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Viaggio vacanza in bicicletta con la famiglia e i bambini sulla pista ciclabile lungo il fiume PO, dal Monviso al mare

 Foto, disegni, elaborazioni e testo di Daniela Zappa e Marco Cerisola, 2012

[ Foto, disegni, elaborazioni e testi di questo sito sono coperti dal diritto d'autore: si vedano le condizioni nella Home page. ]

 ENGLISH  VERSION 

(cliccando sulle foto, esse si ingrandiscono)


Al ritorno dalla nostra vacanza in bici lungo il Danubio (2008), scrivemmo "magari si potesse pedalare così anche in Italia!" Seguendo le due ottime guide scritte da Ediciclo in collaborazione con la FIAB, ci abbiamo provato, cimentandoci lungo l’intero cammino (dalla sorgente sul Monviso alla foce nel mare Adriatico) del maggiore fiume italiano: il Po, attraverso il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna! E, qualche mese prima di partire (con i pernottamenti già prenotati), abbiamo scoperto che il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano sta studiando come rendere il nostro percorso interamente ciclabile!


1- Planimetria del nostro percorso, dalla sorgente alla foce.

La gioia e la soddisfazione di poter pedalare su un tracciato così stupefacente ci hanno affascinato. CHE SPETTACOLO il cicloturismo! La suggestione dei paesaggi è eccezionale: l’Italia è proprio il Paese più bello del mondo! E poterlo assaporare lentamente, in bicicletta, è un’emozione indescrivibile.  Abbiamo attraversato sublimi città d’arte, paesini meravigliosi, campagne ricche di storia, montagne da sogno, dolci colline, boschi fiabeschi, prati fioriti, placide risaie, campi di mais, di grano e di girasoli, scortati dal volo di rapaci, cicogne, aironi, ghiandaie, germani e cormorani, con leprotti, scoiattoli, fagiani e pavoni che fanno capolino. Infiniti e strabilianti ricordi indelebili  [vedi le foto nelle pagine: in questa, in Po2 e in Po3si sono fissati nei nostri occhi, mentre le ruote leggere accarezzavano l’aria. Come scordare le Alpi Cozie, i torrenti, Sanfront, Saluzzo, Racconigi, il “Po morto”, Torino con i suoi palazzi e il superlativo Museo egizio, Chivasso, Crescentino, i castelli del Monferrato, Casale, l’incantevole Lomellina, i ghiareti, le lanche, i sabbioni, le isole, Pavia, Belgioioso, Calendasco, Sant'Imento, Piacenza e le sue piazze, Cremona e le sue torri, i bodri, l’acquario di Motta Baluffi (che era chiuso e l’hanno aperto per noi!), Casalmaggiore, Sabbioneta, Commessaggio, i ponti di barche, Mantova, il Museo dei Vigili del fuoco, Ostiglia, Revere, Sermide e i suoi squisiti meloni, la rocca di Stellata, Ferrara, Serravalle, Mesola, il delta, la laguna, Goro e Gorino?

Ma più di tutto abbiamo gradito, ovviamente, la gentilezza delle persone incontrate, che ci hanno festeggiato, incoraggiato, offerto acqua fresca e non hanno esitato ad accompagnarci in bici sulla giusta via (a Bertolla TO, a Revere MN, a Ferrara e altrove) quando avevamo sbagliato strada. Senza voler far torto agli altri “angeli” conosciuti lungo il grande fiume, ringraziamo particolarmente la “Tana di Roncarolo”, PC, per la splendida accoglienza (vedi foto 26).

2- il Po nasce dall'imponente Monviso (qui in veste invernale).

Siamo stati benedetti dal meteo favorevole: è piovuto solo scendendo da Pian del Re e all’arrivo a Torino. Abbiamo avuto un caldo sole e, talvolta, pure un gradevole venticello (pazienza se pareva spirasse in senso contrario alla nostra marcia!).

È stata l’indimenticabile vacanza in bicicletta di una famiglia con due figli (Anna di 9 anni e Luca di quasi 6), che non vedevano l’ora di montare in sella e che sono orgogliosi di questa loro impresa. Infatti non è frequente vedere italiani in viaggio su due ruote, per 3 settimane, ma ammirare due bambini che compiono questa traversata è (purtroppo) una visione più unica che rara.

I pargoli, già esperti di questo genere di avventura (dopo il Danubio nel 2008 e la Drava nel 2010), sono stati più severi dei genitori Daniela e Marco nel giudicare i vari aspetti delle tappe. Abbiamo dato ottimi “voti” ai paesi e alle città, però l’apprezzamento maggiore l’hanno riscosso gli ambienti naturali, specialmente (nell’ordine) quelli del Vercellese, del Monferrato e della Lomellina, ma anche del Mantovano, del Ferrarese e del Cuneese.

È divertente il paragone con la lunga odissea di un veliero: dopo settimane di navigazione, la vedetta scorge un lido in lontananza e annuncia trepidante “Terra, terra!” Noi, giunti quasi al termine del nostro peregrinare, vedevamo lentamente espandersi la fetta di cielo all’orizzonte … segno che la terra stava progressivamente scemando. E quando la vegetazione in secondo piano via via diveniva più sottile, ecco apparire una striscia azzurra sotto la volta celeste: “Mare, mare!

Tra i tanti episodi spassosi, merita un cenno l’equivoco inerente la “vite”: Daniela (interessata soprattutto al lato culturale del cicloturismo) intendeva riferirsi alla pianta dell’uva, mentre Marco (pedalatore sfegatato) credeva si conversasse di bulloni e dadi!

Alla sorgente del Po (Pian del re, quota 2020) lo scalatore Marco - chiaramente - è giunto pedalando: la salita è impegnativa ma non terribile ("l'indice Cerisola" di difficoltà dell'ascesa è 3,165 quindi è un colle di tutto rispetto: una 3^ categoria [su 10 livelli]).

3- Qui nase il Po (ma tra le nuvole non scoviamo l'esatta sorgente ...)

Ovviamente non è stata solo poesia! Le nostre critiche più rilevanti si sono concentrate su STRADE, PISTE e SENTIERI. Certo non speravamo di trovare sedi viarie paradisiache (come non esistono nemmeno in Austria e men che meno in Svizzera) e sapevamo ciò che ci attendeva. Va quindi detto chiaramente che, purtroppo, PER ORA l'itinerario spesso NON ha le caratteristiche di SICUREZZA necessarie e quindi - PER ORA - alle famiglie con bambini ne consigliamo SOLO ALCUNI TRATTI, segnalando che pure le piste migliori sono discontinue (vedi le foto nelle pagine: in questa, in Po2 e in Po3 ).  Imboccare un nastro d'asfalto riservato alle bici dà una sicurezza che può essere ingannevole qualora, come succede troppe volte, all'improvviso esso confluisce nella strada trafficata!  Noi ci siamo avventurati con i figli per strada, con le accortezze di cui diremo e preparandoli adeguatamente (con l’educazione stradale e l’abitudine al traffico veicolare promiscuo).  Nella prima metà abbiamo convissuto con un po' di traffico e troppo poche piste ciclabili (ottima eccezione è l'attraversamento di Torino).  Poi aumentano i percorsi protetti (specialmente da San Zenone al Po, PV, in poi e soprattutto in provincia di Ferrara), ma pure le zanzare (si vedano alcuni rimedi, però ne abbiamo trovate assai poche).  In Emilia Romagna vi sono itinerari dedicati ai ciclisti che ci hanno commosso, però esistono ancora ampi margini di miglioramento.  Lungo tutto il tracciato padano, sono troppi – a nostro modesto parere – i tratti sterrati e, sovente, si tratta di un fondo dissestato o ghiaioso - praticabile solo con mtb e specifico allenamento.  Chiaramente con la pioggia diventano impraticabili.  Una delle nostre bici era da corsa (sia pur con ruote e gomme rinforzate): alcune decine di km sono stati coperti da Marco a piedi!  Comunque abbiamo forato appena 2 volte (ma nei paesi - a Belgioioso e a Gorino - e non sui sentieri!) e patito solo lievi noie meccaniche risolte da noi.   7 le cadute: 4 a causa del fango o della sabbia dopo Chivasso TO, 3 volte per imperizia. In alcuni settori dell’itinerario è disponibile un’apposita segnaletica; generalmente no: quasi quotidiani gli errori e i km supplementari non previsti!  A chi volesse emularci consigliamo vivamente i due libri della guida Ediciclo, davvero preziosa anche se – come tutte le prime edizioni – presenta qualche refuso.  L’ardito e indispensabile ponte a Torre d’Oglio era rotto, ma senza alcuna segnalazione al bivio precedente!  Persino sul sito web della provincia di Mantova mancano le info: segnalano solo i lavori (conclusi) a quel ponte realizzati tra il 2008 e il 2010.  Dato che la strada provinciale 57 è cieca, a Marco è toccato farsi 17 km in più – tornando indietro e arrischiandosi sulla stretta statale 420 per raggiungere Mantova con il velocipede.  In alcune località, la raccolta differenziata dei rifiuti ci ha un po’ deluso: ancora non siamo ai livelli altoatesini (nel 2010 trovammo cestini multipli persino sul treno!) e la raccolta “porta a porta” deve tener conto anche dei non residenti (mancano i cestini che consentano ai turisti di contribuire al riciclaggio).  La spazzatura, purtroppo, abbonda sull’incantevole litorale di Gorino – effetto delle mareggiate, ma forse non solo.  Infine, rispetto all'Austria, potrebbe essere più fastidioso il caldo umido.

Nonostante questi problemi, siamo tornati entusiasti da questa vacanza.

4- Pronti, con la bandiera gialla al braccio (per segnalare, ai veicoli, i bambini in strada) confezionata da nonna Teresa su idea di Marco.



( SEGUE nella 2^ colonna )


Altre vacanze in bici negli anni successivi: Trentino (2013), Belgio (2015).


 Testo, elaborazioni, disegni e foto di Daniela Zappa e Marco Cerisola, 2012

( SEGUE dalla 1^ colonna )

Cliccare sul link seguente per visualizzare il nostro percorso e le visite culturali.

5- Verso Saluzzo (CN) la pista ciclabile finisce e si prosegue in strada.

Alcune provincie attraversate sono state profondamente ferite dal recente terremoto. Esso ha prodotto gravissimi danni nelle zone situate più a meridione rispetto al nostro percorso. Le uniche tracce che abbiamo visto, lungo il nostro tracciato, sono state i musei chiusi per le verifiche e alcuni sfollati. Persistendo le scosse di assestamento, la paura irrazionale ci avrebbe tenuto ulteriormente lontano da quelle località; invece abbiamo confermato ogni tappa, sorretti dalla lucida constatazione di transitare fuori dalla fascia maggiormente interessata dal sisma e soprattutto dal forte desiderio di solidarietà verso quelle popolazioni. Danneggiare il turismo, di un’economia già troppo provata, sarebbe, infatti, vigliaccheria.

In tutta la nostra traversata, ci ha favorevolmente sorpreso la squisita cortesia degli albergatori e la qualità dei PERNOTTAMENTI, scelti tra quelli più economici ma comunque dimostratisi molto confortevoli. Merita un plauso l’Ostello di Piacenza, imbattibile nel rapporto qualità prezzo e nell’etica occupazionale. Avendo deciso di assaporare con calma la "vacanza - avventura lungo il Po" (quindi: pochi km al giorno per i bambini e varie ore al giorno dedicate alla cultura e al gioco per i figli, con la conseguente necessità di avere a disposizione più giorni e perciò un maggior numero di pernottamenti), abbiamo optato (come per il Danubio 2008 e la Drava 2010) per SISTEMAZIONI SPARTANE. Alla fine, quindi, la spesa totale è stata comunque molto contenuta (circa il 58% in meno del prezzo di una vacanza, del tutto analoga, organizzata da un tour operator specializzato). Siamo riusciti a spendere ancora meno che in Austria, soprattutto per i pernottamenti (merito delle nostre scelte più oculate, o dei prezzi calati, oppure della maggior competitività?). Abbiamo abbattuto i costi dei pasti grazie al cibo comprato nei negozi e all’ottima frutta locale. Eccellenti e a prezzo molto ragionevole le prelibate cenette consumate nei posti giusti. Le colazioni, quasi sempre comprese nelle tariffe dei pernottamenti, sono state ovunque equilibrate, gustose e abbondanti (tranne l’ultima, ma ormai eravamo giunti alla meta). Ci hanno sempre dato scontrini e ricevute fiscali (senza bisogno di chiederli). Abbiamo usato la moneta elettronica molto di più che in Austria (segno dei tempi, oppure segnale che l’economia sommersa e l’evasione fiscale sono ampiamente presenti anche all’estero).

6- Arrampicata per salire al delizioso centro di Saluzzo (CN).

Inoltre abbiamo comunque tagliato le spese nei due anni precedenti (niente spese extra, oculati acquisti alimentari, rarissime pizze fuori casa, pochissime gite, niente acquisti di vestiti; i figli hanno massicciamente beneficiato di abiti e giochi passati da altri bambini - che crescono prima di consumare gli indumenti).

Quando organizzammo i viaggi lungo il Danubio (2008) e lungo la Drava (2010), pur telefonando agli alberghi (presenti capillarmente con ampia offerta) con parecchi mesi di anticipo, diversi erano già pieni e abbiamo faticato a trovare posti liberi in altre sistemazioni. Invece, nella nostra regione Padana, per prenotare 16 pernottamenti, abbiamo dovuto telefonare a 31 strutture, scoprendo amaramente che 6 di queste avevano chiuso (da pochi mesi) a causa delle crisi, mentre altre 5 erano difficilmente rintracciabili perché le loro info sul web o nelle guide (pur molto recenti) non erano aggiornate; solo 4 le locande non più disponibili perché già al completo.

Va anche detto che, a quasi 11 anni dall’inaugurazione della Ciclovia “Destra Po”, sono ancora estremamente scarse (quasi nulle in alcune zone) le strutture ricettive.

Quest'anno, a differenza delle splendide vacanze in sella lungo il Danubio (2008) e lungo la Drava (2010), la famiglia Cerisola ha pedalato in 4 anziché al completo in 5: il validissimo Matteo era impegnato nell'esame di maturità scientifica e nei test di selezione per l'accesso all'Università. Il primo scoglio l'ha visto trionfare con votazione eccelsa (98 su 100), anche grazie alla redazione di una pregevole tesina riguardante l' "indice Cerisola" che misura la difficoltà delle salite affrontate in bicicletta.

7- A Racconigi (CN) le cicogne nidificano sui punti più elevati degli edifici.

Essendo i diciannovenni Matteo e l'amico Daniele impegnati nell'esame di maturità, abbiamo dovuto inventarci un'altra soluzione per il trasporto dei bagagli da un pernottamento all'altro. Lungo il Danubio (2008) e lungo la Drava (2010) Daniela e Matteo trainavano i piccoli Anna e Luca, mentre Daniele e Marco trainavano i bagagli. Invece, lungo il Po, Daniela, Anna e Luca hanno pedalato (con Marco) solo nei tratti più tranquilli e per distanze contenute (al massimo 28,6 km al giorno). Il resto della tappa (cioè un’altra ventina di km) l’hanno percorso in automobile (sulla quale avevamo caricato le loro 3 bici e i bagagli, ridotti comunque al minimo). Perciò solo Marco ha coperto interamente in bici il percorso qui descritto, aggiungendovi anche i km necessari per tornare indietro a recuperare l'automobile dopo i tratti percorsi in sella con gli altri tre vacanzieri. Questa sforbiciata alle distanze macinate dai nostri piccoli ciclisti ha permesso loro di non stancarsi troppo, di avere più tempo libero per giocare (gli scivoli e le altalene sono abbastanza disponibili nei paesi) e – soprattutto – di scegliere con estrema cura i tratti meno pericolosi o più piacevoli in cui farli pedalare con noi. Altre accortezze: mamma Daniela stava in testa alla fila e papà Marco in coda con bandiera gialla sventolante dall’avambraccio sinistro (predisposta da nonna Teresa su idea di Marco; vedi foto 4); abbiamo inoltre fatto ampio uso di bande catarifrangenti.

Sono 2 le grandi differenze tra la ciclovia lungo il nostro Po e le piste ciclabili austriache: le diverse politiche economiche e le differenti scelte strategiche nei trasporti, perseguite dal secondo dopoguerra ad oggi. Mentre all'estero si è capito da decenni che la bici è un eccellente mezzo di trasporto e che il cicloturismo crea opportunità di reddito per il territorio, in Italia ci si ostina a privilegiare il trasporto motorizzato e le vacanze consumistiche, creando danni all'ambiente, alla salute collettiva e un'economia in balìa delle fluttuazioni congiunturali.

Andrebbe valorizzato maggiormente il nostro immenso patrimonio paesaggistico e storico, rilanciando il turismo. All’estero sanno vendere molto meglio di noi ciò che hanno. Se migliaia di turisti si spingono fino al 62esimo parallelo di latitudine nord solo per vedere il gatto Stubbs che da 15 anni è sindaco onorario di Talkeetna, in Alaska, possibile che in Italia la natura e le opere d’arte vadano in rovina per mancanza di manutenzione e quindi carenza di soldi?

E a proposito della sciagurata chiusura degli alberghi per la crisi (che tanto penalizza noi cicloturisti e l'economia della zona), sorprende l'eterogenesi dei fini da parte del Governo italiano dei "professori": avrebbe dovuto risanare il bilancio pubblico puntando ad aumentare il gettito fiscale complessivo tramite la crescita del reddito nazionale imponibile, generata da agevolazioni all'espansione delle attività economiche ecocompatibili; invece ha scelto prioritariamente di inasprire le aliquote fiscali e di introdurre nuovi tributi, finendo così per indurre il calo nel reddito prodotto e una conseguente ovvia diminuzione del gettito erariale, con peggioramento del deficit (si veda pure l'appello di 5 premi Nobel per l'economia).

8- Pista ciclabile per attraversare Torino lungo la riva sinistra del Po.


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