli, in quella che un tempo formava un tutt'uno con la piazza del Mercato, teatro dei più importanti avvenimenti della storia napoletana. Il popolo napoletano ha l'abitudine di usare l'esclamazione "Mamma d'o Carmene", proprio per indicare lo stretto legame con la Madonna Bruna.
Ogni anno, il 15 luglio, in occasione dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, ha luogo il tradizionale simulacro di incendio del campanile. Quando sia iniziata questa tradizione non è conosciuto, ma sappiamo che già ai tempi di Masaniello c'era l'usanza di fingere un attacco a un fortino in legno costruito in piazza del Mercato per poi chiudere la rappresentazione con l'incendio dello stesso.
Nella cultura popolare l'esclamazione "Mamma d''o Carmene" è di uso comune a Napoli ed esiste un proverbio che si riferisce al campanile del Carmine: " 'e scagnato 'o Campanario d''o Carmene pe nu cuoppo 'e aulive" (hai scambiato il campanile del Carmine per un coppo -cono di carta- di olive) per indicare la svista presa nel fare determinate osservazioni.
I funerali di diversi personaggi rappresenativi per la popolazione napoletana sono stati celebrati in questa basilica, come quello di Totò (1967) o di Mario Merola (2006)
La Porta Nolana a Napoli è un'antica porta situata in piazza Nolana ed è inglobata tra due torri di piperno dette Torre della Fede (o Cara Fè) a sud e Torre della Speranza a nord.