Intervista a Monica Cuneo su Katò Havas



Ciao Monica innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Ci racconti come è avvenuto il tuo incontro con kato?


Avevo incontrato il nome di Kato Havas e dei suoi corsi su Stage fright (la paura del pubblico) fin dal 1985 quando stavo cercando corsi di musica in Inghilterra, ma poi non ho potuto parteciparvi. La prima volta che l'ho incontrata di persona fu nel 1995, quando una mia amica pianista, Paola Piasentin, organizzò il primo seminario di Kato in Italia, a Milano. Partecipai solo al termine della giornata e alla fine Kato, rispondendo a varie domande, prese un violino e suonò solo un LA col primo dito sul SOL. Questa singola nota mi colpì in maniera eccezionale perché aveva una sonorità così morbida, ricca, piena, bella e mi stupì perché non capivo come facesse. Apparentemente non faceva nessun movimento particolare, nessun vibrato speciale, eppure il suono era così toccante. L'anno dopo la stessa mia amica mi chiese se volessi tradurre il libro Stage fright per farlo uscire in occasione di un altro seminario con Kato. Lessi il libro e accettai, mi interessava entrare in contatto con lei personalmente. Così nel 1997 Kato tenne un altro seminario a Milano e uscì La paura del pubblico. Da allora siamo rimaste in contatto, sono stata la sua interprete durante altri seminari e nel 2003 mi sono trasferita ad Oxford per studiare approfonditamente con lei.

Quanto influisce secondo te la tensione durante un esecuzione in pubblico?

Può influire in maniera molto diversa, dipende dalla persona, stiamo parlando di quando si deve suonare "scoperti", da soli. C'è una tensione sana che è del tipo che ci fa sentire elettrizzati, entusiasti, nell'attesa di compiere qualcosa di bello, che non si vede l'ora di fare. Questa influisce positivamente sull'esecuzione musicale e coinvolge anche gli ascoltatori, ma sfortunatamente si verifica piuttosto raramente. Diverso è il tipo di tensione che deriva dalla paura di dover affrontare un pericolo, di perdere il controllo, non potercela fare: questa può rovinare completamente un'esecuzione e peggiorare sempre più, fino al punto in cui il musicista non riesce più a suonare in pubblico, o deve ricorrere a tranquillanti di vario tipo. Ho sperimentato personalmente che, in generale, la gravità della tensione nervosa deriva anche da altre faccende della vita che hanno contribuito a minare la fiducia nella propria capacità di controllare le situazioni, perciò il musicista perde anche la fiducia nella sua capacità di controllare il suo modo di suonare, poiché suonare è una parte così essenziale della persona che risente di tante altre circostanze.

I metodi di Katò per risolvere "la paura del pubblico" hanno un approccio di tipo psicologico o  puramente conoscitivo?

Né uno né l'altro, il Nuovo Approccio è molto pratico, i libri forniscono esercizi, indicazioni su come studiare. Tensione fisica e tensione emotiva sono strettamente collegate e nel libro La paura del pubblico viene indicato chiaramente che è necessario occuparsi degli aspetti fisici, mentali e sociali della paura del pubblico, in quest'ordine.
Eccone un breve riassunto:
  1. la tensione fisica (stringere l'arco, premere il mento sulla mentoniera, l'arco sulle corde, le dita sulla tastiera) rende tutti gli aspetti tecnici (doppie corde, passaggi veloci, posizioni alte) molto difficili, quasi impossibili da suonare, provoca dolore e persino gravi lesioni fisiche.
  2. questo genera insicurezza riguardo alla propria capacità di superare quei passaggi, tensione mentale (paura di non farcela).
  3. per completare il quadro, ciò che pensiamo che la società (la famiglia, gli insegnanti, i compagni di scuola, eccetera) si aspettano da noi (che siamo bravi, perfetti, nessun errore..,) ci fa dimenticare il senso, lo scopo del fare musica, e ci preoccupiamo solamente, temiamo e ci viene la paura di suonare in pubblico.
Perciò si parte dall'eliminazione delle tensioni fisiche, si impara a suonare in un modo che coinvolge tutto il corpo, con movimenti naturali, dall'interno, non dalle dita. Questo fa acquisire maggior controllo sull'esecuzione, di conseguenza piano piano si riacquista fiducia nella propria capacità di controllare i movimenti del proprio corpo e l'effetto che questi producono sullo strumento. Poi si deve riacquistare, o coltivare, il desiderio e la capacità di comunicare veramente qualcosa con la musica, di provocare un effetto nell'ascoltatore, suscitare un'emozione, dimenticandosi di sé e concentrandosi sulla musica. Allora veramente suonare davanti a qualcuno diventa un piacere.

Ti  sei occupata della trascrizione in italiano dei suoi libri, si può davvero risolvere questi problemi leggendo semplicemente un libro?

Non si risolve un problema, qualunque sia, semplicemente leggendo un libro. Un libro può dare spiegazioni e indicare la via, dare indicazioni pratiche su cosa fare, ma poi ci deve essere l'applicazione assidua delle indicazioni da parte del musicista, con l'aiuto di un insegnante che conosce il problema, sa che lo studente può farcela e lo aiuta a riacquistare la fiducia in sé, nelle proprie abilità. Tuttavia, dopo aver già studiato per molti e molti anni, non succede tutto in una settimana, ma vale veramente la pena di dedicarci del tempo. Non faccio mistero del fatto che io stessa col passare del tempo ero diventata sempre più nervosa a suonare in pubblico. Ora io ho veramente eliminato questo problema, ho suonato e suono in situazioni di ogni tipo, formali e non, e mi diverto davvero.

Pensi che chiunque possa risolvere questi problemi o ci sono situazioni più difficili di altre?

Penso che qualunque problema sia risolvibile, se lo si desidera e ci si applica con determinazione. L'ho visto su me stessa, su miei allievi e su altri. Quando si risolve quello che sembrava un grosso problema e si riacquista un'abilità che sembrava persa, la persona recupera molta più fiducia in sé in generale. Questo vale soprattutto per un musicista che riacquisisce il controllo, la sua capacità di comunicare per mezzo della musica.

Brevemente... in cosa consiste "il nuovo approccio al violino" ?

Molto sinteticamente, include corpo, mente, spirito nel suonare (vedi gli aspetti della paura del pubblico), conoscere la differenza tra causa ed effetto nei movimenti, l'uso degli equilibri coordinati, dall'interno verso l'esterno, da tutto il corpo, invece di usare la pressione e di suonare con le dita. Vediamo le dita della mano sinistra e la mano destra che si muovono e pertanto tendiamo a concentrarsi su di esse, ma queste sono solo l'effetto, non la vera causa del loro movimento.
Il Nuovo approccio consiste nell'avere COORDINAZIONE e CONTROLLO TOTALI di ciò che facciamo.


A quando un altro seminario di Kato  in italia?

Kato, data l'età, non viaggia più per tenere seminari, benché ami molto l'Italia. Io sto organizzando dei seminari per far conoscere di più il nuovo approccio. Chissà, magari se c'è un buon numero di interessati riusciamo a convincerla a fare di nuovo un giro da queste parti!

Sarebbe davvero interessante! Grazie per la tua disponibilità e tienici aggiornati sugli appuntamenti, ViolinistiNet vi seguirà!
 
Grazie a te per l'interesse e il contributo a far conoscere il nuovo approccio, a risentirci.



Katò Havas - The Rhythmic Pulse