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TFA, PAS, corsi per l’acquisizione della specializzazione sul sostegno, tutto da rifare, per il Comitato Sociale Europeo risultano illegittime le modalità di allestimento e accesso a tali percorsi!

pubblicato 07 dic 2016, 07:09 da Amedeo de Amicis   [ aggiornato il 19 dic 2016, 07:04 da Francesca Bertolini ]

Clamorosa vittoria dell’associazione sindacale La Voce dei Giusti in ambito europeo
il governo italiano ha 4 mesi di tempo per adeguarsi


1. Il Comunicato

Si è espresso in questi giorni il Comitato Sociale Europeo sul reclamo presentato dagli esponenti dell’associazione sindacale La Voce dei Giusti relativo ai percorsi di formazione degli insegnanti. Nelle 43 pagine della sentenza è stato praticamente censurato tutto l’impianto del sistema di formazione degli insegnanti previsto dal Decreto Ministeriale 10 settembre 2010, n. 249 – Regolamento sulla Formazione Iniziale degli Insegnanti - inclusi PAS, TFA e percorsi per l’acquisizione della specializzazione sul sostegno.

Il reclamo, mirava inizialmente al riconoscimento della violazione dell’art. 10 della Carta Sociale Europea – Diritto alla formazione professionale – in congiunzione con la lettera E – principio di non discriminazione in relazione al godimento dei diritti enunciati dalla citata carta - in relazione all’impossibilità per i docenti precari di III fascia d’Istituto di accedere ai percorsi per il conseguimento della specializzazione in sostegno nonostante avessero pluriennale esperienza d’insegnamento agli alunni con disabilità. Venivano inoltre censurate le modalità con cui tali percorsi venivano allestiti.

In dettaglio, si chiedeva di riconoscere le illegittime modalità di allestimento dei corsi evidenziando gli alti costi interamente a carico degli studenti, gli obblighi di frequenza, il numero eccessivo di crediti universitari da conseguire, il mancato riconoscimento dell’esperienza professionale maturata, la mancanza di misure a tutela dei docenti costretti al licenziamento e a lunghi trasferimenti per la frequenza. Si segnalava inoltre la disparità di trattamento tra docenti precari e docenti di ruolo soprannumerari che con DDG n. 7 del 16 aprile 2012 avevano avuto accesso diretto e gratuito a percorsi  online aventi le medesime finalità.

La risposta del  Governo Italiano sosteneva di aver risolto la questione mediante l’emanazione del D.M. 81/2013 che prevedeva l’accesso ai famigerati PAS (Percorsi Abilitanti Speciali),  per i docenti precari con tre anni di insegnamento. La Voce dei giusti ha dovuto precisare che tali percorsi erano finalizzati al solo conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento e non della specializzazione per le attività di sostegno di cui era oggetto il reclamo ed ha colto la palla al balzo per ribadire che i docenti di III fascia d’Istituto dovrebbero ritenersi già qualificati per la professione di insegnante, in quanto definiti possessori di titoli validi all’insegnamento, apportando quindi una completa censura all’impianto con cui PAS e TFA sono stati allestiti.

Il 18 Ottobre 2016, la Commissione Sociale Europea si è espressa sull’oggetto del reclamo riconoscendo la violazione dell’art. 10 della Carta Sociale – Diritto alla formazione professionale – in  congiunzione alla lettera E – principio di uguaglianza nel godimento dei diritti elencati dalla carta – in relazione non solo alle modalità di allestimento e accesso dei percorsi per l’acquisizione della specializzazione per le attività di sostegno didattico, ma anche di TFA e PAS.

Il Comitato ritiene che la situazione supplenti di III fascia merita di essere presa in esame, non per quanto riguarda la qualifica secondo l’ordinamento statale o lo status, ma in modo autonomo in relazione ai compiti assegnati, l'autorità gerarchica e le attività svolte, ritenendo in particolare determinante quest'ultimo aspetto”.

Il Comitato Sociale, riconoscendo il principio di eguaglianza e partendo quindi dalla considerazione che i docenti hanno diritto ad un uguale trattamento, indipendentemente dalla qualifica o dalla durata contrattuale, ha riconosciuto illegittime le disparità di trattamento tra i docenti precari di II e III fascia d’Istituto e quelli di ruolo, in relazione all’accesso ai percorsi di formazione. Inoltre, nel ribadire il diritto alla formazione professionale, ha sancito l’illegittimità delle misure con cui i percorsi per l’acquisizione dell’abilitazione e della specializzazione vengono allestiti, censurando le modalità di allestimento degli stessi ed in particolare i costi, gli obblighi di frequenza, la mancanza di misure adeguate a sostegno dei docenti impegnati nella frequenza e il fatto che non siano pienamente compatibili con l’attività lavorativa. Lo sforzo richiesto ai docenti con pluriennale esperienza di insegnamento, per il conseguimento delle succitate qualifiche, è ritenuto eccessivo, quindi si auspica l’attivazione di un sistema che riconosca, valorizzi e certifichi l’esperienza professionale maturata, ampiamente sottostimata dal sistema attuale.

Il Comitato ritiene quindi che i termini di ammissione al TFA o alla PAS che portano alla qualifica di insegnante, le modalità operative di questi corsi di formazione, e la mancanza di riconoscimento dell'esperienza di lavoro precedente, colpiscono in modo sproporzionato la categoria dei supplenti nell’acquisizione della qualifica per l'insegnamento e successivamente nel perseguire la formazione specialistica per l'insegnamento di sostegno…creando così una situazione di discriminazione…”

Il governo italiano avrà quattro mesi di tempo per adeguarsi alla decisione del Comitato.

La Prof.ssa Bertolini comunica che l’associazione di cui è rappresentante, ha intenzione di impugnare i bandi per l’avvio di TFA e corsi di specializzazione appena pubblicati, chiedendo  fin da ora il rispetto della sentenza in oggetto nei tribunali italiani.

In considerazione del fatto che il reclutamento, nonché la costituzione delle attuali graduatorie sono frutto delle illegittime modalità di formazione dei docenti, riconosciute dal Comitato Sociale Europeo, il sindacato La Voce dei Giusti ritiene opportuna la revisione delle modalità finora applicate ed auspica la apertura delle G.A.E e il legittimo accesso al ruolo per tutti i docenti con pluriennale esperienza di insegnamento finora sfruttati ed esclusi. 



2. Per tenersi informati

L'associazione ha intenzione di organizzare nei prossimi giorni assemblee sia online che dal vivo per spiegare ai propri iscritti e a chi lo desidera i contenuti di tale importante parere, e le azioni legali che intendiamo intraprendere anche in relazione alle azioni legali a livello nazionale che intendiamo intraprendere in relazione a tale importante parere. Chi desidera mantenersi informato e partecipare a tali eventi potrà iscriversi all'associazione e/o alternativamente



3. Alcune precisazioni/informazioni in merito alla notizia in oggetto

A seguito di alcune inesattezze riportate in merito alla notizia in oggetto o ad interpretazioni inesatte si precisa che:
  1. Il Comitato Sociale Europeo non è un organismo dell'Unione Europea, esso fa invece capo al Consiglio d'Europea che presiede inoltre alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Comitato Sociale e Corte Europea dei Diritti dell'Uomo si esprimono sulle violazioni dei diritti umani e non sulle violazioni dei trattati comunitari. Il Parere espresso da tale comitato assume pertanto ad avviso di parte scrivente un peso ben maggiore sia sul piano giuridico che 'umano', in quanto esso denuncia la sistematica violazione di diritti umani!

  2. Il reclamo presentato dall'associazione puntava ad ottenere che il Comitato Sociale si esprimesse sulla sola questione dei docenti già alle dipendenze del MIUR e comunque con una congrua anzianità di servizio. Il Parere emesso riguarda pertanto esclusivamente tale categoria di persone, anche se alcuni punti del parere emesso potrebbero comunque essere forse interpretati anche a favore di coloro con poco o nessun servizio.

4. Un po' della storia della Voce dei Giusti...




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