Versetti Poetronici

UNA RACCOLTA DI 100 POESIE CASUALI GENERATE DAL POETA ELETTRONICO

Tra tutti i lavori di Milo Manara che ho letto, uno in particolare mi è sempre rimasto in mente. Appena sei tavole, superbamente illustrate dalla mano del noto fumettista sud-tirolese, per dare forma a una geniale storia fantascientifica: “Fone”. Due naufraghi dello spazio si ritrovano su Borges, un pianeta abbandonato in cui dimora un enorme calcolatore, che sforna libri mettendo insieme a casaccio le lettere dell’alfabeto.
“…milioni di libri straordinari, poesie bellissime, abissi di angoscia, nostalgie sfuggenti, voragini di violenze inaudite… le liriche più vertiginose e le banalità più stucchevoli… migliaia di verità e migliaia di menzogne… e tutti i passati, tutti i presenti e tutti i futuri…” ci dice Bommo, uno dei due protagonisti. È lui che recupera il libro che narra la storia di come i due naufraghi riusciranno a lasciare il pianeta di Borges, salvo eventuali errori di testo…
Versetti Poetronici richiama alla mente questa affascinante avventura. Un libro di poesie casuali, redatte da un banale algoritmo appartenente ad una tecnologia già obsoleta, e per questo ancora più sintetica, e quindi più vera (secondo il punto di vista di un processore). Tutto il progetto ha il profumo di un gioco. Ho aperto la scatola anni fa, quando lessi per la prima volta il fumetto, e adesso la richiudo pubblicando questo libretto insieme a Demiurgus. È un disegno nato dall’unione di una accozzaglia di puntini numerati. È la voglia di dare un senso a quello che forse un senso non ha, come hanno fatto gli autori di questo libro nel dare il titolo ogni singola poesia.
Dal caos sistematico al caso controllato.

GM Willo


IL PROGETTO

Nous in greco significa mente, intelletto, coscienza; il secondo principio cibernetico sostiene che ogni informazione implica coscienza, ovvero la capacità autonoma di percepire o conoscere il senso o significato di un'informazione. Esistono macchine “non autonome” come i computer, che sono create dagli uomini per elaborare informazioni o percepirne un certo significato. Un computer elabora informazioni, ma non possiede (né forse possederà mai) autonomia o coscienza del loro significato.
Per Frege una parola ha significato solo nel contesto di un enunciato; questo principio generale, chiamato “principio del contesto”, è stato interpretato in diversi modi, per l'ambiguità della parola “significato”. Il contesto gioca un ruolo determinante per la significazione di un simbolo, così queste “poesie” sono interpretabili come tali solo alla luce di un contesto determinato, ovvero un titolo, che permette la significazione delle informazioni casuali generate da un programma.
Il nostro lavoro non è stato perciò “scrivere poesie” con l’ausilio di un algoritmo logico,  si è limitato alla significazione delle stringhe di testo randomizzate con un titolo, che permettesse di inquadrare quelle parole in un quadro concettuale determinato. Cambiando il contesto, una coscienza altera il senso dell'informazione che riceve: il processo di interpretazione del testo subisce una forza, una spinta, che permette o pregiudica la significazione stessa dei segni.
Il POETA ELETTRONICO non è una intelligenza artificiale, ma grazie ad una intelligenza esterna, esso “sembra” intelligente, coerente, logico, in grado, insomma, di scrivere poesie: siamo noi a conferire a quelle frasi un senso in un determinato contesto, il TITOLO, appunto, l’unico lavoro compiuto da un umano in questo libro.
A tal proposito forse risulterà utile un piccolo accenno al Test di Turing, un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare, introdotto da Alan Turing nell'articolo “Computing Machinery and Intelligence”, apparso nel 1950 sulla rivista Mind. Esso si basa sul presupposto che se una macchina si sostituisce in modo indistinguibile da un essere umano, essa deve essere considerata intelligente... Per macchina intelligente Turing ne intende una in grado di pensare, ossia capace di concatenare idee e di esprimerle. Per Turing, quindi, tutto si limita alla produzione di espressioni non prive di significato.
Nell'articolo si legge: “secondo la forma più estrema di questa opinione, il solo modo per cui si potrebbe essere sicuri che una macchina pensa è quello di essere la macchina stessa e sentire se si stesse pensando. [...] Allo stesso modo, la sola via per sapere che un uomo pensa è quello di essere quell'uomo in particolare. [...]”
Dalla complessità del software, si legge tra le righe dell’articolo, emergeranno le funzioni intellettuali. Su questa aspettativa si fonda una disciplina nota come Intelligenza Artificiale, il cui scopo è la costruzione di una macchina in grado di riprodurre le funzioni cognitive umane. Sebbene le previsioni di Turing fossero che entro il 2000 sarebbe stata realizzata una macchina intelligente, finora nessuna ha superato il test... Ed Il test di Turing è stato via via riformulato durante gli anni.
Le ragioni sono varie e passano dall’imprecisione della formulazione originale, al sorgere di nuovi problemi relativi alla definizione di macchina intelligente. A volte semplici programmi, come ad esempio ELIZA, hanno costretto a riformulare i criteri del test perché inadeguati o troppo facilmente soddisfatti da programmi evidentemente non pensanti. Il filosofo John Rogers Searle ha proposto una modifica al test di Turing, che ha preso il nome di “stanza cinese”, vanificando l’attendibilità del Test di Turing come prova sufficiente a dimostrare che una macchina o un qualsiasi sistema informatico siano sistemi dotati di vera intelligenza, sia che questi abbiano superato o meno tale test.
Alla base del ragionamento di Searle è che la sintassi (grammatica) non è equivalente alla semantica (significato). Searle presentò l’argomentazione della stanza cinese nel suo articolo “Minds, Brains and Programs” (Menti, cervelli e programmi) pubblicato nel 1980. Da allora, è stato un pilastro del dibattito sull'ipotesi chiamata da Searle intelligenza artificiale forte. “Secondo l'intelligenza artificiale forte, il computer non sarebbe soltanto, nello studio della mente, uno strumento; piuttosto, un computer programmato opportunamente è davvero una mente”.
L’AI forte è l'idea che opportune forme di AI possano “ragionare” e risolvere problemi; essa sostiene che per le macchine è possibile diventare sapienti o coscienti di sé, senza necessariamente mostrare processi di pensiero simili a quelli umani.
In contrasto con tale teoria filosofica, l’intelligenza artificiale debole si riferisce all’uso di programmi per studiare o risolvere specifici problemi o ragionamenti che non possono essere compresi pienamente (o in alcuni casi, sono completamente al di fuori) nei limiti delle capacità cognitive umane. Un esempio di programma di intelligenza artificiale debole è un algoritmo per il gioco degli scacchi, come DEEP BLUE. Diversamente dall'intelligenza artificiale forte, quella debole non realizza un’auto-consapevolezza e non dimostra il largo intervallo di livelli di abilità cognitive proprio dell'uomo, ma è esclusivamente un problem-solver (risolutore di problemi) specifico.
Alcuni sostengono che i programmi di AI debole non possano essere chiamati propriamente “intelligenti”, in quanto non possono realmente pensare né sono dotati di una coscienza autoriflessiva. Rispondendo alla tesi secondo cui programmi come Deep Blue non siano realmente pensanti, Drew McDermott scrisse: “Dire che Deep Blue, giocando a scacchi, non stia effettivamente pensando è come dire che un aereo non voli perché non sbatte le ali”.
Egli sostiene che Deep Blue possieda un’intelligenza che difetta riguardo all’ampiezza stessa del suo intelletto. Altri notano invece che Deep Blue è meramente un potente albero di ricerca euristico, e che affermare che esso “pensi” agli scacchi è come affermare che gli organismi unicellulari “pensino”. Al processo di sequenza proteica; entrambi sono ignari di tutto, entrambi seguono un programma codificato al loro interno. Molti fra coloro che avanzano queste critiche riconoscono l'AI debole come l’unica possibile, affermando che le macchine non potranno mai divenire realmente intelligenti.
Al contrario, i sostenitori della AI forte teorizzano che la vera coscienza di sé ed il “pensiero” possano richiedere uno speciale algoritmo, progettato per osservare e prendere in considerazione i processi della propria stessa mente. Ad oggi molti ricercatori seguono la teoria per cui un’intelligenza umana è troppo complessa per essere replicata. La possibilità di creare una AI forte dipende in definitiva dalla possibilità da parte di un elaboratore di informazioni artificiali di includere tutte le caratteristiche di una mente, fra cui la coscienza. È quella che ci distingue, per ora, dalle macchine...
Perché, forse, il problema non è se le macchine impareranno a pensare come gli Uomini, ma se gli Uomini smetteranno di farlo, iniziando a “pensare” come le macchine!

Demiurgus
 
 

NOTE EDITORIALI 

Stampato: 67 pagine, 6" x 9", rilegatura rilegatura termica, carta interna crema (peso 60#), inchiostro per l'interno B/N, carta esterna bianco (peso 100#), inchiostro per l'esterno in quadricromia

Costo: 8,25 euro

ACQUISTA IL LIBRO

SCARICA GRATUITAMENTE IL FORMATO PDF



GLI AUTORI

GM Willo

Nato a Firenze nel 1973, si dedica da vent'anni alla composizione narrativa, una passione che ha portato avanti in maniera del tutto autodidatta. Amante della fantasy e del gioco di ruolo, le sue opere sentono ovviamente il richiamo a quel genere. Si occupa anche di altre tematiche e da qualche anno gestisce svariati giornali on-line, occupandosi di musica, politica ed internet. Ogni sua creazione é raggiungibile attraverso la sua homepage.

www.willoworld.net


Demiurgus 

In passato ha effettivamente collaborato in forma anonima alla individuazione ed all’arresto di utenti indesiderati della rete… Ha messo in circolo patch per sistemi operativi, ha collaborato con il progetto FREENET (follow the white rabbit) ed altri progetti di scambio P2P e comunicazione istantanea tra utenti…nessun lavoro grafico, nessun avatar, nessuna traccia, per sua fortuna… Tra le sue prede: frodi informatiche, spam server, x-bot, pedofili, falsechatter, doppleanger, sistemi informatici specchio, honeypot illegali… Si era ritirato dalla rete alcuni anni fa… alcuni lo avevano dato per spacciato… altri che fosse semplicemente in letargo…altri ancora che era morto… L’ultimo messaggio che lasciò nel canale IRC di FREEGENERATION fu “La grande onda non potrà essere infranta…la rinascita è iniziata…”. Da qualche tempo sembra che sia tornato ad aggirarsi nei meandri della rete... Ma forse é solo un fantasma.

 

PORTALI

Willoworld Homepage

Edizioni Willoworld

I Silenti

Willoworld Creativity


Guarda anche...

COMPLICI DI UN GIOCO DI DADI