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Due o tre cosette che dovreste assolutamente sapere sulla "Sentenza Europea"

pubblicato 16 apr 2015, 13:30 da Amedeo de Amicis   [ aggiornato in data 16 apr 2015, 15:53 ]

 

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Comunicato

E' stata presentata con toni trionfali da tutte le principali sigle sindacali, celebrata su tutto il web e sui mass media e osannata dagli stessi precari, falsamente convinti che grazie a tale autorevole parere la loro odissea sarebbe finalmente giunta ad un lieto fine. Solo la Voce dei Giusti, già da prima che tale atto fosse emanato aveva prudentemente frenato, informando i propri associati dei limiti e criticità che in realtà tale procedimento comportava.

Bastava infatti leggersi l'incipit riportato sulle CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE MACIEJ SZPUNAR presentate il 17 luglio 2014 e pubblicate sul sito della Corte di Giustizia Europea per rendersi immediatamente conto anzitutto che la causa o per meglio dire le Cause che tale autorevole organismo era portato a giudicare non erano riconducibili ad una procedura di infrazione del dettato comunitario, ma bensì ad una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Napoli1 e che quindi quale che fosse stato il verdetto, esso non avrebbe avuto alcun valore vincolante per l'Italia, né avrebbe portato lo stato Italiano, in caso di ‘condanna’ al pagamento di alcuna sanzione.

Ma la vera sorpresa è stato apprendere che la domanda posta dai giudici italiani alla Suprema Corte era esattamente la seguente: «Una normativa nazionale che consenta la stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato con docenti [...] che svolgono supplenze nel settore della scuola pubblica per un lungo periodo, vale a dire per diversi anni, e senza che sia stato fissato un termine preciso per l’espletamento di concorsi di assunzione, prevede misure sufficienti a prevenire e sanzionare il ricorso abusivo a tali contratti?». Detto altrimenti i magistrati italiani chiedevano ai giudici della suprema corte di sapere, non se si dovesse ritenere ingiusta la mancata assunzione dei precari attualmente esistenti, e il loro sfruttamento, ma la mancata indizione di nuovi concorsi d'assunzione, che avrebbero probabilmente portato allo sterminio degli attuali precari.

E’ così che i docenti italiani sono stati paragonati in tutto e per tutto a lavoratori abusivi, che hanno avuto accesso all'insegnamento in modo illecito e in violazione dei principi costituzionali di imparzialità e accesso ai pubblici uffici tramite concorso.

Premesso che in realtà tale personale è stato assunto e chiamato da graduatorie ministeriali di merito, volute e istituite dalla stessa amministrazione, e che tale pratica deve ritenersi a tutti gli effetti una procedura concorsuale per soli titoli, in tutto e per tutto conforme ai principi costituzionali sopracitati2, ci si domanda a questo punto come mai dagli atti non risulta alcuna opposizione e precisazione da parte dei legali che hanno gestito e avviato tale pratica su tale importante dettaglio. Allo stesso modo, ci si domanda perchè non risulta nemmeno alcun riferimento ai principi contenuti nella Carta Comunitaria dei Diritti Sociali Fondamentali dei lavoratori, ove è riconosciuto ai lavoratori precari il diritto a un miglioramento e ravvicinamento delle condizioni di vita. In che modo infatti tale miglioramento potrebbe aver luogo se quest’ultimi dopo essere stati ingiustamente sfruttati per anni, perdessero definitivamente il lavoro? 

Purtroppo non abbiamo risposte a tali quesiti. Quello che è certo, è che il Governo italiano, interpretando alla lettera i contenuti di tale autorevole parere, sembra intenzionato a dare piena attuazione a tale ‘verdetto’, eliminando le graduatorie esistenti e con esse i precari ivi inseriti, i quali, ai sensi dell’articolo 12 del Decreto in fase di approvazione, non potranno nemmeno più ambire a semplici supplenze temporanee.

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[1] Un parere o rinvio pregiudiziale può essere richiesto dai Giudici nazionali, i quali in caso di conflitto di una norma interna con una normativa comunitaria, e se vi fossero dubbi sull'interpretazione della norma comunitaria, possono facoltativamente sollevare una questione pregiudiziale sull'interpretazione di detta norma davanti alla Corte di Giuszia. In pratica, semplificando al massimo, si tratta di una sorta di quesito sull'interpretazione di una norma comunitaria, che i giudici nazionali all'interno di un procedimento su cui sono chiamati ad esprimersi, possono porre alla Suprema Corte qualora vi fossero dei dubbi sull'interpretazione della stessa. Si precisa che il parere reso non ha alcun valore vincolante.
[2] E' opportuno precisare che tale principio si applica in egual misura ai docenti inseriti e assunti dalle Graduatorie ad Esaurimento e a quelle d'Istituto, e che la maggior parte dei dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni sono stati assunti mediante concorsi per soli titoli e non per titoli ed esami.

Perchè allora la ‘sentenza’ della Corte di Giustizia è stata presentata con toni trionfalistici?

Purtroppo non siamo in grado di rispondere a questa domanda con certezza. Di certo vi sarà stata da parte di molti un fraintendimento dovuto ad una lettura superficiale e poco attenta. Fa parte inoltre della psiche umana credere e vedere esclusivamente gli aspetti positivi e vantaggiosi che soddisfano i propri desideri, evitando di soffermarsi eccessivamente sugli ostacoli o aspetti negativi che si interpongono al raggiungimento delle proprie mete.

E’ indubbio però che tale interpretazione abbia portato ai promotori di nuovi ricorsi al giudice del lavoro per il risarcimento del danno e la stabilizzazione, nuove tessere e ingenti introiti.

Non spetta a noi giudicare il comportamento di queste persone, riteniamo però che sia nostro dovere fornire informazioni corrette e quanto più possibile attendibili, anche a costo di creare delusione e malcontento.

 Ricorsi al Giudice del Lavoro per la stabilizzazione e il risarcimento del danno, quali gli effetti della “Sentenza Europea”

E’ a onor del vero necessario ribadire che al di la delle criticità contenute nel parere emanato dai giudici della Suprema Corte, che l’Italia è stata in ogni caso riconosciuta inadempiente circa i dettami contenuti nella direttiva 70/1999/CE.

Risulta quindi innegabile l’apporto positivo di tale ‘sentenza’ sui ricorsi attualmente in atto e in fase di avvio.

Sul punto è però necessario ancora una volta precisare che tale ‘sentenza’ non ha valore vincolante né per lo Stato Italiano, né per i giudici italiani, i quali godono della massima e totale autonomia. La normativa nazionale, dopo le modifiche apportate nel 2011, è e resta sfavorevole a questa tipologia di azioni legali, la sentenza della CGE per altro non chiarisce con chiarezza molti punti e contiene per altro dei lati oscuri.

In sintesi, potrebbe ancora essere vantaggioso per determinate tipologie di soggetti avviare questi ricorsi, tuttavia gli esiti di tali azioni legali sono e restano incerti. A parer nostro è possibile che alcuni ricorrenti, una percentuale minima/residuale, ottengano l’agognata stabilizzazione, i più potranno al massimo ambire ad un risarcimento economico più o meno cospicuo, alcuni potrebbero infine vedere la propria azione legale rigettata e subire anche una pesante condanna alle spese.


Ricorsi LVG al giudice del lavoro

L’associazione La Voce dei Giusti nel far sapere che ha intenzione anch’essa di avviare tali azioni legali e che al più presto saranno pubblicate sul sito le modalità per l’adesione, invita ognuno a riflettere molto attentamente su quanto finora spiegato e invita caldamente chiunque abbia intenzione di aderire a simili iniziative a prendere parte alle future assemblee che saranno allestite.

E’ nostra precisa intenzione offrire ad ognuno tutte le opportunità attualmente disponibili, ma allo stesso tempo fornire un’informazione quanto più corretta e precisa possibile, per permettere ad ognuno di scegliere consapevolmente.


"C'è un solo bene: il sapere. E un solo male: l'ignoranza" Socrate