Il concetto del ‘pensare in inglese’.
Si sente spesso dire che bisogna ‘pensare in inglese’ e non tradurre dall'italiano. Ma se potessimo ‘pensare in inglese’, vorrebbe dire che già sappiamo l’inglese, che siamo nati con l’inglese nel cervello e che basta tirarlo fuori, come si dovrebbe quindi poter fare anche con il cinese, il russo o qualsiasi altra lingua. Sappiamo che non è così.
'Pensare in inglese' significa piuttosto aver automatizzato certi meccanismi che eliminano l'impressione che stiamo traducendo dall'italiano.
Una persona italiana che vuole chiedere in inglese "Dove sei stato ieri?" tenderà a tradurre letteralmente con “Where have you been yesterday?”. Solo quando avrà capito che si dice “Where did you go yesterday?” e avrà ripetuto questa frase tante volte, fino ad automatizzarla, la potrà finalmente 'pensare in inglese'. Tradurre una parola o frase dall'italiano, dunque, può migliorare la nostra capacità non tanto di comprendere la lingua quanto di produrla, cioè di usarla in modo attivo.
Difatti, ognuno di noi ha un vocabolario passivo molto più esteso di quello attivo, sia nella propria lingua che in una lingua che si impara. Quante volte capita che una persona chieda come si dice una parola in inglese per poi aggiungere “certo, lo sapevo!” dopo aver ricevuto la risposta? La traduzione dall'italiano all'inglese può aiutare, nel tempo, ad esprimersi spontaneamente e quindi a 'pensare in inglese'. L'esempio più evidente sono gli interpreti simultanei, che 'pensano' in tutte le lingue che conoscono.