LE OPERE DI MISERICORDIA

L'indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco, ci fa sostare in quel Cuore misericordioso dove ogni credente trova il suo raggio di misericordia per il bene dell'anima (cfr. Bolla d'indizione Misericordiae Vultus, 15).
Che cosa è la misericordia? La parola la traduciamo con "avere cuore per il misero". Ed è nel Vangelo stesso che Gesù ce lo ricorda: "siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc 6,36). Infatti, la misericordia è l'essenziale del Vangelo. Ecco perché la Chiesa, nel suo magistero, ripete a tutti le stesse parole di Gesù: "siate misericordiosi", perché il cristiano se non è misericordioso non è cristiano. Non è una questione di lezione o catechesi sull'amore, ma riprende il monito di Gesù stesso.
Il Papa ci invita a riflettere sulle opere di misericordia, quei quattordici moniti che abbiamo imparato durante gli anni del catechismo. Magari è tanto tempo che non le spolveriamo, forse dal catechismo oppure in qualche omelia ascoltata "ora qua, ora là".
In questa pagina raccogliamo qualcosa per rispolverarle, non per una catechesi (serve anche quella), ma perché sia di auspicio nella loro attualizzazione verso i malati, i bisognosi, i peccatori. Per "fare il bene senza aspettare qualcos'altro in cambio. Così ha fatto il Padre con noi e noi dobbiamo fare lo stesso. Fa' il bene e vai avanti!" (Papa Francesco).
«Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli mediante le quali aiutiamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare, sono opere spirituali di misericordia, come lo sono altrettanto, il perdonare e il soffrire con pazienza». Il testo è inserito nella sezione dedicata all’amore per i poveri (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2442-2449).

Le opere di Misericordia Corporale

1 - Dar da mangiare agli affamati
2 - Dar da bere agli assetati
Queste due prime opere di misericordia possiamo ricordarle insieme perché sono complementari e si riferiscono a quell'attenzione verso il prossimo in necessità, a coloro che non hanno l’indispensabile per poter mangiare ogni giorno.
Nel Vangelo Gesù raccomanda: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto» (Lc 3, 11).
Non dimentichiamo di vederle e viverle diversamente. Vivere queste opere di misericordia vuol dire essere attenti alle persone che hanno sete di speranza, di senso, di affetto (specialmente nei pianeti giovani, minori, anziani) attraverso l’accoglienza, che si esprime con l’adozione, con l’affido e con la presenza affettuosa e solidale con chi vive nella disperazione e nella solitudine. Dar da bere agli assetati, attualmente, impone a tutti di non sprecare o inquinare né tanto né poco l’acqua e l’aria, di non distruggere il verde, di risparmiarla nei tempi di crisi e di aver rispetto per la natura.
3 - Vestire gli ignudi
Quest’opera di misericordia tende a venire incontro a una necessità fondamentale: il vestito. Non si fa riferimento alla raccolta degli indumenti, anche se serve pure questo, ma al nostro superfluo e sopratutto a qualcosa che ci è ancora utile.
Nella lettera di Giacomo veniamo incoraggiati a essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Gc 2, 15-16).
L’uomo nudo è l’immagine del più povero fra i poveri. E non soltanto in senso letterale. Infatti si trova nello stato di nudità anche colui che viene privato e spogliato di tutti i suoi beni e della stessa sua dignità. Vestire gli ignudi vuol dire ridare dignità all'uomo!
4 - Alloggiare i pellegrini
Anticamente, dare ospitalità ai viaggiatori era una questione di vita o di morte, dati i disagi e i rischi dei viaggi. Oggi non è più così. Ma potrebbe comunque accaderci di ricevere qualcuno in casa nostra, non per semplice ospitalità verso un amico o un familiare, ma per un vero caso di necessità.
La Lettera agli Ebrei esorta: Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo (Eb 13,2).
5 - Visitare gli infermi
Si tratta di una vera assistenza ai malati e agli anziani, sia in ciò che riguarda l’aspetto fisico, sia facendo loro compagnia per un po’ di tempo.
Un grande esempio che la Bibbia ci offre è quello della parabola del buon samaritano, che si prese cura del ferito e, non potendo continuare a occuparsene direttamente, lo affidò alle cure di un altro, pagando di tasca propria (cfr. Lc 10, 30-37).
Visitare è regalare un po’ di quella vita che la malattia ti ruba e che la solidarietà può raccontare e far rivivere a chi non ce l’ha più.
6 - Visitare i carcerati
Consiste nel far visita ai carcerati, dando loro non soltanto un aiuto materiale ma un’assistenza spirituale, perché possano migliorare come persone e correggersi, magari imparando a svolgere un lavoro che possa essere loro di aiuto quando sarà terminato il periodo di detenzione…
Invita anche ad adoperarsi per liberare gli innocenti e chi è stato sequestrato. Anticamente i cristiani pagavano per liberare gli schiavi o si offrivano in cambio di prigionieri innocenti.
Possiamo leggere in quest'opera di misericordia coloro che sono carcerati dai nostri egoismi, dai nostri sistemi, dalle nostre ingiustizie.
7 - Seppellire i morti
Cristo non aveva un luogo dove posare il capo (Lc 9,58). Un amico, Giuseppe d’Arimatea, gli cedette la propria tomba. Non soltanto, ma ebbe il coraggio di presentarsi a Pilato e di chiedergli il corpo di Gesù. Partecipò anche Nicodemo, che aiutò a seppellirlo (Gv 19, 38-42). "La misericordia di Gesù non è solo un sentimento, è una forza che dà vita, che risuscita l'uomo!" (Papa Francesco).
Seppellire i morti sembra un ordine superfluo, perché, di fatto, tutti vengono seppelliti. Però, per esempio, in tempo di guerra può essere una necessità pressante. Perché è importante dare una degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1Cor 6, 19). Seppellire i morti è espressione di pietà umana, ma anche testimonianza della nostra fede nella vita piena ed eterna in Dio. 

Le opere di Misericordia Spirituale

1 - Consigliare i dubbiosi
Questo è l'atto di carità con cui si esorta, si persuade, si prega, s'indirizza il prossimo a far qualche bene che non farebbe, o a fuggir qualche male che commetterebbe, se non gli si desse quel buon consiglio. Il consiglio à uno dei doni dello Spirito Santo. Per questo colui che vuol dare un buon consiglio deve, prima di ogni cosa, essere in sintonia con Dio, deve pregare, perché non si tratta di dare opinioni personali, ma di consigliare bene chi ha bisogno di una guida.
2 - Insegnare agli ignoranti
Consiste nell’insegnare all’ignorante le cose che non sa: anche in materia religiosa. È un insegnamento che può avvenire attraverso scritti o con parole, con qualunque mezzo di comunicazione o a voce.
Come dice il libro di Daniele, “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3).
3 - Ammonire i peccatori
Quest’opera di misericordia si riferisce soprattutto al peccato. Infatti, quest’opera si può formulare in un’altro modo: ammonire i peccatori.
La correzione fraterna è spiegata proprio da Gesù nel vangelo di Matteo: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello” (Mt 18, 15).
Dobbiamo correggere il nostro prossimo con mansuetudine e umiltà. Spesso sarà difficile farlo, ma in questi casi possiamo ricordare ciò che dice l’apostolo Giacomo alla fine della sua lettera: “Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati” (Gc 5, 20).
4 - Consolare gli afflitti
La consolazione dell’afflitto, di colui che attraversa qualche difficoltà, è un’altra opera di misericordia spirituale.
Spesso sarà completata dal buon esempio, che aiuti a superare questa situazione di dolore o di tristezza. Rimanere vicino ai nostri fratelli in ogni momento, ma soprattutto in quelli più difficili, significa mettere in pratica il comportamento di Gesù che s’immedesimava nel dolore altrui. Un esempio lo troviamo nel vangelo di Luca. Si tratta della risurrezione del figlio della vedova di Nain: “Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: ‘Non piangere!’. E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: ‘Giovinetto, dico a te, alzati’. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre” (Lc 7, 12-15).
5 - Perdonare le offese
Nel Padrenostro diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, e il Signore stesso preciserà: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi” (Mt 6, 14).
Perdonare le offese vuol dire superare la vendetta e il risentimento. Significa trattare con amabilità coloro che ci hanno offeso.
Nell’Antico Testamento l’esempio migliore di perdono è quello di Giuseppe, che perdonò i suoi fratelli che avevano pensato di ucciderlo e poi lo avevano venduto: “Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita” (Gn 45, 5).
Il più grande perdono del Nuovo Testamento è quello di Cristo sulla Croce, che ci insegna che dobbiamo perdonare tutto e sempre: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fan no” (Lc 23, 34).
Il perdonare deve essere lo stile di vita di ogni battezzato.
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste
La pazienza, quando si è alle prese con i difetti altrui, è una virtù ed è un’opera di misericordia. Tuttavia, ecco un consiglio molto utile: quando sopportare i difetti degli altri causa più danno che bene, bisogna farli notare con molta carità e amabilità poiché molte volte è un'ingombrante pesantezza di presenza, di pretese, di egoismi, di stranezze mentali.
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti
San Paolo raccomanda di pregare per tutti, senza distinzione, anche per chi ci governa e per le persone che hanno responsabilità, perché Egli “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4).
Quest'opera di misericordia degnamente invita anche alla preghiera per i cari defunti, in particolare per coloro che si trovano nel Purgatorio: essi dipendono dalle nostre preghiere. È una buona opera pregare per loro affinché siano assolti dai loro peccati (cfr. 2 Mac 12, 45).


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