Esegesi della Rede wiccan

Esegesi della Rede wiccan
di Judy Harrow

Tutte le religioni sono incominciate con una luce interiore improvvisa di qualcuno, un’illuminazione, una visione luminosa. Alcuni mistici o illuminati hanno trovato la maniera e le parole per condividere la visione e, comunicando e facendo partecipare, hanno attratto seguaci e adepti. I nuovi iniziati possono ripetere precisamente le parole spesso poetiche sulla visione fino a irrigidire questa illuminazione in frasi convenzionali e stabilite, con contaminazione di varie lingue, frasi ripetute a memoria, ma senza capire il vero significato. Queste ripetizioni abituali partono da una grande saggezza - ecco perché si spargono così velocemente - e finiscono con frasi rituali, sentite ma non capite. La spiritualità che vive si indurisce facilmente nella monotona consuetudine religiosa, praticata con sensi di colpa e timore, o con scaltro opportunismo sociale e di apparenza - tutto senza ragione d’essere e senza gioia.

Noi arriviamo all’Arte con la gioia e l’entusiasmo della prima generazione dalla riscoperta, ricordando (la maggior parte di noi) le noiose ore dedicate ad un culto sistematico ed abitudinario nella nostra infanzia. Poiché abbiamo sperimentato la differenza, la nostra grande sfida consisterà nel trovare o creare nuove strade per rendere e mantenere l’Arte un’esperienza reale, viva; per noi, per gli allievi dei nostri allievi, per le generazioni future,.

Penso che la migliore sicurezza sia già offerta dall’Arte per come la conosciamo, una certezza che deriva dagli insegnamenti dei nostri predecessori. Nel nostro sentiero, l'esperienza mistica è di per sé stessa condivisa, e non è solo frutto di misticismo fine a sé stesso. Noi diamo a tutti i nostri praticanti le tecniche e le condizioni protettive e di aiuto che mettono quasi tutti loro in grado di celebrare la Luna e/o di invocare la Divinità. Questo è un cambiamento incredibilmente radicale rispetto alle più vecchie religioni, più vecchie rispetto alla nostra riscoperta del paganesimo wiccan. In queste religioni l'unica fonte ammissibile di ispirazione teologica è stata volta per volta reinterpretata e la visione del fondatore è stata continuamente reindirizzata a piacimento dai rispettivi ministri di culto (Bibbia, Tavole della legge, Corano...). La pratica del rito alla Luna è l’incoronazione luminosa dell’Arte.

Ma adesso, provate a pensare quanto spesso, nei vecchi miti, ogni tesoro avesse i propri trabocchetti. Io penso di incominciare a vederne uno davanti a noi, ora. Fra il processo usuale delle visioni originali che si condensano attorno a dei cliché ed il nostro flusso continuo di nuova ispirazione, corriamo il pericolo di perdere la particolare saggezza e creatività di coloro che hanno gettato le basi della Wicca moderna. Non penso che dovremmo conservare pedissequamente ogni singola parola pur preziosa. Il mio amore per la mia tradizione Gardneriana non mi distoglie, ad esempio, dalle mie radici sulla distinzione dei ruoli maschio/femmina. Ma ad ogni modo, io desidero ugualmente rimanere identificata come “Strega” e non confusa nel minestrone omogeneo della "New Age". Per questo, penso che abbiamo bisogno di una sorta di punto di riferimento nella tradizione per darci un senso d'identità. Ci sono pure alcuni vecchi detti che evidenziano chiaramente la grande sapienza, la saggezza pagana di una religione rivolta all’affermazione della Vita, discorsi che la nostra cultura deve sentire e capire.

Così penso che sia giunta l’ora di andare un po’ a prestito, un prestito “creativo” dai nostri vicini (dal punto di vista strettamente fisico). I cristiani fanno qualcosa che loro chiamano "esegesi" un’interpretazione critica di un testo – dalle radici verbali greche ex*fuori e ago*spingo, quindi espongo; gli ebrei hanno un processo in qualche modo paragonabile chiamato "midrash". In pratica ne viene fuori qualcosa a metà fra l'interpretazione e la meditazione, un esame molto accurato di un particolare testo. Spesso il presupposto è che ogni singola parola ha un preciso significato (i cabalisti guardano persino le singole lettere). Da questa ispirata combinazione di dottrina e di intuizioni non verificabili, arriva la vitalità di quelle variegate interpretazioni le cui regole sono comunque circoscritte. L'esempio contemporaneo, naturalmente, è la teologia di liberazione cristiana, basata su un revisionismo della figura di Gesù che farebbe ribaltare nella tomba uno come Calvino.

Ancorché i nostri canoni non siano chiusi - ed il giorno che lo saranno, quello sarà il giorno che la smetterò - io sto suggerendo che potremmo usare un processo simile per rivitalizzare le parti più antiquate della nostra eredità religiosa e spirituale sebbene ancor giovane.

Così, vorrei provare a fare una sorta di esegesi su quell’affermazione fondamentale della maniera di vivere wiccan . Ogni religione ha una qualche forma di etica, una certo riferimento per spiegare che cosa significa vivere in ossequio alle tradizioni, credenze, convinzioni, al proprio modo di interpretare il mondo intorno. Il nostro riferimento, chiamato Rede Wiccan, è una delle dichiarazioni più raffinate che abbia mai sentito a proposito del principio di etica circostanziale. Piuttosto che delegare ad insegnanti o a libri di dottrina il dovere o il potere di decidere sul nostro comportamento, la Rede li pone esattamente nelle mani a cui appartengono, cioè colei/lui che agisce, l’”actor” – dal latino ago *fare, *operare, *compiere.

La Rede Wiccan si adempie in otto parole
AN IT HARM NONE, DO WHAT YOU WILL

Son otto parole la Rede per noi
SE MALE NON FAI, FAI QUELLO CHE VUOI

Vorrei per prima cosa incominciare con la seconda parte della frase e notare parola per parola.

Do what YOU will
Fai quello che (TU) vuoi. Questa è la determinata sfida indirizzata a noi, che vede noi stessi come fulcro dell’azione, stabilire esattamente che cosa noi vogliamo, e non quello che qualcun altro desidera per noi o da noi. Tutti noi siamo soggetti ad un ruolo spesso difficile da sopportare esercitato da aspettative e pressioni, che arrivano dalle famiglie, dal posto di lavoro, dai nostri amici, dalla società in generale. È semplice essere plasmati ed essere incanalati, ed è ingannevolmente facile diventare un ribelle duro e prepotente facendo riflessivamente sempre l’opposto di quello che "loro" sembrano desiderare. Vivendo secondo la Rede significa accettare la responsabilità di valutare i risultati delle nostre azioni e di scegliere quando obbedire, confrontarsi o sottrarsi alle regole.

Do what you WILL
Fai quello che VUOI. Questa è la sfida introspettiva, conoscere che cosa realmente desideriamo oltre il capriccio del momento. L'esempio classico è quello di uno studente che sceglie di studiare per un esame piuttosto che andare ad una festa, perché quello che desidera realmente è diventare un medico. Però, attenzione, l'equilibrio è sempre necessario. Andare soltanto in biblioteca piuttosto che al cinema o trovarsi con amici è la strada per sclerare, non la strada verso un premio Nobel. E poi, ci sono altri valori nella vita, quale la sensualità (intesa come condizione soggettiva od oggettiva connessa alle sollecitazioni dei sensi non solo come fatto erotico, ma anche come manifestazione di gusto e sensibilità estetica); altri valori come l’intimità personale, la spiritualità, che tendono ad essere ignorati in un orientamento repressivo di lunga durata. Quindi, sarà nostra responsabilità non dover seguire meccanicamente una regola come "scelgo sempre di rimandare soddisfazioni e gratificazioni, nel mio proprio interesse a lungo termine," ma realmente ascoltare e sapersi ascoltare dentro e realmente scegliere, volta per volta.

DO what you will
FAI quello che vuoi. Cioè la sfida all’azione. Non aspettatevi mai il principe azzurro o la rivoluzione. Non caricate vostra madre o il sistema di colpe. Fatevi un programma realizzabile che includa tutte le vostre risorse. Siate sicuri di includere la magia, sia come percezioni più profonde e sapienza dell’intuizione , sia come concentrazione della volontà e dell'energia che deriva dalle attività vere e proprie. Solo allora fate i primi passi. Evitate però di compiere azioni irriflessive, che sono ugualmente pericolose. Per esempio, anche fare castelli in aria è necessario, per immaginare un obiettivo da raggiungere, per prevedere i risultati delle azioni, controllare i progressi raggiunti verso gli obiettivi, a volte per modificare gli obiettivi. Pensare e progettare sono parti necessarie del progresso personale. L'azione ed il pensiero sono complementari; né una parte può sostituire l'altra.

Quando osservate attentamente la Rede, parola dalla parola, essa suona come una acuta, penetrante, profonda, misteriosa guida per la vita, o no? È completa? Può " Do what you will - Fai quello che vuoi " essere in effetti "la legge completa" per noi? Penso di no. La seconda parte della tratta dell'individuo al di fuori del contesto in cui la Rede deve essere applicata. Preso a sè stante, " DO WHAT YOU WILL - FAI QUELLO CHE VUOI " potrebbe generare una società disgustosamente competitiva, un "tutti contro tutti" ancora peggiore di quello che sopportiamo ora. Questo sarebbe, se fosse possibile. Fortunatamente, non è così facile.

Le leggende pagane e la biologia moderna insegnano entrambe in maniere simili che il nostro mondo è una sfera vivente dove tutto è collegato in maniera interdipendente, un sistema globale in cui le azioni di ciascuno interessano tutti (e questo non è enfaticamente limitato al genere umano) tramite i percorsi di ritorno intrinseci e sostanzialmente organici. Mentre la nostra tecnologia amplifica gli effetti delle nostre azioni individuali, diventa sempre più critico capire che queste azioni hanno conseguenze valide oltre l'individuo; conseguenze che, per la natura stessa delle cose, ritornano indietro all'individuo stesso che le causa. La cooperazione, una volta "soltanto" un ideale etico, si è trasformata in un imperativo categorico di importanza fondamentale per la sopravvivenza. La vita è relazionale, contestuale. Un’attenzione esclusiva a favore dell'individuale Volontà è un grave errore ed una trappola mortale.

Il determinativo e circostanziale " AN IT HARM NONE, - SE MALE NON FAI," disegna un Cerchio intorno alla volontà dell'individuo e ci pone saldamente all'interno dei due contesti, della comunità del genere umano e della complessa forma vitale che ha assunto Madre Gaia, la nostra Madre Terra. La prima parte della Rede ci guida ad essere consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni non soltanto in proiezione temporale, come risultanze soggettivamente personali di lunga durata, ma anche come proiezioni spaziali - considerate come le azioni possano influire all’interno delle nostre famiglie, con le/i colleghe/i, la comunità, e quindi con la vita della terra nel suo insieme. Ci indirizza a valutare quelle previsioni in considerazione nelle nostre decisioni.

Però, come il resto della Rede, "An it harm none, - se male non fai" non può essere seguita irriflessivamente. È semplicemente impossibile per le creature che mangiano non danneggiare alcuno. Qualsiasi rifiuto di decidere o di agire per timore di recare danno a qualcuno è comunque una decisione e un'azione vera e propria e darà risultati in qualsiasi caso. Quando considerate che "nessuno" include anche noi stessi, diventa evidente che quello che abbiamo qui è un obiettivo e un ideale, non una regola.

L’Arte, la Wicca, assumendo una caratteristica di maturità etica, non ci offre regole a memoria. Nel nostro divenire avremo sempre a che fare con una conoscenza incompleta. Noi, molto semplicemente, commetteremo degli errori. La vita in sé stessa e la religione che afferma questa vita, ancora richiedono che noi contnuiamo ad imparare, decidere, agire ed accettare le conseguenze.

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