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VARIETÀ DELLA PREGHIERA - (C)

c. La preghiera vocale e mentale

Cosa intendiamo per preghiera vocale e per preghiera mentale?
È da precisare che non vi è nessuna differenza nella preghiera, ma ognuno di noi, per un cammino di perfezione nella vita spirituale, ha bisogno di tutte e due le forme di preghiera.
Nell'esperienza di santa Teresa d'Avila l'orazione mentale indica una preghiera in cui il rapporto di amicizia con Dio viene particolarmente alimentato nella solitudine, in tempi appropriati, in modo che si possa sviluppare un dialogo amoroso particolarmente consapevole. Questa forma di preghiera - nella quale "non v'è nulla da temere, ma solo da desiderare" - è dunque una specie di paradigma di tutta l'esistenza orante. 
Ecco come la santa definì: "La preghiera mentale non è altro che un intimo rapporto di amicizia ("Tratar de amistad"), in un frequente intrattenersi da solo a solo ("estando muchas veces tratando a solas") con Colui dal quale sappiamo di essere amati ("con quien sabemos nos ama")".33
Gli elementi "necessari" che la santa indica sono:
1. Il "tratto di amicizia": il termine spagnolo indica una consuetudine amorosa tra due persone, che si esprime anche in una certa familiarità di linguaggio, di atteggiamenti, di abitudini;
2. la frequenza di simili incontri ("muchas veces"), secondo le possibilità di ciascuno;
3. l'intimità e l'esclusività del tratto ("a solas"): tra tutte le forme di preghiera quella mentale esige la solitudine o almeno il silenzio.
In pratica la definizione di S. Teresa nasce dalla consapevolezza della proposta che Gesù stesso ci ha fatto: "Se qualcuno mi ama e osserverà i miei comandamenti, il Padre mio lo amerà e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui".34
Nell'orazione mentale ci si dedica, appunto, all'accoglienza di questi Ospiti divini.
Quando parliamo di preghiera vocale, intendiamo quella che si fa adoperando una formula prestabilita. Nella pedagogia Teresiana, con questo primo grado dell'orazione, facilmente l'anima può convertirsi in un intimo dialogo con Dio nella sua intensità contemplativa. 
Sappiamo che, per far riuscire bene il nostro dialogo con Dio, è indispensabile la solitudine del cuore. Un esempio ce lo dà Cristo stesso quando si ritira tutto solo per pregare.
Nell'orazione vocale è necessario che si stia attenti con chi si parla e poi che cosa si chiede.
Riguardo a ciò, santa Teresa era una pessima nemica di preghiere lunghe e di devozioni complicate; ce ne parla lei stessa nel Libro della sua vita: "Che Dio ci guardi da devozioni alla balorda!" (V. 13, 16). Infatti ella pregava con i salmi, il Padre nostro, l'Ave Maria, il Credo di cui amava spesso ripetere: "e il suo regno non avrà fine"35 e poi il Gloria e, in modo particolare, le ultime frasi di questa grande dossologia: "perché Tu solo il Santo".
Ancora, al cap. 25 del Cammino di Perfezione, S. Teresa ci dice quali vantaggi si ricavano dall' orazione vocale ben fatta e come Dio possa elevarci con questo mezzo sino ai favori soprannaturali.
Infatti, facendo bene l'orazione vocale - dice Teresa - l'anima è rapita alla contemplazione di Dio e, nel meditare il Suo mistero, ascolta Dio che gli parla di vero cuore, manifestandole la sua grandezza.

Note:
33 TERESA DI GESÙ, Libro della vita, 8,5.
34 Gv 14,23.
35 TERESA DI GESÙ, Cammino di perfezione, 22,1.

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