Blog III Fascia Abilitata All'insegnamento


Terza Fascia abilitata: il Film

pubblicato 03 gen 2014, 13:39 da Amedeo de Amicis   [ aggiornato in data 18 gen 2014, 01:27 ]

3 Gennaio 2014

L'associazione La Voce dei Giusti è orgogliosa di presentare questo lavoro di cui si raccomanda ad ognuno la visione e la diffusione...

Link

Parte 1: (youtube - VimeopowToon) - Parte 2 & 3 : (youtube - VimeopowToon [solo parte 2])
url pagina web: abilitazione.vocedeigiusti.it

I video (si invita caldamente ognuno a visionare ENTRAMBI i video)


Precisazioni & ulteriori informazioni

Questo video ha l’obiettivo di fare pienamente luce su uno dei capitoli più bui e controversi della storia del precariato italiana. Nonostante la questione dei precari di III fascia, sembri frutto della fervida fantasia di uno scritto di fantascienza, in verità tale realtà tocca tuttora decine di migliaia di lavoratori e le loro famiglie.

Nonostante le associazioni di categoria più attente, abbiano da tempo denunciato al Ministero e all'Autorità giudiziaria, le violazioni e i soprusi di cui tali precari sono vittime, il MIUR, ignorando spudoratamente ogni appello, è sul punto di avviare i PAS, al solo ed unico scopo di permettere alle università di incassare milioni di euro, sulla pelle di lavoratori che in ogni caso sono e rimarranno precari... Ci sarebbe ancora molto da dire sulla questione III fascia, la lista delle violazioni e delle falsità di cui tale personale è vittima è purtroppo lunghissima… a titolo informativo riportiamo le più esemplificative.

E’ interessante notare come il dettato Comunitario, non contempli la possibilità che la vincita di una procedura concorsuale possa ritenersi valida qualifica. Come ha ben chiarito il Parlamento Europeo, i concorsi avevano il solo scopo di reclutare personale, che per legge, non avrebbe potuto accedervi, qualora non fosse stato abilitato. E’ per altro utile sottolineare che gli stessi decreti che istituiscono e regolamentano le Graduatorie d’Istituto, attribuiscono a tale procedura il valore di una pratica concorsuale per soli titoli.

Chi nonostante quanto fino ad ora riportato fosse ancora convinto che i precari di III fascia non possano considerarsi pienamente abilitati e qualificati, è invitato a meditare sui contenuti della Direttiva 36/2005/CE e del relativo decreto Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 206, attuativo della direttiva, i quali equiparano tre anni di servizio a titolo formativo abilitante.

A partire dal 2013, con l’emanazione del Decreto Legislativo 16 Gennaio, n.1, è stata inoltre attuata la Decisione del Consiglio n. 1719/2006/Ce, la quale impone ancora una volta agli Stati Membri l’obbligo di riconoscere ed equiparare a titolo e qualifica valida, qualsiasi esperienza professionale, legittimamente svolta.

Se finalmente hai preso consapevolezza dei tuoi diritti, e sei stanco di soprusi e angherie, condividi ed invia questo video a colleghi, politici, sindacati e a tutti quelli che ritieni debbano esserne a conoscenza, in quanto la soluzione di qualsiasi problema nasce dalla consapevolezza.

I precari non abilitati ma abilitati!

pubblicato 26 ago 2013, 11:23 da Francesca Bertolini   [ aggiornato in data 08 lug 2014, 09:47 ]

19 Aprile 2011

Riproponiamo questo video importantissimo che aveva realizzato la 'non più collaboratrice'  Enrica Fastuca, in collaborazione con l'ex Vice Coordinatrice Nazionale Francesca Bertolini, attualmente Presidente dell'associazione 'La Voce dei Giusti'.

I precari non abilitati ma abilitati... on Vimeo.


Che l’Italia fosse il Paese delle contraddizioni e paradossi è probabilmente risaputo, ma c’è una categoria di lavoratori che probabilmente detiene il record assoluto di incongruenze e stranezze.

Stiamo parlando dei cosiddetti “docenti precari non abilitati di III fascia”, etichetta che ha portato il Governo Italiano ad una serie impressionante di abusi ed ingiustizie perpetrate per anni sistematicamente nei loro confronti.

Ma come vuole la migliore tradizione italiana, le incongruenze incominciano già dall’inizio, ossia dal nome, perché questi docenti non solo sono da ritenersi idonei e formati, ma addirittura ABILITATI A TUTTI GLI EFFETTI ALLO SVOLGIMENTO DELLA PROFESSIONE!

Sono infatti abilitati all’insegnamento tutti i Diplomati di Istituto e Scuola Magistrale entro il 2002. Ciò è ribadito chiaramente dal Decreto interministeriale 10 Marzo 1997, dal il Decreto Legge 297/1994, dal DPR 323/1998 e un’infinità di altri decreti, leggi, circolari e note ministeriali.

Ai sensi della Direttiva Europea 36/05 è abilitato alla professione chiunque abbia un titolo valido allo svolgimento della stessa e almeno tre anni di esperienza lavorativa alle spalle.   Premesso che il Decreto Ministeriale 56/09 che ha istituito l’ultima  riapertura  delle graduatorie di Circolo e d’Istituto, nelle quali questi docenti sono inseriti, ribadisce chiaramente  la validità all’insegnamento dei titoli in possesso di questi soggetti. Se ne deduce quindi pacificamente l’applicabilità di tale principio a tutti quegli insegnanti in possesso dei titoli di cui al DM 56/09 purché essi abbiano nel loro bagaglio professionale almeno tre anni di insegnamento.

Sono però altresì da considerarsi abilitati all’insegnamento anche tutti quei soggetti che seppur non in possesso ne di un diploma di Istituto Magistrale e nemmeno di un esperienza triennale di insegnamento, possano comunque vantare il possesso di titoli conformi all’art. 2 del Decreto Ministeriale 56/09 che come citato pocanzi ha determinato il periodico riaggiornarsi delle Graduatorie d’Istituto.

Ai sensi del Decreto Ministeriale 27/2007 che ha fissato i criteri di accesso alle graduatorie ad Esaurimento, ossia degli abilitati, costituisce infatti TITOLO ABILITANTE di accesso alla graduatoria  “il superamento di un esame […] anche ai soli fini [...] di idoneità”. Detto in altre parole, chiunque sia in possesso di un qualsiasi titolo di studio considerato valido all’insegnamento  è da considerarsi abilitato all’accesso alle graduatorie degli abilitati!

Per chi ancora avesse qualche dubbio in proposito, si fa sapere che in molti dei contratti sottoscritti dai “precari non abilitati” (giova a questo punto ricordare che non abilitati è il nome, perché di fatto come dimostrato pocanzi essi sono tutti abilitati e idonei)  e l’amministrazione scolastica che li ha assunti è riportato chiaramente che essi sono stati assunti in quanto soggetti idonei e che l’inidoneità allo svolgimento della professione è causa di risoluzione del contratto.

Non bastasse, si fa sapere che sono centinaia i certificati di idoneità rilasciati dai presidi ai “precari non abilitati” che ne hanno fatto richiesta ai fini della partecipazione del ricorso promosso da Omissis avverso il Decreto sulla Formazione dei Docenti. In tali documenti i dirigenti, portavoce e rappresentanti del Ministro hanno certificato che il soggetto a cui è stato rilasciato tale certificato “E’ ritenuto idoneo allo svolgimento della professione docente […] in quanto in possesso di titoli e diplomi conseguiti dopo un iter di studi tramite esame finale che ne certificano tale idoneità e formazione.

Detto in altre parole sono da considerarsi non solo idonei, ma pienamente abilitati all’insegnamento non solo i vincitori di concorso e i precari abilitatisi attraverso corsi ordinari e riservati, ma qualsiasi soggetto in possesso di una formale idoneità alla professione. A partire dal 2007, inoltre tutti questi docenti “non abilitati” (solo di nome però) ma idonei e quindi abilitati avrebbero dovuto poter beneficiare, insieme ai diplomati di Scuola e Istituto Magistrale dell’accesso alle Graduatorie ad Esaurimento degli abilitati e quindi agli incarichi di ruolo.

Ma così non è stato e a distanza di quattro anni, ancora si parla di precari non abilitati, categoria di docenti che di fatto non esiste, perché SONO TUTTI ABILITATI, si riserva a 40.000 precari con pluriennale esperienza un trattamento loro non consono e cosa ancora peggiore, con l’emanazione del Decreto sulla Formazione Iniziale dei Docenti, si obbligano tali soggetti a seguire un vero percorso a ostacoli al fine di conseguire un’abilitazione che di fatto già dovrebbero avere ma che implicitamente viene disconosciuta!

Questo decreto però non si limita a questo, ma va oltre. All’art. 15 comma 3 viene infatti ribadito che SOLO I TITOLI di cui al comma 1 manterranno la validità per l’inserimento nella III fascia delle graduatorie d’Istituto, quelle dei non abilitati per intenderci, invalidando quindi buona parte delle lauree e diplomi di tutti quei soggetti non inclusi in tale definizione.

Nessuno però può considerarsi del tutto al riparo dai devastanti effetti di questo decreto. Lo stesso articolo, intitolato “Misure transitorie e finali” lascia intendere che le disposizioni contenute nello stesso saranno temporanee. Questo vuol dire che in qualsiasi momento il Ministero potrebbe sancire la fine del periodo transitorio e di fatto fare tabula rasa di oltre 40.000 lavoratori e 300.000 possessori di lauree e diplomi che verrebbero definitivamente invalidate!


Costituzione e Abilitazione...

pubblicato 26 ago 2013, 11:08 da Francesca Bertolini   [ aggiornato in data 08 lug 2014, 09:45 ]

29 Giugno 2011

Riportiamo in questo articolo un significante articolo circa un'importante scoperta giuridica effettuata dall'attuale Presidente dell'associazione 'La Voce dei Giusti', All'epoca Vice Coordinatrice Nazionale della stessa.



Precari non abilitati in realtà tutti abilitati...


Quando si parla di docenti di III fascia d'Istituto la prima cosa che viene in mente a chi è del mestiere sono i precari non abilitati. Questa è l'etichetta che da sempre ha contraddistinto i precari inseriti in queste graduatorie di merito. Eppure la loro presunta mancata abilitazione, non gli ha impedito di essere assunti a pieno titolo come insegnanti presso scuole statali e paritarie, di bocciare e promuovere alunni, firmare registri e documenti ufficiali ecc... D'altronde ai possessori dei suddetti titoli lo Stato italiano riconosce, in fase di stipula di leciti contratti di lavoro subordinato, la formale qualifica di “insegnante”  ritenuto idoneo allo svolgimento della professione ed in possesso di titolo valido all’esercizio della stessa, esplicitando, inoltre, in conformità al CCNL di categoria,  che il mancato possesso di idoneo titolo o dell’idoneità professionale è causa di risoluzione dei contratti stessi. E il DM 56/09 che sancito la periodica riapertura e aggiornamento delle graduatorie dalle quali questi docenti sono chiamati, li ha definiti senza mezzi termini "possessori di titoli validi allo svolgimento della professione docente".

Idonei ma non abilitati, è sempre stata la scusa con cui il Ministero discriminava, sottopagava e sfruttava questi insegnanti impedendone sempre e comunque la stabilizzazione. Alcune scoperte fondamentali in campo giuridico compiute da LVG, unico ente legalmente costituito che si occupa della tutela di questa "bizzarra" categoria di lavoratori della scuola, hanno in realtà sfatato per sempre questo mito, trovando prove definitive e schiaccianti che dimostrano come chi è idoneo DEVE essere per forza anche abilitato allo svolgimento della professione. 

A stabilirlo in modo inequivocabile è l'art. 33 della Costituzione, il quale esattamente recita che  “è prescritto un Esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale”. Premesso quindi che non è consentito ai sensi del nostro ordinamento giuridico l'esercizio di una professione regolamenta a personale sprovvisto di regolare abilitazione allo svolgimento della stessa e che quindi è LA COSTITUZIONE STESSA A STABILIRE CHE NON POSSONO ESISTERE IDONEI NON ABILITATI, a ciò va anche aggiunto che l'idoneità all'insegnamento di cui i precari di III fascia sono in possesso è dovuta al possesso di diplomi e lauree acquisiti a seguito di un Esame di Stato conclusivo dei suddetti corsi. E' infatti lo stesso art. 33 a stabilire che i corsi di studi debbano terminare con un Esame di Stato, ma è proprio questo Esame di Stato, necessario anche per l'acquisizione di una qualsiasi abilitazione professionale, che li rende allo stesso tempo abilitati a tutti gli effetti all'insegnamento.

A rafforzare le tesi della stessa vi è anche la direttiva europea 36/05. Essa in sintesi stabilisce che i possessori di titoli validi allo svolgimento di una professione, sono a tutti gli effetti possessori di qualifiche professionali "europee". Questa è l'unica definizione che l'Europa accetta. Non importa quindi che i precari di III fascia siano idonei o abilitati, ai sensi della direttiva, non vi possono essere discriminazioni fra le due tipologie di lavoratori che da un punto di vista giuridico vanno messi sullo stesso piano. A partire dal 2007, anno di recepimento di tale direttiva, al'Italia si è formalmente impegnata a rispettare tali principi.

Non bastasse quanto sopra citato a convincere anche il più incredulo degli scettici, l'associazione rincara la dose invitando ognuno a riflettere non solo sulla evidente irrazionalità di un sistema che da un lato considera i precari di III fascia idonei e pienamente qualificati allo svolgimento della professione, al punto da affidare loro la responsabilità della classe e della formazione delle generazioni future e al contempo li definisce non abilitati! Tale definizione non solo risulta in contrasto con i precetti contenuti all’art. 97 della Costituzione, che impedisce alle pubbliche amministrazioni di assumere personale inadeguato allo svolgimento della professione, una persona non abilitata risulterebbe infatti non idonea allo svolgimento di una professione, ma è anche rischiosa... Se come previsto dall'articolo 33 della Costituzione è necessario essere in possesso di apposita abilitazione allo svolgimento della professione al fine di poterla esercitare, allora o si dichiarano abilitati all'insegnamento tutti i precari inseriti nella III fascia delle graduatorie d’Istituto, oppure non saranno validi tutti i verbali e registri da essi firmati, con la conseguenza che anche gli esami, gli scrutini, i diplomi conseguiti dagli studenti che abbiano avuto nel loro percorso di studi anche un solo precario non abilitato verrebbero invalidati, e di conseguenza verrebbero invalidate anche eventuali lauree e master conseguiti da quest’ultimi, giacché non è possibile laurearsi se non si è diplomati, non ci si può diplomare se non si ha la licenza media! 

Non è tutto, fa sapere LVG, sebbene la reale definizione dei precari di III fascia è quella di "personale in possesso di validi titoli all'insegnamento", e non quella di "precari non abilitati", anche qualora esistessero leggi e decreti che sanciscono chiaramente la mancanza di abilitazione da parte di quest'ultimi, in realtà trovandosi tali norme in evidente contrasto con l'art. 33 e la direttiva 36/05, ossia di norme di rango costituzionale ed europeo e quindi superiori a qualsiasi legge e decreto, esse andrebbero abrogati o disapplicati nel punto esatto in cui stabilissero tale concetto, in quanto illegittimi ed incostituzionali!

Nel far sapere che l'associazione ha avviato e avvierà nei prossimi mesi iniziative legali e diplomatiche ed è pronta a battersi su tutti i fronti pur di far valere tali principi, si invita tutti i precari di III fascia ad unirsi alla sua battaglia per far valere i diritti che essi hanno e che da troppo tempo sono calpestati!




Formazione: un diritto per il lavoratore, un dovere per il datore

Se il lavoratore non è formato la responsabilità è del datore e pertanto egli non può e non deve essere discriminato e sottopagato per eventuali carenze formative dovute all'indisponibilità del datore di allestire un adeguato percorso formativo! A voi un'altra utile scoperta di LVG


Da sempre una delle scuse con cui i docenti precari di III fascia, vengono discriminati e sottopagati è la mancanza di formazione professionale... tali lavoratori, in possesso di titoli e diplomi definiti ai sensi del DM 56/09 "validi all'insegnamento" e pertanto assunti a pieno titolo come docenti dal Ministero, che li ha ritenuti idonei non solo ad assumersi la piena responsabilità delle classi e della programmazione, ma anche a bocciare e promuovere alunni, firmare documenti ufficiali, nonché svolgere funzioni di commissario d'esame per il quale il nostro ordinamento prevede il possesso di una formale idoneità all'insegnamento! Eppure questi docenti Idonei ed in possesso di titoli validi allo svolgimento della professione sono al contempo definiti dal Miur "Non abilitati all'insegnamento" e "soggetti sprovvisti di adeguata formazione professionale".

Tralasciando l'illogicità disarmante ed evidente che sta dietro ad un ragionamento simile, vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla presunta mancanza di abilitazione e quindi di formazione di questi docenti e, per un attimo, considerando che sia perfettamente lecito, ritenere uno stesso individuo idoneo e non abilitato al contempo, provare a stabilire se il trattamento a cui questi precari sono sono soggetti, i quali non solo si vedono impossibilitati alla stabilizzazione, sottopagati e sempre e comunque penalizzati nell'accesso agli incarichi sui quali i precari "abilitati" hanno comunque e sempre precedenza assoluta, siano da considerarsi leciti oppure no.

Ebbene a tale scopo è utile citare la normativa vigente in fatto di formazione del lavoratore ed in particolare i seguenti articoli/leggi/decreti:

dlgs. 368 Art. 7. Formazione 

1. Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato dovra' ricevere una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro. 

2. I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente piu' rappresentativi possono prevedere modalita' e strumenti diretti ad agevolare l'accesso dei lavoratori a tempo determinato ad opportunita' di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilita' occupazionale… 

Art 35 Cost.: la Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori…

d.lgs n. 165/2001  

art 1: riconosce espressamente che la disciplina del rapporto di lavoro pubblico deve “realizzare” la migliore utilizzazione delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni, curando la formazione e lo sviluppo professionale dei dipendenti e garantendo pari opportunità ai lavoratori 

Art 7 Comma 4: Le amministrazioni pubbliche curano la formazione e l'aggiornamento del personale, ivi compreso quello con qualifiche dirigenziali, garantendo altresi' l'adeguamento dei programmi formativi. al fine di contribuire allo sviluppo della cultura di genere della pubblica amministrazione.

CCNL vigente del comparto scuola: Il docente in servizio ha diritto alla formazione e vi accede di diritto, gratuitamente e le ore dedicate a tale attività sono considerate orario di servizio. Pertanto esse come tali devono essere retribuite, così come devono essere rimborsate anche eventuali spese di viaggio previste per spostarsi presso le sedi dove tale formazione è impartita.

Premesso che a fronte della chiusura dei concorsi a partire dal 1999, fra l'altro in aperta violazione della L. 124/99 che aveva previsto che proprio a partire da quella data fossero banditi con cadenza triennale, e l'istituzione di corsi abilitanti a pagamento e numero chiuso, il cui allestimento era in aperto contrasto del principio di uguaglianza, dei diritti degli studenti lavoratori e di numerosi decreti e leggi, nonché la chiusura definitiva degli stessi avvenuta nel 2007, e quindi la mancanza di qualsiasi canale abilitante da almeno quattro anni a questa parte in Italia, non è sbagliato affermare che se non preclusa del tutto, per questi lavoratori l'accesso alla formazione è stata almeno nell'ultimo decennio subordinata al superamento di un vero e proprio percorso ostacoli e quindi tutt'altro che libera e gratuita...  Va poi evidenziato come i riferimenti normativi sopracitati non solo dimostrano come il diritto alla formazione di questi lavoratori sia stato sistematicamente violato, ma come essi pongano lo Stato ed in particolare il MIUR al centro dell'attenzione, in quanto è stabilito che deve essere il datore di lavoro e le Pubbliche Amministrazioni a dover "curare la formazione del lavoratore" e non il contrario... detto altrimenti, non dovevano essere i precari di III fascia, ma il MIIUR a doversi assumere la responsabilità della loro formazione.

Se tale obiettivo non è stato quindi perseguito e raggiunto non si possono che trarre le seguenti conclusioni ed ipotesi:

  1. ciò può essere giustificato con il fatto che in realtà il MIUR ritenesse tali lavoratori adeguatamente formati e preparati, e quindi formalmente abilitati alla professione. Ciò è oltretutto confermato dalla indiscussa idoneità alla professione di questi docenti e dalla definizione che ne da il DM 56/09 secondo il quale essi sono "possessori di titoli validi all'insegnamento";

  2. In ogni caso, anche qualora le competenze professionali dei precari di III fascia risultassero inadeguate, non è giusto ed è illecito che il lavoratore ne paghi le conseguenze fra l'altro salatissime che l'etichetta "non abilitato" ha portato e continua a comportare per questi docenti, fra cui l'esclusione dalle Graduatorie ad Esaurimento e l'impossibilità di essere stabilizzati;

  3. è evidente come il datore, ossia il MIUR, sia in grado di porre in qualsiasi momento rimedio ad una simile eventualità allestendo percorsi ad hoc per l'acquisizione delle competenze che ritiene necessarie essi debbano acquisire ai sensi di quanto stabilito al capo VI del vigente ccnl (ossia percorsi aperti, senza sbarramento, gratuiti ecc...);

  4. se davvero i precari di III fascia non fossero stati abilitati alla professione e quindi risultassero non idonei all'insegnamento (cosa che fra l'altro non è), al fine di prevenire rischi per gli studenti che si trovavano ad avere a che fare con docenti impreparati ed inadeguati (dlgs 368/01 art 7), sarebbe stato compito del MIUR e non del lavoratore prevenire tali rischi provvedendo alla formazione degli stessi; 

  5. esistono precari di III fascia con oltre vent'anni di esperienza… risulta chiaro che se essi non hanno ricevuto altra formazione oltre quella di cui erano già in possesso, questo accadeva perché da un punto di vista logico il MIUR li riteneva nei fatti già abilitati;

  6. ciò è una evidente conferma dell'ipocrisia e volontà da parte del Governo di mantenere tali lavoratori relegati nella III fascia delle Graduatorie d'Istituto, in quanto in tal modo sono “pacificamente sfruttabili”, con la scusa e che non sono abilitati ed evitare così di dover rispettare anche i diritti fondamentali e minimi di cui dovrebbero godere, liquidando qualsiasi loro pretesa e richiesta con l'agghiacciante risposta che in quanto non abilitati essi debbono considerarsi fortunati se comunque sono riusciti a stipulare contratti ed ottenere un impiego seppur a tempo determinato.

In altre parole, ciò che l'associazione vorrebbe comunicare, è che se per anni, anzi decenni, questi docenti sono stati regolarmente assunti su cattedre annuali e supplenze, senza che si pretendesse da loro una "nuova formazione" in realtà ciò avveniva perché vi era la consapevolezza da parte del MIUR e del Governo che essi erano se non sulla carta, nei fatti abilitati ed idonei all'insegnamento. Anche qualora tutto questo non corrispondesse a verità, data l'esigenza da parte del Governo di utilizzare anche nel futuro tale personale (in quanto le scuole non ne possono fare a meno), allora in tal caso è opportuno che il MIUR organizzi quanto prima corsi abilitanti conformi a quanto previsto dalla trattazione collettiva Nazionale, cioè da quanto stabilito al capo VI del vigente ccnl del comparto scuola... In ogni caso i precari di III fascia NON DEVONO pagare le omissioni del Governo, ma deve essere il Governo a rimediare ai suoi errori formando tali docenti e concedendo loro al contempo quanto gli spetta, ossia l'accesso ad una graduatoria di merito che permetta loro la stabilizzazione e la cessazione immediata dello sfruttamento e discriminazioni cui questi docenti sono da troppo tempo soggetti.

Questo è quanto non solo LVG chiede, ma ritiene spetti di diritto a tutti i precari inseriti nella III fascia delle graduatorie d'Istituto.

Francesca Bertolini

Discorso sulla questione III fascia

pubblicato 26 ago 2013, 10:54 da Francesca Bertolini   [ aggiornato il 08 lug 2014, 04:59 da Marta Porro ]

16 Luglio 2012

Riportiamo il video e il testo di questo signidicativo intervento dell'ex coordinatrice nazionale Francesca Bertolini, attualmente presidente dell'associazione 'La Voce dei Giusti'.


Se si prendono in considerazione le Graduatorie di Circolo e d’Istituto da cui il personale docente di III fascia è assunto, risulta innegabile, e oltre ogni ragionevole dubbio certo che tali graduatorie, stilate secondo modalità e criteri dettati dallo stesso MIUR volti alla precisa valutazione dei titoli, dei meriti e dei servizi di ogni docente, sono a tutti gli effetti Graduatorie Ministeriali di Merito, valide per l’assunzione di personale docente ed educativo da utilizzare negli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado.

La creazione e l’assunzione del personale da tali graduatorie costituisce quindi a tutti gli effetti una pratica concorsuale per soli titoli, pienamente soddisfacente l’art. 97 della Costituzione: “Accesso ai pubblici uffici tramite concorso”, nonché l’ art. 20 della 93/83 secondo cui “il reclutamento dei pubblici dipendenti avviene mediante concorso. Esso consiste nella valutazione obiettiva del  merito dei candidati accertato mediante l'esame dei titoli e/o  prove selettive”. Detto altrimenti, anche una selezione per soli titoli deve ritenersi una procedura concorsuale.

Gli stessi decreti mediante cui tali graduatorie sono costituite precisano inequivocabilmente non solo che esse hanno valenza concorsuale, ma in aggiunta è specificato che l’accesso alla III fascia delle medesime graduatorie è riservato al personale provvisto di “valido titolo all’insegnamento”[1].

Ai sensi della Circolare Ministeriale n. 20/2007 tale personale è inoltre definito idoneo all’insegnamento, mentre in molti dei contratti mediante cui tale personale è stato assunto, è riportato che l’accertata inidoneità all’insegnamento è causa di risoluzione del contratto, di talché, considerate le decine di migliaia di assunzioni di precari di III fascia effettuate annualmente dal MIUR e dall’amministrazione, se ne deduce che tale personale deve ritenersi certamente anche idoneo all’insegnamento.

A meno che il MIUR ei dirigenti ministeriali, ivi inclusi i dirigenti scolastici e i provveditori non vogliano ammettere che da oltre quarant’anni si è violato l’art. 97 comma 1 della Costituzione: “buon andamento dei pubblici uffici”, nonché l’ art. 20 della Legge 93/83[2]. e l’art. 34 del Dlgs 165/2001[3] allora si deve per forza di cose concludere che i docenti precari di III fascia devono inoltre necessariamente considerarsi possessori della professionalità, dei requisiti  attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire.

Sintetizzando al massimo, appare quindi corretta l’affermazione secondo cui il personale docente inserito nella III fascia delle Graduatorie di Circolo e d’Istituto deve ritenersi, idoneo all’insegnamento, possessore di titoli validi all’insegnamento nonché della professionalità e dei requisiti attitudinali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire e che la creazione e l’assunzione da tali graduatorie costituisce a tutti gli effetti una pratica concorsuale.

Se si accettano tali premesse, risulta inevitabile concludere che, ritenere tale personale NON abilitato, non solo risulterebbe incoerente e del tutto irragionevole, giacché risultando essi inclusi a pieno titolo in una graduatoria di merito concorsuale valida per l’assunzione del personale scolastico, nonché avendo di fatto molti di essi esercitato per anni la professione di insegnante a pieno titolo[4], DI FATTI ESSI RISULTANO ABILITATI DALLO STESSO MIUR E DAL GOVERNO A SVOLGERE LA PROFESSIONE CHE GIA’ PRATICANO[5], ma soprattutto ciò costituirebbe un’inaccettabile violazione dell’art. 33 della Costituzione secondo cui “è prescritto un Esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale”.

Premesso quindi che è la stessa Costituzione a fare divieto dello svolgimento di una professione regolamenta a chi risulta sprovvisto di regolare abilitazione, va quindi da sé che i docenti precari di III fascia, in quanto idonei, possessori di titoli validi all’insegnamento nonché possessori della professionalità e dei requisiti attitudinali richiesti per l’insegnamento, e che tale qualifica/requisiti attitudinali sono stati conseguiti a seguito della frequenza di corsi di studio conclusi con esame di stato finale, non possono essere considerati “non abilitati”, e men che meno, come vorrebbe far credere il MIUR “privi di formazione iniziale”, ma devono essere per forza considerati abilitati e pienamente qualificati.


[1] RIF: DDMM 64/11, 56/09, 53/07, 64/04, 201/2000, 131/2007

[2] “il reclutamento dei pubblici dipendenti avviene mediante concorso. esso consiste nella valutazione obiettiva del  merito dei candidati accertato mediante l'esame dei titoli e/o  prove selettive oppure per mezzo di corsi selettivi di  reclutamento e formazione a contenuto teorico-pratico,  volti all'acquisizione della professionalità richiesta per la qualifica cui inerisce l'assunzione

[3] “l’accesso ai pubblici uffici avviene tramite procedure selettive, volte all'accertamento della professionalità richiesta che si conformano ai seguenti principi: […] adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire

[4] E’ bene precisare che i contenuti del contratto e le specifiche prestazioni richieste al personale docente assunto con contratto a tempo determinato e indeterminato, non esclusi i “docenti precari di terza fascia”, sono – non lo si sottolineerà mai abbastanza – esattamente gli stessi e fanno riferimento alle attività attribuite al profilo professionale di docente contenute e ordinate nel vigente C.C.N.L. (Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola).

[5] Non dimentichiamoci che è stata la stessa amministrazione ad assumere e utilizzare tali docenti, che hanno svolto la loro attività regolarmente e non abusivamente.

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