Un gruppo di cinque persone si ritrova intrappolato in un ascensore di una delle torri del World Trade Center il 9 settembre 2001. I cinque saranno costretti dalle circostanze a collaborare per cercare di fuggire prima che accada l'impensabile, senza perdere mai la speranza.
La fonte d'ispirazione à il testo teatrale Elevator di James Clarkson, che dopo aver calcato con successo il palcoscenico ha trovato anche il suo adattamento filmico per la regia di Martin Guigui, la cui carriera dietro la macchina da presa non era certo un buon biglietto da visita per dirigere un film ispirato a fatti cosà tragici e ancora ben impressi nella memoria recente - del pubblico americano soprattutto.
Che 11 settembre: Senza scampo non nascesse sotto le migliori aspettative purtroppo era già ben ampiamente intuibile, viste le polemiche generate dalla scelta di casting di Charlie Sheen in uno dei cinque ruoli principali: il popolare attore (del cui viene citato, in un dialogo, anche il ruolo cult nel dittico di Wall Street) à infatti un dichiarato sostenitore delle teorie complottiste e la sua partecipazione ha dato il via a diversi attacchi da parte dei mass-media d'Oltreoceano.
Anche senza scavare troppo a fondo nel "dietro le quinte", l'operazione si rivela troppo debole e scontata per suscitare una reale partecipazione empatica da parte degli spettatori, costretti ad assistere per ottanta, lunghissimi minuti ai tentativi di sopravvivenza del gruppo protagonista, rinchiuso per la pressochà totalità della visione all'interno dell'ascensore bloccato al 36esimo piano della torre crollata per ultima.
L'11 settembre 2001 ha cambiato per sempre il corso della storia e il grande schermo ha spesso detto la sua, tra documentari, film a episodi e opere pià ambiziose in cui finzione e realtà si mescolavano con risultati soddisfacenti (basti pensare al, seppur imperfetto, World Trade Center di Oliver Stone). A sedici anni da quell'immane tragedia, arriva una produzione canadese a basso budget ispirata a un testo teatrale di successo, a sua volta tratto dalle vicende di veri sopravvissuti dell'attentato, che arruola una manciata di star in caduta libera (Charlie Sheen, Gina Gershon e Whoopy Goldberg su tutti) rinchiudendole in un ascensore di una delle due torri, la seconda a cadere. Quello che poteva essere un interessante gioco claustrofobico, scade ben presto invece nella monotonia e - nonostante l'impegno dell'eterogeneo cast - non si arriva mai a provare sincera affezione per i protagonisti, mentre il senso di apocalisse imminente à limitato dal budget non certo all'altezza di una produzione cosà ambiziosa. 11 settembre: Senza scampo rischia cosà di diventare un'infelice e involontaria farsa, solo parzialmente smussata dall'obbligata dedica prima dei titoli di coda a tutti quanti coloro persero la vita in quell'infausto giorno. Il film andrà in onda stasera, martedà 11 settembre, alle 21.15 su CIELO in prima visione tv.
Va in onda su Cielo (canale 26) alle ore 21:15 dell'11 settembre 2018, 11 settembre: senza scampo, film diretto da Martin Guigui. Un gruppo di cinque persone si ritrova intrappolato in un ascensore nella Torre Nord del World Trade Center l'11 settembre 2001. Collaborano, senza mai rinunciare alla speranza, per cercare di scappare prima che accada l'impensabile. Nel cast, figura un nome molto conosciuto del jetset internazionale, per diverse motivazioni: avete capito di chi parliamo?
Nel cast del film, troviamo la presenza dei segunti attori: Charlie Sheen, Gina Gershon, Luis GuzmÃn, Wood Harris, Olga Fonda, Jacqueline Bisset, Whoopi Goldberg, Bruce Davison, Faune A. Chambers.
11 settembre: Senza scampo à un film del 2017. Un addetto alla manutenzione, due coniugi che devono firmare le carte del divorzio, una donna venuta a rompere con il suo ricco amante, un fattorino sono i 5 protagonisti del film. Restano bloccati in ascensore, tentano la fuga in ogni modo ma non ci riescono, alla fine uno solo di loro perirà ma non sarà da solo.
Capo dell'esercito e ministro della Difesa durante gli anni di Unidad Popular, il generale cileno Carlos Prats à stato tra i pochi militari che hanno mantenuto fino in fondo la loro fedeltà al governo guidato da Salvador Allende. Costituzionalista come Bachelet (padre della attuale presidenta Michelle e ucciso dai sicari delle squadracce pinochettiste dopo umiliazioni e torture subite nelle prigioni clandestine della polizia politica cilena), Prats riteneva che il ruolo delle forza armate fosse semplicemente quello di difendere il governo Allende, democraticamente eletto, ma questo gli costà la vita poco dopo il primo anno trascorso dal golpe che l'11 Settembre 1973 spodestà Unidad Popular dalla Moneda. Il 30 Settembre 1974 infatti, una bomba nascosta in precedenza nella sua auto, lo uccise insieme alla moglie durante la loro permanenza a Buenos Aires. Per questo delitto era stato condannato all'ergastolo Enrique Arancibia Clavel, emissario della Dina (la polizia politica cilena) in Argentina, a cui un mese fa la giustizia ha incredibilmente concesso la libertà vigilata. La vicenda, venuta solo adesso alla luce, ha perlomeno avuto il merito di scoperchiare la trama che stava dietro all'assassinio di Prats, in cui ha svolto un ruolo di primo piano la Cia. Come l'omicidio di Letelier (ministro degli esteri del governo Allende) ucciso con le stesse modalità di Prats il 21 Settembre 1976 con il pesante coinvolgimento degli Stati Uniti e in particolare di Kissinger, anche per il generale cileno risulta l'esistenza di un piano redatto dalla Cia per la sua eliminazione in virtà della sua contrarietà al colpo di stato che poi avrebbe portato al potere Pinochet: Prats pagà la sua fedeltà alla costituzione con la morte e per questo motivo la libertà concessa al suo assassino appare quanto meno discutibile. Cià che indigna maggiormente di questa sentenza riguarda la concessione di libertà di movimento dentro il territorio argentino: à vero che dovrà mantenere una linea di buona condotta e presentarsi periodicamente di fronte al giudice, perà à evidente che questo sembra quasi un regalo offerto su un piatto d'argento per una sua eventuale fuga, poichà le associazioni cilena per i diritti umani gli imputano numerosi delitti come responsabile, per conto di Pinochet, dell'Operazione Condor che tra Cile e Argentina si rese colpevole dei peggiori crimini. Se la famiglia di Carlos Prats ha già annunciato che ricorrerà con tutti i mezzi contro questa decisione cosà assurda, oltre che offensiva nei confronti di tutti i parenti delle vittime dell'Operazione Condor, i primi a temere una eventuale fuga di Enrique Arancibia Clavel sono i membri della famiglia Elgueta, in particolare Laura Elgueta Diaz, sequestrata e torturata (insieme a Sonia Diaz Ureta ) dalla Dina in Argentina proprio ad opera dello stesso Clavel. Ex cadetto della Escuela Militar de Chile, Enrique Arancibia Clavel era arrivato in Argentina agli inizi degli anni '70 in fuga dalla giustizia del suo paese, che già allora lo cercava per il suo coinvolgimento in attentati dinamitardi. Con l'arrivo al potere di Pinochet scelse di mettersi al suo servizio coordinando dall'Argentina le azioni militare volte alla cattura dei perseguitati politici cileni che cercavano scampo a Buenos Aires. Le sue conoscenze in materia di armi ed esplosivi gli furono utili per piazzare la bomba comandata a distanza nell'automobile di Carlos Prats e della moglie Sofia Cuthbert in collaborazione con l'ex agente della Cia Michael Townley, coinvolto anche nel caso Letelier.
Se Enrique Arancibia Clavel risulta essere il principale architetto del piano insieme a Townley, sembra che in realtà tutta la dirigenza della Dina fosse già ampiamente a corrente dell'operazione, tanto che tra i mandanti dell'attentato figura il direttore della polizia politica cilena Manuel Contreras in una storia i cui contorni continuano a rimanere poco chiari e che a un certo punto avevano visto perfino profilarsi l'ipotesi di un coinvolgimento nell'assassinio anche di alcuni esponenti del neofascismo italiano.
Per il momento su questa vicenda gravano come un macigno le parole indignate di una delle figlie di Prats, Angelica: "E' stato fatto uno sforzo enorme per assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani ed ora la giustizia argentina si rende responsabile di una decisone di questo tipo".
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