2013‎ > ‎

la nascita di valentina




ANTEFATTO 

Sono arrivata a 41.3 settimane: la mia Va-lentina si fa attendere, 
e io sono in ansia perché, se il travaglio non partirà prima, fra due giorni mi fisseranno un cesareo per "gravidanza protratta". 
In quanto pre-cesarizzata, infatti, non posso subire l'induzione farmacologica del parto. 

Da qualche settimana ho smesso di farmi seguire in Poliambulanza, 
l'ospedale dove, 4 anni fa, era nato il mio Alessandro (con un cesareo traumatico e molto probabilmente evitabile). 
La mia ginecologa, infatti, pur dichiarandosi favorevole ad un "travaglio di prova" ("purché insorga spontaneamente entro la 40.3"!), 
continuava "sbadatamente" a propormi un cesareo elettivo, 
e mi aveva trasmesso chiaramente la filosofia "difensiva" del loro punto nascita, 
ribadendo spesso che avevo solo un 50% di probabilità di riuscita. 
Ho quindi deciso di far nascere Valentina all'ospedale di Gavardo, 
una piccola struttura di provincia, nota per l'approccio "naturale" alle nascite e per i parti in acqua. 

Rispetto all'ipotesi di TC elettivo a 38.0 prospettato in Poliambulanza, 
ho già regalato a mia figlia quasi 4 settimane di vita uterina e di questo sono felicissima.
 
Ma non riesco ad accettare che sfrattare prematuramente un bambino dalla sua mamma sia considerato "normale" 
negli ospedali italiani, mentre attendere l'esito fisiologico della gravidanza (le 42 settimane) sia praticamente impossibile. 
A questo punto della gravidanza sono stanca e dolorante, ma 
Valentina è dentro di me che sgambetta, risponde alle voci e alle sue canzoni preferite, mi fa capire che sta bene, si sta preparando con i suoi tempi... 
Ho desiderato poche cose in vita mia come poter accogliere questa creatura con la massima naturalità, 
nel pieno rispetto dei suoi (e dei miei) bisogni...
Voglio partorirla con le mie forze, voglio che nasca 
circondata dalla musica, dall'amore dei suoi genitori...non dal neon di una sala operatoria, 
in mezzo alle voci estranee di un'equipe chirurgica...! 

So benissimo che, a differenza di quanto comunemente si pensi, un parto naturale è infinitamente 
preferibile e meno pericoloso di un cesareo,
persino per una pre-cesarizzata, dato che 
il paventato rischio di rottura dell'utero è, in realtà, statisticamente irrilevante 
e non troppo diverso da quello delle primipare. 
Il mio desiderio di un parto naturale è maturato progressivamente: durante 
la gravidanza mi sono confrontata con le mamme del forum Parto Naturale
ho divorato documenti, siti e libri (tra cui "Partorire Senza Paura"), e ho frequentato 
un meraviglioso percorso di di musicoterapia in acqua che mi ha 
trasmesso consapevolezza e serenità. 


LA VIGILIA DEL GRANDE GIORNO 


Lunedì 20 aprile 2009. 
Da questa mattina ho forti dolori al bacino e alla schiena, e mi sono scaricata diverse volte. 
So che è questione di poco, ma temo i falsi allarmi e non voglio illudermi... 

Le prime contrazioni regolari iniziano dopo pranzo, ma non ci faccio troppo caso. 

Alle 16.30 Giorgio ed io arriviamo all'ospedale di Gavardo, per il 2° monitoraggio a termine. 
In sala parto veniamo accolti amichevolmente 
dall'ostetrica Marcella, che, come tutte le altre sue colleghe incontrate fino ad oggi, caldeggia il mio desiderio di VBAC. 
Appena mi attaccano il monitoraggio le contrazioni si bloccano. 
Il cuore di Valentina va alla grande, e la visita rivela che il liquido è abbondante, 
ma il collo dell'utero è ancora chiuso,
per cui non si può effettuare lo scollamento delle membrane da me richiesto, 
e, secondo il ginecologo di turno, "nulla lascia presagire un travaglio imminente". 

Il medico ribadisce che protocollo del reparto prevede il cesareo alla 41.5, quindi dopo domani. 
Gli chiedo di darmi tempo ancora due giorni e aspettare fino alla 42.0. 

"Signora", mi risponde, " nel 90% degli ospedali italiani l'avrebbero già cesarizzata". 
"Lo so, ma proprio per questo sono venuta qui da voi!". 
" Questo è il nostro protocollo, e io devo rispettarlo. Ma lei può sempre 
non presentarsi o parlarne con il primario". 
Dopo poco sono nell'ufficio del primario, dott. Maffetti. "Entro la 42.0", mi dice, 
"si è nei limiti della fisiologia. Superato questo termine ci sono importanti evidenze statistiche di maggiori rischi per il feto. Pertanto potrà comunque rifiutare il TC, 
ma le chiederemo di assumersene il rischio, firmando una liberatoria." 
In conclusione, il primario accetta di fissarmi il TC per venerdì 24 aprile, giorno del mio compleanno! (che grande prova di amore materno, penso, fissare un TC proprio quel giorno, rischiando che il mio compleanno passi per sempre in secondo piano rispetto a quello di mia figlia! Ma in realtà non ho mai pensato seriamente 
che sarei arrivata a quella data...) 

42.0. Esattamente ciò che volevo... 
Usciamo dall'ospedale salutati affettuosamente dalle ostetriche, che 
fanno il tifo per me. Secondo loro riuscirò ad avere il mio parto perché "me lo merito". 
Questi 3,5 giorni di agio mi fanno sentire più rilassata e tranquilla. 
Appena in macchina le contrazioni ripartono con decisione, e mio marito commenta ridendo 
che una figlia femmina non può che cambiare continuamente idea, persino sul nascere o meno! 


IL TRAVAGLIO... 
Arriviamo a casa per le 19 e nelle due ore successive sono presa tra cena, telefonate varie (e un giretto sul forum per aggiornare le colleghe ;-), 
ma sempre tra una contrazione e l'altra. Mio marito mi da una mano perché 
mi vede affaticata, ma nessuno si rende pienamente conto che sto, di fatto, travagliando. 
Alle 20.30 metto a nanna Alessandro e gli racconto una favola, interrompendomi ogni 4-5 minuti 
per una contrazione. "La mamma ha mal di pancia perché Valentina sta per nascere" spiego a lui e a me stessa. 
Alle 21 chiudo la sua porta e corro a farmi un bagno caldo per vedere se, rilassandomi, 
le contrazioni si attenuano o meno. Mio marito mi saluta annunciandomi che sta per ritirarsi in taverna a giocare al pc. 
Non ha capito. "Giorgio, io sto partorendo, resta qua, per favore!". Sgrana gli occhi, ormai incredulo. 

Appena immersa nell'acqua provo sollievo (è da stamattina che non mi fermo e sono stanchissima!), 
ma le contrazioni aumentano nettamente di intensità, togliendomi in fiato. Mi rendo conto all'improvviso che Valentina sta per nascere, 
e percepisco l'impellente necessità di potermi dedicare al mio travaglio senza altri pensieri: 
devo immediatamente sistemare tutto e partire per l'ospedale, perché le cose saranno molto più veloci della prima volta, lo sento. 
Con grande fatica esco dalla vasca e, appena mi siedo sul water per fare pipì sento un fiotto di acqua scendere tra le gambe: nel pulirmi mi 
rendo conto che ho, allo stesso tempo, rotto il sacco e perso il tappo mucoso! 

Chiamo Giorgio, e all'improvviso dobbiamo prendere delle decisioni logistiche: portare Ale dai nonni? 
Ma si è appena addormentato, fuori piove a dirotto... 
Decidiamo di far venire qui la nonna. "Mi occupo io di tutto", mi dice, tranquillo. "Tu vestiti". 
All'improvviso mi sento terribilmente disorganizzata. 
Non trovo un assorbente, non so cosa mettermi, non trovo le calze, devo chiudere la valigia e radunare gli ultimi oggetti... 
e ogni pensiero, ogni piccolo gesto è interrotto dalle contorsioni dell'utero, alle quali mi fermo, spesso accucciandomi
e respirando profondamente...

Finalmente pronta, scendo le scale con enorme fatica. In soggiorno c'è già mia suocera, emozionata. 
Mi infilo le scarpe senza voler alcun aiuto: non parlo e non interagisco volentieri, 
sono già un animale, voglio solo poter raggiungere presto il mio cantuccio, 
dove lasciarmi andare e fare come il mio corpo comanda.
Avevo sempre pensato che "mi sarei consegnata" in ospedale 
il più tardi possibile, ma, in quello momento, tutto ciò che voglio è raggiungere velocemente la vasca della sala parto, 
dove, lo sento, Valentina arriverà presto, tra le onde... 

Ore 22 circa. Finalmente in pronto soccorso, mi portano subito in reparto. 
L'infermiere è allegro, ma io non ho voglia di parlare, sono già concentrata. 
Il ginecologo di turno mi sta istintivamente antipatico. Freddo e distaccato, sfoglia con grande flemma la mia cartella e tutti i documenti, 
e fa un sacco di domande, come se dovesse ripetere ora l'anamnesi già ben documentata dalle carte tra le sue mani. 
Anche mentre stavano per farmi il taglio cesareo facevano tante domande, urlandomi di non spingere.
Rispondere mi pesa da morire, ogni tanto devo per forza accucciarmi ed inizio ad emettere suoni gravi 
e animaleschi. Finalmente mi visita e mi trova dilatata di pochi centimetri. 

Viene a prendermi l'ostetrica, Mara, e, istintivamente, mi sta antipatica pure lei. 
Ha l'aria affannata e nervosa, mi annuncia che siamo in cinque a partorire, ma ci sono solo due ostetriche di turno, lei e una collega. 
Accidenti, penso, che sfiga! In questo ospedale nascono in media due bambini ogni ventiquattro ore! 

Mi porta in sala parto. Se non fosse per la grande vasca sembrerebbe la stanza di un motel: letto matrimoniale con lenzuola colorate, cassettiera di legno e quadretti alle pareti. Aiutata da Giorgio mi infilo la camicia da notte, Mara mi attacca il monitoraggio fetale, mi 
intima seccamente di stare seduta almeno per mezz'ora e se ne va. 
Giorgio mette la mia musica, la "sofrologia per il travaglio", e io cerco di concentrarmi sulla voce registrata di Paola, 
la mia insegnante del corso pre-parto. Ma il rumore del cardio-tocografo è fastidioso, e io sono stanca... 

Al suo ritorno, Mara controlla il tracciato e inizia a brontolare perché, muovendomi, 
ho spostato i sensori. "Guarda qui che monitoraggio sballatooooo!!" sbotta. 
" Mi devi lasciare lavorare ehhhhh!! Devi impegnarti a stare ferma, se no mi sballa il monitoraggio!!". 
Oh, Cristo, pure l'ostetrica isterica mi tocca! Una che non sopporta lo stress del suo lavoro! 

Le chiedo se posso finalmente entrare in acqua. 
Lei mi risponde seccamente: "E' impossibile travagliare in acqua per una pre-cesarizzata! il tuo non è un parto fisiologico, sei A RISCHIO!". 
Queste parole sono per me come una doccia gelata. "Ma le tue colleghe mi avevano detto che avrei potuto!", balbetto. 
E lei, dura: "Ti hanno informato male!". 
In quel momento provo una grande rabbia. La verità è che per poter travagliare in acqua dovrei essere seguita costantemente con un monitoraggio manuale del battito, e lei non può, ma probabilmente non ne ha neppure alcuna voglia. 
Chiedo di andare in bagno, perché almeno sarò libera dal monitoraggio. 

Appena seduta sul water inizio a sentire, tra le contrazioni sempre più forti e vicine, 
un peso incredibile in basso, come se la testa di Valentina mi stesse "spaccando". 
Mi viene già voglia di spingere, e non so bene cosa fare. Ricordo vagamente di aver letto delle conseguenze negative 
di spinte anticipate, ma, accidenti, devo aver letto troppo superficialmente...Mi sento persa e terribilmente stanca... 
Vorrei che qualcuno mi prendesse per mano e mi dicesse cosa fare...Vorrei poter chiedere consiglio a Paola 
o alle ragazze del forum Parto Naturale... 
Ma sono in balia della strega, e chiedo ripetutamente a Giorgio di chiamarla. 
Dopo un bel pò, quando Mara torna, mi visita e sbotta: "Spingi pure, tanto sei solo a tre cm di dilatazione!". 

A quel punto mi casca il mondo addosso e mi sento in un vicolo cieco. Rendendosi forse conto di essere stata troppo brusca, 
Mara mi "concede" di farmi una doccia calda, e io accetto pur di poter stare lontana dal filo del monitoraggio. 
E' più o meno mezzanotte. Nella doccia il dolore diventa improvvisamente più difficile da sopportare, 
perché la mia psiche è in corto circuito: provo rabbia e mi sento scoraggiata, all'improvviso 
mi sento gelare il sangue dalla paura che tutto questo dolore sia inutile e culmini, comunque in un cesareo... 
Eccolo qua: il fantasma del cesareo precedente!! 
E' come se mi riecheggiassero le parole di 4 anni prima nella testa: 
"Signora, se non facciamo un cesareo il bambino potrebbe soffrirne". 
Ricordo di aver pensato: "Ok, ma non soffre, perché non mi lasciate altro tempo?", 
ma dalla mia bocca era uscito un "Ok, fatemi il cesareo". Avevo ceduto allora, 
perché dovrei poter essere più forte ora? Sono da sola, nessuno è dalla mia parte, 
che senso ha combattere? Meglio farla finita subito!
 
Adesso, ad ogni contrazione, vocalizzi e respiri lasciano spazio a gemiti animaleschi e lamenti, 
mentre l'acqua calda scorre sulla mia pancia durissima. 
E, ancora, pronuncio le parole maledette, quelle che non avrei mai più pensato di pronunciare: "Fatemi un cesareo!". 

Mara mi chiede di uscire dalla doccia e mi sgrida perché la pancia è troppo rossa e ho usato acqua troppo calda, 
e io le rispondo stizzita: "Insomma, possibile che non vada bene niente di quello che faccio!?" 
ma ormai non l'ascolto più. 
Sono una bambina capricciosa, sono una bambina che si è persa e grida: 
"Voglio il cesareo!". A questo punto Mara e Giorgio capiscono che non sto più collaborando 
e cercano di calmarmi, ma non sento le loro parole, non mi importa più nulla... 
Arriva dottor Ghiaccio. Gli dico che se mi avessero lasciato stare in acqua la bambina sarebbe già nata, 
e lui inizia a parlare dei rischi, bla bla rischi bla bla. 
Parla mono-tono e mono-tono conclude con : "Signora lei adesso SI DEVE rilassare". 
Ricordo di aver pensato: "Ripetimelo mentre stai facendo passare un melone dal sedere, poi ne riparliamo!". 
Sono di nuovo lucida, ma di una lucidità irragionevole e disfattista. 
Dove sono le ostetriche adorabili e incoraggianti, dove è il meraviglioso clima familiare di questo ospedale? 
Perché sono in balia di questi due stronzi?
 
"Fatemi un cesareo!!!" 
Perché mi stanno facendo sprecare le mie energie mentali? 
"Voglio il cesareo! NON SCHERZO!!" 
Lo so, mi odierò per averlo chiesto, ma non posso fare altro...non sono così brava... 

Ad un certo momento spariscono tutti, e io resto sola con la mia disperazione, 
e cambio continuamente posizione, senza trovarne una comoda, a causa del maledetto monitoraggio. 
Il dolore lo sento ADESSO, perché sono contratta, sola e infelice, 
non riesco più a pensare positivo, non sono contenta di me... 
La mia mente vaga. Gavardo è l'ospedale dei talebani. 
Non me lo faranno mai qui il cesareo à la carte!! Non hanno nemmeno personale a sufficienza, probabilmente... 
Altrove mi avrebbero già tagliata... 
Ho voluto venire qui e adesso devo tirare fuori le palle, non ho scelta. DEVO FARCELA...
 
Penso a mia mamma, ai suoi parti super-medicalizzati e irrispettosi e, nonostante tutto, vaginali. 
Mamma....DEVO FARCELA... 

E' circa l'una di notte. All'improvviso, come una ventata di aria fresca entra lei, Nadia, una nuova ostetrica. 
Giovane, sorridente, con un forte accento siciliano..."Allora, che succede? Ma cosa dici, il cesareo si fa solo se serve... 
Posso visitarti? Ecco qua, sei già a buon punto, 6 o 7 centimentri. A te il cesareo non serve perché fra poco partorisci!". 
Si, si, si!!!! 
Mio marito è stato da Mara e le ha gentilmente fatto notare che io e lei "non ci prendiamo troppo". 
Fortunatamente Nadia si è liberata e hanno potuto mandarmi lei... 
OK, ci sono, ripartiamo! Adesso sono pronta! 

A questo punto il tempo passa veloce... 
Cambiamo CD, mettiamo un mix di new age e classica... 
Mi concentro sulle mie contrazioni, aggrappata al cuscinone di Fracchia o accucciata, cambio posizione più volte per cercare quella più "comoda". 
Affronto il dolore concentrata, respirando non come mi hanno insegnato, ma come l'istinto mi suggerisce... 
Sono sempre meno razionale, mi lascio andare, e, finalmente, inizio a spingere. 
Non penso più molto, non penso "è iniziata la fase espulsiva", non penso a quanto sono dilatata
a quanto è passato, a quanto mancanon penso. Grugnisco, ansimo, inspiro, mugolo... 
Non sono io, è l'animale dentro me che sta partorendo... 
Il mio corpo fa tutto... 
Spingere è doloroso, ma, allo stesso tempo, fonte di una sorta di sollievo...Tutto è più facile e sopportabile, ora... 
Nadia mi incoraggia, mi parla dolcemente indicandomi quando spingere, e ogni tanto la ringrazio. 
Adesso sono semi-sdraiata sul bordo del lettone, con la schiena appoggiata al mega cuscino, le gambe piegate e i piedi appoggiati su uno sgabello di legno davanti al letto. Nadia è accucciata tra le mie gambe. 
Ad un certo momento Nadia ci annuncia che manca poco, inizia a stendere teli impermeabili e a tirare fuori 
oggetti dalla cassettiera. "Si vede la testa, vieni a vedere!", dice a Giorgio. Compare qualcuno (la puericultrice). 
Io spingo con tutte le mie forze, un'unica volta e, improvvisamente, Valentina sguscia a tutta velocità tra le mie gambe 
e atterra tra le mani di Nadia e della puericultrice, che la puliscono con un telo, le aspirano il naso e me la porgono immediatamente. 

In quell'istante provo la più fulminante, intensa, incredula felicità della mia vita. 
Non ci credo!!! Non ci posso credere, è nata!! 
Me la mettono sul seno tutta bagnata, senza toccare il cordone, e le appoggiano addosso un lenzuolino... 
Uéé...un piccolo grido, che si calma subito... 
Me la stringo addosso, tutta appiccicosa di umori e odori, mentre copiose lacrime di gioia e di sudore mi appannano la vista
Valentina, Valentinaaa, ciao, amore, benvenuta!! Quanti capelli!! Com'é carina!! 
Sono le 2.15 del 21 aprile 2009. 
Valentina è un Toro per 2 sole ore, proprio come me! 

Io e Giorgio ci guardiamo, tutto è gioia, è meraviglia, 
ogni altro sentimento o pensiero è cancellato, non esiste più. 
Ostetrica e puericultrice spariscono, siamo soli. 
Le avvicino la testina umida al seno, e lei apre la boccuccia e si attacca subito... 
Restiamo così, increduli, rapiti, per quasi mezz'ora, mentre la musica continua a suonare dolcemente... 
Giorgio ci scatta qualche fotografia con il cellulare...le luci sono ancora soffuse... 
Il momento più bello della mia vita!! E' nata e l'ho fatta io!! Ce l'ho fattaaaaaaa!!! 
Valentina ciuccia con sicurezza, e io avverto dei piccoli crampi all'utero: sono piena di ossitocina, l'ormone dell'amore...

Dopo mezzora circa Nadia e Patrizia (la puericultrice) tornano.
Nadia mi chiede di fare una spinta e la placenta esce senza alcuno sforzo. 
A questo punto clampa il cordone e consegna la forbice a Giorgio: ZAC! il varo di questa nuova piccola vita! 
Valentina viene avvolta in un telo e consegnata al suo papà, 
che viene accompagnato da Patrizia al nido a farle il primo bagnetto. 
Io resto con Nadia, che accende la luce e mi ricuce le lacerazioni spontaneee: un lavoro lento, lungo e per me fastidioso, 
alleviato dalla gioia immensa che mi scoppia nel petto e dalle piacevoli chiacchere, che, tornata in me, scambio con lei... 

Giorgio torna spingendo la culla con la piccola che dorme, tranquilla, 
nella sua bellissima tutina rosa...Un angelo...Pesa 3330 grammi ed è lunga 48 cm, mi annuncia. L'apgar è di 9/10.
La visita le verrà fatta domani, senza fretta.

Insisto per farmi subito una doccia veloce, e, finalmente rinfrescata e asciutta, mi sdraio nel letto, 
che hanno già provveduto a cambiare e pulire, e inizio finalmente a rilassarmi, mentre Giorgio tira fuori le cose che mi servono dalla mia valigia... 
Dopo poco ci saluta: potrebbe restare con noi, ma preferiamo entrambi che torni da Alessandro e si riposi un pò: nei prossimi giorni ci sarà da correre! 

Sono sola con mia figlia, ma sono troppo emozionata per dormire...devo annunciarlo, soprattutto alle donne che 
hanno contribuito a questo VBAC con il loro tifo e la loro condivisione
...Ecco: il mio parto è una piccola vittoria anche per tutte loro, 
loro che SANNO.... 
Scrivere messaggini sul cellulare è faticoso: non trovo le parole, cancello e riscrivo più volte, annebbiata dalla stanchezza e dall'emozione, 
e, ogni tanto, piango di gioia... 
Nel frattempo chiedo al nido di tenere Valentina per qualche ora, sono distrutta e vorrei riprendere le forze...
Sono quasi le 5 e non resisto alla tentazione di fare un giretto al nido. 
Fuori piove ancora, sta per finire la lunga e incredibile notte... 
Solo dopo aver annusato e stretto la mia piccola, torno nel letto e mi addormento stremata. 

Quando mi sveglio, alcune ore dopo, mi stupisco che nessuno sia venuto a disturbarmi (come tipicamente accade negli ospedali)... 
Alzo la tapparella e apro la finestra, inspirando il verde profumo delle colline, e l'aria tersa dopo la pioggia... 
Nuovamente amo questo posto, e sono contenta che Vale sia nata nell'ospedale Slow. 
Agli stronzi di questa notte non penso più, anche sull'albero più sano e bello ci sono le mele bacate... 
Provo solo un vago senso di colpa per aver anche solo pronunciato la parola "ces...", quella parola lì, 
che ora voglio dimenticare.

Mi riportano la mia Valentina, una vera piccola donna Toro: 
paciosa, tranquilla, determinata: si attacca al seno e ciuccia decisa e voluttuosa finché non è soddisfatta, 
poi si abbandona a lunghi sonni goduti...è il ritratto della serenità e io scoppio di felicità... 

Sono una donna nuova, una madre che, nonostante le difficoltà, 
ha portato a compimento la sua gravidanza nel modo GIUSTO
, così come deve essere. 
Valentina l'ho fatta io, fino in fondo. Nessuno mi ha tolto la gioia di vederla nascere... 

Inizia una nuova vita, non solo per Valentina, 
ma anche per me, Giorgio e Alessandro. 
Non potevamo avere un inizio migliore.



GRAZIE CON TUTTO IL CUORE A:
- Giorgio, perché Valentina l'abbiamo fatta insieme, e senza di te anche il parto forse non sarebbe andato così...
- mia mamma  per avermi ascoltato, sopportato, supportato e, infine, ispirato...
- alle mamme del forum Parto Naturale, perché senza il confronto con loro forse non ci sarebbe stato alcun percorso verso il parto naturale.
In particolare un ringraziamento speciale va a Shinelight e Marzia Rossignoli...
- a Elisabetta Malvagna per aver contribuito ad aprirmi gli occhi e il cuore con il suo contributo divulgativo prezioso...
- a Paola Citterio, molto più di un'insegnante di un corso pre-parto...una mentore per una nuova consapevolezza nella gravidanza...
- a Adriana, per lo scambio quotidiano di pensieri, paure ed emozioni...
- ad Alessandro per aver fortemente ispirato il desiderio di un altro bambino...
- agli amici di Facebook che si sono pippati i miei sfoghi quotidiani e hanno fatto il tifo per noi...
- e, naturalmente, a Valentina, per aver messo la testa a posto prima, e nel posto giusto poi :-)





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